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giovedì 22 settembre 2016

Il riassunto della stagione 2016: Indycar



Durante la scorsa stagione di Indycar, la prima nel team Penske, c'erano stati momenti difficili per Simon Pagenaud. La competitività era lontana e i risultati erano decisamente inferiori rispetto agli anni precedenti. Addirittura nella lotta interna al team era stato il peggior piazzato a fine campionato, senza alcun acuto di rilievo.

Quest'anno invece è stato tutto diverso per il francese. È arrivato il titolo, soprattutto grazie alle fantastiche prestazioni sui circuiti permanenti. Cinque vittorie, sette pole position, tre secondi posti e soprattutto un ritmo stupefacente e senza sbavature in parecchie occasioni. Uno stile di guida senza fronzoli (infatti Pagenaud non ha mai siglato il giro più veloce in gara nel 2016) che ha pagato, in una Indycar che è diventata più dipendente dall'aerodinamica rispetto al passato.



La serie è ancora poco prevedibile, di base: anche quest'anno ci sono stati 8 vincitori diversi e 15 piazzati a podio. Tuttavia alcune gare non sono state particolarmente entusiasmanti. In generale ci sono stati meno errori, meno cautions e pure meno sorpassi, visto che per la maggior importanza dell'aerodinamica alcuni piloti hanno lamentato perdita di carico in scia.

Le sorprese non sono comunque mancate, a partire proprio dalla 500 Miglia di Indianapolis, che ha visto il trionfo improbabile del rookie of the year Alexander Rossi, pilota della joint-venture Herta/Andretti. La sua gara è stata uno schiaffo a tutti i suoi detrattori, e nonostante qualche insipido commento visto i giro per il web - relativamente a una gara falsata e a una vittoria immeritata - Rossi ha davvero saputo prendere per mano la corsa. La gestione del carburante è stata fenomenale, calcolando che Carlos Munoz - piazza d'onore al traguardo - gli mangiava secondi a ogni curva durante l'ultimo giro. E si sono viste pure le doti velocistiche, visto che l'ex Marussia ha conquistato pure il giro più veloce della gara. Facendo le pulci alla classifica, è evidente come si sia meritato anche il titolo di debuttante dell'anno; è vero che la vittoria a Indy conta parecchio sul computo dei punti, ma Rossi ha conquistato sei piazzamenti in top ten contro i cinque di Daly e i due di Chilton.




Josef Newgarden è invece stato il pilota che ha conquistato più punti sugli ovali, forte di una vittoria in Iowa, un terzo posto a Indy e un 4° a Pocono. Questa però è solo la faccia bella della medaglia. L'altra è stata decisamente più violenta, con il terribile e pericoloso schianto in Texas, nel quale Newgarden ha rischiato seriamente la vita. Con la frattura a entrambe le mani e a una clavicola, il pilota dell'Ed Carpenter Racing è tornato a correre a tempo di record, conquistando a solo un mese di distanza dal crash la vittoria in Iowa (per altro con larghissimo vantaggio). Vista la sua competitività anche sui tracciati permanenti è evidente che il pilota è pronto per combattere stabilmente per la vittoria finale nel campionato, a patto che risolva i problemi patiti sui circuiti cittadini nei quali ha storicamente pagato pegno (salvo l'inaspettata vittoria a Toronto nel 2015).

Il team Penske è riuscito a fine anno a occupare tutto il podio finale. Oltre alla vittoria di Pagenaud, si sono piazzati in cima alle graduatorie anche Will Power e Helio Castroneves. L'australiano ha corso la parte centrale della stagione in modo entusiasmante, con 4 vittorie e 2 secondi posti da gara 2 a Detroit fino a Pocono. Peccato per il malore patito a St.Pete dopo la pole (dove fu sostituito dall'eterno Oriol Servia) e per l'incidente di Watkins Glen, due gare in cui poteva dire la sua. Castroneves, nonostante la buona stagione nel suo complesso, sta proseguendo nel digiuno di vittorie che perdura dal giugno del 2014.


Scott Dixon e James Hinchcliffe. Due vittorie stagionali per il neozelandese, la Pole a Indy per il canadese.

Il titolo di "delusione dell'anno" va probabilmente all'intero team A.J. Foyt Enterprises, con Sato 17° e Hawksworth 20° nella classifica finale (l'inglese ha concluso ultimo tra i piloti full time). I motori Honda non hanno certo aiutato la compagine - basti pensare che Chevrolet ha vinto 14 delle 16 gare disputate - ma troppo spesso le vetture bianco-rosso-blu hanno navigato nelle retrovie. Sato ha regalato a Foyt i due migliori risultati stagionali, cioè dei quinti posti a Long Beach e Toronto. Anche Chip Ganassi ha passato una stagione in sordina. Dixon, che era campione in carica, ha salvato l'onore del team con due vittorie, ma è la perdita della sponsorizzazione Target ad aver fatto maggior scalpore.

Tra gli altri spicca certamente il nome di Graham Rahal, quest'anno unica vera punta d'alta classifica per la Honda. Il figlio di Bobby ha colto una straordinaria vittoria in Texas - con il finale di gara più emozionante dell'anno - oltre che numerosi piazzamenti in top 5. Rispetto al 2015, quando rimase in lotta per il titolo, la stagione non è stata il massimo; ma Graham ha dimostrato di essere uno dei piloti più aggressivi in pista.




Per concludere, una citazione per tre piloti. Bourdais continua a dare battaglia e pure nel 2016 è arrivata una vittoria (a Detroit); Townsend Bell ha disputato una delle sue migliori Indy 500, sempre accompagnato dalla sua proverbiale coppola; Luca Filippi ha disputato cinque gare nel team Dale Coyne prima di lasciare spazio al colombiano Gabby Chaves e al rookie RC Enerson, purtroppo senza troppa fortuna.

Ho infine lasciato per ultimo, ma non nel mio animo, Bryan Clauson. Nella sua progressione verso le 200 corse annuali, Bryan aveva compiuto una grande impresa a Indy: compiere tre giri in testa alla gara. Qualche ora dopo era riuscito a fare una clamorosa double, vincendo al Kokomo Speedway la corsa delle sprint car. Purtroppo, in un'assurda notte di agosto, il sogno di Bryan si è interrotto. Ma la sua splendida voglia di correre dovrà essere per sempre di esempio a tutti i futuri piloti da corsa.





