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martedì 1 dicembre 2015

Le irridenti pagelle della stagione 2015 della F1

Evviva le pagelle! Questo strumento innovativo è ancora di moda e anche il glorioso blog Piloti e Motori vuole utilizzarlo per attirarsi nuove antipatie! La F1 è lo sport (!!) adatto per una sontuosissima pagella piena di considerazioni intelligenti e di simpatici numerini a fianco del nome dei protagonisti. Cominciamo, allora..



Lewis Hamilton, voto 9
Non gli è importato un accidente di vincere il mondiale contro le altre mezze seghe che ci sono in pista. C'è stata solo una cosa importante nell'annata di Lewis: la fi*a. Palate di f*ca in formazione da valanga scese su di lui indifferentemente dal risultato raggiunto in pista. Meglio del migliore Irvine, ma con un filino di catenoni d'oro in più.

Sebastian Vettel, voto 9
Il voto è esclusivamente relativo alle enormi trollate che ci ha regalato in questa stagione, soprattutto nei momenti in cui perculava il duo Hamilton/Rosberg. Facendoci per altro scoprire che Rosberg è un permalosone. Ha vinto anche tre gare, ma secondo la teoria del complotto che impera sulle nostre teste è stato solamente un favore della Mercedes fatto a Ecclestone per mantenere vivo l'interesse bla bla bla bla.



Alexander Rossi, voto 9
Macché Valentino e Marc Marquez, qui c'è molto di più da dire! Alexander Rossi, l'americano più osteggiato dalle future scuderie americane, è arrivato in F1 e le ha suonate al più esperto compagno di scuderia, cioè... Bèh, ora mi sfugge il nome... Non so, mi verrà in mente. Comunque Rossi è andato più forte, ecco.

Kimi Raikkonen, voto 5
Essere diventato padre lo ha reso diverso. Non potendo rischiare di scambiare la vodka con il biberon, Kimi ha buttato in qualche lago la sua riserva alcolica. La depressione del ragazzo non ha trovato sfogo sulle piste del mondiale, contribuendo alla sua nuova dimensione astemia. Il fatto di essere andato bene solo nelle gare mediorientali ha aggravato il tutto. Dategli il Martini di Bottas (anzi, meglio di no).

Pastor Maldonado, voto 8
Il mitico Pastorone ha fatto notare a più riprese che a differenza del solito i ritiri determinati da cause esterne (avversari impazziti e guasti) sono stati maggiori delle cagate commesse personalmente. Un grande salto in avanti per l'eroe dei carrozzieri. Stagione comunque sfortunata, a tal punto che Calimero si è sentito in dovere di andare a rincuorare il buon Pastor e chiedergli una sponsorizzazione PDVSA.



Roberto Merhi, voto 7
Nonostante sia stato costretto a farsi da parte per qualche GP visto l'arrivo di Alexander Rossi, lo spagnolo ha fatto vedere ottime cose, soprattutto quando si è messo ad andare più forte di... Dai, Coso lì... Come si chiama? Proprio non ricordo, forse comincia per G? Giedo Van der Garde? No, lui è quello che ha reclamato perché aveva firmato cento contratti con l'inchiostro trasparente. Vabbèh, sono sicuro che prima o poi lo troveremo, eh?

Romain Grosjean, voto 6
Erano tutti molto preoccupati per questo suo cambiamento di personalità, che lo aveva portato ad essere uno dei piloti più precisi e prestazionali del Circus. Fortunatamente, però, è tornato in lui con l'incidente di Sochi. Bentornato, Romain! La Haas ha bisogno di te!

Sergio Perez, voto 8
Ora, a bocce ferme, possiamo dirlo: a inizio anno Perez estrae a sorte il carattere mentale da portare in pista durante la stagione. Quest'anno è andata bene, avendo selezionato il modello "freddo calcolatore consistente e rilassato", ma per il 2016 è ancora tutto da decidere.

Nico Hulkenberg, voto 4
Avrà anche vinto a Le Mans, ma non è certo stata una stagione esaltante per l'uomo che, con la sola imposizione del trofeo francese, ha determinato a domino lo spostamento universale dei calendari automobilistici che presto farà cadere nello stesso giorno il GP di Montecarlo, la 24 Ore di Le Mans, la Indy 500, la tappa più estrema della DAKAR, il 1000 Laghi, la 24 Ore di Daytona, la Bathurst 1000 e la rievocazione storia della Mille Miglia.

