Un casco iconico per un super campione. Giacomo Agostini ha vinto 15 titoli mondiali e conquistato 122 vittorie e 117 giri veloci dal 1963 al 1977. Una carriera motociclistica pazzesca che non potrà mai più ripetersi soprattutto nel contesto in cui essa si è svolta. Le dieci vittorie al TT sono il fiore all'occhiello di un'epoca che Agostini ha vissuto da assoluto mattatore. Prima del ritiro dalle competizioni, Ago ha saggiato pure le gare di F1, anche se non nel Mondiale. Conquistò infatti un secondo posto e sei terzi posti nel biennio 1979-80 della F1 inglese, a bordo di una Williams FW06. Nelle moto, invece, il pilota del Lago d'Iseo ha corso con Moto Morini e soprattutto con MV Agusta e con Yamaha, due marchi ai quali è ancora strettamente legato.
Già, perché Agostini - classe '42 - è sempre nel giro del motomondiale, per questa passione viscerale che lo porta ancora ai circuiti, nei paddock, nei talk sui motori. Capita spesso di vederlo in testa a rievocazioni storiche e come testimonial è assolutamente credibile. Come se la sua carriera non fosse davvero finita nel 1977.
In ogni caso c'è un altro marchio legato indissolubilmente con Agostini. Si tratta della AGV, casa costruttrice di caschi da sempre utilizzata nel corso della carriera motociclistica. Mentre per quanto riguarda la F1, Ago usò i caschi Nava, con un disegno completamente diverso. Ma andiamo con ordine... nella foto sotto siamo nel 1974. Agostini indossa il disegno classico con la bandiera italiana.
Ecco un dettaglio del casco visto da dietro - in pratica, come lo vedevano gli avversari! Si nota bene anche la fascia dorata sotto la bandiera.
La parte destra, con la parte rossa.
Il logo AGV era visibile anche sulla parte anteriore del casco, come si vede da questa foto di Agostini alla 200 Miglia di Daytona del 1974.
Agostini impegnato nella F1 britannica. Il disegno, completamente rinnovato rispetto agli anni delle moto, presenta una singola riga rossa tra due bianche. Qua siamo nel 1980.
...Ma le linee di un tempo non possono essere dimenticate. Così, insieme a una particolare tuta recante i colori dell'iride, Ago torna di nuovo a sfoggiare i colori che hanno reso famoso il suo casco durante le esibizioni storiche al TT e a Goodwood.
Si è chiusa con la solita grande festa di Hockenheim una delle stagioni in realtà più particolari e controverse della storia del DTM. L'ormai celebre team radio di Wolfgang Ullrich - "Push him out!" - gridato a Scheider per fare in modo che le Mercedes di Wickens e Wehrlein andassero fuori pista (in quel del Red Bull Ring) è stato uno dei momenti più strani e imbarazzanti della stagione 2015.
Una stagione che, per altro, non ha avuto alcun mattatore. Con tredici piloti vittoriosi e diciotto a podio in 18 gare non si può certo sostenere che ci siano sostanziali divari. Il vincitore del campionato Pascal Wehrlein, per altro il più giovane della storia del DTM (è un classe '94), ha vinto la metà delle gare del più diretto inseguitore Jamie Green, e ha conquistato un numero di podi praticamente identico a quello dei principali avversari.
Pascal Wehrlein
La Mercedes ha trionfato nel campionato piloti ma ha invece dovuto soccombere a BMW e Audi nel costruttori, con il marchio bavarese primo in classifica. Per entrambi i titoli è stata la regolarità a premiare i vincitori. Soprattutto Wehrlein ha costruito un bel bottino di punti concludendo nella top ten ben quindici gare. In una serie nella quale tutti hanno avuto la loro opportunità di vittoria, lui ha gestito piuttosto bene i suoi sforzi nonostante guidasse una vettura quasi sempre tra le più pesanti in pista.
Già, perché in questo 2015 anche la zavorra ha giocato un ruolo nella definizione dei valori in campo. Mentre invece l'altra rivoluzione della serie rispetto alla tradizione, cioè l'opportunità di correre due gare a ogni weekend, ha dato modo a tanti piloti di giocarsi qualche chances in più.
