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giovedì 22 settembre 2016

Il riassunto della stagione 2016: Indycar



Durante la scorsa stagione di Indycar, la prima nel team Penske, c'erano stati momenti difficili per Simon Pagenaud. La competitività era lontana e i risultati erano decisamente inferiori rispetto agli anni precedenti. Addirittura nella lotta interna al team era stato il peggior piazzato a fine campionato, senza alcun acuto di rilievo.

Quest'anno invece è stato tutto diverso per il francese. È arrivato il titolo, soprattutto grazie alle fantastiche prestazioni sui circuiti permanenti. Cinque vittorie, sette pole position, tre secondi posti e soprattutto un ritmo stupefacente e senza sbavature in parecchie occasioni. Uno stile di guida senza fronzoli (infatti Pagenaud non ha mai siglato il giro più veloce in gara nel 2016) che ha pagato, in una Indycar che è diventata più dipendente dall'aerodinamica rispetto al passato.



La serie è ancora poco prevedibile, di base: anche quest'anno ci sono stati 8 vincitori diversi e 15 piazzati a podio. Tuttavia alcune gare non sono state particolarmente entusiasmanti. In generale ci sono stati meno errori, meno cautions e pure meno sorpassi, visto che per la maggior importanza dell'aerodinamica alcuni piloti hanno lamentato perdita di carico in scia.

Le sorprese non sono comunque mancate, a partire proprio dalla 500 Miglia di Indianapolis, che ha visto il trionfo improbabile del rookie of the year Alexander Rossi, pilota della joint-venture Herta/Andretti. La sua gara è stata uno schiaffo a tutti i suoi detrattori, e nonostante qualche insipido commento visto i giro per il web - relativamente a una gara falsata e a una vittoria immeritata - Rossi ha davvero saputo prendere per mano la corsa. La gestione del carburante è stata fenomenale, calcolando che Carlos Munoz - piazza d'onore al traguardo - gli mangiava secondi a ogni curva durante l'ultimo giro. E si sono viste pure le doti velocistiche, visto che l'ex Marussia ha conquistato pure il giro più veloce della gara. Facendo le pulci alla classifica, è evidente come si sia meritato anche il titolo di debuttante dell'anno; è vero che la vittoria a Indy conta parecchio sul computo dei punti, ma Rossi ha conquistato sei piazzamenti in top ten contro i cinque di Daly e i due di Chilton.




Josef Newgarden è invece stato il pilota che ha conquistato più punti sugli ovali, forte di una vittoria in Iowa, un terzo posto a Indy e un 4° a Pocono. Questa però è solo la faccia bella della medaglia. L'altra è stata decisamente più violenta, con il terribile e pericoloso schianto in Texas, nel quale Newgarden ha rischiato seriamente la vita. Con la frattura a entrambe le mani e a una clavicola, il pilota dell'Ed Carpenter Racing è tornato a correre a tempo di record, conquistando a solo un mese di distanza dal crash la vittoria in Iowa (per altro con larghissimo vantaggio). Vista la sua competitività anche sui tracciati permanenti è evidente che il pilota è pronto per combattere stabilmente per la vittoria finale nel campionato, a patto che risolva i problemi patiti sui circuiti cittadini nei quali ha storicamente pagato pegno (salvo l'inaspettata vittoria a Toronto nel 2015).

Il team Penske è riuscito a fine anno a occupare tutto il podio finale. Oltre alla vittoria di Pagenaud, si sono piazzati in cima alle graduatorie anche Will Power e Helio Castroneves. L'australiano ha corso la parte centrale della stagione in modo entusiasmante, con 4 vittorie e 2 secondi posti da gara 2 a Detroit fino a Pocono. Peccato per il malore patito a St.Pete dopo la pole (dove fu sostituito dall'eterno Oriol Servia) e per l'incidente di Watkins Glen, due gare in cui poteva dire la sua. Castroneves, nonostante la buona stagione nel suo complesso, sta proseguendo nel digiuno di vittorie che perdura dal giugno del 2014.


Scott Dixon e James Hinchcliffe. Due vittorie stagionali per il neozelandese, la Pole a Indy per il canadese.