Daniel Ricciardo, voto 5
L'idolo delle folle 2014 è stato detronizzato a favore del nuovo idolo delle folle 2015, e questo ha minato un po' il suo sorriso. E i continui raid del vicino di casa Massa, accompagnato da quel furbacchione di suo figlio, non hanno certo aiutato l'australiano a riprendersi.

Felipe Massa, voto 7
Ha vinto la sfida con Ricciardo (perché i suoi adesivi erano più grandi) e ha cominciato a ritirarsi un po' dalla F1, mostrando suo figlio ovunque potesse in cerca di prematuri contratti. In pista ha dato del suo meglio ma è in odore di Barrichellite, con tutto il rispetto.



Daniil Kvyat, voto 8
Il russo ha cominciato la stagione un po' in sordina, ma dopo metà anno è uscito fuori il lato romanesco che c'è in lui. Da quel momento zero seghe mentali, testa bassa e un sacco di insulti all'italiana.

Max Verstappen, voto 8
Il nuovo idolo delle folle 2015 ha effettivamente incantato tutti con i suoi sorpassi, rendendo la visione di suo padre ai box un po' meno pesante. Da lui ci si aspetta, ovviamente, un 2016 spettacolare con almeno 8 vittorie, 12 pole position e sorpassi in retromarcia.



Carlos Sainz, voto 7
Il voto va alla pazienza dello spagnolo, che ha dovuto sopportare la presenza di un minorenne ai box e la riluttanza di Renault nel fornirgli un motore decente.

Felipe Nasr, voto 6
L'altro Felipe ha fatto una gara della madonna in Australia, decidendo in seguito di abbandonare le competizioni dopo aver raggiunto tutti i suoi obiettivi. La stagione è infatti proseguita semplicemente per inerzia.

Marcus Ericsson, voto 5
Lo stesso discorso di Nasr vale anche per Ericsson, considerato a tutti gli effetti "IL" pilota pagante per eccellenza, e vincitore in quella che ogni anno viene definita "la corsa a perdifiato e stracciassegni verso l'Ambito secondo sedile Sauber che ha un motore Ferrari e che ha livree abbondantemente disponibili".

Fernando Alonso, voto 1
Fernando ha battuto ogni record in questo 2015: ha fatto incazzare chiunque si trovasse a tiro, ha provocato in lungo e in largo e per la prima volta si è fatto battere dal compagno di squadra. I piloti di carattere esistono, in questa F1: solo che nel suo caso è come trovarsi di fronte a una bomba con migliaia di fili, per altro tutti identici...



Jenson Button, voto 6
Con la pazienza zen ha accumulato una discreta serie di gare nelle retrovie. Ma non è stato sopraffatto dalla sindrome del "brucia di più arrivare secondi che tredicesimi". Con il rinnovo del contratto ha prolungato la sua permanenza in F1, con il dichiarato obiettivo di rimanerci fino al 2030.

Nico Rosberg, voto 5
Si è svegliato dopo Austin, con l'errore che gli è costato la gara. Il problema è capire quando si è addormentato, con tutta quella fi*a nel box a fianco al suo! Il 2016 sarà comunque roseo, visto che durante le prime gare Hamilton dovrà sicuramente fare i conti con il post-sbronza.

Valtteri Bottas, voto 5
La lotta intestina con Raikkonen lo ha leggermente fatto chiudere in sé stesso e trasformandolo quindi definitivamente in una pietra inanimata. Valtteri è riuscito nell'impresa di concludere il mondiale in 5° posizione, cioè primo dei non marziani, senza farsi notare praticamente mai.

Bernie Ecclestone, voto 9
Il capo della baracca ha dimostrato di non aver ancora bisogno della badante, soprattutto quando ha dato dei bambini ai proprietari dei team. A Monza non si è fatto convincere dalle pressioni di Renzi e di Ivan Capelli, colpendo alle spalle soprattutto quest'ultimo con un regalo inaspettato: la raccolta fotografica ufficiale della stagione 1992 vista dalla prospettiva dei muretti di contenimento quell'anno tanto coccolati.

Jean Todt, voto 2
La FIA non sa più cosa pensare e allora il signor Todt ha deciso di scrivere un regolamento nuovo per la F1, con regole come il sorteggio dei punti da assegnare nella classifica finale e la distribuzione casuale dei motori. Tale regolamento è ovviamente consultabile grazie al pratico volume da 462 pagine stilato in linguadoca.




