lunedì 30 novembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: NASCAR Sprint Cup

Sono essenzialmente tre i piloti protagonisti della stagione 2015 della NASCAR Sprint Cup: Kyle Busch (il vincitore finale) Joey Logano (la giovane conferma) e Jeff Gordon (il grande senatore alla sua ultima stagione completa nella serie).

Kyle Busch

Kyle Busch ha meritatamente vinto il titolo, in una stagione per altro alquanto travagliata. Era cominciato infatti tutto in modo cruento, con il grave infortunio rimediato nella gara Xfinity di Daytona; per lui gamba destra rotta e piede sinistro malconcio. A causa del calendario ristretto, Kyle ha dovuto saltare ben 11 gare prima di ripresentarsi nei ranghi e attuare una formidabile rimonta, con continui piazzamenti nella top 5. I punteggi della NASCAR permettono recuperi di questo tipo, e la qualificazione alla Chase Cup è diventata realtà senza in realtà troppi patemi. Nella fase a eliminazione il fratello di Kurt ha continuato a ottenere grandi risultati, gestendo bene soprattutto l'ultima decisiva gara a Miami con una bella vittoria, senza sentire la pressione dei fan, oltre centomila tra le tribune e l'infield.



Kevin Harvick, detentore del titolo 2014, ha fatto il possibile per contrastare Kyle Busch, arrivandogli alle spalle nell'ultima gara e perdendo il campionato per un solo punto. Coincidenza ha voluto che Busch abbia vinto il titolo con 5043 punti in tasca, gli stessi che aveva totalizzato Harvick nell'anno precedente.

Sull'ovale di Homestead è stata celebrata anche l'ultima stagione a tempo pieno di Jeff Gordon in NASCAR. Il grande campione, uno dei volti simbolo della serie, aveva annunciato il ritiro dalla NASCAR, salvo poi lasciare uno spiraglio relativamente ad altre competizioni. Non è stata l'ultima volta per Jeff Gordon su una macchina da corsa, ma è comunque il canto del cigno riguardo alla Sprint Cup, che ha avuto occasione di vincere fino all'ultimo con una stagione consistente (nel quale ha comunque vinto una volta soltanto). Si tratta quindi di un arrivederci, per un campione che - come accadrà per Valentino Rossi o per Sebastian Loeb - graviterà sempre nel proprio ambiente natìo, pur se con ruoli diversi. L'anno prossimo ci sarà un nuovo ritiro eccellente, già annunciato da Tony Stewart proprio nel corso della stagione. Sarà una nuova NASCAR, senz'altro.

Jeff Gordon


Il pilota che ha vinto più gare è stato Joey Logano. Il pilota del Connecticut, nato nel 1990, ha confermato le ottime prestazioni del 2013 e del 2014. Da quando si è stabilito in Penske c'è stato un vero e proprio salto di qualità, quest'anno ancora evidente con la vittoria alla Daytona 500 e con altre sei prime posizioni conquistate - anche se non è arrivata l'opportunità di lottare per la Chase Cup, essendo stato eliminato in "semifinale". La sua stagione tuttavia è stata macchiata dalla capricciosa bagarre con Matt Kenseth, cominciata in Kansas (dove Logano aveva maliziosamente toccato Kenseth facendolo andare in testacoda, senza comunque ricevere sanzioni) e proseguita malamente a Martinsville, in Virginia, con lo scontro intenzionale tra i due provocato da Kenseth per "vendetta". Kenseth ha poi subito una squalifica di due gare.


Martin Truex Jr. si è classificato quarto in campionato. Una bella sorpresa, considerando che il pilota del New Jersey non aveva mai fatto meglio dell'11° posto nella classifica finale. Ci si attende da lui una conferma anche nel 2016, magari continuando sulla scia della costanza dimostrata quest'anno (nelle prime 15 gare è stato 14 volte nella top ten).

Martin Truex Jr. si complimenta con Brad Keselowski

Ancora rinviato il salto di qualità per gli ex formulisti AJ Allmendinger, Casey Mears, Danica Patrick e Sam Hornish Jr.; salvo qualche piazzamento nessuno di loro ha mai seriamente partecipato alla lotta per la Chase Cup.

Brett Moffitt ha vinto il titolo di Rookie Of The Year. Il pilota dell'Iowa, classe '92, ha concluso per una volta nella top ten e per il resto ha gareggiato a centro gruppo, dimostrando comunque di saper degnamente concludere le corse. La lotta per questo titolo non è stata comunque esaltante come quella dell'anno precedente, quando furono in lizza Larson (poi vincitore della sfida) e Austin Dillon.

Brett Moffitt

Toyota ha vinto il titolo piloti con Kyle Busch battendo le tre Chevrolet avversarie presenti all'ultimo round, ma non è bastato; Chevrolet ha infatti conquistato il titolo costruttori con un buon vantaggio. Le due case si sono divisi la maggioranza delle vittorie (15 per Chevrolet, 14 per Toyota), mentre Ford ha vinto in 7 occasioni grazie fondamentalmente al Team Penske, unica scuderia con tali motori a piazzare dei piloti nella top 15 finale. Curiosa anche la situazione in casa Toyota, con la totalità delle vittorie portate a casa dal Joe Gibbs Racing - il team nel quale ha corso il campione 2015 Kyle Busch.

Una foto pubblicata da NASCAR (@nascar) in data:


La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Kyle Busch (Joe Gibbs/Toyota) 5043 (5)
Kevin Harvick (Stewart-Haas/Chevrolet) 5042 (3)
Jeff Gordon (Hendrick/Chevrolet) 5038 (1)
Martin Truex Jr. (Furniture Row/Chevrolet) 5032 (1)
Carl Edwards (Joe Gibbs/Toyota) 2368 (2)
Joey Logano (Penske/Ford) 2360 (6)
Brad Keselowski (Penske/Ford) 2347 (1)
Kurt Busch (Stewart-Haas/Chevrolet) 2333 (2)
Denny Hamlin (Joe Gibbs/Toyota) 2327 (2)
Jimmie Johnson (Hendrick/Chevrolet) 2315 (5)
Ryan Newman (Richard Childress/Chevrolet) 2314
Dale Earnhardt Jr. (Hendrick/Chevrolet) 2310 (3)
Jamie McMurray (Ganassi/Chevrolet) 2295
Paul Menard (Richard Childress/Chevrolet) 2262
Matt Kenseth (Joe Gibbs/Toyota) 2234 (5)
Clint Bowyer (Michael Waltrip/Toyota) 2175
Aric Almirola (Richard Petty/Ford) 940
Kasey Kahne (Hendrick/Chevrolet) 939
Kyle Larson (Ganassi/Chevrolet) 872
Greg Biffle (Roush Fenway/Ford) 869
Austin Dillon (Richard Childress/Chevrolet) 832
A. J. Allmendinger (JTG Daugherty/Chevrolet) 758
Casey Mears (Germain/Chevrolet) 754
Danica Patrick (Stewart-Haas/Chevrolet) 716
Ricky Stenhouse Jr. (Roush Fenway/Ford) 712
Sam Hornish Jr. (Richard Petty/Ford) 709
David Ragan (Front Row/Ford & Michael Waltrip/Toyota) 701
Tony Stewart (Stewart-Haas/Chevrolet)  695
Trevor Bayne (Roush Fenway/Ford) 655
Justin Allgaier (HScott/Chevrolet) 588
Cole Whitt (Front Row/Ford) 553
David Gilliland (Front Row/Ford) 533
Alex Bowman (Tommy Baldwin/Chevrolet) 437
Brett Moffitt (R) (Front Row/Ford) 422
Matt DiBenedetto (R) (BK/Toyota) 399
Michael Annett (HScott/Chevrolet) 398
Josh Wise (Go FAS/Ford) 254
Jeb Burton (R) (BK/Toyota) 216
Michael McDowell (Leavine Family/Ford) 213
Alex Kennedy (R) (Hillman-Circle/Chevrolet) 120
Reed Sorenson (Xtreme/Front Row/Premium - Chevrolet/Ford/Toyota) 74
Bobby Labonte (Go FAS/Ford) 60
Michael Waltrip (Michael Waltrip/Toyota) 58

domenica 29 novembre 2015

Formula Satira - 2015 Episodio 19 - Gp Abu Dhabi

Si è conclusa un'altra stagione di Formula Uno. Una dominatrice assoluta (la Mercedes), un neo tri-campione del mondo (Hamilton) una ritrovata avversaria (la Ferrari), due giganti in crisi (Renault e Honda) e uno scenario politico che neanche il Parlamento Italiano saprebbe riprodurre in modo così caotico.