Il titolo di "delusione dell'anno" va probabilmente all'intero team A.J. Foyt Enterprises, con Sato 17° e Hawksworth 20° nella classifica finale (l'inglese ha concluso ultimo tra i piloti full time). I motori Honda non hanno certo aiutato la compagine - basti pensare che Chevrolet ha vinto 14 delle 16 gare disputate - ma troppo spesso le vetture bianco-rosso-blu hanno navigato nelle retrovie. Sato ha regalato a Foyt i due migliori risultati stagionali, cioè dei quinti posti a Long Beach e Toronto. Anche Chip Ganassi ha passato una stagione in sordina. Dixon, che era campione in carica, ha salvato l'onore del team con due vittorie, ma è la perdita della sponsorizzazione Target ad aver fatto maggior scalpore.

Tra gli altri spicca certamente il nome di Graham Rahal, quest'anno unica vera punta d'alta classifica per la Honda. Il figlio di Bobby ha colto una straordinaria vittoria in Texas - con il finale di gara più emozionante dell'anno - oltre che numerosi piazzamenti in top 5. Rispetto al 2015, quando rimase in lotta per il titolo, la stagione non è stata il massimo; ma Graham ha dimostrato di essere uno dei piloti più aggressivi in pista.




Per concludere, una citazione per tre piloti. Bourdais continua a dare battaglia e pure nel 2016 è arrivata una vittoria (a Detroit); Townsend Bell ha disputato una delle sue migliori Indy 500, sempre accompagnato dalla sua proverbiale coppola; Luca Filippi ha disputato cinque gare nel team Dale Coyne prima di lasciare spazio al colombiano Gabby Chaves e al rookie RC Enerson, purtroppo senza troppa fortuna.

Ho infine lasciato per ultimo, ma non nel mio animo, Bryan Clauson. Nella sua progressione verso le 200 corse annuali, Bryan aveva compiuto una grande impresa a Indy: compiere tre giri in testa alla gara. Qualche ora dopo era riuscito a fare una clamorosa double, vincendo al Kokomo Speedway la corsa delle sprint car. Purtroppo, in un'assurda notte di agosto, il sogno di Bryan si è interrotto. Ma la sua splendida voglia di correre dovrà essere per sempre di esempio a tutti i futuri piloti da corsa.





#ForeverBC


Classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Simon Pagenaud - Penske/Chevrolet 659 (5)
Will Power - Penske/Chevrolet 532 (4)
Helio Castroneves - Penske/Chevrolet 504
Josef Newgarden CFH/Chevrolet 502 (1)
Graham Rahal Rahal Letterman/Racing Honda 484 (1)
Scott Dixon Chip Ganassi Racing/Chevrolet 477 (2)
Tony Kanaan Chip Ganassi Racing/Chevrolet 461
Juan Pablo Montoya Team Penske/Chevrolet 433 (1)
Charlie Kimball Chip Ganassi Racing/Chevrolet 433
Carlos Munòz Andretti Autosport/Honda 432
Alexander Rossi Andretti Autosport/Honda 430 (1)
Ryan Hunter-Reay Andretti Autosport/Honda 428
James Hinchcliffe Schmidt Peterson Motorsports/Honda 416
Sébastien Bourdais KVSH Racing/Chevrolet 404 (1)
Mikhail Aleshin Schmidt Peterson Motorsports/Honda 347
Marco Andretti Andretti Autosport/Honda 339
Takuma Sato A. J. Foyt Enterprises/Honda 320
Conor Daly Dale Coyne/Honda 313
Max Chilton Chip Ganassi Racing/Chevrolet 267
Jack Hawksworth A. J. Foyt Enterprises/Honda 229
Spencer Pigot Rahal Letterman Racing/Honda 165
Gabby Chaves Dale Coyne/Honda 105
J.R. Hildebrand Ed Carpenter Racing/Chevrolet 84
Oriol Servia Team Penske, SPM/Chevrolet, Honda 72
Luca Filippi Dale Coyne/Honda 61
Townsend Bell Andretti Autosport/Honda 55
RC Enerson Dale Coyne/Honda 55
Ed Carpenter CFH/Chevrolet 54
Pippa Mann Dale Coyne/Honda 46
Matt Brabham Team Murray KV Racing Technology/Chevrolet 37
Alex Tagliani A. J. Foyt Enterprises/Honda 35
Sage Karam Dreyer & Reinbold Racing/Chevrolet 22
Bryan Clauson Jonathan Byrd's Racing/Honda 21
Stefan Wilson KVSH Racing/Chevrolet 14
Buddy Lazier Lazier Burns Racing/Chevrolet 12


I riassunti delle stagioni precedenti di Indycar: 2015 - 2014

giovedì 7 gennaio 2016

200 gare in un anno, il grande obiettivo di Bryan Clauson



Questa è una storia di motorsport che si sviluppa molto lontano dalla nostra arcigna Europa. Questa è una storia che ricorda in qualche modo il passato, quando molti piloti saltavano da una macchina all'altra in ogni weekend disponibile. Questa è la storia di Bryan Clauson.