Toto Wolff, voto 1
Il voto è basso per non aver dato a Susie un sedile. Ma che marito sei? Non solo le hai fatto cambiare cognome, ma hai anche distrutto il sogno della sua vita. Senza cuore!

Helmut Marko, voto 3
Portavoce ufficiale dei voleri del patron Red Bull, Marko ha declamato con costanza e con apparente casualità le misure che il team di Milton Keynes avrebbe intrapreso per combattere questa situazione di ingiustizia che si respira in F1. Ha minacciato il ritiro della Red Bull e della Toro Rosso, ha sfanculato tutti i costruttori presenti, ha messo in dubbio i regolamenti e deriso Ecclestone e Todt per il loro immobilismo. Risultati? Bèh, l'anno prossimo la Red Bull scenderà in pista e tutti rimarranno al loro posto. "Helmut Marko: l'uomo che scherzò più volte".

Il pilota di cui non mi ricordo il nome, voto 5
Le ha prese da Rossi e da Merhi, si è fatto insultare da Alonso, si è fatto crescere la barba... Un pilota che sarà ricordato per sempre. Si chiama... Ce l'ho sulla punta della lingua... Però niente. Forse parliamo di Montermini? Di Yamamoto? Firman? Ide? Pic? Eric Van de Poele? Johnny Dumfries? No, niente da fare. Facciamo così, appena mi viene in mente ve lo dico.

Jules Bianchi e Justin Wilson, voto 10
Perché rimarranno nel nostro cuore, come eroi senza tempo e senza macchia.

giovedì 15 ottobre 2015

Tutti i caschi di Michael Schumacher

Una carriera incredibile per un pilota considerato tra i più forti della storia della F1. Parliamo di Michael Schumacher, asso tedesco vincitore di sette mondiali tra il 1991 e il 2012.

Schumi si è subito fatto vedere, sin dagli esordi, per una spiccata attenzione ai dettagli e ai simboli. In questo post vedremo come negli anni il pilota tedesco ha usato il proprio casco per manifestare all'esterno i propri amori e i suoi punti cardinali.

Ai tempi del kart Michael Schumacher aveva scelto un casco bianco, sul quale aveva fatto apporre la bandiera tedesca. Negli anni il suo attaccamento ai colori della Germania è andato scemando, ma è grazie ad essi che il suo casco è diventato un classico.

La foto che segue apre una finestra sul presente. Siamo davvero sicuri che Sebastian Vettel sia andato in crisi una volta imposta la regola sul congelamento del design dei caschi? Schumacher è stato il suo idolo, e scegliere questo casco in suo onore ha permesso a Sebastian di ricongiungersi anche con i colori della sua nazione natìa.


Dal 1990 al 1990 Michael Schumacher ha portato sulle piste questa colorazione, molto riconoscibile, alla quale ha apportato pochissime modifiche. Il casco, così progettato, andava incontro anche alle esigenze dei numerosi sponsor personali e dei team, che potevano avere spazio a disposizione senza danneggiare l'estetica.


Schumacher portò nel 2000 la maggiore innovazione della sua carriera (sempre di caschi parlando). L'attaccamento per il rosso Ferrari lo convinse ad abbandonare definitivamente le due strisce bianche che passavano sopra e sotto la bandiera tedesca. La tinta unita fece scomparire anche il blu della parte superiore. Questa colorazione è diventata un classico quanto quella del decennio precedente, e non venne abbandonata nemmeno al ritorno alle competizioni nel 2010, quando Schumi corse per le frecce d'argento Mercedes.


In Mercedes Schumi ha comunque dato spazio a un paio di variazioni sul tema. La più simbolica riguarda quella relativa al casco scelto per celebrare il 300esimo Gran Premio della sua carriera, corso a Spa nel 2012. Oltre ai ricorsi storici legati alla pista nella quale ha debuttato in F1 e dove ha colto il primo successo, ci sono altre considerazioni molto interessanti relative al casco scelto. Il colore abbinato all'argento, prima di tutto: l'amato rosso; il suo logo, con la M e la S che insieme formano la silhouette di una F1; il drago, con un valore personale molto alto, posizionato dove in passato si stagliava la bandiera tedesca: tre dettagli che determinano il suo passaggio dall'essere un idolo dei tedeschi ad essere un mito internazionale, libero quindi di mostrare sul suo casco la propria personalità.



Ecco infine la gallery con 16 caschi di Michael Schumacher, in ordine strettamente cronologico. Per dare il là a questo post, resta solo una cosa da scrivere: #KeepFightingMichael.