#ForeverBC


Classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Simon Pagenaud - Penske/Chevrolet 659 (5)
Will Power - Penske/Chevrolet 532 (4)
Helio Castroneves - Penske/Chevrolet 504
Josef Newgarden CFH/Chevrolet 502 (1)
Graham Rahal Rahal Letterman/Racing Honda 484 (1)
Scott Dixon Chip Ganassi Racing/Chevrolet 477 (2)
Tony Kanaan Chip Ganassi Racing/Chevrolet 461
Juan Pablo Montoya Team Penske/Chevrolet 433 (1)
Charlie Kimball Chip Ganassi Racing/Chevrolet 433
Carlos Munòz Andretti Autosport/Honda 432
Alexander Rossi Andretti Autosport/Honda 430 (1)
Ryan Hunter-Reay Andretti Autosport/Honda 428
James Hinchcliffe Schmidt Peterson Motorsports/Honda 416
Sébastien Bourdais KVSH Racing/Chevrolet 404 (1)
Mikhail Aleshin Schmidt Peterson Motorsports/Honda 347
Marco Andretti Andretti Autosport/Honda 339
Takuma Sato A. J. Foyt Enterprises/Honda 320
Conor Daly Dale Coyne/Honda 313
Max Chilton Chip Ganassi Racing/Chevrolet 267
Jack Hawksworth A. J. Foyt Enterprises/Honda 229
Spencer Pigot Rahal Letterman Racing/Honda 165
Gabby Chaves Dale Coyne/Honda 105
J.R. Hildebrand Ed Carpenter Racing/Chevrolet 84
Oriol Servia Team Penske, SPM/Chevrolet, Honda 72
Luca Filippi Dale Coyne/Honda 61
Townsend Bell Andretti Autosport/Honda 55
RC Enerson Dale Coyne/Honda 55
Ed Carpenter CFH/Chevrolet 54
Pippa Mann Dale Coyne/Honda 46
Matt Brabham Team Murray KV Racing Technology/Chevrolet 37
Alex Tagliani A. J. Foyt Enterprises/Honda 35
Sage Karam Dreyer & Reinbold Racing/Chevrolet 22
Bryan Clauson Jonathan Byrd's Racing/Honda 21
Stefan Wilson KVSH Racing/Chevrolet 14
Buddy Lazier Lazier Burns Racing/Chevrolet 12


I riassunti delle stagioni precedenti di Indycar: 2015 - 2014

venerdì 8 gennaio 2016

200 races in a year: the wonderful chase of Bryan Clauson


This is a story of motorsports coming far, far away from Europe and from Italy (my country). This is a story that reminds the glorious past of racing, when many drivers jumped in different cars on every weekend. This is the story of Bryan Clauson.

Let's start with a few information about him... Bryan Clauson was born on June 15th (1989) at Carmichael (California), but he spent his childhood at Noblesville (Indiana), 30 miles from the Indianapolis Motor Speedway, the most famous oval track in the world. In 2016 Bryan will try to achieve an enormous target. Our man will start over 200 races from January 1st to December 31th. On average he will run a race every 44 hours.

The official name is "The Chasing 200 Tour - Circular Insanity". Finding the meaning it's simple: Bryan will race almost entirely on ovals, mostly in dirt tracks.

Bryan Clauson has already won the USAC National Midget Series (two times), the USAC National Sprint Car Series (twice) an the USAC National Drivers Championship (three times); In 2016 he will race in different championships, with winged cars and non-winged ones. But it will be there a notable exception. In May the driver from Noblesville will attempt the qualification for the 100th Indy 500. The Jonathan Byrd's Racing will be his team for the entire season, but in Indianapolis they will be also helped technically by KVSH.



"My main goal for 2016 is to complete the Chasing 200 tour" - says Bryan - "I have over 200 races scheduled for 2016 that include many of short track racings biggest events in all different forms of dirt track racing. It will be a tall task but a lot of effort and planning has gone into this season, and I am looking forward to racing more than ever before!"



After his two previous experiences, Clauson will attempt the qualification at Indy also in 2016. For him is not a normal race...
"Racing the Indianapolis 500 is one of the greatest achievements of my racing career. Indy is such a special place and the 500 is such a special event to be a part of. I grew up around the area, so May has always been a special month my entire life. In terms of getting the opportunity, the first year I ran (2012) we had to work really hard to put together the funding to make it happen. 2015 was a bit of a different story. The Byrd family found me in 2014 and put together a comprehensive platform that can be seen across all of our racing endeavors. I really didn't do any work on the money side of things for 2015".


Clauson has already experienced Indycar, so he can give a trusted opinion to judge the series - now growing in Europe thanks to the increasing interest brought by the media. "Indycar has become the fortunate beneficiary of a lot of young talent that left the European Ladder. I think the young talent in Indy Car is as good as its ever been. I believe to some degree thats also what hurts Indy Car in the American Demographic. There are several talented young americans in the field, the problem is they grew up racing in Europe. People in the U.S. have no connection. That’s where NASCAR got it right when it was booming: people were tuning in to see the people they grew up watching at the local track on Saturday night. In Indycar it doesn't happen anymore".

Bryan Clauson raced in NASCAR in 2008 (Nationwide Series), with some good results like the Pole Position at Daytona (in the Winn-Dixie 250 Powered by Coca-Cola) and a fifth place at Kentucky Speedway, both reached with the Ganassi team. "[NASCAR] It’s not anything I’m actively pursing. Obviously if the right opportunity came along I’d love to take another crack at it. I feel like I have some unfinished business, but I am extremely happy doing what I’m doing. I make a comfortable living and completely enjoy going to the race track and strapping in each and every night!"

In the last five years Bryan achieved his best results. He's not only a championship frontrunner, but also a great single-race winner. His win at the 2014 Chili Bowl (named also the "Super Bowl of Midget racing" and attended by big names of NASCAR, Indycar and NHRA) was one of the brightest point in his career. An event like this is not present in the European panorama of Motorsports, while in North America is not the only one. Sure the tipology of racing is quite different, but from the money "point of view" Europe and US are similar. Here's the thought of Bryan about the topic: "I think motorsport is like anything in life. It's all about timing. The right performance in front of the right person in the crowd could be life changing. There are only so many professional seats left in motorsport and they continue to dwindle. The sport has evolved into more of a business and money has become as much of a prerequisite as talent is in a lot of cases. At the end of the day you have to race because you love to race. If you get caught up in worrying about the bright lights and superstardom, it makes the trek to the top that much more grueling. I prefer to race without that type of pressure".




