Per gli appassionati dei mezzi pesanti, questo è IL campionato. L'European Truck Racing Championship è il più importante a livello europeo, con un calendario da urlo e un parterre di specialisti della categoria. In barba a qualsiasi considerazione ecologica, il campionato è ovviamente rumoroso, ingombrante e altamente spettacolare.
Dicevamo del calendario: nel 2015 l'ETRC ha corso a Valencia, al Red Bull Ring, a Misano, a Nogaro, al Nurburgring, a Budapest, a Most, a Zolder, a Jarama e sul circuito Bugatti di Le Mans. In ognuno di questi tracciati i camion hanno corso 4 gare da 45 minuti più un giro, per un totale quindi di 40 appuntamenti. Gare brevi ma compresse in soli due giorni di attività in pista.
A vincere è stato l'ungherese Norbert Kiss, già campione nel 2014 e quindi confermatosi come protagonista assoluto. Un ruolino di marcia incredibile per il 30enne: 19 gare conquistate (praticamente la metà); 17 pole su 20 (le qualifiche determinano la griglia di gara 1 e di gara 4, mentre le restanti gare seguono l'ordine d'arrivo delle precedenti); 599 punti conquistati e il "weekend perfetto", con il dominio assoluto al Red Bull Ring (4 vittorie e 2 pole, cioè tutto). Kiss ha esordito nel 2011 dopo una buona carriera vissuta tra i monomarca del suo Paese natale.
Norbert Kiss
Il secondo classificato è il ceco Adam Lacko, classe '84. Per lui è arrivato l'ennesimo piazzamento (Ha già ottenuto due terzi posti finali in passato), con 6 vittorie totali. In passato Lacko ha corso con le GT e anche nel WTCC stagione 2005 (guidando per altro una Alfa Romeo e piazzandosi 12° a Monza).
Il 41enne tedesco Jochen Hahn, un pilota tra quelli di maggior successo nella storia della serie, ha vinto in 4 occasioni e ha strappato per tre volte la pole a Norbert Kiss, concludendo alla fine dell'anno in una onorevole terza posizione.
Altri 5 piloti hanno vinto almeno una gara. Trattasi degli ex campioni Antonio Albacete (spagnolo, 50 primavere) e David Vrsecky (ceco, 39 anni); di René Reinert, Anthony Janiec e soprattutto di Stephanie Halm.
Antonio Albacete
Bando ai prevenuti, se parliamo dell'ETRC. Già, perché a differenza di quanto si possa immaginare, questo campionato offre ben due presenze femminili. Le donne possono competere ad alto livello nel motorsport? Certo. Le donne possono guidare pesanti mezzi in assetto corsa? Assolutamente sì, e chi pensa il contrario deve farsi fare certamente un check up mentale. Stephanie Halm e Ellen Lohr hanno concluso un'altra stagione da protagoniste, con la Halm capace di vincere a Budapest e di salire altre due volte sul podio, e con la Lohr stabilmente nella top ten.
Stephanie Halm festeggia la vittoria all'Hungaroring. Insieme a lei sul podio Vrsecky (2°) e Kiss (3°)
Vale la pena ricordare che Ellen Lohr è attualmente l'unica donna ad aver vinto una gara nella storia del DTM.
Tra le curiosità statistiche di questo 2015 va annoverata l'intera stagione di David Vrsecky. Il pilota ceco è l'unico ad aver completato tutte e 40 le gare in programma, andando sempre a punti, con due vittorie come miglior risultato e un 9° posto come peggior prestazione annuale. Inoltre, anche se forse non è esattamente una ricorrenza felice, Vrsecky ha ottenuto 18 quarti posti.
Per quanto riguarda le marche, la lotta tra Man e Freightliner è stata vinta dalla prima, forte dell'apporto di Norbert Kiss. La Man è comunque la marca più presente in questo 2015. Iveco ha potuto festeggiare i 4 podi di Gerd Körber, 52 enne tedesco che già nel 1991 fu capace di vincere l'allora classifica riservata alla Classe C. Oggi è ancora competitivo, come del resto lo sono Albacete e Vojtisek (che di anni ne ha 54). Scania, Mercedes, Renault e DAF non hanno ottenuto risultati di rilievo.
Nonostante le griglie di siano ristrette, il campionato gode di un buon seguito. La speranza è che si possano di nuovo raggiungere i numeri di qualche anno fa, perché a differenza di altre serie automobilistiche e motociclistiche, non ci sono né ora né all'orizzonte sostituti all'altezza.
TRO offers you the European Truck Racing Championship full season highlights. This video was presented last Sunday during the FIA Prize-Giving Ceremony in Le Mans. Enjoy, like and share!
Potere ai giovani, nella Blancpain Sprint Series! La serie dedicata alle GT sorella della più affollata versione endurance ha regalato agli appassionati un finale di stagione incerto e combattuto, nonostante appunto delle griglie di partenza abbastanza ridotte.
La vittoria finale è andata alla Bentley del team HTP guidata dalla coppia Abril/Buhk. Vincent Abril è nato nel 1995 ma può vantare già una discreta esperienza sulle ruote coperte, avendo esordito a 16 anni nella Leon Supercopa francese (andando per altro subito forte). Nel 2013 è diventato uno dei più giovani di sempre a vincere una gara nel FFSA GT Tour, una delle peculiarità che gli hanno permesso di diventare un assistito di un manager che conosciamo bene: Olivier Panis. Per Maximilian Buhk si tratta di una conferma in una luminosa e giovane carriera. Buhk è nato nel 1992, ma attualmente può già vantare nel suo palmares un campionato europeo FIA GT3 e la vittoria nella Blancpain Endurance Series 2013.
Buhk e Abril, i vincitori
I due poco più che ventenni hanno comunque dovuto fare i conti fino all'ultima gara con un altro grande talento, cioè Robin Frijns. L'olandese, dopo aver perso il treno della F1, non ha abbandonato la speranza trovando subito un sedile in Formula E e pure in questo campionato, dove insieme a Vanthoor e alla Audi del team WRT ha vinto ben in 5 occasioni. Tuttavia nulla ha potuto contro la Bentley vincitrice, in quel di Zandvoort teatro dell'ultima gara del campionato. Le due vetture contendenti avevano solo un punto di differenza alla vigilia della main race olandese, e hanno concluso al primo e al secondo posto, con Abril/Buhk davanti.
Va comunque ricordato che, in realtà, Frijns e Vanthoor hanno perso il titolo - che sarebbe stato meritato - nel pazzesco incidente di Misano, dove Vanthoor ha subito una frattura alla gamba sinistra e un trauma cranico.
A proposito di Italia, la nostra presenza nel campionato è stata piuttosto ridotta. Dal punto di vista delle vetture, la Ferrari ha potuto conquistare due vittorie con il team belga Rinaldi e i piloti Norbert Siedler e Marco Seefried, mentre la Lamborghini del Reiter Engineering ha vinto la qualifying race a Mosca con Nick Catsburg e Albert Maria Lamoral Miguel Johannes Gabriel, XII Principe della casata Thurn und Taxis. L'aristocratico, già vincitore del GT ADAC 2010, ha finalmente conquistato la prima gara in uno dei due campionati Blancpain, serie che frequenta spesso.