Per chi non lo sapesse (e, credetemi, immagino che in Italia tanti non abbiano idea di chi sto parlando) Bryan Clauson è uno statunitense nato il 15 giugno del 1989 a Carmichael, in California e che ha vissuto a Noblesville in Indiana, a poco più di 30 miglia di distanza dall'ovale da corsa più famoso al mondo. Perché ne sto parlando? Bèh, perché Bryan vivrà un 2016 da record. Il nostro si è posto l'obiettivo di correre oltre 200 corse in questo anno solare. Di media, una gara più o meno ogni 44 ore.

Il nome ufficiale è "The Chasing 200 Tour", ma quello che più fa capire di cosa si tratta è... il sottotitolo, definito "Circular Insanity" vista l'abbondanza di circuiti ovali nei quali il pilota americano correrà.



Bryan Clauson ha vinto per due volte la USAC National Midget Series, altrettante volte la USAC National Sprint Car Series e in tre occasioni l'USAC National Drivers Championship; proprio queste tipologie di gara (su ovali sterrati) lo terranno più impegnato nel 2016. Sarà presente nei maggiori campionati sanzionati da USAC, oltre che negli eventi del World of Outlaws e correrà con mezzi Winged e Non-Winged.



Durante l'anno, però, ci sarà un altro importante traguardo da raggiungere: la qualificazione alla 500 Miglia di Indianapolis con il Jonathan Byrd's Racing, struttura che usufruirà della consulenza del team KVSH proprio per l'occasione. Lo stesso team sarà comunque al suo fianco durante tutta la stagione.

"Ho oltre 200 corse in programma per il 2016, con un calendario che mi darà modo di correre in molti dei maggiori eventi di short track statunitensi, per altro in differenti campionati. Si tratta di un obiettivo piuttosto ambizioso, ma ho messo tutta la mia anima e profuso ogni sforzo per pianificare tutto al meglio. La mia voglia di correre non è mai stata così alta come oggi", dice Bryan. La sua avventura sarà vissuta su tutto il territorio statunitense, con una sicura puntata sull'asfalto dell'Indianapolis Motor Speedway a Maggio.




"Correre alla 500 Miglia è già stato uno dei più grandi traguardi della mia carriera. Indianapolis è un luogo speciale e l'evento ha una portata gigantesca. Sono cresciuto in quell'area, quindi quando il mese di Maggio è sempre stato centrale nella mia vita. La prima volta che corsi, nel 2012, lavorammo molto e duramente per trovare i fondi necessari per partecipare, e non fu facile. Mentre nel 2015 è stata una storia differente. L'anno prima la famiglia Byrd cominciò ad aiutarmi, e fu così che mettemmo insieme la piattaforma sulla quale poter costruire il progetto attuale, senza dover da parte mia lavorare sugli sponsor come in precedenza".

Clauson ha quindi toccato con mano il mondo Indycar, e può quindi dare un parere autorevole sul maggiore interesse per la serie che - pare - ci sia in Europa e sul seguito reale che ha negli States. "La Indycar è diventata la fortunata beneficiaria di un sacco di giovani talenti che hanno lasciato le competizioni europee, e penso che attualmente la griglia della Indycar sia tra le migliori di sempre. Tuttavia credo anche che in una certa maniera ciò la renda meno attraente verso gli appassionati americani. Ci sono molti giovani talenti qui, ma il problema è che sono cresciuti agonisticamente in Europa. Manca quindi una connessione con i fan statunitensi. Ed è qui che la NASCAR ha trovato la gallina dalle uova d'oro: le persone accendono la tv per guardare gli stessi piloti che hanno visto nelle piste locali il sabato notte, mentre per la Indycar questo passaggio non esiste quasi più".

La storia tra Clauson e la NASCAR è stata breve, anche se con alcuni punti esclamativi. La pole nella Nationwide Series a Daytona nel 2008 (precisamente la Winn-Dixie 250 Powered by Coca-Cola) e il quinto posto) e il quinto posto al Kentucky Speedway nello stesso anno sono stati i suoi migliori risultati, raggiunti con il team di Chip Ganassi. "Non sto attivamente cercando una chance in NASCAR, ma ovviamente sarei felice di correre ancora nella categoria se capitasse l'opportunità giusta. Mi sento come se avessi ancora un conto aperto in questo caso, ma sono comunque estremamente felice di concentrarmi su quello che attualmente sto facendo, perché mi diverto e sono competitivo. Insomma, mi godo tutta la vita fuori e dentro la pista".