Ottima la stagione di Edoardo Mortara, impreziosita da una vittoria al Red Bull Ring. Il pilota italiano nato a Ginevra è diventato ormai un veterano della serie e quest'anno ha colto il miglior piazzamento finale in classifica da quando corre nella categoria. C'è stato spazio anche per un altro "emigrato in Germania", cioé Antonio Giovinazzi. Il pilota di Martina Franca è stato chiamato da Audi per sostituire lo squalificato Scheider per le gare di Mosca, dopo il famigerato scandalo accennato nel primo paragrafo di questo post. Non è andato a punti ma è stata, per Antonio, un'esperienza certamente gradita, la ciliegina su una torta stagionale davvero gustosa visti i successi nella F3 Europea.
Edoardo Mortara
Tra gli ex F1 Di Resta è stato il migliore, pur senza cogliere la vittoria. I fasti del 2010 sono ancora lontani. Timo Glock è risultato essere ancora più indietro in classifica, ma nel suo ruolino di marcia compare almeno una vittoria, colta a Oschersleben. Proprio Glock, in un'intervista per Autosport, aveva ammesso di aver avuto difficoltà ad abbandonare lo stile di guida tipico della F1, soprattutto riguardo gli spazi di frenata e il peso (le vetture DTM pesano almeno il doppio).
Stagione difficile anche per il vincitore della Blancpain Sprint Series 2014 Maximilian Götz. Il pilota tedesco, che l'anno scorso guidava una GT3, ha patito non solo problemi di ambientamento ma anche qualche difficoltà di messa a punto per le vetture del team Mücke; infatti anche Daniel Juncadella è rimasto indietro in classifica, con solo un punto di vantaggio sul collega.
Wehrlein precede in questa foto la n°22 (Lucas Auer) e la n°1 di Wittmann, il campione '14 quest'anno non altrettanto in palla. Si riconoscono anche Tomczyk (n°77), Juncadella (n°12) e Glock (n°16) con la sempre bellissima livrea della Deutsche Post
La stagione 2015 è stata quindi una delle più combattute degli ultimi anni, e grazie anche alle polemiche a seguito dello scandalo Audi è stata anche una delle più mediaticamente in vista. Lo spettacolo in pista non è comunque mancato, e questo è il miglior modo per assicurare alla serie il futuro che merita.
La classifica finale piloti (tra parentesi il numero di vittorie):
Pascal Wehrlein (GER - HWA/Mercedes) 169 (2)
Jamie Green (GBR - Rosberg/Audi) 150 (4)
Mattias Ekström (SWE - Abt/Audi) 147 (2)
Edoardo Mortara (ITA - Abt/Audi) 143 (1)
Bruno Spengler (CAN - MTEK/BMW) 123
Marco Wittmann (GER - RMG/BMW) 112 (1)
Maxime Martin (BEL - RMG/BMW) 94 (1)
Paul Di Resta (GBR - HWA/Mercedes) 90
Gary Paffett (GBR - Art/Mercedes) 89
Mike Rockenfeller (GER - Phoenix/Audi) 83 (1)
Antonio Felix da Costa (POR - Schnitzer/BMW) 79 (1)
Augusto Farfus (BRA - RBM/BMW) 77
Robert Wickens (CAN - HWA/Mercedes) 61 (1)
Tom Blomqvist (GBR - RBM/BMW) 59 (1)
Timo Glock (GER - MTEK/BMW) 56 (1)
Christian Vietoris (GER - HWA/Mercedes) 56
Miguel Molina (SPA - Abt/Audi) 54 (1)
Timo Scheider (GER - Phoenix/Audi) 51 (1)
Martin Tomczyk (GER - Schnitzer/BMW) 27
Daniel Juncadella (SPA - Mücke/Mercedes) 26
Nico Müller (SWI - Rosberg/Audi) 26
Maximilian Götz (GER - Mücke/Mercedes) 25
Lucas Auer (AUT - Art/Mercedes) 18
Adrien Tambay (FRA - Abt/Audi) 3
La classifica finale costruttori (tra parentesi il numero di vittorie):
Ormai non è più solo una questione americana. La NASCAR è anche, finalmente, un prodotto ben visto dagli europei. Lo dimostra la quarta stagione della NASCAR Whelen Euro Series, campionato continentale che continua a offrire grande spettacolo e a generare un ottimo seguito di pubblico. L'urlo roco delle Chevrolet SS e Camaro, delle Toyota Camry e delle Ford Mustang è entrato di diritto nella cultura motoristica nostrana, e pure italiana grazie alla presenza in calendario della tappa di Magione.