Nel 1985 Schumacher indossava un casco bianco con una striscia orizzontale recante i colori della bandiera tedesca
1985 (orizzontale)
Sempre nel 1985 ci fu questa versione con bandella verticale, ora più nota grazie al disegno 2015 scelto da Sebastian Vettel
1985 (verticale)
Ecco la prima versione del casco
1990
Nel 1992 viene introdotto un motivo a quadretti all'interno delle parti colorate del casco
1992
Il casco forse meno riuscito di Schumi, usato nel 1993. La striscia tedesca si interrompe e scende con il nero sotto la visiera
1993
Ritorno al disegno originale nel 1994, con il motivip a quadretti che rimane solo nella parte superiore
1994
L'arrivo in Ferrari nel 1996 porta l'aggiunta di due riche rosse tra la bandiera tedesca e il blu nella parte superiore
1996
Lo sfortunato casco cromato di Suzuka '98
1998
Durante il 2000 scompare il bianco a favore di un rosso decisamente ferrarista. Ma la bandiera tedesca rimane
2000
Il casco di Monza 2001, senza scritte, a ricordo dell'attentato alle Torri Gemelle
2001
Lo strano casco sfoggiato a Barcellona nel 2002, a scopo di collaudo
2002
Viva l'Italia! La bandiera tedesca scompare per far posto ai colori della bandiera italiana, in quel di Monza, nel 2004
2004
Interlagos 2006: per l'ultimo GP con la Ferrari, Schumi mette sul casco una data per ogni vittoria e adorna il rosso con dettagli dorati. Compare anche il drago, simbolo a cui il pilota tedesco tiene molto
2006
Al ritorno in F1 nel 2010, con Mercedes, Schumi mantiene la predominanza del rosso
2010
Casco celebrativo a Spa per i vent'anni in F1
2011
Con l'argento - molto Mercedes - Schumi festeggia a Spa il suo 300esimo Gran Premio
2012

mercoledì 29 aprile 2015

Budget cap in F1? No, meglio i garagisti

Il silurato Max Mosley è tornato a parlare del famoso budget cap per la F1, in un'epoca nella quale la categoria deve far fronte a una minacciosa crisi numerica. A parte Mercedes e Ferrari, costruttori con spalle ben coperte, e Red Bull, che possiede ben due team economicamente in salute, le altre sei scuderie protagoniste nel mondiale 2015 non se la passano benissimo. I motivi sono diversi: mancanza di title sponsor da anni (Mclaren), investimenti da passivo pesante (Williams), proprietari con guai giudiziari e gabole finanziarie (Lotus, Force India), budget risicati (Sauber) o assenti (Manor).

Il budget cap è uno strumento di controllo economico. Serve per monitorare le risorse in modo che non superino un certo livello, con benefici a lungo termine nel caso in cui non ci siano investimenti da portare avanti. L'idea di Mosley - ultima versione - è di apporre un budget cap da 100 milioni di Euro entro il quale i team dovrebbero concentrare le spese di gestione, dalla progettazione fino al montaggio del motorhome nel paddock. Si tratterebbe di un budget cap non obbligatorio, ma bensì applicabile solo ai team volontari. La contropartita - molto gustosa - sarebbe la libertà di progettazione, salvo per componenti concernenti la sicurezza e per le misure standard sulle dimensioni delle monoposto.

Max Mosley in atteggiamento sobrio

Il sistema, come già è stato scritto un po' ovunque sul web e su carta, sarebbe di difficile attuazione. Come controllare che le spese non vadano oltre quel limite? Come bilanciare un campionato a due velocità nel quale andrebbero a scontrarsi regolamenti diversi?

In realtà la soluzione per riempire la griglia sarebbe un'altra. Una soluzione ampiamente a portata di mano e di facile attuazione: il ritorno dei team privati.

Come sappiamo, non tutti i team costruiscono motori. Attualmente ci sono 4 motoristi per 10 team, e solamente due fanno tutto in casa (Ferrari e Mercedes), mentre per quanto riguarda Red Bull e Honda si può parlare di scuderie ufficiali.

Perché non esportare tutto il concetto alla quasi totalità della monoposto? Si tratta di una soluzione così semplice da essere quasi irritante. Prendiamo ad esempio la Sauber. Il team elvetico compra la Power Unit dalla Ferrari, ma potrebbe anche acquistare la cellula di sopravvivenza, il gruppo sospensivo, il cambio e vari set di alettoni anteriori e posteriori. A quel punto non le rimarrebbe molto da costruire (e da spendere).