La Lamborghini Gallardo LP 560-4 R-EX di Catsburg e Albert von Thurn und Taxis
Per quanto riguarda i piloti Marco Bonanomi ha corso - con la sua casa d'elezione, la Audi - in coppia con Salaquarda, ma purtroppo non è mai arrivato il podio, cosa che invece è accaduta per ben due volte (su due gare disputate) a Mirko Bortolotti. L'ex test driver Ferrari e Williams è arrivato secondo e terzo a Misano in coppia con il finlandese Kujala e a bordo della Lamborghini del team austriaco Grasser Racing.
Marco Bonanomi
Il titolo per le scuderie è andato al Belgian Audi Club Team WRT, capace di vincere 6 gare in totale ma soprattutto presente in massa con 4 Audi R8 LMS Ultra che hanno partecipato a tutti gli appuntamenti, a differenza degli altri team attivi con le classiche due vetture.
La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie): Vincent Abril/Maximilian Buhk (FRA/GER – Bentley/HTP) 135 (4)
Robin Frijns (NED – Audi/WRT) 127 (5)
Laurens Vanthoor (BEL – Audi/WRT) 109 (5)
Norbert Siedler (AUT – Ferrari/Rinaldi) 95 (2)
Marco Seefried (GER – Ferrari/Rinaldi) 92 (2)
Stéphane Ortelli/Stéphane Richelmi (MCO/MCO – Audi/WRT) 76 (1)
Átila Abreu/Valdeno Brito (BRA/BRA – BMW/Team Brasil) 74
Christopher Mies (GER – Audi/WRT) 62
Markus Winkelhock/Nikolaus Mayr-Melnhof (GER/AUT – Audi/Phoenix Racing) 48
Enzo Ide (BEL – Audi/WRT) 44
Átila Abreu/Valdeno Brito (BRA/BRA – BMW/Team Brasil) 40
Albert von Thurn und Taxis (GER – Lamborghini/Reiter) 39 (1)
Nick Catsburg (GER – Lamborghini/Reiter) 35 (1)
Maxime Martin/Dirk Müller (BEL/GER – BMW/Team Brasil) 31 (1)
Craig Dolby/Sean Walkinshaw (GBR/GBR – Nissan/MRS GT + Always Evolving) 31
Marco Bonanomi/Filip Salaquarda (ITA/CZE – Audi/ISR) 26
Rob Bell/Kévin Estre (GBR/FRA – Mclaren/Attempto) 22
Mirko Bortolotti/Patrick Kujala (ITA/FIN – Lamborghini/Grasser) 21
Nicki Thiim/Frédéric Vervisch (DEN/BEL – Audi/WRT) 21
Jules Szymkowiak (NED – Bentley/HTP) 18
James Nash/Frank Stippler (GBR/GER – Audi/WRT) 17
Max van Splunteren (NED – Bentley/HTP) 10
Tom Dillmann (FRA – Bentley/HTP) 8
Marko Asmer (EST – Mercedes/GT Russian) 8
Aleksey Karachev (RUS – Mercedes/GT Russian) 7
Roman Mavlanov (RUS – Mercedes/GT Russian) 6
Bernd Schneider (GER – Mercedes/GT Russian) 4
Peter Kox (NED – Lamborghini/Reiter) 4
Aleksey Vasilyev (RUS – Mercedes/GT Russian) 4
Jeroen Bleekemolen (NED – Ferrari/Rinaldi) 3
Christophe Bouchut (FRA – Mercedes/GT Russian) 3
Indy Dontje (NED – Mercedes/GT Russian) 2
La GP2 ha avuto un solo dominatore, in questo 2015. Si tratta di un pilota trasformato in un rullo compressore che ha raccolto un impressionante filotto di 21 piazzamenti a punti su 21 gare, che ha vinto in 7 occasioni e che è salito sul podio altre 9 volte. E così facendo ha stracciato tutti i precedenti record della serie.
Il suo nome è Stoffel Vandoorne, e il suo destino è legato alla Mclaren-Honda, un team nel quale è già test driver e dove probabilmente esordirà come titolare fra non molto tempo. Il belga classe 1992 non sarà pilota ufficiale nel 2016, ma il rischio di cadere nell'effetto Pantano è ridottissimo. Grazie alle straordinarie performance, Vandoorne ha contribuito a portare il titolo dedicato ai team alla ART Grand Prix, anche quest'anno succursale della Mclaren-Honda avendo piazzato, oltre al belga, anche il giapponese Nobuharu Matsushita (vincitore della F3 giapponese e quest'anno trionfatore nella sprint race in Ungheria).
Stoffel Vandoorne
Solo un pilota ha provato a tenergli testa. Alexander Rossi, nel frattempo anche impegnato in F1 con la Manor Marussia, ha tentato di mantenere vive le speranze di agguantare Vandoorne, ma il vantaggio del belga era già troppo grande. Il titolo è stato assegnato a Sochi, con ancora 4 gare (poi diventate 3 a causa della cancellazione della sprint race di Abu Dhabi) da correre. Rossi aveva dato prova di aver trovato un soddisfacente stato di forma, con una vittoria a Spa, a Monza e in Russia, comunque le uniche della sua stagione.
Alexander Rossi
Purtroppo non è stata una buona annata per l'unico italiano presente in griglia, cioé Raffaele Marciello. Zero vittorie, zero pole position, zero giri veloci e soltanto 4 podi, in una stagione che si prospettava molto diversa alla vigilia della prima gara in Bahrain. Le speranze di vederlo esordire in F1 si sono ridotte al lumicino, con la Sauber votata ai due attuali piloti paganti e il team Haas occupato da piloti più esperti.
Raffaele Marciello
Ottima stagione invece per Sergey Sirotkin, russo che ha mosso i primi passi nelle monoposto in Italia. Al suo debutto nella serie ha subito centrato il terzo posto finale con uno stupendo hat-trick nella feature race di Silverstone. Non era certo la prima volta per lui con delle macchine così potenti, avendo guidato a lungo in Auto GP e nella F.Renault 3.5, ma ha comunque lasciato un'ottima impressione.
A un solo punto di distanza dal podio finale si è posizionato l'indonesiano Rio Haryanto. Rio ha finalmente fatto il salto di qualità alla sua quarta stagione completa nella serie. Per lui sono arrivate tre vittorie, tutte ottenute in occasione delle sprint race. In generale, a parte i pessimi weekend a Monaco, Spa e Monza, l'indonesiano classe '93 ha sempre navigato nella top ten. Grazie allo sponsor Pertamina - la compagnia petrolifera statale indonesiana - Rio può vantare un budget sufficiente per esordire in F1, e grazie ai risultati di quest'anno non sarebbe nemmeno una brutta idea considerando che i già presenti Ericsson, Stevens e Merhi hanno conseguito in carriera risultati simili ai suoi (se non peggiori).