It will be an incredible year for Bryan, not only on the race tracks but also in his normal life. He will travel a lot, staying far from home for a long time. "I haven’t actually counted the days I will be gone, but I’ve grown accustomed to life on the road. We will have an RV that will serve as our “home away from home” and will make being gone a little bit easier. You learn to adapt as it is part of the job, but having my dogs (Chevy has a Twitter account...) and my girlfriend Lauren on the road with me full-time certainly makes being away a lot easier".

Thanks, Bryan. My blog was born to tell wonderful motorsport stories like this. And even if this one is literally far from my country, it's still a good story.








*** Thanks for proof-reading, Milly_Sunshine! ***

mercoledì 7 ottobre 2015

Il riassunto della stagione 2015: Indycar Series

Sarebbe stata una stagione da incorniciare, non fosse accaduto. Sarebbe stata una stagione indimenticabile in positivo, ma è rimasto l'amaro in bocca. La morte di Justin Wilson, per un assurdo incidente a Pocono (penultima gara della stagione) ha sconvolto la comunità della Indycar e dell'intero universo del motorsport.

Una foto pubblicata da IndyCar Series (@indycar) in data:
Per fare una donazione alla famiglia Wilson, cliccate qui.


Con tremendo rispetto per lui e anche per chi ha corso e lottato in questo campionato, vado a commentare una stagione di Indycar risoltasi all'ultima gara e con tanti vincitori differenti (ben 9!). Un equilibrio davvero interessante che ha scombussolato spesso le convinzioni degli esperti.



Scott Dixon ha vinto il suo quarto titolo nella serie sfruttando al massimo l'opportunità, concessa dal regolamento, di racimolare il doppio punteggio nell'ultima gara in campionato, disputata a Sonoma. Il neozelandese era arrivato a giocarsi il titolo insieme a Montoya, Power (entrambi del team Penske), al redivivo Graham Rahal, Castroneves e Newgarden. Montoya era in testa alla classifica, Rahal 2°, Dixon 3° e Power 4°, mentre Castroneves e Newgarden erano più indietro, con poche probabilità di successo.

A Sonoma solamente Dixon riuscì a tirare fuori il meglio dalla propria vettura, vincendo alla grande la gara. Le speranze di Montoya naufragarono nel momento in cui speronò inavvertitamente il compagno di squadra Power. Finiti nelle retrovie, i due si lanciarono in una rimonta rivelatasi impossibile da completare. Da dimenticare anche la gara di Rahal, tamponato da Bourdais mentre cercava di recuperare terreno.

Fondamentale anche la strategia in casa Ganassi. Montoya avrebbe conquistato il titolo se fosse arrivato 5° a Sonoma, anziché 6°. A precederlo ben due compagni di squadra di Dixon, cioè Kanaan e Kimball. Con questa vittoria finale Dixon conferma un'impressionante statistica: è dal 2007 che il neozelandese arriva nei primi tre alla fine del campionato. Inoltre, con le sue tre vittorie stagionali, raggiunge la ragguardevole quota di 37 vittorie nella serie, conquistate dal 2003 a oggi con un solo anno di digiuno (il 2004).

Scott Dixon

Inutile dire che la delusione di Montoya è stata cocente. Il colombiano avrebbe certamente meritato il titolo, perché la sua stagione è stata consistente dall'inizio alla fine. Se non ci fosse stato lo stop in Iowa Juan Pablo sarebbe arrivato a Sonoma con un vantaggio maggiore, potendo affrontare la gara con meno tensione; la sconfitta nel campionato è tutta in questo dato. Tuttavia non è certo una stagione da buttare per lui: la sua seconda vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis è stata emozionante, conquistata con il suo stile da attaccante nato.

Oltre a lui, anche Graham Rahal (insieme al team Rahal Letterman Lanigan Racing) è finalmente arrivato a competere stabilmente per le posizioni di vertice. Il figlio di Bobby non aveva mai davvero convinto negli ultimi anni, ma grazie a una maggiore fiducia nei propri mezzi (ed evidentemente galvanizzato dai risultati) ha decisamente rilanciato la propria carriera.

Il colombiano Gabby Chaves (Bryan Herta Autosport) ha conquistato il titolo di Rookie of the Year, nonostante abbia vissuto una stagione senza particolari acuti. A differenza del più esplosivo e propositivo Sage Karam, per altro criticato aspramente dai colleghi per alcune manovre poco ortodosse in pista, Gabby ha lavorato sodo nelle retrovie puntando sulla costanza di rendimento. Dovesse essere confermato nella serie anche per il 2016 il colombiano dovrà fare il salto di qualità, con tanti arrivi in top 5 e in top 10. Ho chiesto a Gabby se sia soddisfatto della sua stagione, e questa è stata la sua risposta: "Penso che non abbiamo raggiunto i risultati a portata del nostro potenziale. Avremmo potuto essere almeno un paio di volte nella top 5, senza contare che avremmo potuto vincere a Pocono senza il guasto al motore, a 3 giri dalla fine, che ci ha privato della momentanea leadership della gara. In ogni caso da inizio stagione i progressi sono stati evidenti e ne sono felice".

Gabby Chaves

Sebastien Bourdais (KV Racing) ha messo il suo sigillo su due gare del campionato, una delle quali a Milwaukee. Corsi e ricorsi storici: proprio Bourdais aveva conquistato sul Milwaukee Mile, nel 2006, l'ultima gara su ovale della defunta serie Champ Car.

Alla Indycar è mancata la presenza gioviale e competitiva di James Hinchcliffe. Nonostante sia stato rimpiazzato discretamente il suo posto in Schmidt (con Daly e Briscoe per la precisione), è stato un vero peccato non poter vedere il canadese per tutta la stagione, soprattutto vista la gara conquistata al NOLA Motorsport Park. Il suo infortunio a Indianapolis - raccapricciante, con una sospensione che lo ha trafitto agli arti inferiori - è arrivato purtroppo in un momento di forte crescita. La speranza è che possa tornare a correre agli stessi livelli raggiunti prima dell'incidente, se non meglio.



Sono stati due gli italiani a partecipare al campionato. Mentre Francesco Dracone (Dale Coyne), in quanto rookie, ha pagato lo scotto dell'inesperienza, Luca Filippi (CFH Racing) ha ampiamente dimostrato di meritare un posto nella categoria. Il suo secondo posto a Toronto, dietro al compagno di team Josef Newgarden, è stato il punto più alto di una stagione corsa a cavallo della top ten. Peccato per le ultime due gare, dove il potenziale è rimasto del tutto inespresso.