Negli ultimi cinque anni Bryan ha raggiunto i suoi migliori risultati. Non si tratta solo di campionati, ma anche di prestigiose gare come il Chili Bowl, definito anche come il Superbowl delle corse Midget e frequentato da affermati piloti provenienti dalla NASCAR, dalla NHRA e dall'Indycar. Sull'albo d'oro della corsa il suo nome è affiancato all'anno 2014. Il mondo delle Sprint e delle Midget è però lontanissimo dalle abitudini europee del Motorsport, e di conseguenza la presenza mediatica è quasi nulla. Ma questi mondi sono davvero così diversi? Assolutamente no. Un esempio solo per tutti: l'importanza dei budget. Ecco il Clauson pensiero sull'argomento. "Penso che il motorsport sia come qualsiasi altro ambito della vita. Il contesto e il tempo sono le cose che contano. La performance giusta di fronte alle persone giuste tra la folla può cambiarti la vita. I sedili pregiati, che ti portano al vero professionismo, sono pochi e per altro continuano a diminuire. Il motorsport si è evoluto in una forma come un'altra di business e i soldi sono diventati in tanti casi un pre-requisito fondamentale tanto quanto lo è il talento. Alla fine però i piloti corrono perché amano correre, e se un giovane pilota dovesse preoccuparsi di diventare una stella e di stare sempre al centro dell'attenzione, allora la sua ascesa verso il top diventerebbe estremamente faticosa e enormemente stressante. Io preferisco pensare alle corse senza mettermi troppa pressione addosso."





Sarà un 2016 a mille all'ora, non solo in pista ma anche tra una gara e l'altra. Chissà se Bryan ha contato i giorni fuori casa... "Non ho davvero contato i giorni in cui sarò via, ma non è un problema: sono cresciuto praticamente on the road. Noi abbiamo un caravan che fa le veci della nostra casa quando siamo in viaggio, quindi questo facilita molto le cose. Imparare ad adattarsi fa parte del lavoro, non c'è dubbio. E in ogni caso la mia findanzata Lauren e i miei cani (dei quali uno, Chevy, ha un account su Twitter..) mi seguono sempre in questa vita nomade. La loro presenza è fondamentale per me."

Grazie, Bryan. In fondo questo blog è nato anche per raccontare belle storie come queste. Un po' lontane e fuori dal tempo, ma pur sempre belle storie.







Chili Bowl 2014 from Loudpedal on Vimeo.

mercoledì 7 ottobre 2015

Il riassunto della stagione 2015: Indycar Series

Sarebbe stata una stagione da incorniciare, non fosse accaduto. Sarebbe stata una stagione indimenticabile in positivo, ma è rimasto l'amaro in bocca. La morte di Justin Wilson, per un assurdo incidente a Pocono (penultima gara della stagione) ha sconvolto la comunità della Indycar e dell'intero universo del motorsport.

Una foto pubblicata da IndyCar Series (@indycar) in data:
Per fare una donazione alla famiglia Wilson, cliccate qui.


Con tremendo rispetto per lui e anche per chi ha corso e lottato in questo campionato, vado a commentare una stagione di Indycar risoltasi all'ultima gara e con tanti vincitori differenti (ben 9!). Un equilibrio davvero interessante che ha scombussolato spesso le convinzioni degli esperti.



Scott Dixon ha vinto il suo quarto titolo nella serie sfruttando al massimo l'opportunità, concessa dal regolamento, di racimolare il doppio punteggio nell'ultima gara in campionato, disputata a Sonoma. Il neozelandese era arrivato a giocarsi il titolo insieme a Montoya, Power (entrambi del team Penske), al redivivo Graham Rahal, Castroneves e Newgarden. Montoya era in testa alla classifica, Rahal 2°, Dixon 3° e Power 4°, mentre Castroneves e Newgarden erano più indietro, con poche probabilità di successo.

A Sonoma solamente Dixon riuscì a tirare fuori il meglio dalla propria vettura, vincendo alla grande la gara. Le speranze di Montoya naufragarono nel momento in cui speronò inavvertitamente il compagno di squadra Power. Finiti nelle retrovie, i due si lanciarono in una rimonta rivelatasi impossibile da completare. Da dimenticare anche la gara di Rahal, tamponato da Bourdais mentre cercava di recuperare terreno.