Rio Haryanto
Anche per Alex Lynn (ora parte dello junior team Williams dopo aver partecipato a quello Red Bull) è stato un bell'esordio, con due vittorie e il sesto posto finale in classifica. Il francese Pierre Gasly (Red Bull Junior Team) ha vissuto invece una stagione altalenante, con svariate pole position soprattutto nelle gare finali ma nessuna vittoria all'attivo.
Pierre Gasly
Per i tre team italiani presenti (Rapax, Trident e Lazarus) è stata una stagione vissuta prevalentemente nella pancia del gruppo. Rapax ha vinto con Sirotkin, mentre Trident ha fatto qualche visita al podio con Marciello. Per il team Lazarus è stata l'ultima stagione nella serie e sarà sostituita nel 2016 dalla corazzata Prema Powerteam.
In generale la GP2 ha confermato le sue peculiarità, con 15 piloti saliti sul podio sui 36 che hanno calcato le piste del campionato almeno una volta. Purtroppo la serie ha perso nel corso della stagione l'Hilmer Motorsport, team che ha cambiato la line up praticamente a ogni appuntamento, e anche altri hanno cambiato piloti creando una girandola che ritengo eccessiva e che fa riflettere. Questa serie è davvero propedeutica o è in realtà una sorta di F1-bis nella quale la compravendita di sedili è fin troppo aggressiva? Il dubbio permane, in attesa di un 2016 più combattuto nelle posizioni di vertice.
Ecco la classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie): Stoffel Vandoorne (BEL – ART) 341.5 (7)
Alexander Rossi (USA - Racing Engineering) 181.5 (3)
Sergey Sirotkin (RUS - Rapax) 139 (1)
Rio Haryanto (INA - Campos) 138 (3)
Mitch Evans (NZL - Russian Time) 135 (2)
Alex Lynn (GBR - DAMS) 110 (2)
Raffaele Marciello (ITA - Trident) 110
Pierre Gasly (FRA - DAMS) 110
Nobuharu Matsushita (JAP - ART) 68.5 (1)
Richie Stanaway (NZL - Status) 60 (2)
Arthur Pic (FRA - Campos) 60
Jordan King (GBR - Racing Engineering) 60
Artem Markelov (RUS - Russian Time) 48
Julián Leal (COL - Carlin) 38
Sergio Canamasas (SPA - MP Motorsport/Lazarus/Hilmer) 27
Nathanaël Berthon (FRA - Lazarus) 27
Robert Visoiu (ROM - Rapax) 20
Norman Nato (FRA - Arden) 20
Nick Yelloly (GBR - Hilmer) 19
André Negrão (BRA - Arden) 5
Oliver Rowland (GBR - MP Motorsport/Status) 3
René Binder (AUT - Trident/MP Motorsport) 2
Daniël de Jong (NED - MP Motorsport/Trident) 1
Dean Stoneman (GBR - Carlin) 1
Gustav Malja (SWE - Trident/Rapax) 1
Evviva le pagelle! Questo strumento innovativo è ancora di moda e anche il glorioso blog Piloti e Motori vuole utilizzarlo per attirarsi nuove antipatie! La F1 è lo sport (!!) adatto per una sontuosissima pagella piena di considerazioni intelligenti e di simpatici numerini a fianco del nome dei protagonisti. Cominciamo, allora..
Lewis Hamilton, voto 9
Non gli è importato un accidente di vincere il mondiale contro le altre mezze seghe che ci sono in pista. C'è stata solo una cosa importante nell'annata di Lewis: la fi*a. Palate di f*ca in formazione da valanga scese su di lui indifferentemente dal risultato raggiunto in pista. Meglio del migliore Irvine, ma con un filino di catenoni d'oro in più.
Sebastian Vettel, voto 9
Il voto è esclusivamente relativo alle enormi trollate che ci ha regalato in questa stagione, soprattutto nei momenti in cui perculava il duo Hamilton/Rosberg. Facendoci per altro scoprire che Rosberg è un permalosone. Ha vinto anche tre gare, ma secondo la teoria del complotto che impera sulle nostre teste è stato solamente un favore della Mercedes fatto a Ecclestone per mantenere vivo l'interesse bla bla bla bla.
Alexander Rossi, voto 9
Macché Valentino e Marc Marquez, qui c'è molto di più da dire! Alexander Rossi, l'americano più osteggiato dalle future scuderie americane, è arrivato in F1 e le ha suonate al più esperto compagno di scuderia, cioè... Bèh, ora mi sfugge il nome... Non so, mi verrà in mente. Comunque Rossi è andato più forte, ecco.
Kimi Raikkonen, voto 5
Essere diventato padre lo ha reso diverso. Non potendo rischiare di scambiare la vodka con il biberon, Kimi ha buttato in qualche lago la sua riserva alcolica. La depressione del ragazzo non ha trovato sfogo sulle piste del mondiale, contribuendo alla sua nuova dimensione astemia. Il fatto di essere andato bene solo nelle gare mediorientali ha aggravato il tutto. Dategli il Martini di Bottas (anzi, meglio di no).
Pastor Maldonado, voto 8
Il mitico Pastorone ha fatto notare a più riprese che a differenza del solito i ritiri determinati da cause esterne (avversari impazziti e guasti) sono stati maggiori delle cagate commesse personalmente. Un grande salto in avanti per l'eroe dei carrozzieri. Stagione comunque sfortunata, a tal punto che Calimero si è sentito in dovere di andare a rincuorare il buon Pastor e chiedergli una sponsorizzazione PDVSA.
Roberto Merhi, voto 7
Nonostante sia stato costretto a farsi da parte per qualche GP visto l'arrivo di Alexander Rossi, lo spagnolo ha fatto vedere ottime cose, soprattutto quando si è messo ad andare più forte di... Dai, Coso lì... Come si chiama? Proprio non ricordo, forse comincia per G? Giedo Van der Garde? No, lui è quello che ha reclamato perché aveva firmato cento contratti con l'inchiostro trasparente. Vabbèh, sono sicuro che prima o poi lo troveremo, eh?
Romain Grosjean, voto 6
Erano tutti molto preoccupati per questo suo cambiamento di personalità, che lo aveva portato ad essere uno dei piloti più precisi e prestazionali del Circus. Fortunatamente, però, è tornato in lui con l'incidente di Sochi. Bentornato, Romain! La Haas ha bisogno di te!
Sergio Perez, voto 8
Ora, a bocce ferme, possiamo dirlo: a inizio anno Perez estrae a sorte il carattere mentale da portare in pista durante la stagione. Quest'anno è andata bene, avendo selezionato il modello "freddo calcolatore consistente e rilassato", ma per il 2016 è ancora tutto da decidere.