Luca Filippi

Con 19 piloti finiti sul podio nel corso della stagione la Indycar conferma la sua natura. Un campionato quasi monomarca nel quale la supremazia tecnica dei team più grandi (Penske, Ganassi e Andretti) non pregiudica le opportunità per realtà minori o che schierano solo una vettura (come Rahal, CFH, KV, AJ Foyt e Schmidt). Per quanto riguarda i motori la sfida si è chiusa a favore della Chevrolet, con dieci vittorie contro le sei di Honda.


La classifica finale 2015 (tra parentesi le vittorie; in corsivo i rookie):

Scott Dixon (NZL - Ganassi) 556 (3)
Juan P. Montoya (COL - Penske) 556 (1 + Indy 500)
Will Power (AUS - Penske) 493 (1)
Graham Rahal (USA - Rahal) 490 (2)
Hélio Castroneves (BRA - Penske) 453
Ryan Hunter-Reay (USA - Andretti) 435 (2)
Josef Newgarden (USA - CFH)  431 (2)
Tony Kanaan (BRA - Ganassi)  431
Marco Andretti  (USA - Andretti) 428
Sébastien Bourdais (FRA - KV)  406 (2)
Simon Pagenaud (FRA - Penske) 384
Charlie Kimball (USA - Ganassi) 371
Carlos Muñoz (COL - Andretti) 349 (1)
Takuma Sato (JAP - AJ Foyt) 323
Gabby Chaves (COL - Bryan Herta) 281 (Rookie of the Year)
James Jakes (USA - Schmidt) 257
Jack Hawksworth (UK - AJ Foyt) 256
Ryan Briscoe (AUS - Schmidt) 205
Stefano Coletti (MON - KV) 203
Sage Karam (USA - Ganassi) 197
Luca Filippi (ITA - CFH) 182
Tristan Vautier (FRA - Dale Coyne) 175
James Hinchcliffe (CAN - Schmidt) 129 (1)
Justin Wilson (UK - Andretti) 108
Sebastián Saavedra (COL - Ganassi) 95
Rodolfo Gonzalez (VEN - Dale Coyne) 94
Ed Carpenter (USA - CFH) 88
Conor Daly (USA - Dale Coyne) 81
Pippa Mann (USA - Dale Coyne) 76
Simona De Silvestro (SUI - Andretti) 66
J. R. Hildebrand (USA - CFH) 57
Oriol Servià (SPA - Andretti) 46
Mikhail Aleshin (RUS - Schmidt) 40
Francesco Dracone (ITA - Dale Coyne) 38
Townsend Bell (USA - Dreyer & Reinbold) 32
Carlos Huertas (COL - Dale Coyne) 31
Alex Tagliani (CAN - AJ Foyt) 27
James Davison (AUS - Dale Coyne) 10
Bryan Clauson (USA - Jonathan Byrd's) 10

martedì 25 agosto 2015

Cockpit chiusi? Voto a favore



1 maggio 1994: un braccetto di una sospensione trafigge mortalmente Ayrton Senna. Sul suo casco rimangono i segni dell'impatto.
15 ottobre 1995: il brasiliano Marco Campos si ribalta e striscia con il casco sul muretto di contenimento prima del tornantino a Magny-Cours.
14 luglio 1996: sul cittadino di Toronto Jeff Krosnoff impatta in una rete di protezione dopo il decollo della sua vettura. Le ferite alla testa gli sono fatali.
31 ottobre 1999: Greg Moore perde la vita dopo un terribile scontro con il muretto interno dell'ovale di Fontana.
22 ottobre 2003: Tony Renna, durante dei test sul catino di Indianapolis, muore per le ferite a testa e all'addome dopo un violentissimo crash.
19 luglio 2009: Henry Surtees viene colpito alla testa da una gomma che carambolava in mezzo al tracciato, a seguito di un incidente occorso a Jack Clarke.
16 ottobre 2011: Dan Wheldon muore a causa di ferite fatali alla testa dopo aver colpito con il cockpit la rete di protezione dell'ovale di Las Vegas.
5 ottobre 2014: Jules Bianchi impatta con la testa contro un trattore in quel di Suzuka.
24 agosto 2015: Justin Wilson muore dopo essere stato colpito sul casco da un pezzo di musetto.
Questo elenco, cinico e purtroppo mortale, si è purtroppo aggiornato una volta visto l'incidente occorso a Justin Wilson nella gara Indycar di Pocono. Wilson è stato colpito alla testa da un grosso detrito - un pezzo di muso - rimbalzato dalla vettura di Sage Karam, andata a muro qualche secondo prima.

Justin Wilson è stato in coma per un giorno, ha lottato ma non ce l'ha fatta. Troppo gravi, le sue ferite. Forse è arrivato il momento di riflettere su questa ennesima avvisaglia. Nei venti anni tra la morte di Senna e l'incidente di Bianchi a Suzuka la sicurezza attiva e passiva nel motorsport ha fatto enormi passi. Abbiamo piste più sicure, auto più sicure, commissari meglio addestrati e tanta professionalità. Quello che purtroppo manca nei campionati a ruote scoperte è la sicurezza per un punto fondamentale del nostro corpo: la testa.

Quanto tempo ancora sarà necessario per convincere gli addetti ai lavori che qualcosa va fatto? Intendo, qualcosa che vada oltre alle protezioni laterali ai lati del casco.

Spero che accada qualcosa di rivoluzionario. E per qualcosa di rivoluzionario intendo una protezione sopra la testa dei piloti, un cupolino che li protegga da urti subdoli. Un cupolino resistente e in grado di essere estratto facilmente dalla sua sede. Oppure qualcosa d'altro, che riduca al minimo il rischio di essere intrappolati nel caso di ribaltamenti o incendi.

Brian Hart al Nurburgring nel 1967 con un cupolino artigianale.

I piloti cominciano a essere attratti da queste idee. Ryan Hunter-Reay ne ha parlato diffusamente. Anche il campione Nascar Brad Keselowski ha invocato l'uso di un cupolino. Il pilota GP3 Seb Morris è favorevole. E il pilota di dragster Tony Schumacher ne usa uno già dal 2012.