La straordinaria cornice di pubblico, in weekend nei quali la parola d'ordine è "sogno americano", è il fiore all'occhiello di una serie che riesce a calamitare molto interesse sui media online e soprattutto sulla propria dimensione live. C'è invece ancora molto da lavorare per rendere migliore la serie a livello dei media tradizionali. Riguardo allo spettacolo in pista non c'è invece bisogno di molti cambiamenti: i piloti sono contenti di correre nella categoria e alcuni, come i nostri Gianmarco Ercoli, Eddie Cheever Jr e Francesca Linossi, sono pronti a vivere questa esperienza anche oltreoceano, dove è nato tutto.
Non ci sono i numeri delle serie maggiori, dove è stato imposto un tetto massimo di 43 vetture; ma con un'oscillazione tra i 20 e i 25 iscritti per classe (di media) a ogni appuntamento si tratta di cifre di assoluto rispetto per un campionato che cinque anni fa avremmo definito come minimo "alieno".
Come da tradizione, la Whelen Euro Series propone due classifiche distinte per i piloti della classe Elite 1 e per quelli della Elite 2. Nella Elite 1 lo spagnolo Ander Vilarino, specialista della serie, ha vinto per la terza volta il campionato; discorso diverso per la Elite 2 dove il romano Gianmarco Ercoli ha battuto tutti in modo convincente, conquistando due pole e due vittorie nel weekend conclusivo a Zolder. Il bottino conclusivo della Camaro numero nove è di quattro vittorie, tre pole e due giri veloci. Nel 2016 Ercoli potrà anche lui sfidare gli States, grazie a una wild card data in premio per la vittoria nel campionato.
Ander Vilarino
Gianmarco Ercoli
La Whelen Euro Series, oltre a un'anima francese - lingua degli organizzatori - parla anche un ottimo italiano. Già, perché Ercoli ha vinto con una vettura schierata dal team MRT - by Nocentini, e entrambi i titoli riservati ai team sono stati conquistati dal GDL Racing. Ottimo il campionato per Eddie Cheever Jr (5° nella Elite 1, 1 vittoria) e Nicolò Rocca (9° in Elite 1 ma a lungo tra i pretendenti al titolo grazie anche a 3 vittorie). Gettoni di presenza anche per Giovanni Altoè, Fabrizio Armetta, Leonardo Baccarelli, Vittorio Bagnasco, Cesare Balistreri, Roberto Benedetti, Renzo Calcinati, Michela Cerruti, Gianluca De Lorenzi, Simone Laureti, Ruggero Melgrati, Erika Monforte, Simone Monforte, Domenico Schiattarella,
Francesca Linossi ha conquistato il titolo riservato alle donne con soli cinque punti di vantaggio sulla francese Carole Perrin. In questa lotta al femminile (tutta in Elite 2) si sono inserite anche la brasiliana Gabriela Arantes Prado e Erika Monforte, che però a differenza delle colleghe non ha partecipato a tutti e sei gli appuntamenti in calendario.
Una carriera incredibile per un pilota considerato tra i più forti della storia della F1. Parliamo di Michael Schumacher, asso tedesco vincitore di sette mondiali tra il 1991 e il 2012.
Schumi si è subito fatto vedere, sin dagli esordi, per una spiccata attenzione ai dettagli e ai simboli. In questo post vedremo come negli anni il pilota tedesco ha usato il proprio casco per manifestare all'esterno i propri amori e i suoi punti cardinali.
Ai tempi del kart Michael Schumacher aveva scelto un casco bianco, sul quale aveva fatto apporre la bandiera tedesca. Negli anni il suo attaccamento ai colori della Germania è andato scemando, ma è grazie ad essi che il suo casco è diventato un classico.
La foto che segue apre una finestra sul presente. Siamo davvero sicuri che Sebastian Vettel sia andato in crisi una volta imposta la regola sul congelamento del design dei caschi? Schumacher è stato il suo idolo, e scegliere questo casco in suo onore ha permesso a Sebastian di ricongiungersi anche con i colori della sua nazione natìa.
Dal 1990 al 1990 Michael Schumacher ha portato sulle piste questa colorazione, molto riconoscibile, alla quale ha apportato pochissime modifiche. Il casco, così progettato, andava incontro anche alle esigenze dei numerosi sponsor personali e dei team, che potevano avere spazio a disposizione senza danneggiare l'estetica.