Nico Hulkenberg, voto 4
Avrà anche vinto a Le Mans, ma non è certo stata una stagione esaltante per l'uomo che, con la sola imposizione del trofeo francese, ha determinato a domino lo spostamento universale dei calendari automobilistici che presto farà cadere nello stesso giorno il GP di Montecarlo, la 24 Ore di Le Mans, la Indy 500, la tappa più estrema della DAKAR, il 1000 Laghi, la 24 Ore di Daytona, la Bathurst 1000 e la rievocazione storia della Mille Miglia.
Daniel Ricciardo, voto 5
L'idolo delle folle 2014 è stato detronizzato a favore del nuovo idolo delle folle 2015, e questo ha minato un po' il suo sorriso. E i continui raid del vicino di casa Massa, accompagnato da quel furbacchione di suo figlio, non hanno certo aiutato l'australiano a riprendersi.
Felipe Massa, voto 7
Ha vinto la sfida con Ricciardo (perché i suoi adesivi erano più grandi) e ha cominciato a ritirarsi un po' dalla F1, mostrando suo figlio ovunque potesse in cerca di prematuri contratti. In pista ha dato del suo meglio ma è in odore di Barrichellite, con tutto il rispetto.
Daniil Kvyat, voto 8
Il russo ha cominciato la stagione un po' in sordina, ma dopo metà anno è uscito fuori il lato romanesco che c'è in lui. Da quel momento zero seghe mentali, testa bassa e un sacco di insulti all'italiana.
Max Verstappen, voto 8
Il nuovo idolo delle folle 2015 ha effettivamente incantato tutti con i suoi sorpassi, rendendo la visione di suo padre ai box un po' meno pesante. Da lui ci si aspetta, ovviamente, un 2016 spettacolare con almeno 8 vittorie, 12 pole position e sorpassi in retromarcia.
Carlos Sainz, voto 7
Il voto va alla pazienza dello spagnolo, che ha dovuto sopportare la presenza di un minorenne ai box e la riluttanza di Renault nel fornirgli un motore decente.
Felipe Nasr, voto 6
L'altro Felipe ha fatto una gara della madonna in Australia, decidendo in seguito di abbandonare le competizioni dopo aver raggiunto tutti i suoi obiettivi. La stagione è infatti proseguita semplicemente per inerzia.
Marcus Ericsson, voto 5
Lo stesso discorso di Nasr vale anche per Ericsson, considerato a tutti gli effetti "IL" pilota pagante per eccellenza, e vincitore in quella che ogni anno viene definita "la corsa a perdifiato e stracciassegni verso l'Ambito secondo sedile Sauber che ha un motore Ferrari e che ha livree abbondantemente disponibili".
Fernando Alonso, voto 1
Fernando ha battuto ogni record in questo 2015: ha fatto incazzare chiunque si trovasse a tiro, ha provocato in lungo e in largo e per la prima volta si è fatto battere dal compagno di squadra. I piloti di carattere esistono, in questa F1: solo che nel suo caso è come trovarsi di fronte a una bomba con migliaia di fili, per altro tutti identici...
Jenson Button, voto 6
Con la pazienza zen ha accumulato una discreta serie di gare nelle retrovie. Ma non è stato sopraffatto dalla sindrome del "brucia di più arrivare secondi che tredicesimi". Con il rinnovo del contratto ha prolungato la sua permanenza in F1, con il dichiarato obiettivo di rimanerci fino al 2030.
Nico Rosberg, voto 5
Si è svegliato dopo Austin, con l'errore che gli è costato la gara. Il problema è capire quando si è addormentato, con tutta quella fi*a nel box a fianco al suo! Il 2016 sarà comunque roseo, visto che durante le prime gare Hamilton dovrà sicuramente fare i conti con il post-sbronza.
Valtteri Bottas, voto 5
La lotta intestina con Raikkonen lo ha leggermente fatto chiudere in sé stesso e trasformandolo quindi definitivamente in una pietra inanimata. Valtteri è riuscito nell'impresa di concludere il mondiale in 5° posizione, cioè primo dei non marziani, senza farsi notare praticamente mai.
Bernie Ecclestone, voto 9
Il capo della baracca ha dimostrato di non aver ancora bisogno della badante, soprattutto quando ha dato dei bambini ai proprietari dei team. A Monza non si è fatto convincere dalle pressioni di Renzi e di Ivan Capelli, colpendo alle spalle soprattutto quest'ultimo con un regalo inaspettato: la raccolta fotografica ufficiale della stagione 1992 vista dalla prospettiva dei muretti di contenimento quell'anno tanto coccolati.
Jean Todt, voto 2
La FIA non sa più cosa pensare e allora il signor Todt ha deciso di scrivere un regolamento nuovo per la F1, con regole come il sorteggio dei punti da assegnare nella classifica finale e la distribuzione casuale dei motori. Tale regolamento è ovviamente consultabile grazie al pratico volume da 462 pagine stilato in linguadoca.
Toto Wolff, voto 1
Il voto è basso per non aver dato a Susie un sedile. Ma che marito sei? Non solo le hai fatto cambiare cognome, ma hai anche distrutto il sogno della sua vita. Senza cuore!
Helmut Marko, voto 3
Portavoce ufficiale dei voleri del patron Red Bull, Marko ha declamato con costanza e con apparente casualità le misure che il team di Milton Keynes avrebbe intrapreso per combattere questa situazione di ingiustizia che si respira in F1. Ha minacciato il ritiro della Red Bull e della Toro Rosso, ha sfanculato tutti i costruttori presenti, ha messo in dubbio i regolamenti e deriso Ecclestone e Todt per il loro immobilismo. Risultati? Bèh, l'anno prossimo la Red Bull scenderà in pista e tutti rimarranno al loro posto. "Helmut Marko: l'uomo che scherzò più volte".
Il pilota di cui non mi ricordo il nome, voto 5
Le ha prese da Rossi e da Merhi, si è fatto insultare da Alonso, si è fatto crescere la barba... Un pilota che sarà ricordato per sempre. Si chiama... Ce l'ho sulla punta della lingua... Però niente. Forse parliamo di Montermini? Di Yamamoto? Firman? Ide? Pic? Eric Van de Poele? Johnny Dumfries? No, niente da fare. Facciamo così, appena mi viene in mente ve lo dico.
Jules Bianchi e Justin Wilson, voto 10
Perché rimarranno nel nostro cuore, come eroi senza tempo e senza macchia.
Qualcosa non quadra in questo WTCC. Un campionato che personalmente amo, per la varietà di team e piloti, per la scelta dei tracciati, per la tipologia stessa di vetture che gareggiano. Tuttavia nel 2015 c'è stata un'ulteriore spinta verso il basso per quanto riguarda la quantità di iscritti. Sicuramente l'arrivo del TCR non ha aiutato, perché alcune scuderie hanno scelto di aderire alla serie fondata dall'ex Marcello Lotti.