L'ultima gara ad Abu Dhabi è stata vinta da Rosberg, con una bella gara e senza alcuna sbavatura. Hamilton ci ha provato, anche con un timido tentativo di cambio di strategia prima di rinunciare all'inseguimento. Terzo Raikkonen e quarto Vettel, partito dalle retrovie per un classico errore di sopravvalutazione della Q1 (già capitato alla Ferrari molte volte anche in passato). Marchionne può dirsi soddisfatto delle tre vittorie arrivate, tante quante ne aveva richieste a inizio anno. Ora però il patron della FCA vorrà vedere le rosse in testa nel 2016... E se non accadrà qualche testa rotolerà giù dalla collina...


I piloti sono stati avvisati. Vettel sembra molto carico e l'ha dimostrato per tutta la stagione sia in pista sia fuori, dove ha trolleggiato a dismisura. Raikkonen invece è sempre alle prese con il montezemoliano fratello cattivo che lo fa diventare apatico più del normale in certe situazioni. Ad Abu Dhabi è andata bene, ma se nessuno l'avesse risvegliato dal noiosissimo ottovolante del Ferrari World forse non avrebbe nemmeno corso.


Mercedes ha impreziosito la sua vittoria mandando sul podio Kim Stevens, che lavora come tecnico aerodinamico. Una donna premiata sul podio forse non si era mai vista prima; farla andare lassù è stato un bellissimo gesto che acquisisce anche più valenza essendo avvenuto in un paese dove purtroppo la parità dei sessi non è stata ancora raggiunta (eufemismo). Kim non si è sottratta alla festa del podio, suscitando sincera ammirazione (e pure malizia) tra i commentatori online...


Anche questa volta Max Verstappen si è reso protagonista in gara, anche se più negativamente che positivamente. Dopo una spiattellata (che lo ha costretto a una sosta aggiuntiva) e un duello con Button nel quale non ha restituito la posizione, Verstappino si è beccato un'ulteriore penalità ignorando totalmente le bandiere blu. Un vizio che all'epoca aveva anche il papà, definito da tutti i commentatori come il doppiato più coriaceo nei suoi anni trascorsi tra le retrovie.


Capitolo Mclaren-Honda. Anche oggi fuori dai punti, la compagine anglo-nipponica dovrà rimboccarsi le maniche (e parecchio) per sperare di entrare nella top 5 e di andare sul podio nel 2016. Inoltre ci sarà da risollevare il morale dei piloti, con Button che l'ha presa con più filosofia...


... mentre Alonso ha insultato per buona parte della stagione i suoi nuovi datori di lavoro, frustrato al cubo e anche parecchio sibillino in certe interviste. Anche Ron Dennis lo sta prendendo per i fondelli: Fernando dovrà aspettare molto prima di ritoccare i suoi record personali...


La Red Bull ha annunciato di aver trovato un nuovo motore, anche se non è stato specificato quale. Nell'attesa del probabile annuncio di un rinnovato accordo con Renault, è meglio dire ai lattinari di darsi un tono, che è stato un 2015 un po' piagnucolone.


E infine, un'avvertenza ai naviganti diretti verso le coste del 2016: Gutierrez tornerà nel gruppo dei piloti titolari, grazie al sedile trovato nel team Haas. Maldonado ha già drizzato le antenne. Si prevedono scontri...


mercoledì 25 novembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: WEC

Probabilmente la FIA non si sarebbe aspettata, nel 2012, un così grande successo per la sua neonata serie chiamata World Endurance Championship. Era dal 1992 che non esisteva un campionato mondiale che mettesse insieme prototipi e GT in un calendario composto da gare di durata, e nel corso degli anni questa mancanza era stata a malapena rimpiazzata dalla crescente popolarità della 24 Ore di Le Mans, dietro a una sapiente opera di comunicazione e di marketing dell'ACO.

Eppure, eppure... sembra proprio che la passione per il WEC cresca sempre di più, anche in un paese insospettabile come l'Italia, tralasciando comunque il fatto che basterebbe una vittoria Ferrari in F1 per far girare di nuovo la testa a molti tifosi estemporanei. Al di là di queste guerre di quartiere inutili, c'è un fatto incontestabile che gli abituali appassionati di endurance riconosceranno. Nel WEC, attualmente, ci sono tutti gli elementi per una narrazione epica delle corse, con le grandi marche (Porsche, Audi, Toyota) che si sfidano nella miglior classe (la LMP1) grazie alle gesta di piloti di prestigio quali Mark Webber, André Lotterer, Lucas Di Grassi, Sebastien Buemi, Loic Duval - più o meno tutti con le stesse possibilità di vittoria.

© Nick Dungan

Escludendo Le Mans, che ha regole d'ingaggio diverse, nel WEC 2015 il parco partenti ha raggiunto una certa stabilità, con circa 30 vetture presenti a ogni appuntamento guidate da equipaggi per la maggioranza full time. Questa particolarità ha portato alla formazione di classifiche molto corte, evitando la parcellizzazione dei sedili che si vede talvolta in altri campionati. E inoltre è d'aiuto anche per il pubblico, così maggiormente in grado di riconoscere i propri beniamini e fidelizzare il proprio interesse. Non sarebbe male nemmeno differenziare le livree delle varie LMP1 - che sono dannatamente identiche - ma questo è un desiderio personale.

Con la campionessa uscente Toyota un po' in sordina sono state Audi e Porsche a combattere per la corona 2015, con numerose battaglie in pista che hanno entusiasmato. Il divario tra le due compagini tedesche è stato ridottissimo per tutta la stagione, ma a trionfare alla fine è stata la Porsche, grazie soprattutto alle quattro vittorie in fila (Nurburgring, Austin, Fuji, Shanghai) del trio Timo Bernhard/Brendon Hartley/Mark Webber. I campioni del mondo 2015 hanno però dovuto faticare non poco per portare a casa l'ambito riconoscimento, per via del rocambolesco round finale in Bahrain.

I vincitori: Hartley, Webber e Bernhard © John Rourke


Tra le dune del deserto la Porsche poi vincitrice della classifica assoluta ha subito numerose noie tecniche (al motore, soprattutto) che hanno quasi fatto pensare a un ritiro dalla gara; un'eventualità che avrebbe portato a una vittoria Audi nel campionato con Fassler/Lotterer/Treluyer. A salvare la leadership di Bernhard/Hartley/Webber (5° in gara) ci sono stati altri due eventi: i guai meccanici dell'Audi di Di Grassi/Duval/Jarvis finiti poi sesti e soprattutto la grande gara della vettura gemella di Dumas/Jani/Lieb vittoriosi sulla linea del traguardo dopo un bel duello tra Lieb e Treluyer. Se nella disfida avesse trionfato Treluyer, l'Audi avrebbe raccolto i punti necessari per chiudere il campionato in testa...

Fassler/Treluyer/Lotterer © John Rourke

La battaglia tra Porsche e Audi si è protratta per tutto il campionato, e anche nella 24 Ore di Le Mans è stata confermata l'incredibile vicinanza tecnica tra le due marche. Mentre Bamber/Hulkenberg/Tandy hanno festeggiato una meritata vittoria - una grande impresa, considerando anche la minor esperienza sul circuito francese - l'Audi ha infranto il record della pista per ben due volte, prima con Albuquerque e poi con Lotterer.




Nella classifica riservata alle vetture GT ha trionfato - con tre successi - Richard Lietz, alfiere del Team Manthey che in sostanza ha portato in pista delle Porsche semiufficiali (come l'AF Corse fa con la Ferrari). Per l'austriaco è il primo titolo WEC che va a impreziosire una carriera di alto livello, avendo lui già vinto a Le Mans per tre volte (sempre con le GT). Per l'AF Corse le soddisfazioni maggiori sono arrivate dagli affiatatissimi Bruni/Vilander, vincitori a Silverstone e al Fuji, e da Rigon/Calado/Beretta, secondi a Le Mans dietro la scatenata Chevrolette Corvette di Gavin/Milner/Taylor. Anche l'Aston Martin ha potuto festeggiare una vittoria grazie alla prestazione di MacDowall/Rees/Stanaway nella 6 ore di Spa.

La LMP2 è stata conquistata dalla G-Drive Racing n°26 di Bird/Canal/Rusinov. Il trio, per altro ben assortito, ha vinto in 4 appuntamenti ma ha concluso la gara più importante - Le Mans, chiaramente - solo al terzo posto, dietro al team KCMG con base a Hong Kong (piloti Bradley, Howson e Lapierre, quest'ultimo finalmente vincitore in una gara nella quale aveva sempre sognato di trionfare).