Schumacher portò nel 2000 la maggiore innovazione della sua carriera (sempre di caschi parlando). L'attaccamento per il rosso Ferrari lo convinse ad abbandonare definitivamente le due strisce bianche che passavano sopra e sotto la bandiera tedesca. La tinta unita fece scomparire anche il blu della parte superiore. Questa colorazione è diventata un classico quanto quella del decennio precedente, e non venne abbandonata nemmeno al ritorno alle competizioni nel 2010, quando Schumi corse per le frecce d'argento Mercedes.
In Mercedes Schumi ha comunque dato spazio a un paio di variazioni sul tema. La più simbolica riguarda quella relativa al casco scelto per celebrare il 300esimo Gran Premio della sua carriera, corso a Spa nel 2012. Oltre ai ricorsi storici legati alla pista nella quale ha debuttato in F1 e dove ha colto il primo successo, ci sono altre considerazioni molto interessanti relative al casco scelto. Il colore abbinato all'argento, prima di tutto: l'amato rosso; il suo logo, con la M e la S che insieme formano la silhouette di una F1; il drago, con un valore personale molto alto, posizionato dove in passato si stagliava la bandiera tedesca: tre dettagli che determinano il suo passaggio dall'essere un idolo dei tedeschi ad essere un mito internazionale, libero quindi di mostrare sul suo casco la propria personalità.
Ecco infine la gallery con 16 caschi di Michael Schumacher, in ordine strettamente cronologico. Per dare il là a questo post, resta solo una cosa da scrivere: #KeepFightingMichael.
Tatuus e Abarth hanno vinto la scommessa. Già, perché i campionati di Formula 4 spopolano in tutta Europa e attirano tantissimi giovani piloti, offrendo griglie di partenza numerose e di gran livello. La soddisfazione è ancora maggiore se si parla della serie italiana che, rispetto ad altri campionati, ha presentato nel 2015 un parco partenti ancora più elevato della stagione di lancio (nel 2014).
Balza subito all'occhio un dato inconfutabile: 18 dei 28 piloti andati a punti sono saliti almeno una volta sul gradino del podio durante questa stagione. Sei di loro hanno conquistato almeno una vittoria. L'equilibrio nella serie è fenomenale, anche se tuttavia non può non essere citato il vero mattatore della serie, cioè l'estone Ralf Aron.
Aron, che è sceso in pista con i colori del Prema Powerteam, ha conquistato ben 9 vittorie su 21 gare disputate dimostrandosi decisamente una spanna sopra al resto del gruppo. L'estone classe '98 ha curiosamente totalizzato lo stesso numero di punti del vincitore dell'anno scorso, il canadese Lance Stroll. Rispetto a Stroll, Aron ha comunque conquistato più vittorie e nonostante qualche battuta a vuoto ha conquistato il titolo con largo anticipo, precedendo per altro il compagno di squadra Guan Yu Zhou, pilota della Ferrari Driver Academy. L'obbiettivo di Aron è di diventare il primo pilota estone a correre in F1, un traguardo che darebbe alla piccola nazione una nuova prospettiva del motorsport visto che da anni i suoi migliori talenti sono maggiormente legati ai rally.
Ralf Aron e Guan Yu Zhou
Oltre a Shwartzman e Beckmann, alfieri del team Mucke e protagonisti anche nella F4 tedesca, si sono fatti notare anche molti altri piloti. Ad esempio l'argentino classe '96 Marcos Siebert ha conquistato due vittorie (al Mugello e a Misano - l'ultima in calendario), collezionando una striscia positiva di nove risultati in top 10 consecutivi, un piccolo record condiviso solo con Shwartzman.
Marcos Siebert
L'israeliano Bar Baruch ha invece concluso la sua seconda stagione nella serie mostrando netti miglioramenti, culminati in due podi e altri quattro piazzamenti nella top 5. Con Yarin Stern e Alon Day forma un trio che può davvero portare in alto il movimento motoristico israeliano.
Bar Baruch
Anche il colombiano Kevin Kanayet ha avuto un momento di gloria, a Imola, quando ha vinto la gara partendo dalla pole position. Nonostante una partenza non felice, il pilota della Campos Driver Academy ha ripreso la testa della gara sfruttando poi a proprio vantaggio una lunga permanenza in pista della safety car.