C'è una considerazione fondamentale da fare: qui ci sono le case ufficiali, mentre nel TCR no (o non ancora). Le case ufficiali portano prestigio, investono soldi, ingaggiano piloti di spessore e in generale determinano la fortuna della serie (se sono tante). Sull'altro piatto della bilancia gravano però i vuoti lasciati dalle case ufficiali che invece se ne vanno, il divario di competitività che può mettere in ginocchio speranze e portafoglio degli indipendenti, e in generale la quasi assoluta certezza di sapere chi vincerà il campionato più o meno già a partire dal primo appuntamento.
Dopo l'addio di Alfa Romeo, la dismissione del programma ufficiale di Seat e il disimpegno di BMW e Chevrolet si aggiungerà anche un ulteriore addio da parte di Citroën. Le vetture francesi rimarranno gestite da privati dal 2017, mentre rimarranno il Team Jas, in grado di vantare un rapporto di ufficialità con la casa madre Honda, e la russa Lada. Nel 2016 ci sarà l'arrivo di Volvo a dare una rinfrescata, ma ci sarebbe bisogno anche di altri ingressi indipendenti che possano dare un altro tipo di anima al campionato.
La Volvo S60 che debutterà nel WTCC 2016
Tornando al 2015, ha vinto ancora una volta la Citroën. Anzi, ha stravinto. Per i francesi è andata ancora meglio del 2014: 21 gare vinte (su 24), dieci delle quali da José Maria Lopez, l'ormai consacrato pilota argentino che ha riportato in alto i colori di una nazione innamorata delle corse. Per lui è il secondo titolo consecutivo.
José Maria Lopez, dieci vittorie nel 2015
Con 6 vittorie Yvan Muller ha mantenuto la seconda piazza, anche se solo per un punto. Sarebbe stata una bella soddisfazione, per Sébastien Loeb, superare il maestro. D'improvviso, però, la Citroën ha "licenziato" Loeb, confermando i soli Lopez e Muller per il 2016 e facendo svanire il suo obiettivo: conquistare il WTCC entro tre anni dal suo debutto. Un vero peccato.
Dietro le imprendibili francesi si è posizionata la Honda, grazie alla costanza di Tarquini, al talento dell'ungherese Michelisz (1 vittoria, in casa) e agli spunti di Monteiro, che ha ottenuto due vittorie. Sarebbero potute essere tre, per il portoghese, non fosse stato per la squalifica rimediata a Buriram (irregolarità tecniche).
Norbert Michelisz ha per altro vinto la classifica riservata agli indipendenti, con soli 4 punti di vantaggio sul marocchino Mehdi Bennani (pilota del team di Sébastien Loeb). I due hanno spesso lottato ravvicinati e hanno distanziato di molto gli altri indipendenti.
Qualche sprazzo di competitività anche per la Lada, grazie ai due podi ottenuti da Robert Huff. Il fatto che i suoi compagni di squadra (salvo Catsburg, capace di raggiungere il 4° posto due volte) abbiano faticato un po' di più significa due cose, che la Lada è ancora acerba e che Huff è attualmente superiore (come spunto) agli altri.
Rob Huff
Buon debutto, praticamente sempre in top ten, per l'ex formulista Nicolas Lapierre. Il francese, considerato un buon prospetto per la F1 prima che arrivassero Grosjean, Bianchi e Vergne, si è riciclato nelle categorie a ruote coperte, e con un programma full time in WTCC potrebbe dire la sua.
Per la pattuglia italiana, a parte Tarquini, va senz'altro citata l'annata appena sufficiente del Roal Motorsport. Grazie a un secondo posto di Tom Coronel e a un terzo di Tom Chilton in Ungheria la stagione è stata salvata, ma non è comunque arrivata la vittoria come nel 2014. Stefano D'Aste non ha infine colto grandi risultati nel corso dell'anno, rimanendo spesso intruppato nelle retrovie e faticando a trovare il feeling con la Cruze (vettura che non aveva mai guidato negli anni precedenti).
La gara più attesa della stagione, quella del Nurburgring versione Nordschleife, è stata un successo dal punto di vista della copertura mediatica, ma non ha comunque attratto molte wild card come succede per la classica di Macao (quest'anno evento topico del TCR). Sabine Schmitz, la tedesca grande esperta del tracciato di casa, ha conquistato il suo unico punto stagionale in gara 1 dando un pizzico di rosa alla serie.
La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie): José Maria Lopez (Citroën) 475 (10)
Yvan Muller (Citroën) 357 (6)
Sébastien Loeb (Citroën) 356 (4)
Ma Qing Hua (Citroën) 241 (1)
Gabriele Tarquini (Honda/Jas) 197
Norbert Michelisz (Honda/Zengo) 193 (1)
Tiago Monteiro (Honda/Jas) 177 (2)
Mehdi Bennani (Citroën/Loeb) 127
Hugo Valente (Chevrolet/Campos) 120
Robert Huff (Lada/Rosneft) 103
Tom Chilton (Chevrolet/Roal) 96
Nick Catsburg (Lada/Rosneft) 41
Tom Coronel (Chevrolet/Roal) 39
Stefano D'Aste (Chevrolet/Munnich) 28
Jaap Van Lagen (Lada/Rosneft) 16
Nicolas Lapierre (Lada/Rosneft) 8
James Thompson (Lada/Rosneft) 6
John Filippi (Chevrolet/Campos) 6
Néstor Girolami (Honda/Nika) 5
Grégoire Demoustier (Chevrolet/Craft Bamboo) 5
Rickard Rydell (Honda/Nika) 4
Tin Sritrai (Chevrolet/Campos) 3
Sabine Schmitz (Chevrolet/Munnich) 1
Sono essenzialmente tre i piloti protagonisti della stagione 2015 della NASCAR Sprint Cup: Kyle Busch (il vincitore finale) Joey Logano (la giovane conferma) e Jeff Gordon (il grande senatore alla sua ultima stagione completa nella serie).
Kyle Busch
Kyle Busch ha meritatamente vinto il titolo, in una stagione per altro alquanto travagliata. Era cominciato infatti tutto in modo cruento, con il grave infortunio rimediato nella gara Xfinity di Daytona; per lui gamba destra rotta e piede sinistro malconcio. A causa del calendario ristretto, Kyle ha dovuto saltare ben 11 gare prima di ripresentarsi nei ranghi e attuare una formidabile rimonta, con continui piazzamenti nella top 5. I punteggi della NASCAR permettono recuperi di questo tipo, e la qualificazione alla Chase Cup è diventata realtà senza in realtà troppi patemi. Nella fase a eliminazione il fratello di Kurt ha continuato a ottenere grandi risultati, gestendo bene soprattutto l'ultima decisiva gara a Miami con una bella vittoria, senza sentire la pressione dei fan, oltre centomila tra le tribune e l'infield.
Kevin Harvick, detentore del titolo 2014, ha fatto il possibile per contrastare Kyle Busch, arrivandogli alle spalle nell'ultima gara e perdendo il campionato per un solo punto. Coincidenza ha voluto che Busch abbia vinto il titolo con 5043 punti in tasca, gli stessi che aveva totalizzato Harvick nell'anno precedente.