La Ligier G-Drive di Bird, Canal e Rusinov © John Rourke

Nella LMGTE AM è arrivato l'unico successo un po' italiano nel WEC, grazie ad Andrea Bertolini e alla "sua" Ferrari 458 Italia. Il pilota nato a Sassuolo ha accompagnato alla vittoria la SMP Racing e i compagni Aleksey Basov e Viktor Shaitar. Un team che si può definire a tutti gli effetti italo-russo! Le tre vittorie ottenute, compresa la classica di Le Mans, sono state fondamentali per la classifica. Che sarebbe potuta essere diversa se Paul Dalla Lana, pilota canadese che veleggia tra gli status silver e bronze della FIA (e quindi eleggibile per la categoria AM), non avesse distrutto la propria Aston Martin mentre era in testa alla 24 Ore di Le Mans, per giunta a soli 45 minuti dalla bandiera a scacchi.


Dalla Lana, Lamy e Mathias Lauda hanno vinto in tre occasioni e concluso altrettante volte al secondo posto nella propria classe, precedendo per ben 5 volte l'equipaggio della SMP Racing alla fine vincitore. Mi piace pensare che il trio possa considerarsi, nel profondo dell'animo, altrettanto campione.

Vanno spese delle parole anche per Patrick Dempsey. La sua carriera da attore si è notevolmente ridotta per fare spazio a un'attività non altrettanto redditizia ma decisamente soddisfacente: le corse di alto livello. Ottima scelta: quest'anno è arrivato il primo adrenalinico podio a Le Mans (2° nella LMGTE AM) e la prima vittoria (al Fuji). La trasformazione da McDreamy a McSpeedy è quasi completa...

Patrick Dempsey © Nick Dungan


Classifica Piloti - primi 10 (tra parentesi il numero di vittorie):
Timo Bernhard/Brendon Hartley/Mark Webber (GER/NZL/AUS - Porsche) 166 (4)
Marcel Fassler/André Lotterer/Benoit Tréluyer (SWI/GER/FRA - Audi) 161 (2)
Romain Dumas/Neel Jani/Marc Lieb (FRA/SWI/GER - Porsche) 138.5 (1)
Lucas Di Grassi/Loic Duval/Oliver Jarvis (BRA/FRA/GBR - Audi) 99
Sebastien Buemi/Anthony Davidson (SWI/GBR - Toyota) 79
Mike Conway/Stéphane Sarrazin/Alex Wurz (GBR/FRA/AUT) 79
Kazuki Nakajima (JAP - Toyota) 75
Nick Tandy (GBR - Porsche & KCMG) 70.5
Earl Bamber/Nico Hulkenberg (NZL/GER - Porsche) 58
Sam Bird/Julien Canal/Roman Rusinov (GBR/FRA/RUS - G-Drive) 33.5
* a punti anche Bonanomi (Audi)

Classifica GT - primi 10 (tra parentesi il numero di vittorie di classe):
Richard Lietz (AUT - Porsche/Manthey) 145 (3)
Gianmaria Bruni/Toni Vilander (ITA/FIN - Ferrari/AF Corse) 131.5 (2)
Michael Christensen (DAN - Porsche/Manthey) 127 (3)
James Calado/Davide Rigon (GBR/ITA - Ferrari/AF Corse) 123
Frédéric Makoviecki (FRA - Porsche/Manthey) 118 (1)
Patrick Pilet (FRA - Porsche/Manthey) 100 (1)
Alex MacDowall/Fernando Rees (GBR/BRA - Aston Martin) 84 (1)
Christoffer Nygaard/Marco Sorensen (DEN/DEN - Aston Martin) 81
Richie Stanaway (NZL - Aston Martin) 78
Darren Turner (GBR - Aston Martin) 67
* a punti anche Bertolini (Ferrari), Fisichella (Ferrari), Cressoni (Ferrari), Gianmaria (Ferrari), Castellacci (Aston Martin), Roda (Chevrolet), Ruberti (Chevrolet), Mapelli (Porsche)

Classifica LMP1 - Privati (tra parentesi il numero di vittorie di classe):
Mathias Beche/Nicolas Prost (SWI/FRA - Rebellion) 134 (2)
Alexandre Imperatori/Dominik Kraihamer (SWI/AUT - Rebellion) 108 (2)
Pierre Kaffer/Simon Trummer (GER/SWI - ByKolles) 104 (2)
Daniel Abt (GER - Rebellion) 83 (1)
Nick Heidfeld (GER - Rebellion) 69
Matheo Tuscher (SWI - Rebellion) 25 (1)

Classifica LMP2 - primi 10 (tra parentesi il numero di vittorie di classe):
Sam Bird/Julien Canal/Roman Rusinov (GBR/FRA/RUS - G-Drive) 178 (4)
Richard Bradley/Matthew Howson (GBR/GBR - KCMG) 155 (2)
Pipo Derani/Ricardo Gonzalez/Hustavo Yacaman (BRA/MEX/COL - G-Drive) 134 (1)
Paul-Loup Chatin/Nelson Panciatici (FRA/FRA - Signatech) 86 (1)
Nicolas Lapierre (FRA - KCMG) 84 (1)
Nick Tandy (GBR - KCMG) 71 (1)
Pierre Ragues/Oliver Webb (FRA/GBR - SARD Morand) 70
Jonny Kane/Nick Leventis/Danny Watts (GBR/GBR/GBR - Strakka) 63
Ryan Dalziel/David Heinemeir Hansson/Scott Sharp (GBR/DEN/USA - Extreme Speed) 62
Ed Brown/Jon Fogarty (USA/USA - Extreme Speed) 62

Classifica LMGTE AM - primi 10 (tra parentesi il numero di vittorie di classe):
Aleksey Basov/Andrea Bertolini/Viktor Shaitar (RUS/ITA/RUS - Ferrari/SMP) 165 (3)
Emmanuel Collard/Francois Perrodo (FRA/FRA - Ferrari/AF Corse) 148 (1)
Paul Dalla Lana/Pedro Lamy/Mathias Lauda (CAN/POR/AUT - Aston Martin) 144 (3)
Rui Aguas (POR - Ferrari/AF Corse) 136 (1)
Patrick Long/Marco Seefried (USA/GER - Porsche/Dempsey) 131 (1)
Patrick Dempsey (USA - Porsche/Dempsey) 116 (1)
Khaled Al Qubaisi (EAU - Porsche/Abu Dhabi) 82
Christian Ried (GER - Porsche/Abu Dhabi & Dempsey) 79
Francesco Castellacci/Stuart Hall (ITA/GBR - Aston Martin) 54
Gianluca Roda/Paolo Ruberti (ITA/ITA - Chevrolet/Larbre) 52
* a punti anche Cressoni (Ferrari), Gianmaria (Ferrari), Mapelli (Porsche)

martedì 24 novembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: WRC

L'era dei dominatori sta proseguendo ancora, nel WRC. Sebastien Ogier ha vinto il terzo campionato consecutivo, dopo i nove conquistati da Loeb. Dodici anni di vittorie francesi e buone probabilità che la statistica possa continuare, visto che il binomio Ogier-Volkswagen sembra davvero imbattibile. Quest'anno Ogier ha vinto 8 volte su 13 appuntamenti e collezionato altri due podi, dimostrando di saper gestire bene le proprie risorse soprattutto nella lotta interna con Latvala.

Sebastien Ogier (foto: McKlein)

Il finlandese ha vinto tre rally ma è spesso finito dietro a Ogier di un nulla, quindi mostrando che in realtà il divario tra i due - a parità di Volkswagen Polo - non è così elevato come sembra osservando le statistiche. A Latvala manca forse quel secondo in più nel taschino che invece Ogier adopera chirurgicamente per portare dalla sua parte coppe e visibilità.

Jari-Matti Latvala (foto: McKlein)

L'unica vittoria non Volkswagen del 2015 è andata alla Citroen DS3 di Kris Meeke. Il britannico ha vinto la sua prima gara mondiale in Argentina, grazie a un rally pazzo nel quale la Volkswagen è totalmente mancata all'appello. La festa in salsa british è stata completata dal primo podio del rampante Elfyn Evans. Per Meeke è stato un bell'appuntamento con la storia: era dal 2002 che un britannico non conquistava un rally mondiale, nello specifico il suo mentore Colin McRae (a cui è stata dedicata la vittoria).



Hyundai e Ford hanno vissuto questo mondiale in modo piuttosto periferico, a dirla tutta. Non ci sono state vittorie, ma solo un paio di medaglie d'argento e di bronzo. Per Hyundai ci sono state sporadiche buone prestazioni di parte di Neuville e Paddon, con quest'ultimo in fase di crescita. La Ford invece ha fatto i conti con la lunaticità dei giovani Evans e Tanak, talvolta visibilmente in palla ma anche altrettanto dannosi per le tasche della M-Sport...



Sebastian Loeb ha partecipato al solo Rally di Montecarlo, che come sempre fa un po' storia a sé. Il campionissimo francese era in testa al rally, ma una roccia ha chiuso le sue speranze di dare una zampata e probabilmente di tirare le orecchie a tutti gli altri piloti presenti. Così accadendo, invece, Loeb ha umanamente errato lasciando lo spazio a Ogier, primo al traguardo.