Per quanto riguarda gli italiani, Diego Bertonelli è stato di gran lunga il più competitivo. La sua stagione ha subito una bella accelerazione all'ultimo appuntamento stagionale, nel quale è andato vicino alla vittoria in tutte e tre le manches. Matteo Desideri e Simone Cunati hanno conquistato entrambi un arrivo a podio, e il non essere stati presenti a tutti gli appuntamenti ha privato loro di una migliore posizione in classifica. Riccardo Ponzio ha invece gareggiato per quasi tutta la stagione nella parte bassa della classifica, salvo poi centrare l'obiettivo punti andando a conquistare un bel sesto posto nell'ultimo appuntamento di Misano Adriatico.
Diego Bertonelli
Tra gli altri, Kikko Galbiati ha conquistato un solo punto, mentre Mattia Ferrari, Federico Malvestiti e Riccardo Pollastri non sono mai riusciti ad entrare nella top 10. Diverso il discorso per l'australiano di origine italiana Alex Peroni, in grado di conquistare due secondi posti in una stagione comunque contrassegnata da diversi alti e bassi.
La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Mentre la Indy Lights fatica a trovare una propria dimensione, le altre serie del percorso "Mazda Road to Indy" sembrano godere di una migliore salute complessiva. Il Pro Mazda Championship e la US F2000 non hanno dei numeri da capogiro, ma le loro griglie sono certamente più affollate e piene di prospetti interessanti.
La Pro Mazda a Indy per la gara nel road course
L'uruguaiano Santiago Urrutia (Team Pelfrey) è stato il vincitore del Pro Mazda Championship di quest'anno, successo arrivato con merito e soprattutto con la costanza di rendimento. Il sudamericano ex GP3 ha colto tre vittorie, una in meno dello statunitense Alberico e del malese Tan; ma i suoi piazzamenti non sono stati replicati da nessuno, con ben quindici top 10 in sedici gare e in totale dieci arrivi a podio. Per Urrutia è stato un salto di qualità niente male, considerando che in GP3 aveva corso praticamente sempre nelle retrovie.
Santiago Urrutia
Il californiano Neil Alberico (Cape Motorsports/Wayne Taylor Racing) ha colto i frutti della già positiva stagione 2014, migliorando il piazzamento finale (l'anno scorso 3°, nel 2015 2°) e soprattutto cogliendo 4 vittorie tra le quali le prime due del campionato a St.Petersburg. Dietro di lui il canadese Garett Grist (Juncos) e il malese Weiron Tan (Andretti) hanno mostrato grandi doti, e non sono stati gli unici visto l'equilibrio delle forze in campo; un fattore che ha permesso a 6 piloti diversi di vincere e a 11 di salire almeno una volta sul podio.
Weiron Tan
Per i piloti americani c'è stato poco spazio. Oltre ad Alberico, solo Will Owen (Juncos) ha colto risultati di rilievo con due secondi posti nella parte centrale della stagione. Per il Canada è andata meglio, con il già citato Grist e con Kellett e Burkett, entrambi a podio nel corso dell'anno.
Stagione tra alti e bassi, invece, per il vincitore della US F2000 dell'anno scorso Florian Latorre (Cape Motorsports/Wayne Taylor Racing). Il francese è comunque riuscito a togliersi la soddisfazione della vittoria (in gara-1 a Toronto), ma senza brillare nella maggioranza delle altre occasioni, tant'è che Will Owen è riuscito a sopravanzarlo nella classifica generale (quando invece l'anno prima aveva concluso in 12° posizione nel campionato vinto appunto da Latorre).
La classifica del Pro Mazda Championship (tra parentesi il numero di vittorie):
Santiago Urrutia (URU) - 355 (3)
Neil Alberico (USA) - 302 (4)
Garett Grist (CAN) - 294 (3)
Weiron Tan (MAL) - 282 (4)
Timothé Buret (FRA) - 281 (1)
Patricio O'Ward (MEX) - 250
Will Owen (USA) - 243
Florian Latorre (FRA) - 222 (1)
Josè Gutierrez (MEX) - 216
Dalton Kellett (CAN) - 187
Daniel Burkett (CAN) - 176
Raoul Owens (GBR) - 166
Alessandro Latif (GBR) - 140
Kyle Connery (USA) - 122
Bobby Eberle (USA) - 101
Victor Franzoni (BRA) - 91
Parker Nicklin (USA) - 78
Jay Horak (USA) - 58
Michael Johnson (USA) - 31
Scott Hargrove (CAN) - 21
Bryson Schutte (CAN) - 21
Bob Kaminsky (USA) - 12
Kevin Davis (USA) - 6
Carlos Conde (PRI) - 2
Nella US F2000, al contrario di quanto accaduto per la serie superiore, le posizioni da podio sono state occupate per quasi tutto il campionato da soli tre piloti. Si tratta del francese Nico Jamin, autentico mattatore in quanto a vittorie (10 su 16 appuntamenti), e degli statunitensi Jake Eidson (4 vittorie e secondo in campionato - migliorandosi rispetto al 2014 quando concluse 3°) e Aaron Telitz (1 vittoria).