Sull'ovale di Homestead è stata celebrata anche l'ultima stagione a tempo pieno di Jeff Gordon in NASCAR. Il grande campione, uno dei volti simbolo della serie, aveva annunciato il ritiro dalla NASCAR, salvo poi lasciare uno spiraglio relativamente ad altre competizioni. Non è stata l'ultima volta per Jeff Gordon su una macchina da corsa, ma è comunque il canto del cigno riguardo alla Sprint Cup, che ha avuto occasione di vincere fino all'ultimo con una stagione consistente (nel quale ha comunque vinto una volta soltanto). Si tratta quindi di un arrivederci, per un campione che - come accadrà per Valentino Rossi o per Sebastian Loeb - graviterà sempre nel proprio ambiente natìo, pur se con ruoli diversi. L'anno prossimo ci sarà un nuovo ritiro eccellente, già annunciato da Tony Stewart proprio nel corso della stagione. Sarà una nuova NASCAR, senz'altro.
Jeff Gordon
Il pilota che ha vinto più gare è stato Joey Logano. Il pilota del Connecticut, nato nel 1990, ha confermato le ottime prestazioni del 2013 e del 2014. Da quando si è stabilito in Penske c'è stato un vero e proprio salto di qualità, quest'anno ancora evidente con la vittoria alla Daytona 500 e con altre sei prime posizioni conquistate - anche se non è arrivata l'opportunità di lottare per la Chase Cup, essendo stato eliminato in "semifinale". La sua stagione tuttavia è stata macchiata dalla capricciosa bagarre con Matt Kenseth, cominciata in Kansas (dove Logano aveva maliziosamente toccato Kenseth facendolo andare in testacoda, senza comunque ricevere sanzioni) e proseguita malamente a Martinsville, in Virginia, con lo scontro intenzionale tra i due provocato da Kenseth per "vendetta". Kenseth ha poi subito una squalifica di due gare.
Martin Truex Jr. si è classificato quarto in campionato. Una bella sorpresa, considerando che il pilota del New Jersey non aveva mai fatto meglio dell'11° posto nella classifica finale. Ci si attende da lui una conferma anche nel 2016, magari continuando sulla scia della costanza dimostrata quest'anno (nelle prime 15 gare è stato 14 volte nella top ten).
Martin Truex Jr. si complimenta con Brad Keselowski
Ancora rinviato il salto di qualità per gli ex formulisti AJ Allmendinger, Casey Mears, Danica Patrick e Sam Hornish Jr.; salvo qualche piazzamento nessuno di loro ha mai seriamente partecipato alla lotta per la Chase Cup.
Brett Moffitt ha vinto il titolo di Rookie Of The Year. Il pilota dell'Iowa, classe '92, ha concluso per una volta nella top ten e per il resto ha gareggiato a centro gruppo, dimostrando comunque di saper degnamente concludere le corse. La lotta per questo titolo non è stata comunque esaltante come quella dell'anno precedente, quando furono in lizza Larson (poi vincitore della sfida) e Austin Dillon.
Brett Moffitt
Toyota ha vinto il titolo piloti con Kyle Busch battendo le tre Chevrolet avversarie presenti all'ultimo round, ma non è bastato; Chevrolet ha infatti conquistato il titolo costruttori con un buon vantaggio. Le due case si sono divisi la maggioranza delle vittorie (15 per Chevrolet, 14 per Toyota), mentre Ford ha vinto in 7 occasioni grazie fondamentalmente al Team Penske, unica scuderia con tali motori a piazzare dei piloti nella top 15 finale. Curiosa anche la situazione in casa Toyota, con la totalità delle vittorie portate a casa dal Joe Gibbs Racing - il team nel quale ha corso il campione 2015 Kyle Busch.
Probabilmente la FIA non si sarebbe aspettata, nel 2012, un così grande successo per la sua neonata serie chiamata World Endurance Championship. Era dal 1992 che non esisteva un campionato mondiale che mettesse insieme prototipi e GT in un calendario composto da gare di durata, e nel corso degli anni questa mancanza era stata a malapena rimpiazzata dalla crescente popolarità della 24 Ore di Le Mans, dietro a una sapiente opera di comunicazione e di marketing dell'ACO.
Eppure, eppure... sembra proprio che la passione per il WEC cresca sempre di più, anche in un paese insospettabile come l'Italia, tralasciando comunque il fatto che basterebbe una vittoria Ferrari in F1 per far girare di nuovo la testa a molti tifosi estemporanei. Al di là di queste guerre di quartiere inutili, c'è un fatto incontestabile che gli abituali appassionati di endurance riconosceranno. Nel WEC, attualmente, ci sono tutti gli elementi per una narrazione epica delle corse, con le grandi marche (Porsche, Audi, Toyota) che si sfidano nella miglior classe (la LMP1) grazie alle gesta di piloti di prestigio quali Mark Webber, André Lotterer, Lucas Di Grassi, Sebastien Buemi, Loic Duval - più o meno tutti con le stesse possibilità di vittoria.
Escludendo Le Mans, che ha regole d'ingaggio diverse, nel WEC 2015 il parco partenti ha raggiunto una certa stabilità, con circa 30 vetture presenti a ogni appuntamento guidate da equipaggi per la maggioranza full time. Questa particolarità ha portato alla formazione di classifiche molto corte, evitando la parcellizzazione dei sedili che si vede talvolta in altri campionati. E inoltre è d'aiuto anche per il pubblico, così maggiormente in grado di riconoscere i propri beniamini e fidelizzare il proprio interesse. Non sarebbe male nemmeno differenziare le livree delle varie LMP1 - che sono dannatamente identiche - ma questo è un desiderio personale.
Con la campionessa uscente Toyota un po' in sordina sono state Audi e Porsche a combattere per la corona 2015, con numerose battaglie in pista che hanno entusiasmato. Il divario tra le due compagini tedesche è stato ridottissimo per tutta la stagione, ma a trionfare alla fine è stata la Porsche, grazie soprattutto alle quattro vittorie in fila (Nurburgring, Austin, Fuji, Shanghai) del trio Timo Bernhard/Brendon Hartley/Mark Webber. I campioni del mondo 2015 hanno però dovuto faticare non poco per portare a casa l'ambito riconoscimento, per via del rocambolesco round finale in Bahrain.
Tra le dune del deserto la Porsche poi vincitrice della classifica assoluta ha subito numerose noie tecniche (al motore, soprattutto) che hanno quasi fatto pensare a un ritiro dalla gara; un'eventualità che avrebbe portato a una vittoria Audi nel campionato con Fassler/Lotterer/Treluyer. A salvare la leadership di Bernhard/Hartley/Webber (5° in gara) ci sono stati altri due eventi: i guai meccanici dell'Audi di Di Grassi/Duval/Jarvis finiti poi sesti e soprattutto la grande gara della vettura gemella di Dumas/Jani/Lieb vittoriosi sulla linea del traguardo dopo un bel duello tra Lieb e Treluyer. Se nella disfida avesse trionfato Treluyer, l'Audi avrebbe raccolto i punti necessari per chiudere il campionato in testa...