Fondamentale anche la strategia in casa Ganassi. Montoya avrebbe conquistato il titolo se fosse arrivato 5° a Sonoma, anziché 6°. A precederlo ben due compagni di squadra di Dixon, cioè Kanaan e Kimball. Con questa vittoria finale Dixon conferma un'impressionante statistica: è dal 2007 che il neozelandese arriva nei primi tre alla fine del campionato. Inoltre, con le sue tre vittorie stagionali, raggiunge la ragguardevole quota di 37 vittorie nella serie, conquistate dal 2003 a oggi con un solo anno di digiuno (il 2004).

Scott Dixon

Inutile dire che la delusione di Montoya è stata cocente. Il colombiano avrebbe certamente meritato il titolo, perché la sua stagione è stata consistente dall'inizio alla fine. Se non ci fosse stato lo stop in Iowa Juan Pablo sarebbe arrivato a Sonoma con un vantaggio maggiore, potendo affrontare la gara con meno tensione; la sconfitta nel campionato è tutta in questo dato. Tuttavia non è certo una stagione da buttare per lui: la sua seconda vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis è stata emozionante, conquistata con il suo stile da attaccante nato.

Oltre a lui, anche Graham Rahal (insieme al team Rahal Letterman Lanigan Racing) è finalmente arrivato a competere stabilmente per le posizioni di vertice. Il figlio di Bobby non aveva mai davvero convinto negli ultimi anni, ma grazie a una maggiore fiducia nei propri mezzi (ed evidentemente galvanizzato dai risultati) ha decisamente rilanciato la propria carriera.

Il colombiano Gabby Chaves (Bryan Herta Autosport) ha conquistato il titolo di Rookie of the Year, nonostante abbia vissuto una stagione senza particolari acuti. A differenza del più esplosivo e propositivo Sage Karam, per altro criticato aspramente dai colleghi per alcune manovre poco ortodosse in pista, Gabby ha lavorato sodo nelle retrovie puntando sulla costanza di rendimento. Dovesse essere confermato nella serie anche per il 2016 il colombiano dovrà fare il salto di qualità, con tanti arrivi in top 5 e in top 10. Ho chiesto a Gabby se sia soddisfatto della sua stagione, e questa è stata la sua risposta: "Penso che non abbiamo raggiunto i risultati a portata del nostro potenziale. Avremmo potuto essere almeno un paio di volte nella top 5, senza contare che avremmo potuto vincere a Pocono senza il guasto al motore, a 3 giri dalla fine, che ci ha privato della momentanea leadership della gara. In ogni caso da inizio stagione i progressi sono stati evidenti e ne sono felice".

Gabby Chaves

Sebastien Bourdais (KV Racing) ha messo il suo sigillo su due gare del campionato, una delle quali a Milwaukee. Corsi e ricorsi storici: proprio Bourdais aveva conquistato sul Milwaukee Mile, nel 2006, l'ultima gara su ovale della defunta serie Champ Car.

Alla Indycar è mancata la presenza gioviale e competitiva di James Hinchcliffe. Nonostante sia stato rimpiazzato discretamente il suo posto in Schmidt (con Daly e Briscoe per la precisione), è stato un vero peccato non poter vedere il canadese per tutta la stagione, soprattutto vista la gara conquistata al NOLA Motorsport Park. Il suo infortunio a Indianapolis - raccapricciante, con una sospensione che lo ha trafitto agli arti inferiori - è arrivato purtroppo in un momento di forte crescita. La speranza è che possa tornare a correre agli stessi livelli raggiunti prima dell'incidente, se non meglio.



Sono stati due gli italiani a partecipare al campionato. Mentre Francesco Dracone (Dale Coyne), in quanto rookie, ha pagato lo scotto dell'inesperienza, Luca Filippi (CFH Racing) ha ampiamente dimostrato di meritare un posto nella categoria. Il suo secondo posto a Toronto, dietro al compagno di team Josef Newgarden, è stato il punto più alto di una stagione corsa a cavallo della top ten. Peccato per le ultime due gare, dove il potenziale è rimasto del tutto inespresso.

Luca Filippi

Con 19 piloti finiti sul podio nel corso della stagione la Indycar conferma la sua natura. Un campionato quasi monomarca nel quale la supremazia tecnica dei team più grandi (Penske, Ganassi e Andretti) non pregiudica le opportunità per realtà minori o che schierano solo una vettura (come Rahal, CFH, KV, AJ Foyt e Schmidt). Per quanto riguarda i motori la sfida si è chiusa a favore della Chevrolet, con dieci vittorie contro le sei di Honda.