Nico Jamin
Oltre a loro ci sono stati solamente altri tre piloti in grado di salire sul podio: gli australiani Anthony Martin e Luke Gabin e soprattutto il brasiliano Victor Franzoni. L'alfiere del team Afterburner Autosport ha corso solo le prime sei gare (vincendone una), prima di passare al Pro Mazda Championship.
La US F2000 a Laguna Seca
In generale la serie ha avuto buoni numeri in griglia, anche se non a livello dei campionati di F.Renault 2,0 organizzati in Europa. Questi campionati - nei quali corrono praticamente le stesse cilindrate - non hanno nulla a che vedere gli uni con gli altri, e a livello europeo le griglie sono raddoppiate. L'elemento più interessante della serie americana è la possibilità di imparare a guidare sugli ovali, una skill che può tornare utile nella carriera di un giovane pilota.
La classifica della US F2000 (tra parentesi il numero di vittorie): Nico Jamin (FRA) - 457 (10)
Jake Eidson (USA) - 385 (4)
Aaron Telitz (USA) - 348 (1)
Anthony Martin (AUS) - 300
Parker Thompson (CAN) - 221
Luke Gabin (AUS) - 194
Yufeng Luo (CHN) - 193
Nikita Lastochkin (RUS) - 193
Garth Richards (USA) - 186
Ayla Agren (NOR) - 186
Keyvan Andres Soori (GER) - 177
Max Hanratty (USA) - 151
James Dayson (CAN) - 116
Victor Franzoni (BRA) - 98 (1)
Augie Lerch (USA) - 69
Jordan Lloyd (AUS) - 62
Sennan Fielding (GBR) - 38
Andrew List (USA) - 32
Jack Mitchell (USA) - 30
Peter Portante (USA) - 26
Sam Chastain (USA) - 25
Bill Abel (USA) - 23
Tyler Hunter (USA) - 20
Alex Mayer (USA) - 19
Robert Alon (USA) - 18
Clint McMahan (USA) - 15
La Indy Lights stenta a decollare. Nonostante le grandi potenzialità del campionato, in sostanza una sorta di GP2 all'americana, le griglie di partenza continuano ad essere desolatamente mezze vuote. Per trovare un parco partenti appena sufficiente bisogna andare al 2010, quando erano stabilmente presenti almeno 16-17 vetture a ogni appuntamento in calendario.
I numeri non mentono: con un massimo di 13 vetture e un minimo di 11 lo spettacolo ne risente enormemente. Nonostante le cifre risibili, c'è un trend impercettibilmente positivo rispetto ad esempio a due anni fa, quando in certe gare non si arrivava nemmeno alla doppia cifra. Dallara ha introdotto in questa stagione un nuovo chassis e ciò potrebbe aver contribuito - solo il futuro lo dirà - a un maggior interesse a lungo termine per la Indy Lights. L'ingresso del team britannico Carlin è stato certamente positivo e ha reso il campionato meno USA-centrico. Tuttavia, sembra che nemmeno i premi finali riescano ad attrarre più competitor: va ricordato che quest'anno il vincitore Spencer Pigot ha vinto un assegno da un milione di dollari... Evidentemente la serie costa più di quanto possa sembrare (...come detto, è una sorta di GP2 anche in questo), e anche molti piloti europei non possono accedervi per via della cronica insufficienza di budget.
Purtroppo tutto questo mette un poco in ombra quanto di buono c'è nella serie. Prima di tutto il livello dei partecipanti è ottimo, con piloti di spicco e pronti a fare il grande salto. Come Spencer Pigot: il californiano bissa il successo del 2014 in Pro Mazda con una stagione ricca di successi (ben 6) anche condita con alcuni colpi a vuoto. Infatti il britannico Jack Harvey ha concluso in seconda posizione a poca distanza, nonostante abbia colto solo due vittorie nelle 16 gare disputate, perdendo il titolo proprio nelle due gare finali a Laguna Seca.