La RAM guidata da Rupert Keegan nel 1980 non era altro che una Williams FW07 con motore Cosworth

Ci potrebbero essere due scuole di pensiero per organizzare il tutto:
- Lasciare libertà completa di acquisto, sia per pezzi della stagione corrente, sia per i meno recenti purché compatibili con i regolamenti;
- Definire quali componenti mettere in vendita e quali invece andrebbero progettati dai team, per evitare cloni.

Per preservare anche posti di lavoro credo sarebbe necessario obbligare i team almeno a progettare il telaio, escludendo cellula di sopravvivenza e alettoni. Oppure permettere l'acquisto del solo progetto, lasciando ai team acquirenti la libertà di costruirselo in casa come un mobile dell'Ikea.

Anche la competitività di ogni singolo team potrebbe migliorare, in quanto difficilmente verrebbero acquistati progetti e componenti di pessima qualità o non efficienti.

Il team BS Fabrications schierò questa Mclaren M23 per Nelson Piquet durante il 1978.
In passato il team aveva usato telai Surtees e March.

Nella F1 odierna potrebbe capitare, ad esempio, uno scenario del genere:
- Ferrari e Mercedes sarebbero team costruttori - dalla prima all'ultima vite.
- Red Bull e Mclaren sarebbero team ufficiali, con il telaio costruito da loro e il motore di provenienza Renault e Honda.
- Williams potrebbe mantenere lo status di team cliente Mercedes andando a costruire in proprio il telaio.
- Toro Rosso potrebbe acquistare parti dalla Red Bull dell'anno in corso.
- Sauber e Manor acquisterebbero parti dalla Ferrari, la prima dell'anno in corso, la seconda dell'anno precedente (per risparmiare).
- Force India e Lotus potrebbero diventare succursali della Mercedes, con le conoscenze tecniche per sviluppare aero kit personalizzati.

Nel 2016 il neo-entrante team Haas avrà probabilmente già questa filosofia, con l'acquisto in blocco di parti della Ferrari - cambio e motore sicuramente - con specifiche già 2016. Esattamente come facevano i team privati (o garagisti, come li definì Enzo Ferrari) tanti anni fa.

La partenza del GP di Germania 1968, con 5 vetture private al via su 20 partenti.

In futuro altri team potrebbero entrare nella partita, sfruttando la mole di materiale disponibile, senza dover neppure assumere un progettista. Penso ad esempio a un ipotetico team Brabham, con cambio e motore Mercedes, sospensioni Williams, alettoni Red Bull e cellula di sopravvivenza Mclaren.

Ultima ma non banale domanda, rivolta al vento: perché complicarsi la vita, quando si ha la soluzione a portata di portafoglio?

martedì 10 marzo 2015

Tutti i caschi della stagione 2015 di F1

Quando la FIA ha deciso di obbligare i piloti di F1 a mantenere una livrea del casco uniforme per tutta la stagione, mi sono sentito tra due fuochi.

Da una parte, ne ero felice. Con troppi cambi e tanta confusione, è difficile riconoscere un pilota dall'unico "indumento" personalizzabile. Come ben si sa, i caschi iconici dell'automobilismo sono diventati tali rimanendo fedeli nel tempo a un certo tipo di design e a poche modifiche, spesso dettate da esigenze di sponsor (un adesivo qua e là, niente di più).

Eppure questa regola rischia di diventare troppo stringente per tutti quei piloti che vogliono omaggiare un collega, festeggiare una ricorrenza, promuovere un'asta benefica... 

Dei piloti attuali, chi ne risente maggiormente è Sebastian Vettel, abituato da sempre a cambiare colorazioni e soggetti. Ha infatti dichiarato che se potrà infrangere la regola pagando una multa salata, non ci penserà due volte a dare un tocco di novità al suo casco. Del resto anche Valentino Rossi ha cambiato spesso casco in carriera...

Piloti come ad esempio Massa, Alonso, Ericsson, Nasr e Raikkonen non avranno grossi problemi, visto che in carriera la livrea del loro casco è sempre stata simile. Il casco di Massa è distinguibile a chilometri di distanza e fra qualche anno sarà certamente ancora ricordato come uno dei più belli del periodo.