Se mai qualcosa dovesse essere fatto in questa direzione, io sarò d'accordo. Prevedo però che molti potrebbero storcere il naso per un cambiamento epocale anche in fatto di estetica delle vetture. Meglio però conservare una tradizione stilistica che perdura da decenni oppure mantenere in vita le serie a ruote scoperte senza essere obbligati ad aggiornare l'elenco dei traumi e delle morti in pista?

mercoledì 31 dicembre 2014

Tutto il meglio del motorsport 2014... in un solo post

Attenzione: questo post appartiene alla serie "...mica esiste solo la F1". Già, a volte molti appassionati se lo dimenticano... C'è stato tanto motorsport quest'anno, con tantissimi talenti che diventeranno futuri campioni, con senatori inarrestabili, con marche che investono e altre che sopravvivono, con campionati in ascesa e altri in attesa di risollevarsi.



Una marea di regole, circuiti, punti, classifiche, squalifiche, incidenti, sorpassi, modelli, categorie, ricorsi, reclami e polemiche.

Su questo blog ho avuto il piacere di parlare, in questi mesi, di ben 56 campionati. Mondiali, continentali e nazionali, con un occhio di riguardo verso il motorsport italiano. Che, tra l'aria di crisi che c'è e la passione che non se ne va, ha vissuto un altro anno confuso e per molti versi felice.



Archiviamo dunque questa stagione 2014 con una mega raccolta di campionati, di cifre, di piloti, di team e di titoli....

CAMPIONATI MONDIALI FIA
World Endurance Championship (WEC)
World Touring Car Championship (WTCC)
World Rally Championship (WRC)
World Rallycross Championship (World RX)

MONOPOSTO/VERSO LA F1
GP2
GP3
Auto GP/Formula Acceleration 1
Super Formula
F3 European Championship
Euroformula Open

TURISMO/V8
Deutsche Tourenwagen Masters (DTM)
British Touring Car Championship (BTCC)
V8 Supercars
Euro V8
Super GT
Stock Car Brasil
Turismo Carretera

NASCAR
Nascar Sprint Cup
Nascar Nationwide Series
Nascar Camping World Truck Series
Nascar Whelen Euro Series

GALASSIA RENAULT
F.Renault 3.5 (WSR)
F.Renault 2.0 Eurocup
F.Renault 2.0 NEC
F.Renault 2.0 Alps
F.Renault 2.0 UK

ENDURANCE/GT
United Sportscar Championship (USC)
European Le Mans Series (ELMS)
Asian Le Mans Series
Blancpain GT Sprint
International GT Open

INDY
Indycar
Indy Lights
Pro Mazda
US F2000

MONOMARCA INTERNAZIONALI
Mobil 1 Porsche Supercup
Super Trofeo Lamborghini Europe
Trofeo Maserati
Eurocup Clio

CAMPIONATI CONTINENTALI RALLY
European Rally Championship (ERC)
African Rally Championship (ARC)
Middle East Rally Championship (MERC)
Asia-Pacific Rally Championship (APRC)
Codasur South America Rally Championship
North America and Central America Rally Championship (NACAM)

CAMPIONATI ITALIANI
Campionato Italiano Velocità Montagna (CIVM)
Campionato Italiano Turismo Endurance (CITE)
Campionato Italiano Prototipi (CIP)
Campionato Italiano Rally (CIR)
F4 Italia

MONOMARCA ITALIANI
Carrera Cup Italia
Lotus Cup Italia
Clio Cup Italia
Green Hybrid Cup



martedì 23 settembre 2014

Il riassunto della stagione 2014: Mazda Road to Indy

Negli Stati Uniti esiste un percorso di avvicinamento alla Indycar simile a quello europeo per la F1. Dalle nostre parti, anche se poi ovviamente le scuderie fanno scelte diverse, la scala sarebbe attualmente questa: GP3 - GP2 - F1. I budget si alzano ad ogni scalino...

Negli States l'ascesa all'olimpo di Indianapolis si chiama attualmente Mazda Road to Indy. Anche in questo caso i soldi richiesti per entrare nelle macchine delle varie serie aumentano man mano si alza il livello del campionato. In questo caso gli step sono tre, prima dell'Indycar. Vediamo com'è andata la stagione 2014 per ognuna delle tre serie propedeutiche:


Nell'attesa della nuova Dallara targata 2015, il campionato ha vissuto una stagione davvero deludente dal punto di vista dei numeri e, di conseguenza, dello spettacolo in pista.

In ben due gare disputate sono scese in pista solo 8 vetture, numero veramente basso se confrontato a uno schieramento GP2 base. Il massimo è stato di 12...

Il campione 2014, Gabby Chaves

Tra gli 8 piloti sempre presenti c'era anche un vice-campione di GP2: Luiz Razia. Il brasiliano, dopo aver perso all'ultimo l'opportunità di salire sulla Marussia F1 nel 2013, ha ripiegato negli Stati Uniti per ricostruirsi una carriera degna di nota. Nonostante il suo serio background, Luiz ha concluso il campionato solo al 5° posto. Il vincitore è stato invece il colombiano Gabby Chaves, pilota del Belardi Auto Racing. Il campionato, nonostante la quantità di auto in griglia, ha vissuto un epilogo assolutamente spettacolare, con Chaves e l'inglese Jack Harvey (visto già in GP3) appaiati alla fine della ultima gara a quota 547 punti con 4 vittorie ciascuno. La norma, in caso di parità anche per la vittoria, prevede il confronto dei secondi posti; la statistica ha premiato Chaves, 2° per 5 volte in stagione. Anche l'italiano Vittorio Ghirelli è stato protagonista della serie, con 4 gare disputate a inizio stagione (miglior risultato un 4° posto a St.Petersburg). Il nipote di Jack Brabham e figlio di Geoff Brabham, Matthew, ha ottimamente figurato con un 4° posto finale, a dimostrazione che la passione dei motori nella sua famiglia è ancora ben lungi dall'essersi esaurita.

Classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Gabby Chaves (COL - Belardi Auto Racing) - 547 (4)
Jack Harvey (UK - Schmidt) - 547 (4)
Zach Veach (USA - Andretti) - 520 (3)
Matthew Brabham (USA - Andretti) - 424 (1)
Luiz Razia (BRA - Schmidt) - 403 (1)
Juan Pablo Garcia (MEX - Schmidt) - 372
Juan Pedrahita (COL - Schmidt) - 337
Scott Anderson (USA - Fan Force United) - 309
Zach Meyer (CAN - Team Moore) - 274
Alexandre Baron (FRA - Belardi Auto Racing) - 261 (1)
Lloyd Read (USA - Herta) - 101
Ryan Phinny (USA - Herta + Belardi Auto Racing) - 91
Vittorio Ghirelli (ITA - Team Moore) - 90
Axcil Jefferies (ZIM - Belardi Auto Racing) - 60
Jimmy Simpson (USA - Team Moore) - 42
Matthew Di Leo (CAN - MDL Racing) - 28
Chase Austin (USA - Belardi Auto Racing) - 1

La Dallara di Indy Lights che correrà nel 2015.
PRO MAZDA

Motore Mazda di tipo wankel da 260 cavalli, telaio Star Race Cars - costruttore americano - e... 20 macchine in pista quasi ad ogni appuntamento. Quest'anno è stato molto positivo per il campionato Pro Mazda, dopo un 2013 in sordina.