Spencer Pigot
Harvey ha comunque conquistato l'importante gara sul catino di Indianapolis, confermando la sua bravura anche sugli ovali. Forse gli resterà un po' di amaro in bocca per il secondo posto in campionato consecutivo perso sul filo di lana, ma la sua velocità non si discute. Ci sono stati altri due ragazzi che, per motivi diversi, hanno impressionato rimanendo in lizza per il campionato fino alla fine. Ed Jones aveva vinto trionfalmente le prime tre gare del campionato, ma successivamente non è riuscito a ripetersi, mentre il super-rookie RC Enerson (classe '97, arrivato direttamente dalla US F2000 saltando la Pro Mazda) ha dimostrato ampiamente di meritare un posto nella categoria con una vittoria e tante gare consistenti. Ecco cosa mi ha detto RC a riguardo di questa stagione:
Mi aspettavo di essere nella top 5, forse non fin da subito come invece è poi accaduto. Non ho risentito del doppio salto, visto che tra la US F2000 e la Indy Lights ci sono delle similarità; di conseguenza è stata sicuramente la decisione giusta. Purtroppo la griglia non è stata per niente numerosa, ma ti posso assicurare che era formata da piloti molto competitivi, con esperti della serie, campioni di F3 e un pilota di F1... Si è visto davvero un forte gruppo di piloti tutti molto vicini tra loro. Nessuno ha mai tirato i remi in barca! Sono soddisfatto della stagione; oltre alla vittoria in gara-1 a Mid-Ohio, mi piace ricordare gara-2 a Indy: dopo una partenza che mi aveva fatto precipitare in fondo al gruppo, sono riuscito a recuperare fino alla seconda posizione. Peccato per l'incidente di Toronto, sicuramente il peggior momento dell'anno...
RC Enerson
Grande stagione anche per lo statunitense Sean Rayhall. Nonostante abbia corso solo 9 gare, il pilota della Georgia ha colto due vittorie e due secondi posti. Con RC Enerson e Kyle Kaiser forma il trio di piloti più giovani della serie, a dimostrazione che la maturità arriva sempre più in fretta nel motorsport visti i risultati da loro ottenuti.
E infine, due parole sulla vecchia conoscenza del Circus iridato, cioè Max Chilton. L'inglese ex Marussia ha coronato il suo... passo indietro nella Indy Lights con una sola vittoria, donando però al team Carlin anche l'esperienza tecnica acquisita durante gli anni in F1.
La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie): Spencer Pigot (USA - Juncos) 357 (6)
Jack Harvey (GBR - Schmidt Peterson) 330 (2)
Ed Jones (UAE - Carlin) 324 (3)
RC Enerson (USA - Sam Schmidt) 295 (1)
Max Chilton (GBR - Carlin) 258 (1)
Kyle Kaiser (USA - Juncos) 237
Felix Serralles (PRI - Belardi) 225 (1)
Juan Piedrahita (MEX - Belardi) 223
Scott Anderson (USA - Schmidt Peterson) 219
Shelby Blackstock (USA - Andretti) 218
Ethan Ringel (USA - Schmidt Peterson) 197
Sean Rayhall (USA - 8Star) 188 (2)
Matt Brabham (USA - Andretti) 35
Scott Hargrove (CAN - 8Star) 34
Nelson Piquet, Jr (BRA - Carlin) 28
Heamin Choi (KOR - Schmidt Peterson) 19
Se la F1 odierna sembra poco rumorosa, c'è un campionato che può raggiungere i livelli di decibel di un tempo. Si chiama Boss GP, ed è - a grandi linee - una sorta di campionato di F1/GP2 destinato a vetture altrimenti costrette a diventare pezzi da museo. Lo spettacolo è assicurato non solo dalle vetture presenti ma anche da un buon livello complessivo dei partecipanti.
La classifica della stagione 2015, come ormai d'uso, è stata suddivisa in tre raggruppamenti. La classe Open è riservata alle F1 costruite dopo il 1997, e pure alle Champ Car e alle ex A1GP (per decisione dell'organizzazione); la classe Formula è destinata alle GP2 e alle Panoz che corsero nella Superleague Formula; la classe Masters prevede l'utilizzo delle Dallara costruite per le World Series by Renault.