Robert Kubica ha deluso le aspettative di chi pensava avrebbe conquistato numerose vittorie. Essendo però più realisti, si scopre che il suo lungo apprendistato sta proseguendo regolarmente, come per qualsiasi pilota che passa improvvisamente dalla pista alle prove speciali. Un piccolo esempio per spiegare la faccenda: Timo Glock ha ammesso che passare dalla F1 al DTM, due campionati comunque su pista, è stato come trasferirsi da un pianeta all'altro, con poche certezze rimaste e tante scoperte da fare. Si può soltanto immaginare, quindi, cosa può voler dire arrivare ai rally dopo anni e anni di monoposto; per cui bisogna lasciare a Kubica il tempo di crescere, nella speranza che la situazione del suo team sia comunque più stabile. Nel 2015 ha fatto vedere buone cose, con la conquista di diverse prove speciali (soprattutto a Montecarlo) purtroppo non convertite in risultati finali.


L'Italia può vantare due equipaggi presenti nella classifica finale, grazie all'ottavo posto di Andreucci/Andreussi al rally di Sardegna (ovviamente con una Peugeot 208) e a due decimi posti di Lorenzo Bertelli e Lorenzo Granai, conquistati in Finlandia e in Galles con la Ford Fiesta RS del team FWRT.

Bertelli/Granai (foto: McKlein)


Non è mancata la solita polemica sul rally di Sardegna, che stavolta ha visto contrapposti gli interessi di Jost Capito (boss Volkswagen) e degli organizzatori sia del rally stesso sia del mondiale. Capito ha criticato i lunghi trasferimenti che secondo la sua analisi deludono i fans e costringono le squadre ad affrontare i service al mattino presto e alla sera tardi. Il direttore del rally Antonio Turitto e Michele Mouton hanno difeso la scelta del percorso, sottolineando la quantità di tifosi presenti al service in tarda serata e la particolarità di questo rally che si propone di mantenere un'anima all'antica, con quasi 400 km di speciali e lunghe trasferte. Ormai sappiamo che non avremo più indietro gli interminabili rally di una volta, ma sarebbe bello non snaturare almeno il nostro appuntamento mondiale, che a Capito piaccia o meno.



Dopo questa stagione ormai archiviata ci sarà un 2016 di transizione, con il disimpegno ufficiale di Citroen (continueranno in forma privata in attesa del ritorno nel 2017 con i nuovi regolamenti) e con la Volkswagen probabile protagonista, a meno che Hyundai non riesca a colmare il gap. Ford continuerà con le vetture gestite da Malcolm Wilson (in forma quindi non ufficiale), mentre Toyota proseguirà i test in vista del debutto 2017.


La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Sebastien Ogier/Julien Ingrassia (FRA/FRA - VW) 263 (8)
Jari-Matti Latvala/Miikka Anttila (FIN/FIN - VW) 183 (3)
Andreas Mikkelsen/Ola Floene (NOR/NOR - VW) 171 (1)
Mads Ostberg/Jonas Andersson (NOR/SWE - Citroen) 116
Kris Meeke/Paul Nagle (GBR/IRL - Citroen) 112 (1)
Thierry Neuville/Nicolas Gilsoul (BEL/BEL - Hyundai) 90
Elfyn Evans/Daniel Barritt (GBR/GBR - Ford) 89
Dani Sordo/Marc Marti (SPA/SPA - Hyundai) 89
Hayden Paddon/John Kennard (NZL/NZL - Hyundai) 84
Ott Tanak/Raigo Molder (EST/EST - Ford) 63
Martin Prokop/Jan Tomanek (CZE/CZE - Ford) 39
Robert Kubica/Maciek Szczepaniak (POL/POL - Ford) 11
Khalid Al Qassimi/Chris Patterson (UAE/GBR - Citroen) 9
Juho Hanninen/Tomi Suominen (FIN/FIN - Ford) 8
Yuriy Protasov/Pavlo Cherepin (UKR/UKR - Citroen/Ford) 8
Nasser Al-Attiyah/Matthieu Baumel (QAT/FRA - Ford) 7
Abdulaziz Al-Kuwari/Marshall Clarke (QAT/GBR - Ford) 6
Sebastien Loeb/Daniel Elena (FRA/MCO - Citroen) 6
Stephane Lefebvre/Stephane Prevot (FRA/BEL - Citroen) 5
Esapekka Lappi/Janne Ferm (FIN/FIN - Skoda) 4
Diego Dominguez/Edgardo Galindo (PAR/ARG - Ford) 4
Paolo Andreucci/Anna Andreussi (ITA/ITA - Peugeot) 4
Bryan Bouffier/Thibault De La Haye (FRA/FRA - Ford) 4
Pontus Tidemand/Emil Axelsson (SWE/SWE - Ford) 4
Jan Kopecky/Pavel Dresler (CZE/CZE - Skoda) 3
Stephane Sarrazin/Jean-Jacques Renucci (FRA/FRA - Ford) 2
Nicolas Fuchs/Fernando Mussano (PER/ARG - Ford) 2
Gustavo Saba/Diego Cagnotti (PAR/ARG - Skoda) 2
Lorenzo Bertelli/Lorenzo Granai (ITA/ITA - Ford) 2
Jari Ketomaa/Kaj Lindstrom (FIN/FIN - Ford) 1

lunedì 23 novembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: TCR International Series

Quando Marcello Lotti decise che nel 2015 sarebbe partita l'avventura del TCR, molti alzarono il sopracciglio. "Come possono esserci due campionati internazionali per vetture turismo in contemporanea?", pensarono alcuni. "C'è già il WTCC e fatica a superare la soglia delle 20 vetture per appuntamento, come potranno coesistere i due palcoscenici?", dissero altri.



Eppure si può dire che la scommessa del TCR è stata vinta, soprattutto guardando le gare extraeuropee. Il campionato - il cui nome completo è TCR International Series - ha veleggiato per le prime due gare asiatiche (Sepang e Shanghai) e per le gare europee attorno alla quindicina di unità per appuntamento. Un numero discreto per una nuova serie ma non eccezionale, fatte salve le considerazioni sulla qualità degli iscritti, che è innegabile.

Poi è cambiato qualcosa negli ultimi tre appuntamenti stagionali (Singapore, Buriram e soprattutto la regina Macao): gli iscritti hanno superato la soglia psicologica delle venti unità e la battaglia in pista è diventata intensissima, con un campionato piloti da assegnare e il primo nome sull'albo d'oro da imprimere.

La battaglia tra Comini e Pepe Oriola

Il vincitore di questa lotta a suon di ruotate è stato il ticinese Stefano Comini, personaggio indiscutibilmente riconoscibile sia in pista (per la grinta) sia fuori (per la sua libertà d'espressione talvolta scomoda). E manco a dirlo è stato il mitico circuito di Macao a rappresentare l'ago della bilancia tra lui e lo spagnolo Pepe Oriola, sempre protagonista e molto bravo a gestire la stagione a dispetto dell'età anagrafica (è giovanissimo, classe 1994!). Comini ha affrontato momenti difficili con il rischio di rimanere appiedato per la mancanza di budget, e con un brutto infortunio alla vigilia di Buriram (rottura del menisco e dei legamenti anteriori del ginocchio sinistro).

Stefano Comini

Prima di Macao lo svizzero aveva due punti di vantaggio sullo spagnolo. Ma il vento del weekend è stato a favore di Comini, con un terzo posto in gara 1 (vinta da Huff, con Oriola 4°) e la vittoria in gara 2 segnata dal gigantesco incidente allo start (tipico di Macao, per altro). La statistica conferma: con sei vittorie e 11 piazzamenti a podio su 22 gare Comini ha dimostrato di saper cogliere le giuste occasioni, nonostante Oriola sia arrivato nei primi tre più spesso (12 volte). Oriola ci ha comunque provato, sportellando in più occasioni con il capoclassifica fino al ritiro che ha chiuso ogni speranza di rimonta.



In generale sono stati molti i piloti e i team competitivi, con 10 diversi vincitori e 4 marche differenti sul gradino più alto del podio (Seat, Honda, Audi e Volkswagen). La marca più presente è stata comunque Seat, anche se in maniera non ufficiale in quello che in realtà è un campionato "indipendenti". Sono scese in pista pure marche come Opel (con la Astra OPC), Ford (Focus) e Subaru (con un'Impreza STi, gestita dall'italiana Top Run Motorsport, purtroppo tormentata da problemi tecnici).