La classifica finale 2015 (tra parentesi le vittorie; in corsivo i rookie):

Scott Dixon (NZL - Ganassi) 556 (3)
Juan P. Montoya (COL - Penske) 556 (1 + Indy 500)
Will Power (AUS - Penske) 493 (1)
Graham Rahal (USA - Rahal) 490 (2)
Hélio Castroneves (BRA - Penske) 453
Ryan Hunter-Reay (USA - Andretti) 435 (2)
Josef Newgarden (USA - CFH)  431 (2)
Tony Kanaan (BRA - Ganassi)  431
Marco Andretti  (USA - Andretti) 428
Sébastien Bourdais (FRA - KV)  406 (2)
Simon Pagenaud (FRA - Penske) 384
Charlie Kimball (USA - Ganassi) 371
Carlos Muñoz (COL - Andretti) 349 (1)
Takuma Sato (JAP - AJ Foyt) 323
Gabby Chaves (COL - Bryan Herta) 281 (Rookie of the Year)
James Jakes (USA - Schmidt) 257
Jack Hawksworth (UK - AJ Foyt) 256
Ryan Briscoe (AUS - Schmidt) 205
Stefano Coletti (MON - KV) 203
Sage Karam (USA - Ganassi) 197
Luca Filippi (ITA - CFH) 182
Tristan Vautier (FRA - Dale Coyne) 175
James Hinchcliffe (CAN - Schmidt) 129 (1)
Justin Wilson (UK - Andretti) 108
Sebastián Saavedra (COL - Ganassi) 95
Rodolfo Gonzalez (VEN - Dale Coyne) 94
Ed Carpenter (USA - CFH) 88
Conor Daly (USA - Dale Coyne) 81
Pippa Mann (USA - Dale Coyne) 76
Simona De Silvestro (SUI - Andretti) 66
J. R. Hildebrand (USA - CFH) 57
Oriol Servià (SPA - Andretti) 46
Mikhail Aleshin (RUS - Schmidt) 40
Francesco Dracone (ITA - Dale Coyne) 38
Townsend Bell (USA - Dreyer & Reinbold) 32
Carlos Huertas (COL - Dale Coyne) 31
Alex Tagliani (CAN - AJ Foyt) 27
James Davison (AUS - Dale Coyne) 10
Bryan Clauson (USA - Jonathan Byrd's) 10

mercoledì 17 settembre 2014

Il riassunto della stagione 2014: Indycar

Erano anni che ci provava. Anni colmi di delusione al limite della depressione. Anni nei quali la vittoria l'aveva accarezzata per poi farsela sfuggire all'ultimo respiro.

Will Power ce l'ha fatta, finalmente. Il titolo 2014 é finito nelle sue mani (e in quelle di Penske) dopo una terribile prestazione nelle qualifiche dell'ultima gara di Fontana, che avevano fatto riemergere gli spettri del passato. In gara le cose sono andate meglio, grazie ai guai dei rivali (il compagno Helio Castroneves e il francese Simon Pagenaud). Con un 9° posto Power ha raggiunto, pur soffrendo, un titolo che avrebbe meritato anche negli anni scorsi.


In questa stagione ha brillato di nuovo la stella di Juan Pablo Montoya. Dopo alcune gare al limite della sufficienza, Montoya ha convinto, con una vittoria e piazzamenti degni della sua levatura. Anno positivo per i colombiani in generale: anche Munoz e Huertas sono stati, infatti, protagonisti in numerose occasioni; Munoz ha vinto il titolo di Rookie of the Year, mentre Huertas ha conquistato il primo posto a Houston (gara 1).

Juan Pablo Montoya in azione
Per gli statunitensi non vale lo stesso discorso. A parte qualche sporadica buona prestazione, Andretti, Newgarden, Kimball e soprattutto Rahal non hanno brillato se guardiamo ai risultati finali. Rahal paga una stagione pessima anche del team, in crisi per la mancanza di sponsor.
Gli unici due americani a portarsi a casa delle belle soddisfazioni sono stati Hunter-Reay, con un bilancio stagionale positivo grazie alla vittoria nella 500 miglia di Indianapolis (ottenuta meritatamente), e Ed Carpenter, titolare del team omonimo.