La battaglia tra Porsche e Audi si è protratta per tutto il campionato, e anche nella 24 Ore di Le Mans è stata confermata l'incredibile vicinanza tecnica tra le due marche. Mentre Bamber/Hulkenberg/Tandy hanno festeggiato una meritata vittoria - una grande impresa, considerando anche la minor esperienza sul circuito francese - l'Audi ha infranto il record della pista per ben due volte, prima con Albuquerque e poi con Lotterer.
Nella classifica riservata alle vetture GT ha trionfato - con tre successi - Richard Lietz, alfiere del Team Manthey che in sostanza ha portato in pista delle Porsche semiufficiali (come l'AF Corse fa con la Ferrari). Per l'austriaco è il primo titolo WEC che va a impreziosire una carriera di alto livello, avendo lui già vinto a Le Mans per tre volte (sempre con le GT). Per l'AF Corse le soddisfazioni maggiori sono arrivate dagli affiatatissimi Bruni/Vilander, vincitori a Silverstone e al Fuji, e da Rigon/Calado/Beretta, secondi a Le Mans dietro la scatenata Chevrolette Corvette di Gavin/Milner/Taylor. Anche l'Aston Martin ha potuto festeggiare una vittoria grazie alla prestazione di MacDowall/Rees/Stanaway nella 6 ore di Spa.
La LMP2 è stata conquistata dalla G-Drive Racing n°26 di Bird/Canal/Rusinov. Il trio, per altro ben assortito, ha vinto in 4 appuntamenti ma ha concluso la gara più importante - Le Mans, chiaramente - solo al terzo posto, dietro al team KCMG con base a Hong Kong (piloti Bradley, Howson e Lapierre, quest'ultimo finalmente vincitore in una gara nella quale aveva sempre sognato di trionfare).
Nella LMGTE AM è arrivato l'unico successo un po' italiano nel WEC, grazie ad Andrea Bertolini e alla "sua" Ferrari 458 Italia. Il pilota nato a Sassuolo ha accompagnato alla vittoria la SMP Racing e i compagni Aleksey Basov e Viktor Shaitar. Un team che si può definire a tutti gli effetti italo-russo! Le tre vittorie ottenute, compresa la classica di Le Mans, sono state fondamentali per la classifica. Che sarebbe potuta essere diversa se Paul Dalla Lana, pilota canadese che veleggia tra gli status silver e bronze della FIA (e quindi eleggibile per la categoria AM), non avesse distrutto la propria Aston Martin mentre era in testa alla 24 Ore di Le Mans, per giunta a soli 45 minuti dalla bandiera a scacchi.
Dalla Lana, Lamy e Mathias Lauda hanno vinto in tre occasioni e concluso altrettante volte al secondo posto nella propria classe, precedendo per ben 5 volte l'equipaggio della SMP Racing alla fine vincitore. Mi piace pensare che il trio possa considerarsi, nel profondo dell'animo, altrettanto campione.
Vanno spese delle parole anche per Patrick Dempsey. La sua carriera da attore si è notevolmente ridotta per fare spazio a un'attività non altrettanto redditizia ma decisamente soddisfacente: le corse di alto livello. Ottima scelta: quest'anno è arrivato il primo adrenalinico podio a Le Mans (2° nella LMGTE AM) e la prima vittoria (al Fuji). La trasformazione da McDreamy a McSpeedy è quasi completa...
L'era dei dominatori sta proseguendo ancora, nel WRC. Sebastien Ogier ha vinto il terzo campionato consecutivo, dopo i nove conquistati da Loeb. Dodici anni di vittorie francesi e buone probabilità che la statistica possa continuare, visto che il binomio Ogier-Volkswagen sembra davvero imbattibile. Quest'anno Ogier ha vinto 8 volte su 13 appuntamenti e collezionato altri due podi, dimostrando di saper gestire bene le proprie risorse soprattutto nella lotta interna con Latvala.
Sebastien Ogier (foto: McKlein)
Il finlandese ha vinto tre rally ma è spesso finito dietro a Ogier di un nulla, quindi mostrando che in realtà il divario tra i due - a parità di Volkswagen Polo - non è così elevato come sembra osservando le statistiche. A Latvala manca forse quel secondo in più nel taschino che invece Ogier adopera chirurgicamente per portare dalla sua parte coppe e visibilità.
Jari-Matti Latvala (foto: McKlein)
L'unica vittoria non Volkswagen del 2015 è andata alla Citroen DS3 di Kris Meeke. Il britannico ha vinto la sua prima gara mondiale in Argentina, grazie a un rally pazzo nel quale la Volkswagen è totalmente mancata all'appello. La festa in salsa british è stata completata dal primo podio del rampante Elfyn Evans. Per Meeke è stato un bell'appuntamento con la storia: era dal 2002 che un britannico non conquistava un rally mondiale, nello specifico il suo mentore Colin McRae (a cui è stata dedicata la vittoria).
Hyundai e Ford hanno vissuto questo mondiale in modo piuttosto periferico, a dirla tutta. Non ci sono state vittorie, ma solo un paio di medaglie d'argento e di bronzo. Per Hyundai ci sono state sporadiche buone prestazioni di parte di Neuville e Paddon, con quest'ultimo in fase di crescita. La Ford invece ha fatto i conti con la lunaticità dei giovani Evans e Tanak, talvolta visibilmente in palla ma anche altrettanto dannosi per le tasche della M-Sport...
Sebastian Loeb ha partecipato al solo Rally di Montecarlo, che come sempre fa un po' storia a sé. Il campionissimo francese era in testa al rally, ma una roccia ha chiuso le sue speranze di dare una zampata e probabilmente di tirare le orecchie a tutti gli altri piloti presenti. Così accadendo, invece, Loeb ha umanamente errato lasciando lo spazio a Ogier, primo al traguardo.
Robert Kubica ha deluso le aspettative di chi pensava avrebbe conquistato numerose vittorie. Essendo però più realisti, si scopre che il suo lungo apprendistato sta proseguendo regolarmente, come per qualsiasi pilota che passa improvvisamente dalla pista alle prove speciali. Un piccolo esempio per spiegare la faccenda: Timo Glock ha ammesso che passare dalla F1 al DTM, due campionati comunque su pista, è stato come trasferirsi da un pianeta all'altro, con poche certezze rimaste e tante scoperte da fare. Si può soltanto immaginare, quindi, cosa può voler dire arrivare ai rally dopo anni e anni di monoposto; per cui bisogna lasciare a Kubica il tempo di crescere, nella speranza che la situazione del suo team sia comunque più stabile. Nel 2015 ha fatto vedere buone cose, con la conquista di diverse prove speciali (soprattutto a Montecarlo) purtroppo non convertite in risultati finali.