L'Italia da corsa (assieme alla Spagna) ha dato un grosso contributo alla riuscita della prima annata del TCR. Il team Target Competition, da Bolzano, ha vinto il titolo piloti con Comini e anche quello dei team (con 9 vittorie totali). Dal punto di vista dei piloti, Gianni Morbidelli è stato il più vittorioso (tre successi) ma ha vissuto una seconda parte di stagione un po' sottotono. Ottima stagione anche per Andrea Belicchi, con una vittoria all'attivo e tanti risultati utili; certamente un bilancio positivo dopo i tanti anni trascorsi nell'endurance con vetture e gare completamente diverse. A punti anche Michela Cerruti e Antonio D'Amico, quest'ultimo con la scuderia B.D. Racing.

Andrea Belicchi

Molto positiva anche la stagione del non ancora ventenne Lorenzo Veglia. Il piemontese classe 1996 sta procedendo a passi spediti verso un grande futuro con le vetture a ruote coperte; quest'anno è quasi sempre stato nella top ten, con il miglior risultato conseguito in Portogallo (3°).

Lorenzo Veglia

Questo è stato anche il campionato delle meteore, anche se già affermate. Ben tre piloti hanno partecipato a un solo weekend vincendo anche una delle due gare in programma; trattasi infatti di Nicki Thiim, di Rob Huff e di Pol Rosell, molto esperti e in grado di acclimatarsi in fretta all'atmosfera TCR. In aggiunta a loro, anche altri grandi nomi hanno partecipato al campionato concludendo a punti, come Fernando Monje, Franz Engstler, Robb Holland, Oscar Nogues, Tom Boardman e Aleksey Dudukalo.

Rob Huff (e Giancarlo Bruno)

In conclusione, dopo la prima annata c'è grande attesa per una seconda stagione che possa narrare ancora altre belle storie di automobilismo. La speranza, tuttavia, è che nel 2016 ci siano più piloti in grado di presenziare a tutti gli appuntamenti (quest'anno sono stati solamente sette) e che venga aggiunta almeno una data in Nordamerica o in Sudamerica.




Classifica finale - Primi 25 (tra parentesi il numero di vittorie):
Stefano Comini (SWI - Seat/Target Competition) 342 (6)
Pepe Oriola (SPA - Seat/Craft-Bamboo Lukoil) 312 (2)
Jordi Gené (SPA - Seat/Craft-Bamboo Lukoil) 285 (3)
Gianni Morbidelli (ITA - Honda/WestCoast) 243 (3)
Kevin Gleason (USA - Honda/WestCoast) 226 (2)
Andrea Belicchi (ITA - Seat/Target Competition) 186 (1)
Sergey Afanasyev (RUS - Seat/Craft-Bamboo Lukoil) 134
Mikhail Grachev (RUS - Audi/Seat/VW/Liqui Moly Engstler) 105
Michel Nykjær (DEN - Seat/Target Competition) 100 (2)
Lorenzo Veglia (ITA - Seat/VW/Liqui Moly Engstler) 85
René Munnich (GER - Honda/WestCoast) 34
Loris Hezemans (NED - Seat/Target Competition) 32
Nicki Thiim (DEN - Audi/Liqui Moly Engstler) 30 (1)
Robert Huff (GBR - Honda/WestCoast) 30 (1)
Pol Rosell (SPA - VW/Liqui Moly Engstler) 27 (1)
Fernando Monje (SPA - Opel/Campos) 26
Thomas Engstrom (SWE - Seat/Liqui Moly Engstler) 21
Franz Engstler (GER - Audi/Liqui Moly Engstler) 16
Jordi Oriola (SPA - Seat/Target Competition & Opel/Campos) 14
José Monroy (POR - Seat/Veloso Motorsport) 14
Kelvin van der Linde (SAF - Audi/Liqui Moly Engstler) 13
Rodolfo Avila (MAC - Seat/Asia Racing) 10
Igor Skuz (UKR - Honda/WestCoast & Opel/Seat/Campos) 10
Zsolt Szabo (HUN - Seat/Zengo) 10
Bas Schouten (NED - Seat/Bas Koeten) 10

venerdì 20 novembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: Blancpain Endurance Series

Il mondo dell'Endurance aveva un vuoto, qualche anno fa. Mancava una serie nella quale si potessero coniugare l'anima delle GT con un parco partenti degno di nota. La Blancpain Endurance Series ha portato la ventata d'aria fresca necessaria, e ora il mondo delle GT (anzi, delle GT3) ha un suo spazio ben definito. Stephane Ratel è l'uomo dietro a questo successo. La speranza è che la sua organizzazione mantenga le responsabilità acquisite, dando alle GT la giusta dimensione senza vivere all'ombra di singoli eventi come le 24 Ore di Daytona e di Le Mans, comunque importanti ma focalizzati maggiormente sulle LMP1.



I numeri sono fantastici e soprattutto anti-crisi: oltre 50 vetture iscritte a ognuno dei cinque appuntamenti (cioé la 3 ore di Monza, la 3 ore di Silverstone, la 1000 Km del Paul Ricard, la 24 Ore di Spa e la GT500 del Nurburgring); 11 marche differenti (Aston Martin, Audi, Bentley, BMW, Ferrari, Jaguar, Lamborghini, Mclaren, Mercedes, Nissan, Porsche); 4 vincitori diversi in 5 gare, sia come equipaggio sia come marca.


PRO CUP

Laurens Vanthoor non è riuscito a ripetere l'impresa solitaria del 2014, lasciando la corona della classifica PRO al trio Nissan composto dal britannico Alex Buncombe, dal giapponese Katsumasa Chiyo e dal connazionale belga Wolfgang Reip, pilota proveniente dal mondo GT Academy. I ragazzi terribili del team RJN hanno conquistato la vittoria alla 1000 Km del Paul Ricard e un fondamentale terzo posto al Nurburgring. 

Buncombe, Chiyo e Reip hanno sfruttato la pessima giornata di Stippler e Ortelli, prima del Nurburgring in testa al campionato e grandi favoriti in relazione al vantaggio di punti che avevano. Il loro 14° posto in terra tedesca, dopo una gara anonima, li ha relegati addirittura al terzo gradino del podio nella classifica finale, dietro anche al trio britannico della Bentley Kane/Meyrick/Smith.

La Nissan di Buncombe, Chiyo e Reip

L'unico equipaggio a trionfare in due occasioni è stato quello del team neozelandese Von Ryan. La Mclaren 650S guidata da Rob Bell, Kevin Estre e Shane Van Gisbergen ha vinto a Silverstone e al Nurburgring.

Estre, Van Gisbergen e Bell

La maratona di Spa, quella 24 Ore che è finalmente tornata ai livelli che le competono, è stata vinta dall'equipaggio BMW gestito dal team Marc VDS con alla guida Nick Catsburg, Lucas Luhr e Markus Palttala. Peccato invece per Bastian/Dusseldorp/Juncadella, a lungo in testa con la Mercedes SLS AMG del team Rowe, spinti indietro nella classifica per via di un guasto ai freni.

Ottime prestazioni anche per gli italiani, con Fabio Babini vincitore a Monza con la Lamborghini Huracan del team austriaco Grasser Racing (insieme a Mul e Andrew Palmer), e con Bortolotti e Venturini 12° nella classifica finale e quasi sempre competitivi (anche loro alla guida di una Lamborghini del Grasser Racing). A punti anche Bonanomi, Pier Guidi, Mortara e Zanardi, quest'ultimo protagonista soprattutto a Spa.

Diverso il discorso nella PRO AM, dove l'Italia è stata protagonista assoluta. L'AF Corse ha vinto il titolo grazie al duo Cameron/Griffin (affiancati a partire da Le Castellet dal portoghese Francisco Guedes e anche da Davide Rigon per la sola 24 Ore di Spa). Il team di Amato Ferrari ha piazzato le proprie Ferrari 458 Italia anche al 6° posto finale (con Bruni/Lathouras/Lemeret/Pier Guidi, vincitori di classe a Spa), all'11° (De Leener/Sbirrazzuoli - a Spa coadiuvati da Gianmaria e Vilander) e al 22° (Cioci/Perazzini/Potolicchio). Sono stati classificati anche Kemenater e Lancieri, con un punto ciascuno.

La 458 Italia vincitrice a Spa con Bruni e Pier Guidi (AF Corse)

C'è un altro italiano ben piazzato in questa classe. Si tratta di Alessandro Bonacini, classe '80, habitué di Porsche e Ginetta e quest'anno a bordo della Ferrari 458 Italia portata in pista dalla luganese Kessel Racing. Il secondo posto finale nella classifica PRO AM è arrivato grazie alla vittoria al Paul Ricard e ai terzi posti di Monza e del Nurburgring, conquistati insieme al polacco Michael Broniszewski e al britannico Michael Lyons.