Anche quest'anno il mitico Ed Carpenter Racing ha schierato una sola vettura, con lo stesso Carpenter in corsa solo sugli ovali, e Mike Conway sugli stradali e cittadini. I due hanno conquistato insieme tre vittorie; i loro punti, sommati assieme, avrebbero permesso un 8° posto finale nella classifica generale.

Mike Conway e Ed Carpenter
Tra i debuttanti, Aleshin merita un discorso a parte. Il russo ha dimostrato di essere della partita, guadagnandosi subito la fama di cagnaccio, anche se non è mai riuscito a tenersi fuori dai guai. Nell'ultima gara a Fontana, infatti, non ha potuto fare nulla per evitare l'incidente più grave della stagione 2014. Un crash pazzesco, nel quale ha subito fratture multiple. Dopo quasi un mese di ospedale, Mikhail è potuto tornare a casa; speriamo di rivederlo presto al volante.


A Indy c'è stata l'ottima prestazione di Kurt Busch. Il pilota Nascar ha provato a completare il Double Duty Indy 500 / Charlotte 600. Nella gara di Indianapolis Kurt ha portato la vettura al 6° posto, ma nella successiva è stato costretto al ritiro. Ci riproverà! A proposito di Indy: quest'anno Hunter-Reay ha vinto la gara con un margine di soli 6 centesimi di secondo su Helio Castroneves, a dimostrazione di quanto nelle ultime stagioni la battaglia sia davvero infuocata in questo campionato (uno dei migliori dal punto di vista dello spettacolo in pista).

Il nostro Luca Filippi è riuscito anche quest'anno a fare qualche corsa; un programma limitato, nel quale ha mostrato una grande velocità pura, ma purtroppo scarso rendimento in gara.


Ricordiamo anche un fantastico record siglato in questa stagione: la 500 miglia più veloce di sempre! Il primato è stato siglato sull'ovale di Pocono, grazie ad una gara corsa quasi sempre sotto bandiera verde (una sola caution, incredibilmente!). La velocità media è stata di 325.7 km/h, un dato assolutamente pazzesco che non mancherà mai di stupirmi: questi ragazzi vanno davvero veloci!

Sono stati 19 i piloti finiti a podio almeno una volta, con 11 vincitori diversi. Il numero medio di vetture partenti, esclusa la Indy 500, è stato di 22 vetture: questo campionato è davvero una terra di opportunità! Infatti, solo 4 piloti abituali non sono riusciti a salire sul podio: Briscoe (miglior risultato: 4°), Sato (4°), Wilson (4°) e Saavedra (9°).

L'altro dato curioso è stata la durata della stagione: dal 30 marzo al 30 agosto, 5 mesi di full immersion con 18 gare, delle quali 6 su ovale. Molti hanno criticato la scelta di finire così presto, ma potrebbe essere stata una mossa vincente dal punto di vista della comunicazione: la sfida decisiva di Fontana, infatti, non ha coinciso con la conclusione di altri campionati più importanti.

Per il 2015, attualmente, sono stati pochi gli annunci ufficiali. Il team di Carpenter e di Sarah Fisher si sono fusi: il nuovo CFH Racing schiererà almeno due vetture per tutta la stagione. Power guiderà ancora la Penske, stavolta finalmente con il numero 1 sulle fiancate. Si correrà in Louisiana, al NOLA Motorsports Park e ci sarà il ritorno del Texas Motor Speedway. Non ci sarà più la gara doppia di Houston, mentre sono in discussione due appuntamenti all'estero, uno in Brasile e l'altro probabilmente negli Emirati Arabi Uniti.

La classifica finale 2014 (tra parentesi le vittorie; in corsivo i rookie):