Pro Mazda: il pacchetto di mischia 2014
La lotta per il titolo tra lo statunitense Spencer Pigot e il canadese Scott Hargrove si è protratta fino all'ultimo weekend di gare a Sonoma. I due sfidanti si sono resi protagonisti in modo controverso... In gara 1 un contatto al 4° giro spedisce fuori pista Pigot (in quel momento in testa) mentre Hargrove riesce a continuare fino al 3° posto finale. In gara 2 il compagno di squadra di Hargrove, Neil Alberico, sperona Pigot in partenza; quest'ultimo non molla il colpo e risale la classifica fino a raggiungere Hargrove. Lo statunitense si mette in scia, ma Hargrove subisce un guasto meccanico; per un soffio Pigot lo evita con una manovra di sorpasso davvero felina. Il suo 5° posto è sufficiente per riguadagnare il primato.


Sono state 3 le donne ad aver presenziato ad almeno un evento del campionato: l'argentina Julia Ballario, la filippina Michele Bumgarner e l'italiana Vicky Piria. La Piria ha presenziato ai primi due appuntamenti (4 gare) con risultati poco soddisfacenti (due 13° posti come miglior piazzamento).

Classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Spencer Pigot (USA) 309 (6)
Scott Hargrove (CAN) 299 (3)
Neil Alberico (USA) 239
Shelby Blackstock (USA) 235
Nicolas Costa (BRA) 224 (1)
Kyle Kaiser (USA) 211 (1)
Jose Gutierrez (MEX) 201 (1)
Garett Grist (CAN) 199 (2)
Ryan Booth (USA) 173
Dalton Kellett (CAN) 160
Julia Ballario (ARG) 152
Kyle Connery (USA) 93
Michael Johnson (USA) 90
Pipo Derani (BRA) 88
Michele Bumgarner (PHI) 79
Bobby Eberle (USA) 66
Brandon Newey (USA) 63
Jay Horak (USA) 48
Felipe Donato (BRA) 36
Jack Aitken (UK) 31
Alex Keyes (USA) 29
Jeff Harrison (USA) 29
Joey Bickers (USA) 22
Parker Nicklin (USA) 18
Anders Krohn (NOR) 17
Vicky Piria (ITA) 17
Carlos Conde (PR) 17
Clark Toppe (USA) 16
Jason Rabe (USA) 13
Brian Lift (USA) 7
Stan Kohls (USA) 6
Jason Bedasse (JAM) 4

U.S. F2000

Il primo gradino della scala verso la Indycar (senza contare i passaggi in kart) è rappresentato dalla U.S. F2000, in sostanza la Formula Ford statunitense. Telaio Elan (costruttore di proprietà Panoz), motore Mazda, pneumatici Cooper Tyres. Auto facili da mettere a punto, con budget richiesti bassissimi.

La US F2000 in azione a Sonoma
La serie gode di buona salute, con oltre venti auto sempre presenti ad ognuno dei 14 appuntamenti in calendario.

La serie ha vissuto la lotta tra il francese Latorre e lo statunitense Enerson, suddivisi da soli 9 punti alla fine del campionato. Nonostante Enerson abbia vinto più gare, e conquistato un maggior numero di podi, la regolarità di Latorre è stata decisiva. Il peggior piazzamento di Latorre, escluso l'unico ritiro, è stato un 7° posto. Mentre il suo rivale ha collezionato anche un 16° e un 10° posto, con tanti punti lasciati per strada. Un'altra particolarità: Latorre ha conquistato il campionato in due team diversi: 8 gare con il team Belardi e le altre 6 con il pluri-titolato Cape Motorsports/Wayne Taylor Racing (con il quale ha ottenuto le sue 3 vittorie stagionali).

Florian Latorre
Come nella Pro Mazda, i piloti statunitensi sono la maggioranza; tuttavia pare che questo campionato interessi anche ai francesi: hanno infatti eguagliato il numero di colombiani e di brasiliani. Nessun italiano ha partecipato alla serie, ma i 4 "oriundi" (Latorre, Franzoni, Portante e Starrantino) si sono classificati tutti nella top 10.

Classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Florian Latorre (FRA) 310 (3)
R. C. Enerson (USA) 301 (5)
Jake Eidson (USA) 291 (2)
Aaron Telitz (USA) 246 (1)
Victor Franzoni (BRA) 202 (1)
Peter Portante (USA) 173
Adrian Starrantino (USA) 157 (1)
Clark Toppe (USA) 156
Nico Jamin (FRA) 154
Henrik Furuseth (NOR) 149
Daniel Burkett (CAN) 147
Will Owen (USA) 133 (1)
Jeroen Slaghekke (NED) 130
Austin Cindric (USA) 125
Colton Herta (USA) 115
Keyvan Andres Soori (GER) 114
Andrew List (USA) 72
Gustavo Myasava (BRA) 68
Santiago Lozano (COL) 61
Juan Maldonado (COL) 57
Nathan Blok (CAN) 40
James Dayson (CAN) 31
Garth Rickards (USA) 10
Tim Hollowell (USA) 8
Kyle O'Gara (USA) 3


Gli altri riassunti della stagione 2014 by Piloti e Motori:
WEC - WTCC - WRC - World RX - GP2 - GP3 - Auto GP/FA1 - Super Formula - F3 European Championship - Euroformula Open - DTM - BTCC - V8 Supercars - Euro V8 - Super GT - Stock Car Brasil - Turismo Carretera - Nascar Sprint Cup - Nascar Nationwide Series - Nascar Camping World Truck Series - Nascar Whelen Euro Series - F.Renault 3.5 (WSR) - F.Renault 2.0 Eurocup - F.Renault 2.0 NEC - F.Renault 2.0 Alps - F.Renault 2.0 UK - United Sportscar Championship (USC) - ELMS - Asian Le Mans Series - Blancpain Endurance Series - Blancpain GT Sprint - International GT Open - Indycar - Mobil 1 Porsche Supercup - Super Trofeo Lamborghini Europe - Trofeo Maserati - Eurocup Clio - European Rally Championship (ERC) - African Rally Championship (ARC) - Middle East Rally Championship (MERC) - Asia-Pacific Rally Championship (APRC) - Codasur South America Rally Championship - North America and Central America Rally Championship (NACAM) - CIVM - CITE - Campionato Italiano Prototipi - Campionato Italiano Rally - F4 Italia - Carrera Cup Italia - Lotus Cup Italia - Clio Cup Italia - Green Hybrid Cup


mercoledì 17 settembre 2014

Il riassunto della stagione 2014: Indycar

Erano anni che ci provava. Anni colmi di delusione al limite della depressione. Anni nei quali la vittoria l'aveva accarezzata per poi farsela sfuggire all'ultimo respiro.