La Ferrari ha quindi concluso il campionato PRO AM portandosi a casa tre vittorie, una delle quali arrivata a Monza con il team belga Rinaldi Racing (nell'occasione con i piloti Salikhov e Siedler), mentre Aston Martin e Jaguar hanno vinto le gare rimanenti, rispettivamente a Silverstone con i britannici Leonard e Meadows (Leonard Motorsport) e al Nurburgring con il sodalizio tutto svizzero composto da Barth, Frey e Gardel (Emil Frey Racing).

La Jaguar della Emil Frey guidata da Barth, Frey e Gardel
Classifica Piloti PRO AM finale (LINK)
Classifica Team PRO AM finale (LINK)


AM

La vittoria finale è andata al duo britannico Ian Loggie/Julian Westwood, piloti del Team Parker e alla guida di un'Audi R8 LMS. Un successo largamente dovuto alla grande prestazione nella 24 Ore, dove hanno guidato praticamente sempre la classifica della loro classe finendo addirittura 14° assoluti.

Il loro vantaggio in termini di punti non ha permesso al trio Haring/Konstantinou/Schmickler di raggiungerli, e nonostante il loro terzo posto finale al Nurburgring Loggie e Westwood hanno mantenuto la leadership per una sola lunghezza.

Buona Italia anche qui, con il terzo posto nella classifica conquistato da Zanuttini (insieme a Earle e Talbot) con il Kessel Racing. Quarti invece Mancini e Mastronardi (che hanno corso con il russo Birzhin), piloti del team svizzero Glorax e protagonisti assoluti nelle prime tre gare con una vittoria al Paul Ricard, il secondo posto a Silverstone e il terzo a Monza. Se i tre avessero corso anche nelle rimanenti gare avrebbero certamente detto la loro per la vittoria finale, e questo è un po' un rammarico.

La Ferrari di Mancini e Mastronardi protagonista nella classe AM

A punti anche Riccardo Ragazzi, Howard Blank (con la AF Corse) e Beniamino Caccia.

Menzione speciale per l'ex portiere della nazionale francese Fabien Barthez. Il campione del mondo di Francia '98, convertitosi all'automobilismo, ha vinto in questa classe nell'ultimo appuntamento al Nurburgring, insieme a Anthony Pons e a bordo della Ferrari 458 Italia del team francese AKKA.

Fabien Barthez

Il riassunto della stagione 2015: Eurocup F.Renault 2.0

La 25° stagione dell'Eurocup Formula Renault 2.0 si è conclusa con la vittoria di Jack Aitken, pilota classe '95 che corre con licenza inglese, anche se il padre è scozzese e la madre è coreana. Aitken ha conquistato il terzo titolo stagionale grazie anche alla vittoria nel ProMazda Winterfest e nella F.Renault 2.0 ALPS, ma questa corona ha un sapore speciale.



Prima di tutto, occorre ricordare che l'Eurocup è - da tempo e attualmente - uno dei campionati per giovani piloti più frequentato (a livello di griglia) e più formativo, vista la qualità dei team e del calendario (quest'anno si è corso in 7 circuiti: Aragon, Spa, Budapest, Silverstone, Nurburgring, Bugatti e Jerez).

Poi c'è da considerare l'adrenalina di un finale di stagione davvero emozionante. Aitken era arrivato alla vigilia delle tre gare di Jerez con sette punti di svantaggio sugli svizzeri Louis Deletraz (figlio di Jean-Denis) e Kevin Jörg. Con 8 piloti ancora in lizza per la vittoria finale, e con 75 punti a disposizione, le tre gare di Jerez sarebbero state decisive e parecchio tese.

Jack Aitken

Aitken è però sceso in pista con il piglio giusto e nelle prime due gare ha conquistato due vittorie. Nonostante un 16° posto nella prova finale (nella quale è partito dai box a causa di un guasto) il britannico ha comunque potuto conservare la nuova leadership, contando anche sull'aiuto di alcuni preziosi alleati estemporanei che hanno scippato punti e speranze a Deletraz. Quello di Aitken è stato un successo meritato: ha vinto più gare di tutti (cinque) e salvo le prime deludenti quattro prove ha veleggiato sempre nella top ten. Deletraz ha invece fatto il contrario: un inizio scoppiettante di stagione (3 vittorie nelle prime 7 prove) e poi solamente un podio. La sua stagione è comunque positiva al netto della vittoria finale nella classifica NEC.


Ben Barnicoat, pilota inglese classe '96 facente parte dell'Academy Mclaren, non è riuscito a bissare la vittoria ottenuta lo scorso anno nella classifica NEC. Qualche pessimo risultato a metà stagione gli ha impedito un maggior bottino di punti, e solamente alla fine si è ripreso (vincendo anche tre gare).

Anche Ignazio D'Agosto ha vissuto un buon finale di stagione, ma gli unici podi conquistati sono arrivati tutti a Jerez. La sua 9° posizione in classifica riflette una brutta parte centrale dell'anno, con sei mancati arrivi in zona punti consecutivi. Il pilota barese corre nell'Eurocup dal 2012 ma non ha ancora compiuto il salto di qualità che ci si aspettava, complice anche una bella dose di guasti e sfortune varie.

Ignazio D'Agosto

Menzioni speciali per l'inglese Harrison Scott, miglior rookie con un secondo posto all'attivo, e per il croato classe '97 Martin Kodric, capace di conquistare il secondo gradino del podio al Nurburgring e proveniente da una regione quasi del tutto priva di tradizione nel motorsport.

Martin Kodric

Il russo Isaakyan e il brasiliano Vivacqua hanno portato in pista per tutta la stagione i colori del JD Motorsport, team con base a Vespolate (NO). Isaakyan è riuscito a concludere per due volte sul podio, conquistando due terzi posti, uno a Spa (dove ha ottenuto anche due giri veloci) e l'altro al Nurburgring. Un buon risultato per la storica compagine italiana, in passato vincitrice in questa serie per ben 7 volte.



La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Jack Aitken (GBR - Koiranen) 206 (5)
Louis Deletraz (SWI - Josef Kaufmann) 193 (3)
Kevin Jörg (SWI - Josef Kaufmann) 193 (1)
Ben Barnicoat (GBR - Fortec) 174 (3)
Anthoine Hubert (FRA - Tech 1) 172 (2)
Jake Hughes (GBR - Koiranen) 160 (1)
Ukyo Sasahara (JAP - ART) 116 (1)
Dennis Olsen (NOR - Manor MP) 101 (1)
Ignazio D'Agosto (ITA - Manor MP) 94
Matevos Isaakyan (RUS - JD Motorsport) 87
Martin Kodric (CRO - Fortec) 47
Harrison Scott (GBR - AVF) 45
Darius Oskoui (SWI - ART) 36
Callan O'Keeffe (SAF - Fortec) 31
Thiago Vivacqua (BRA - JD Motorsport) 25
Simon Gachet (FRA - Tech 1) 19
James Allen (AUS - ARTA Engineering) 10
Anton De Pasquale (AUS - Koiranen) 4
Valentin Hasse-Clot (FRA - Strakka) 2
Matthew Graham (GBR - AVF) 2

mercoledì 18 novembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: Super GT

Mentre l'ossessione F1 ci fa intristire, con la mancanza ormai cronica di piloti italiani in griglia, altrove possiamo esultare ed esaltare le imprese dei nostri campioni d'esportazione.

Uno di loro, Ronnie Quintarelli, è diventato l'uomo dei record del Super GT giapponese. Il trionfo nel campionato 2015 nella classe GT500 è stato il quarto negli ultimi cinque anni. Già l'anno scorso Quintarelli era diventato il pilota non giapponese più vincente della storia del Super GT, mentre ora è il più vittorioso in assoluto.

Ronnie Quintarelli e Tsugio Matsuda

E qui un'amara riflessione è necessaria. In Italia, Paese Ferrari-centrico e F1-centrico, il resto del motorsport è questione di limitati appassionati. Troppo impegnati a seguire la Rossa, dimenticando di guardare anche al di là dell'Europa, dove alcuni connazionali corrono da protagonisti in ogni occasione. Con esagerata e deliberata provocazione, sembra quasi che andare in Giappone e vincere sia una passeggiata; e gli eventi della F1 convincono gli ingenui che correre a ruote coperte sia più facile e che gli avversari siano più malleabili - senza contare che il cliché mazzoniano e non solo indica che il pilota giapponese sia sempre erroneo e poco professionale.

Ovviamente è tutto il contrario, con i fatti che dimostrano che il campionato Super GT è una vera sfida, con una lunga serie di vetture e di equipaggi in grado di vincere le gare, con tutto il meglio dei piloti locali e con alcuni coraggiosi piloti stranieri pronti a sfidare i fortissimi autoctoni. Inoltre è una serie seguitissima, nella quale alcuni sponsor hanno presenze quasi ventennali.