L'Italia può vantare due equipaggi presenti nella classifica finale, grazie all'ottavo posto di Andreucci/Andreussi al rally di Sardegna (ovviamente con una Peugeot 208) e a due decimi posti di Lorenzo Bertelli e Lorenzo Granai, conquistati in Finlandia e in Galles con la Ford Fiesta RS del team FWRT.
Bertelli/Granai (foto: McKlein)
Non è mancata la solita polemica sul rally di Sardegna, che stavolta ha visto contrapposti gli interessi di Jost Capito (boss Volkswagen) e degli organizzatori sia del rally stesso sia del mondiale. Capito ha criticato i lunghi trasferimenti che secondo la sua analisi deludono i fans e costringono le squadre ad affrontare i service al mattino presto e alla sera tardi. Il direttore del rally Antonio Turitto e Michele Mouton hanno difeso la scelta del percorso, sottolineando la quantità di tifosi presenti al service in tarda serata e la particolarità di questo rally che si propone di mantenere un'anima all'antica, con quasi 400 km di speciali e lunghe trasferte. Ormai sappiamo che non avremo più indietro gli interminabili rally di una volta, ma sarebbe bello non snaturare almeno il nostro appuntamento mondiale, che a Capito piaccia o meno.
Dopo questa stagione ormai archiviata ci sarà un 2016 di transizione, con il disimpegno ufficiale di Citroen (continueranno in forma privata in attesa del ritorno nel 2017 con i nuovi regolamenti) e con la Volkswagen probabile protagonista, a meno che Hyundai non riesca a colmare il gap. Ford continuerà con le vetture gestite da Malcolm Wilson (in forma quindi non ufficiale), mentre Toyota proseguirà i test in vista del debutto 2017.
Quando Marcello Lotti decise che nel 2015 sarebbe partita l'avventura del TCR, molti alzarono il sopracciglio. "Come possono esserci due campionati internazionali per vetture turismo in contemporanea?", pensarono alcuni. "C'è già il WTCC e fatica a superare la soglia delle 20 vetture per appuntamento, come potranno coesistere i due palcoscenici?", dissero altri.
Eppure si può dire che la scommessa del TCR è stata vinta, soprattutto guardando le gare extraeuropee. Il campionato - il cui nome completo è TCR International Series - ha veleggiato per le prime due gare asiatiche (Sepang e Shanghai) e per le gare europee attorno alla quindicina di unità per appuntamento. Un numero discreto per una nuova serie ma non eccezionale, fatte salve le considerazioni sulla qualità degli iscritti, che è innegabile.
Poi è cambiato qualcosa negli ultimi tre appuntamenti stagionali (Singapore, Buriram e soprattutto la regina Macao): gli iscritti hanno superato la soglia psicologica delle venti unità e la battaglia in pista è diventata intensissima, con un campionato piloti da assegnare e il primo nome sull'albo d'oro da imprimere.
La battaglia tra Comini e Pepe Oriola
Il vincitore di questa lotta a suon di ruotate è stato il ticinese Stefano Comini, personaggio indiscutibilmente riconoscibile sia in pista (per la grinta) sia fuori (per la sua libertà d'espressione talvolta scomoda). E manco a dirlo è stato il mitico circuito di Macao a rappresentare l'ago della bilancia tra lui e lo spagnolo Pepe Oriola, sempre protagonista e molto bravo a gestire la stagione a dispetto dell'età anagrafica (è giovanissimo, classe 1994!). Comini ha affrontato momenti difficili con il rischio di rimanere appiedato per la mancanza di budget, e con un brutto infortunio alla vigilia di Buriram (rottura del menisco e dei legamenti anteriori del ginocchio sinistro).
Stefano Comini
Prima di Macao lo svizzero aveva due punti di vantaggio sullo spagnolo. Ma il vento del weekend è stato a favore di Comini, con un terzo posto in gara 1 (vinta da Huff, con Oriola 4°) e la vittoria in gara 2 segnata dal gigantesco incidente allo start (tipico di Macao, per altro). La statistica conferma: con sei vittorie e 11 piazzamenti a podio su 22 gare Comini ha dimostrato di saper cogliere le giuste occasioni, nonostante Oriola sia arrivato nei primi tre più spesso (12 volte). Oriola ci ha comunque provato, sportellando in più occasioni con il capoclassifica fino al ritiro che ha chiuso ogni speranza di rimonta.
In generale sono stati molti i piloti e i team competitivi, con 10 diversi vincitori e 4 marche differenti sul gradino più alto del podio (Seat, Honda, Audi e Volkswagen). La marca più presente è stata comunque Seat, anche se in maniera non ufficiale in quello che in realtà è un campionato "indipendenti". Sono scese in pista pure marche come Opel (con la Astra OPC), Ford (Focus) e Subaru (con un'Impreza STi, gestita dall'italiana Top Run Motorsport, purtroppo tormentata da problemi tecnici).
L'Italia da corsa (assieme alla Spagna) ha dato un grosso contributo alla riuscita della prima annata del TCR. Il team Target Competition, da Bolzano, ha vinto il titolo piloti con Comini e anche quello dei team (con 9 vittorie totali). Dal punto di vista dei piloti, Gianni Morbidelli è stato il più vittorioso (tre successi) ma ha vissuto una seconda parte di stagione un po' sottotono. Ottima stagione anche per Andrea Belicchi, con una vittoria all'attivo e tanti risultati utili; certamente un bilancio positivo dopo i tanti anni trascorsi nell'endurance con vetture e gare completamente diverse. A punti anche Michela Cerruti e Antonio D'Amico, quest'ultimo con la scuderia B.D. Racing.
Andrea Belicchi
Molto positiva anche la stagione del non ancora ventenne Lorenzo Veglia. Il piemontese classe 1996 sta procedendo a passi spediti verso un grande futuro con le vetture a ruote coperte; quest'anno è quasi sempre stato nella top ten, con il miglior risultato conseguito in Portogallo (3°).
Lorenzo Veglia
Questo è stato anche il campionato delle meteore, anche se già affermate. Ben tre piloti hanno partecipato a un solo weekend vincendo anche una delle due gare in programma; trattasi infatti di Nicki Thiim, di Rob Huff e di Pol Rosell, molto esperti e in grado di acclimatarsi in fretta all'atmosfera TCR. In aggiunta a loro, anche altri grandi nomi hanno partecipato al campionato concludendo a punti, come Fernando Monje, Franz Engstler, Robb Holland, Oscar Nogues, Tom Boardman e Aleksey Dudukalo.
Rob Huff (e Giancarlo Bruno)
In conclusione, dopo la prima annata c'è grande attesa per una seconda stagione che possa narrare ancora altre belle storie di automobilismo. La speranza, tuttavia, è che nel 2016 ci siano più piloti in grado di presenziare a tutti gli appuntamenti (quest'anno sono stati solamente sette) e che venga aggiunta almeno una data in Nordamerica o in Sudamerica.