L'elemento top del campionato è sicuramente il calendario. Quest'anno le vetture della Boss GP hanno corso sui circuiti classici del motorismo europeo: Hockenheim, Paul Ricard, Monza, Zolder, Assen, Brno e Digione. Un'annata fortunata anche dal punto di vista dei partecipanti, con non meno di 15 vetture in griglia e punte oltre i 20 iscritti. Ci sono due gare a ogni weekend, entrambe sprint.
La classe Open è stata vinta dall'imprenditore olandese Klaas Zwart, fondatore della casa costruttrice Ascari, gestore del circuito spagnolo Race Resort Ascari e incredibile appassionato di corse. Con il proprio team ha vinto la Boss GP guidando una Jaguar R5, modello guidato da Webber e Klien in F1 nel 2004. Zwart ha vinto per 4 volte, sia nella sua classe, sia nella classifica generale.
Klaas Zwart
Molte delle fortune di questo campionato dipendono dagli sforzi di Zwart, che con il suo team restaura e mette a disposizione altre F1 pronte a gareggiare nella serie. La Boss GP è un micromondo nel quale non solo le vetture hanno una nuova vita, ma addirittura possono essere modificate a dipendenza delle risorse economiche dei loro proprietari. Ad esempio, qualora qualcuno volesse farlo, potrebbero essere montate delle sospensioni attive sia sulle vetture Open sia su quelle Formula...
Passando alla classe Formula, la vittoria è andata (per un solo punto) all'austriaco Johann Ledermair, vecchia conoscenza della F.Renault 2.0 NEC. Seguito dal suo team personale, Johann ha portato in pista una Dallara GP2/08 vincendo per 4 volte la assoluta e per 7 volte la sua classe. Johann ha battuto anche il monegasco Stephane Richelmi, grande esperto della categoria e presente una tantum al Paul Ricard.
Dalla Repubblica Ceca l'unica pilota donna della serie: Veronika Cicha
Nella classe Masters è stato il tedesco Hans Laub con una Dallara T08 (ex World Series 3.5) a vincere.
Sono stati tre gli italiani a partecipare alla serie. Salvatore De Plano è stato il migliore dei tre con la sua multicolore Dallara GP2/05, grazie anche a due podi di classe a Digione. In pista pure Giuseppe Cipriani (con una Dallara GP2/08) e Armando Mangini (che ha corso con la Dallara poi utilizzata da De Plano e una volta anche con una Lola B02/50 (ex F3000).
Salvatore De Plano
Quest'anno hanno partecipato anche due F1 recentissime, come la Toro Rosso STR1 dell'austriaco Ingo Gerstl (2006, ex Liuzzi e Speed) e la Williams FW33 guidata dal francese Didier Sirgue (2011, ex Barrichello e Maldonado).
Ecco la classifica 2015 (tra parentesi il numero di vittorie assolute) Open Class
Klaas Zwart (NED) 140 (4)
Peter Milavec (AUT) 126
Ingo Gerstl (AUT) 97 (3)
Philippe Haezebrouck (FRA) 76
Frits Van Eerd (NED) 67
Didier Sirgue (FRA) 18 Formula Class Johann Ledermair (AUT) 278 (4)
Jakub Smiechowski (POL) 277 (2)
Florian Schnitzenbaumer (DEU) 168
Wolfgang Jaksch (DEU) 158
Christopher Brenier (FRA) 142
Henk de Boer (NED) 135
Christian Eicke (SWI) 132
Veronika Cicha (CZE) 132
Salvatore De Plano (ITA) 76
Jens Renstrup (DEN) 67
Gilles Brenier (FRA) 60
Armando Mangini (ITA) 58
Stephané Richelmi (MCO) 47 (1)
Philippe Bourgois "Tintin" (BEL) 46
Ingo Gerstl (AUT) 43
Giuseppe Cipriani (ITA) 42
Phil Stratford (USA) 32
David Moretti (FRA) 28
Wolfgang Jordan (DEU) 26
Bruno Navarette (FRA) 19
Peter Gollner (SWI) 9
Alain Girardet (SWI) 8 Masters Class Hans Laub (DEU) 276
Karl-Heinz Becker (DEU) 269
Walter Steding (DEU) 217
Martin Kindler (AUT) 88
Philippe Haezebrouck (FRA) 74
Wolfgang Jordan (DEU) 64
"Peter" (FRA) 60
Peter Gollner (SWI) 56
Philippe Bourgois "Tintin" (BEL) 50
Frank Thomas (BEL) 38
Stuart Wiltshire (GBR) 34
Christian Eicke (SWI) 28