Tornando al 2015, Quintarelli ha conquistato la corona GT500 insieme a Tsugio Matsuda e con la Nissan GT-R ufficiale messa in pista da Nismo. La vittoria finale è arrivata all'ultima gara, con un secondo posto decisivo che ha dato i punti necessari per sopravanzare l'equipaggio Yasuda/De Oliveira (anche loro su Nissan GT-R, ma gestita dal Calsonic Team Impul). I due maggiori sfidanti erano arrivati al gran finale di Motegi con due percorsi diversi; Quintarelli/Matsuda avevano conquistato due vittorie, rimanendo in altre occasioni nella seconda metà della top ten, mentre Yasuda/De Oliveira erano saliti quattro volte sul podio senza mai conquistare il gradino più alto. La sfida è stata anche tra gommisti: Quintarelli montava le Michelin, mentre Yasuda/De Oliveira delle Bridgestone.

L'ultimo appuntamento a Motegi è stato un trionfo italiano. Andrea Caldarelli (in coppia con Ryo Hirakawa e a bordo di una Lexus RC F) ha vinto la gara ritrovando le posizioni che gli competono dopo una stagione non sempre esaltante. Caldarelli ha così bissato la vittoria nella prima gara stagionale a Okayama.

Andrea Caldarelli

Anche Hiroaki Ishiura (vincitore della Super Formula quest'anno) ha confermato le sue grandi qualità concludendo 4° in coppia con il tre volte vincitore della GT500 Yuji Tachikawa.

Seguendo un fastidioso trend, che l'ha accompagnata più o meno in tutto il panorama delle corse automobilistiche 2015, la Honda ha perso il confronto con gli avversari (Nissan e Toyota) anche nella GT500 nipponica, concludendo terza in classifica con il suo miglior equipaggio, formato da Naoki Yamamoto e Takuya Izawa (visto nel 2014 in GP2 con la Art Grand Prix); per loro una sola vittoria in quel di Sugo.

La 1000 KM di Suzuka, la gara più prestigiosa in calendario e premiata con un punteggio differente (25 punti ai vincitori anziché 20), è stata vinta più o meno a sorpresa dal duo Daisuke Ito/James Rossiter con la Lexus del Team Petronas TOM'S.

Il debutto di Heikki Kovalainen nella serie è stato complicato. La sua stagione sulla Lexus del team SARD, vissuta in coppia con l'ex GP2 Kohei Hirate già campione del GT500 nel 2013, era cominciata bene con due quinti posti. Questi risultati sono rimasti tuttavia i migliori, con l'attesa zampata mai arrivata.

Heikki Kovalainen

Classifica GT500 (tra parentesi il numero di vittorie):

Tsugio Matsuda/Ronnie Quintarelli (JAP/ITA - Nissan GT-R/Nismo) 79 (2)
Hironobu Yasuda/Joao Paulo De Oliveira (JAP/BRA - Nissan GT-R/Calsonic Team Impul) 74
Naoki Yamamoto/Takuya Izawa (JAP/JAP - Honda NSX-GT/Kunimitsu) 60 (1)
Yuji Tachikawa/Hiroaki Ishiura (JAP/JAP - Lexus RC F/Zent Cerumo) 59
Andrea Caldarelli/Ryo Hirakawa (ITA/JAP - Lexus RC F/KeePer TOM'S) 56 (2)
Satoshi Motoyama/Matasaka Yanagida (JAP/JAP - Nissan GT-R/MOLA) 50 (1)
Daisuke Ito/James Rossiter (JAP/GBR - Lexus RC F/Petronas TOM'S) 49 (1)
Koudai Tsukakoshi/Hideki Mutoh (JAP/JAP - Honda NSX-GT/Keihin Real Racing) 39
Kazuya Oshima/Yuji Kunimoto (JAP/JAP - Lexus RC F/LeMans Eneos) 32
Daiki Sasaki/Michael Krumm (JAP/GER - Nissan GT-R/Kondo Racing) 31 (1)
Juichi Wakisaka/Yuhi Sekiguchi (JAP/JAP - Lexus RC F/WedSport BANDOH) 27
Takashi Kogure/Oliver Turvey (JAP/GBR - Honda NSX-GT/Drago Modulo) 26
Kohei Hirate/Heikki Kovalainen (JAP/FIN - Lexus RC F/SARD) 23
Kosuke Matsuura/Tomoki Nojiri (JAP/JAP - Honda NSX-GT/Autobacs Team Aguri) 10
Daisuke Nakajima/Bertrand Baguette (JAP/BEL - Honda NSX-GT/Epson Nakajima) 4

***

La Nissan ha vinto anche nel GT300 grazie alla grande stagione del pilota di Macao André Couto, la cui storia personale merita una citazione. Couto è stato il primo vincitore locale della gara di F3 sul circuito appunto di Macao, ma la sua carriera non ha preso la via delle ruote scoperte. Nel corso degli anni ha corso in molteplici categorie, ma è nel Super GT che ha trovato la propria casa, essendo una presenza costante dal 2004 a oggi. La morte per leucemia del figlio Afonso aveva fatto mobilitare tutto il mondo del motorsport, e André ha giustamente dedicato a lui la vittoria di quest'anno.

André Couto

Couto ha vinto in solitaria, visto che ha corso con due compagni di squadra diversi. Katsumasa Chiyo ha vinto con lui al Fuji. Mentre con Ryuichiro Tomita è arrivato il secondo posto di Buriram. I tre hanno vinto insieme anche a Suzuka nella 1000 KM.

Ottima stagione anche per Saga/Nakayama, due vittorie a bordo di una Toyota Prius, e per Hoshino/Takaboshi, due vittorie anche per loro su Nissan GT-R. Kazuki Hoshino è figlio di Kazuyoshi Hoshino, pilota di F1 negli anni '70 e terzo assoluto a Le Mans nel 1998.



Nel campionato GT300 possono partecipare anche vetture europee, e l'equipaggio migliore in tal senso è stato quello formato da Katsuyuki Hiranaka e dallo svedese Bjorn Wirdheim, quarti nella classifica finale con la loro Mercedes SLS AMG GT3.


Classifica GT300 - primi 15 (tra parentesi il numero di vittorie):

André Couto (MAC - Nissan GT-R/Gainer) 94 (2)
Katsumasa Chiyo (JAP - Nissan GT-R/Gainer) 74 (2)
Koki Saga/Yuichi Nakayama (JAP/JAP - Toyota Prius/apr) 69 (2)
Kazuki Hoshino/Mitsunori Takaboshi (JAP/JAP - Nissan GT-R/NDDP Racing) 61 (2)
Katsuyuki Hiranaka/Bjorn Wirdheim (JAP/SWE - Mercedes SLS AMG/Gainer) 52
Shinichi Takagi/Takashi Kobayashi (JAP/JAP - Honda CR-Z/Autobacs Team Aguri) 49 (1)
Jorg Muller/Seiji Ara (GER/JAP - BMW Z4/BMW Sports Trophy Team Studie) 47
Ryuichiro Tomita (JAP - Nissan GT-R/Gainer) 45 (1)
Haruki Kurosawa/Naoya Gamou (JAP/JAP - Mercedes SLS AMG/Leon Racing) 41
Takeshi Tsuchiya/Takamitsu Matsui (JAP/JAP - Toyota 86/VivaC Team Tsuchiya) 35 (1)
Noboteru Taniguchi/Tatsuya Kataoka (JAP/JAP - Mercedes SLS AMG/GSR & Team Ukyo) 35
Takuto Iguchi/Hideki Yamauchi (JAP/JAP - Subaru BRZ/R&D Sport) 30
Richard Lyons/Tomonobu Fujii (GBR/JAP - Audi R8 LMS/Audi Hitotsuyama) 28
Manabu Orido (JAP - Lamborghini Gallardo/JLOC) 26
Kazuki Hiramine (JAP - Lamborghini Gallardo/JLOC) 22

martedì 17 novembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: BTCC

Un finale niente male quello del BTCC 2015! Lo scozzese Gordon Shedden ha vinto il suo secondo titolo in carriera battendo di un soffio Jason Plato, fiero avversario per tutta la stagione.



Shedden ha mostrato una buona costanza durante l'annata, con 4 vittorie all'attivo. Ma il suo successo è diventato tale solamente grazie alla serie di eventi che si sono susseguiti all'ultimo appuntamento del campionato, a Brands Hatch. Il pilota scozzese del Dynamics Yuasa Racing era arrivato alla vigilia della gara con 23 punti di vantaggio sull'alfiere BMR Jason Plato. Anche Mat Neal (compagno di squadra di Shedden) e il detentore del titolo Colin Turkington (stesso team di Plato) avevano l'opportunità matematica di vincere il campionato.