Will Power ce l'ha fatta, finalmente. Il titolo 2014 é finito nelle sue mani (e in quelle di Penske) dopo una terribile prestazione nelle qualifiche dell'ultima gara di Fontana, che avevano fatto riemergere gli spettri del passato. In gara le cose sono andate meglio, grazie ai guai dei rivali (il compagno Helio Castroneves e il francese Simon Pagenaud). Con un 9° posto Power ha raggiunto, pur soffrendo, un titolo che avrebbe meritato anche negli anni scorsi.


In questa stagione ha brillato di nuovo la stella di Juan Pablo Montoya. Dopo alcune gare al limite della sufficienza, Montoya ha convinto, con una vittoria e piazzamenti degni della sua levatura. Anno positivo per i colombiani in generale: anche Munoz e Huertas sono stati, infatti, protagonisti in numerose occasioni; Munoz ha vinto il titolo di Rookie of the Year, mentre Huertas ha conquistato il primo posto a Houston (gara 1).

Juan Pablo Montoya in azione
Per gli statunitensi non vale lo stesso discorso. A parte qualche sporadica buona prestazione, Andretti, Newgarden, Kimball e soprattutto Rahal non hanno brillato se guardiamo ai risultati finali. Rahal paga una stagione pessima anche del team, in crisi per la mancanza di sponsor.
Gli unici due americani a portarsi a casa delle belle soddisfazioni sono stati Hunter-Reay, con un bilancio stagionale positivo grazie alla vittoria nella 500 miglia di Indianapolis (ottenuta meritatamente), e Ed Carpenter, titolare del team omonimo.

Anche quest'anno il mitico Ed Carpenter Racing ha schierato una sola vettura, con lo stesso Carpenter in corsa solo sugli ovali, e Mike Conway sugli stradali e cittadini. I due hanno conquistato insieme tre vittorie; i loro punti, sommati assieme, avrebbero permesso un 8° posto finale nella classifica generale.

Mike Conway e Ed Carpenter
Tra i debuttanti, Aleshin merita un discorso a parte. Il russo ha dimostrato di essere della partita, guadagnandosi subito la fama di cagnaccio, anche se non è mai riuscito a tenersi fuori dai guai. Nell'ultima gara a Fontana, infatti, non ha potuto fare nulla per evitare l'incidente più grave della stagione 2014. Un crash pazzesco, nel quale ha subito fratture multiple. Dopo quasi un mese di ospedale, Mikhail è potuto tornare a casa; speriamo di rivederlo presto al volante.


A Indy c'è stata l'ottima prestazione di Kurt Busch. Il pilota Nascar ha provato a completare il Double Duty Indy 500 / Charlotte 600. Nella gara di Indianapolis Kurt ha portato la vettura al 6° posto, ma nella successiva è stato costretto al ritiro. Ci riproverà! A proposito di Indy: quest'anno Hunter-Reay ha vinto la gara con un margine di soli 6 centesimi di secondo su Helio Castroneves, a dimostrazione di quanto nelle ultime stagioni la battaglia sia davvero infuocata in questo campionato (uno dei migliori dal punto di vista dello spettacolo in pista).

Il nostro Luca Filippi è riuscito anche quest'anno a fare qualche corsa; un programma limitato, nel quale ha mostrato una grande velocità pura, ma purtroppo scarso rendimento in gara.


Ricordiamo anche un fantastico record siglato in questa stagione: la 500 miglia più veloce di sempre! Il primato è stato siglato sull'ovale di Pocono, grazie ad una gara corsa quasi sempre sotto bandiera verde (una sola caution, incredibilmente!). La velocità media è stata di 325.7 km/h, un dato assolutamente pazzesco che non mancherà mai di stupirmi: questi ragazzi vanno davvero veloci!

Sono stati 19 i piloti finiti a podio almeno una volta, con 11 vincitori diversi. Il numero medio di vetture partenti, esclusa la Indy 500, è stato di 22 vetture: questo campionato è davvero una terra di opportunità! Infatti, solo 4 piloti abituali non sono riusciti a salire sul podio: Briscoe (miglior risultato: 4°), Sato (4°), Wilson (4°) e Saavedra (9°).

L'altro dato curioso è stata la durata della stagione: dal 30 marzo al 30 agosto, 5 mesi di full immersion con 18 gare, delle quali 6 su ovale. Molti hanno criticato la scelta di finire così presto, ma potrebbe essere stata una mossa vincente dal punto di vista della comunicazione: la sfida decisiva di Fontana, infatti, non ha coinciso con la conclusione di altri campionati più importanti.

Per il 2015, attualmente, sono stati pochi gli annunci ufficiali. Il team di Carpenter e di Sarah Fisher si sono fusi: il nuovo CFH Racing schiererà almeno due vetture per tutta la stagione. Power guiderà ancora la Penske, stavolta finalmente con il numero 1 sulle fiancate. Si correrà in Louisiana, al NOLA Motorsports Park e ci sarà il ritorno del Texas Motor Speedway. Non ci sarà più la gara doppia di Houston, mentre sono in discussione due appuntamenti all'estero, uno in Brasile e l'altro probabilmente negli Emirati Arabi Uniti.