Della collezione caschi 2015 si possono già notare alcune cose interessanti. Il casco di Raikkonen è diventato più aggressivo con un frontale quasi totalmente nero e un sette (il suo numero) rosso molto ben visibile. Vettel, liberatosi dell'ingombrante logo Red Bull, ha optato per un casco piuttosto vintage. Come del resto ha fatto anche Nasr: i suoi colori ricordano molto il casco di Niki Lauda versione anni '80.

Jenson Button ha abbandonato il rosa del 2014 (un omaggio al padre) per andare incontro al Giappone. La parte rossa e bianca per il connubio con Honda è stata accostata alla Union Jack, con le iniziali JB presenti come sempre.

Max Verstappen ha mantenuto sulla parte frontale del casco il disegno a V che già sfoggiava suo padre, mentre il compagno di squadra Sainz Jr. ha adornato lo schema a lattina Red Bull con un nastro dal sapore patriottico.

La sfida tra Hamilton e Rosberg, oltre che in pista, ha creato una divisione anche sui caschi. Alla prima stagione in Mercedes era difficile distinguere i due, perché entrambi sfoggiavano livree gialle. Lewis si era ispirato a Senna, mentre Nico aveva reso moderna la colorazione usata da papà Keke. Ora i due hanno fatto scelte diametralmente opposte, con Lewis orientato sul bianco e Nico sul nero...

Scorrendo con il mouse sulle foto (e restandoci un poco) potrete trovare una piccola descrizione per ognuno dei piloti che solcherà la pista in questa attesa stagione 2015.


Kimi Raikkonen sfoggia un disegno più aggressivo, con il suo numero (il 7) ben visibile al centro
Kimi Raikkonen
Chissà se Sebastian Vettel riuscirà a resistere più di una gara con lo stesso casco. Nei test invernali questa livrea retrò è piaciuta a molti
Sebastian Vettel
Il casco di Nico Hulkenberg, semplice ma accattivante
Nico Hulkenberg
Sergio Perez sposa il giallo fluo con l'aggiunta di alcune decorazioni sul retro
Sergio Perez
Piuttosto complesso lo schema usato da Grosjean. Da notare il numero 8 e una certa predominanza arancione
Romain Grosjean
Anche Maldonado ha spesso cambiato stile, mantenendo comunque sempre i colori della bandiera venezuelana
Pastor Maldonado
Pochi cambiamenti per il casco di Fernando Alonso, sempre legato alle Asturie e alla Spagna
Fernando Alonso
La scritta JB quest'anno è bianca su sfondo rosso (i colori del Giappone) ma non poteva mancare un tratto di Union Jack
Jenson Button
Per Lewis Hamilton sfondo bianco con alcuni motivi gialli e rossi. Molto diverso dai caschi delle origini e forse meno riconoscibile
Lewis Hamilton
Sul casco di Rosberg la N argentata si sposa bene con il fondo nero carbonio
Nico Rosberg
Il casco di Kvyat è a maggioranza rosso-blu. Disegno semplice e ben riconoscibile
Daniil Kvyat
Il casco di Ricciardo? Abbastanza anonimo, anche se esteticamente l'accostamento bianco-blu non stona
Daniel Ricciardo
Tanta Svezia nel casco di Ericsson, identico a quello presentato nel 2014
Marcus Ericsson
Il casco di Nasr ricorda quello che Niki Lauda usò negli ultimi anni in Mclaren. Omaggio anche alle origini libanesi con il suo nome scritto in arabo
Felipe Nasr
Per Sainz Jr. una lattina di Red Bull contornata da un nastro rosso e giallo, a ricordare la nazionalità spagnola
Carlos Sainz Jr.
Il forte legame con il padre Jos è evidenziato anche dalla presenza della V di famiglia sulla parte anteriore del casco
Max Verstappen
Colori freddi (e finlandesi) per il casco di Valtteri Bottas
Valtteri Bottas
Il casco inconfondibile di Felipe Massa: diverso nello stile (ora più sinuoso) ma sempre colorato alla brasiliana
Felipe Massa
Giallo, rosso e verde per Roberto Merhi, rimasto fedele a queste linee da inizio carriera
Roberto Merhi
Colori della bandiera britannica per Will Stevens
Will Stevens
Le citazioni di Kevin Magnussen: un richiamo al disegno del casco del padre Jan (ovvero la freccia rossa che compone la K) e una scelta di colori patriottica (rosso e bianco come nella bandiera danese)
Kevin Magnussen


E per chi avesse nostalgia dei caschi di una volta, ecco qui una raccolta di 30 icone della storia della F1.