Gordon Shedden

Sono stati proprio i compagni di squadra a rappresentare l'ago della bilancia del campionato. L'irlandese Aron Smith, altro pilota del team BMR, è stato accusato di aver ignorato gli ordini di scuderia durante la prima gara, di fatto togliendo punti preziosi a Plato. Smith, giunto secondo in questa occasione, ha fatto poi sapere di essersi pentito della sua scelta egoistica. Turkington e Neal, invece, hanno prontamente lasciato strada ai propri compagni meglio piazzati - soprattutto nell'ultima e decisiva gara.

Colin Turkington (N°1) e Jason Plato (N°99)

Un epilogo vissuto davvero con grande tensione, quello di Brands Hatch. Mentre Plato tagliava il traguardo in prima posizione, Shedden riusciva a concludere con uno splendido 4° posto una gara iniziata indietrissimo in classifica per via di una seconda gara piuttosto problematica (nella quale era finito 19°).


Onore al merito per Jason Plato. Il pilota con più vittorie nella storia del BTCC (è a quota 94!) ha dimostrato di essere sempre sul pezzo, con l'ausilio anche dell'ottima Volkswagen CC, capace di 10 vittorie totali. Il suo team, il BMR, ha vinto il titolo riservato ai team, mentre i rivali del team Dynamics Yuasa hanno conquistato il trofeo dei costruttori (sette vittorie con Shedden e Neal).

Anche il success ballast ha giocato un ruolo importante nelle dinamiche del campionato. L'accumulazione della zavorra ha rimescolato i valori e nel caso di Mat Jackson ha dato una formidabile spinta. Il pilota del Motorbase Performance ha vinto 4 gare nell'unica metà di stagione da lui corsa, la seconda. Il bottino di 200 punti conquistati a bordo della sua Ford Focus ST è straordinario, e fa pensare... con un programma completo Jackson sarebbe stato un serio pretendente al titolo?

Mat Jackson

Ottima stagione anche per il team JCT600/GardX. Le BMW 125i di Tordoff, Priaulx e Collard hanno vinto 7 gare in totale, ma per via di alcuni ritiri e prestazioni a centro classifica il trio non è riuscito a lottare per il titolo fino alla fine.

Ben 15 piloti sono finiti a podio, ma scorrendo la classifica si può evidenziare il peso specifico dei "senatori" della categoria. Insomma, il BTCC è un campionato complicato per gli esordienti e infatti il miglior rookie, Josh Cook (classe '91) ha concluso al 15° posto finale. Cook, salvo un terzo posto a Rockingham, ha navigato più o meno sempre ai margini della top ten. Guardando avanti è sicuramente uno dei migliori prospetti, e il fatto di aver concluso spesso davanti al più esperto compagno di squadra Dave Newsham è stato un segnale chiaro.

Josh Cook


Da segnalare il debutto nella serie di Nicolas Hamilton, fratello di Lewis e primo disabile a partecipare a una gara ufficiale BTCC, e dell'ex pilota di F1 Martin Donnelly.

Nel 2016 non ci sarà più l'inedita formazione della griglia di gara 2 in base alla classifica dei tempi sul giro, ma tornerà ad essere definita dai risultati di gara 1, con gli organizzatori che sostengono che non c'è bisogno di ulteriori artifici visto che succest ballast e gomme morbide sembrano essere sufficienti allo scopo di portare maggiore spettacolo.


Classifica finale - Primi 24 (tra parentesi il numero di vittorie - a parte le eccezioni segnalate tutti i piloti provengono dal Regno Unito):
Gordon Shedden (Dynamics Yuasa Racing - Honda Civic Type R - Honda/Neil Brown) 348 (4)
Jason Plato (Team BMR - Volkswagen CC - TOCA/Swindon) 344 (6)
Matt Neal (Dynamics Yuasa Racing - Honda Civic Type R - Honda/Neil Brown) 317 (3)
Colin Turkington (Team BMR - Volkswagen CC - TOCA/Swindon) 310 (4)
Andrew Jordan (Triple Eight - MG6 GT - TOCA/Swindon) 274
Sam Tordoff (JCT600/GardX - BMW 125i - BMW/Neil Brown) 270 (2)
Adam Morgan (WIX - Mercedes A-Class - TOCA/Swindon) 267 (1)
Andy Priaulx (JCT600/GardX - BMW 125i - BMW/Neil Brown) 247 (2)
Jack Goff (Triple Eight - MG6 GT - TOCA/Swindon) 233 (1)
Rob Collard (JCT600/GardX - BMW 125i - BMW/Neil Brown) 226 (3)
Aron Smith (IRL)(Team BMR - Volkswagen CC - TOCA/Swindon) 209
Mat Jackson (Motorbase Performance - Ford Focus ST - Ford/Mountune) 200 (4)
Tom Ingram (Speedworks - Toyota Avensis - TOCA/Swindon) 173
Rob Austin (Exocet AlcoSense - Audi A4 - TOCA/Swindon) 120
Josh Cook (Power Maxed - Chevrolet Cruze - TOCA/Swindon) 95
Dave Newsham (Power Maxed - Chevrolet Cruze - TOCA/Swindon) 95
Aiden Moffat (Laser Tools - Mercedes A-Class - TOCA/Swindon) 76
Martin Depper (Eurotech - Honda Civic - TOCA/Swindon) 53
James Cole (Motorbase Performance - Ford Focus ST - Ford/Mountune) 32
Jeff Smith (Eurotech - Honda Civic - TOCA/Swindon) 31
Hunter Abbott (Exocet AlcoSense - Audi A4 - TOCA/Swindon) 23
Warren Scott (Team BMR - Volkswagen CC - TOCA/Swindon) 23
Mike Bushell (Amd Tuning - Ford Focus ST - Ford/Mountune) 19
Nick Foster (JCT600/GardX - BMW 125i - BMW/Neil Brown) 4

Vincitore titolo costruttori: Dynamics Yuasa Honda
Vincitore titolo team: Team BMR
Vincitore Trofeo Indipendenti: Colin Turkington
Vincitore Jack Sears Trophy per il miglior rookie: Josh Cook




lunedì 16 novembre 2015

Formula Satira - 2015 Episodio 18 - Gp Brasile

Solitamente quando arriva la F1 in Brasile accade di tutto. Pioggia, safety car, Timo Glock. La gara brasiliana del 2015 ha invece vissuto il suo apice durante...le qualifiche, grazie all'operazione di trollaggio orchestrata da Fernando Alonso e da Jenson Button. Alonso era già stato obbligato a fermarsi in pista durante le prove libere, ma quando nella Q1 è successo nuovamente tutto è diventato epico. Lo spagnolo si è seduto su una seggiola a prendere il sole, a uso dei fotografi presenti. In un nanosecondo Internet è impazzito grazie all'hashtag #placealonsowouldratherbe.


Alla festa si è poi aggregato anche Button... I due si sono fatti fotografare sul podio, facendosi inquadrare in mondovisione. Chissà se la loro speranza sarà esaudita nel corso del 2016...


La gara invece non è stata colma di eventi, salvo verso gli ultimi giri quando il regista ha deciso di inquadrare esclusivamente la parte centrale del gruppo, dove Red Bull, Force India, Toro Rosso e Lotus erano in lotta. In ogni caso, l'unica certezza è stata questa: il pubblico si è divertito.


Ecco cosa dice la cronaca: ha vinto Rosberg, capace di inanellare i giri giusti al momento giusto. Alcune malelingue sostengono che Nico non riesca a esprimersi a questi livelli quando è in lotta per il mondiale, mentre senza alcuna pressione può avere delle grandi giornate. Rosberg è in grado di dominare solo quando Hamilton si rilassa? Una domanda del genere non può che generare due partiti in contrapposizione...


La Ferrari ha corso in maniera anonima, anche se può fregiarsi di essere stata l'unica a finire a pieni giri insieme alla Mercedes. I rossi si sono dedicati a prove in vista del 2016 soprattutto al venerdì. Sulla vettura di Kimi sono stati montati dei sensori, e sembra che si possano già trarre delle conclusioni...


Anche Renault ha portato la propria nuova power unit, montata sulla Red Bull di Ricciardo. L'australiano ha perso dieci posizioni in griglia e ha finito la gara comunque fuori dai punti, facendo notare che il motore non ha portato la giusta ventata di competitività come sperato. Anzi, Ricciardo si è fatto scappare che forse questo motore potrebbe essere peggio del precedente...


Menzione finale per la bella gara di Max Verstappen. La leggenda dice che il padre Jos lo abbia istruito sulle manovre da fare per sorpassare gli avversari. Prima ancora era stato detto che Verstappino fosse così bravo per via di tante prove fatte alla Playstation. Bèh, sembra che ora debba proprio alzare il livello di gioco, visto che l'opposizione a certe manovre da lui portate avanti non è stata abbastanza forte!