La classifica finale 2014 (tra parentesi le vittorie; in corsivo i rookie):

Will Power (AUS - Penske)         671 (3)
Hélio Castroneves (BRA - Penske)         609 (1)
Scott Dixon (NZL - Ganassi)         604 (2)
Juan P. Montoya (COL - Penske) 586 (1)
Simon Pagenaud (FRA - Schmidt) 565 (2)
Ryan Hunter-Reay (USA - Andretti) 563 (2 + Indy 500)
Tony Kanaan (BRA - Ganassi) 544 (1)
Carlos Muñoz (COL - Andretti) 483 (Rookie of the year)
Marco Andretti (USA - Andretti)       463
Sébastien Bourdais (FRA - KV) 461 (1)
Ryan Briscoe (AUS - Ganassi)         461
James Hinchcliffe (CAN - Andretti)         456
Josef Newgarden (USA - Fisher) 406
Charlie Kimball (USA - Ganassi) 402
Justin Wilson (UK - Dale Coyne) 395
Mikhail Aleshin (RUS - Schmidt) 372
Jack Hawksworth (UK - Herta) 366
Takuma Sato (JAP - AJ Foyt)         350
Graham Rahal (USA - Rahal)         345
Carlos Huertas (COL - Dale Coyne)   314 (1)
Sebastián Saavedra (COL - Andretti) 291
Ed Carpenter (USA - Carpenter) 262 (1)
Mike Conway (UK - Carpenter) 252 (2)
Oriol Servià (SPA - Rahal)         88
Kurt Busch (USA - Andretti)         80
J. R. Hildebrand (USA - Carpenter)         66
Sage Karam (USA - Dreyer & Reinbold) 57
Luca Filippi (ITA - Rahal)         46
James Davison (AUS - KV)         34
Jacques Villeneuve (CAN - Schmidt) 29
Alex Tagliani (CAN - Fisher)         28
Townsend Bell (USA - KV)         22
Pippa Mann (USA - Dale Coyne) 21
Martin Plowman (UK - AJ Foyt) 18
Buddy Lazier (USA - Lazier)         11
Franck Montagny (FRA - Andretti)          8


Gli altri riassunti della stagione 2014 by Piloti e Motori:
WEC - WTCC - WRC - World RX - GP2 - GP3 - Auto GP/FA1 - Super Formula - F3 European Championship - Euroformula Open - DTM - BTCC - V8 Supercars - Euro V8 - Super GT - Stock Car Brasil - Turismo Carretera - Nascar Sprint Cup - Nascar Nationwide Series - Nascar Camping World Truck Series - Nascar Whelen Euro Series - F.Renault 3.5 (WSR) - F.Renault 2.0 Eurocup - F.Renault 2.0 NEC - F.Renault 2.0 Alps - F.Renault 2.0 UK - United Sportscar Championship (USC) - ELMS - Asian Le Mans Series - Blancpain Endurance Series - Blancpain GT Sprint - International GT Open - Indy Lights - Pro Mazda - US F2000 - Mobil 1 Porsche Supercup - Super Trofeo Lamborghini Europe - Trofeo Maserati - Eurocup Clio - European Rally Championship (ERC) - African Rally Championship (ARC) - Middle East Rally Championship (MERC) - Asia-Pacific Rally Championship (APRC) - Codasur South America Rally Championship - North America and Central America Rally Championship (NACAM) - CIVM - CITE - Campionato Italiano Prototipi - Campionato Italiano Rally - F4 Italia - Carrera Cup Italia - Lotus Cup Italia - Clio Cup Italia - Green Hybrid Cup

mercoledì 13 agosto 2014

Se io fossi un pilota...

Se io fossi un pilota... un sogno innocente che nasce in tenera età, per poi far spazio alla realtà. No, non sono diventato un pilota. Probabilmente mio padre non avrebbe mai appoggiato la mia decisione. Ma soprattutto io stesso non avrei permesso alla mia famiglia di spendere più denaro del normale.

La passione però rimane. Rimarrà sempre. E ogni tanto questa passione mi fa pensare: cosa farei se fossi un pilota?

Probabilmente seguirei un percorso che nessuno fino ad oggi ha mai tentato di portare a termine.

La maggioranza dei piloti europei sogna di vincere il Mondiale di F1. La maggioranza di quelli americani, invece, sogna di vincere il campionato Nascar o la 500 miglia di Indianapolis. I francesi bramano la 24 Ore di Le Mans. I tedeschi la 24 del Nurburgring. E via dicendo.

Nessuno, però, hai mai provato a vincere tutte le gare più importanti nell'arco della propria carriera. Gare, non campionati. Non che i campionati facciano schifo, però...

Ecco cosa farei... Proverei a vincerne 10:

- La 500 Miglia di Indianapolis. Perché è una gara tosta, pericolosa, ha un contorno speciale e una coppa da far girare la testa. Una centrifuga di emozioni sempre a tavoletta.


- La 24 Ore di Le Mans. Chi gareggia lì assomiglia a una trottola che concentra in un giorno tutta la fatica di un anno. A velocità folli.


- La 24 Ore del Nurburgring. Mi accomunerebbe ai grandi del passato, in un circuito dalla difficoltà estrema.


- La 24 Ore di Daytona. Imprevedibile. Rustica. Appassionante. Su un nastro di asfalto strettissimo.


- Il GP di Montecarlo. Due guardrail insidiosi ai lati della macchina, nel circuito nel quale la precisione è un fattore fondamentale.


- La Daytona 500 Nascar. La gara più prestigiosa della serie, nella quale servono palle d'acciaio e strategie geniali.


- La Bathurst 1000. Nel regno delle V8 australiane, con i canguri a pochi metri e un saliscendi tortuoso e complicato dove l'aderenza è precaria.


- La 1000 Km di Suzuka. Qui i piloti giapponesi diventano leoni. La difficoltà del campionato Super GT giapponese è sempre alta, data l'estrema competitività di tutti i team.


- La F3 a Macao. La gara più pazza del mondo nel circuito più strano e caotico in assoluto.


- La salita al Pikes Peak. 156 curve fino a 4300 metri d'altezza, per un totale di 16 km da brivido, senza parapetti né vie di fuga.



Avrei anche voluto aggiungere anche il Rally di Finlandia, ma la versione attuale non è esattamente come quella dei pionieri. Infatti quel rally si chiamava 1000 Laghi...

Forse i piloti veri potrebbero dirmi: impossibile, alcune gare sono troppo per specialisti e alcune altre hanno dietro una preparazione talmente lunga da rendere impossibile l'approccio ad altre faccende. Però io penso a Kristensen e dico che la carriera di un pilota può durare dai 16 ai 50 anni. E dico anche che per alcuni piloti che hanno difficoltà a trovare gli stimoli giusti questa sarebbe la soluzione migliore.

Diventare il miglior pilota di sempre.

Bello, eh?