Will Power (AUS - Penske)         671 (3)
Hélio Castroneves (BRA - Penske)         609 (1)
Scott Dixon (NZL - Ganassi)         604 (2)
Juan P. Montoya (COL - Penske) 586 (1)
Simon Pagenaud (FRA - Schmidt) 565 (2)
Ryan Hunter-Reay (USA - Andretti) 563 (2 + Indy 500)
Tony Kanaan (BRA - Ganassi) 544 (1)
Carlos Muñoz (COL - Andretti) 483 (Rookie of the year)
Marco Andretti (USA - Andretti)       463
Sébastien Bourdais (FRA - KV) 461 (1)
Ryan Briscoe (AUS - Ganassi)         461
James Hinchcliffe (CAN - Andretti)         456
Josef Newgarden (USA - Fisher) 406
Charlie Kimball (USA - Ganassi) 402
Justin Wilson (UK - Dale Coyne) 395
Mikhail Aleshin (RUS - Schmidt) 372
Jack Hawksworth (UK - Herta) 366
Takuma Sato (JAP - AJ Foyt)         350
Graham Rahal (USA - Rahal)         345
Carlos Huertas (COL - Dale Coyne)   314 (1)
Sebastián Saavedra (COL - Andretti) 291
Ed Carpenter (USA - Carpenter) 262 (1)
Mike Conway (UK - Carpenter) 252 (2)
Oriol Servià (SPA - Rahal)         88
Kurt Busch (USA - Andretti)         80
J. R. Hildebrand (USA - Carpenter)         66
Sage Karam (USA - Dreyer & Reinbold) 57
Luca Filippi (ITA - Rahal)         46
James Davison (AUS - KV)         34
Jacques Villeneuve (CAN - Schmidt) 29
Alex Tagliani (CAN - Fisher)         28
Townsend Bell (USA - KV)         22
Pippa Mann (USA - Dale Coyne) 21
Martin Plowman (UK - AJ Foyt) 18
Buddy Lazier (USA - Lazier)         11
Franck Montagny (FRA - Andretti)          8


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mercoledì 13 agosto 2014

Se io fossi un pilota...

Se io fossi un pilota... un sogno innocente che nasce in tenera età, per poi far spazio alla realtà. No, non sono diventato un pilota. Probabilmente mio padre non avrebbe mai appoggiato la mia decisione. Ma soprattutto io stesso non avrei permesso alla mia famiglia di spendere più denaro del normale.

La passione però rimane. Rimarrà sempre. E ogni tanto questa passione mi fa pensare: cosa farei se fossi un pilota?

Probabilmente seguirei un percorso che nessuno fino ad oggi ha mai tentato di portare a termine.

La maggioranza dei piloti europei sogna di vincere il Mondiale di F1. La maggioranza di quelli americani, invece, sogna di vincere il campionato Nascar o la 500 miglia di Indianapolis. I francesi bramano la 24 Ore di Le Mans. I tedeschi la 24 del Nurburgring. E via dicendo.

Nessuno, però, hai mai provato a vincere tutte le gare più importanti nell'arco della propria carriera. Gare, non campionati. Non che i campionati facciano schifo, però...

Ecco cosa farei... Proverei a vincerne 10:

- La 500 Miglia di Indianapolis. Perché è una gara tosta, pericolosa, ha un contorno speciale e una coppa da far girare la testa. Una centrifuga di emozioni sempre a tavoletta.


- La 24 Ore di Le Mans. Chi gareggia lì assomiglia a una trottola che concentra in un giorno tutta la fatica di un anno. A velocità folli.


- La 24 Ore del Nurburgring. Mi accomunerebbe ai grandi del passato, in un circuito dalla difficoltà estrema.


- La 24 Ore di Daytona. Imprevedibile. Rustica. Appassionante. Su un nastro di asfalto strettissimo.


- Il GP di Montecarlo. Due guardrail insidiosi ai lati della macchina, nel circuito nel quale la precisione è un fattore fondamentale.


- La Daytona 500 Nascar. La gara più prestigiosa della serie, nella quale servono palle d'acciaio e strategie geniali.


- La Bathurst 1000. Nel regno delle V8 australiane, con i canguri a pochi metri e un saliscendi tortuoso e complicato dove l'aderenza è precaria.


- La 1000 Km di Suzuka. Qui i piloti giapponesi diventano leoni. La difficoltà del campionato Super GT giapponese è sempre alta, data l'estrema competitività di tutti i team.


- La F3 a Macao. La gara più pazza del mondo nel circuito più strano e caotico in assoluto.


- La salita al Pikes Peak. 156 curve fino a 4300 metri d'altezza, per un totale di 16 km da brivido, senza parapetti né vie di fuga.



Avrei anche voluto aggiungere anche il Rally di Finlandia, ma la versione attuale non è esattamente come quella dei pionieri. Infatti quel rally si chiamava 1000 Laghi...

Forse i piloti veri potrebbero dirmi: impossibile, alcune gare sono troppo per specialisti e alcune altre hanno dietro una preparazione talmente lunga da rendere impossibile l'approccio ad altre faccende. Però io penso a Kristensen e dico che la carriera di un pilota può durare dai 16 ai 50 anni. E dico anche che per alcuni piloti che hanno difficoltà a trovare gli stimoli giusti questa sarebbe la soluzione migliore.

Diventare il miglior pilota di sempre.

Bello, eh?