giovedì 15 ottobre 2015

Il riassunto della stagione 2015: Formula 4 Italia

Tatuus e Abarth hanno vinto la scommessa. Già, perché i campionati di Formula 4 spopolano in tutta Europa e attirano tantissimi giovani piloti, offrendo griglie di partenza numerose e di gran livello. La soddisfazione è ancora maggiore se si parla della serie italiana che, rispetto ad altri campionati, ha presentato nel 2015 un parco partenti ancora più elevato della stagione di lancio (nel 2014).



Balza subito all'occhio un dato inconfutabile: 18 dei 28 piloti andati a punti sono saliti almeno una volta sul gradino del podio durante questa stagione. Sei di loro hanno conquistato almeno una vittoria. L'equilibrio nella serie è fenomenale, anche se tuttavia non può non essere citato il vero mattatore della serie, cioè l'estone Ralf Aron.




Aron, che è sceso in pista con i colori del Prema Powerteam, ha conquistato ben 9 vittorie su 21 gare disputate dimostrandosi decisamente una spanna sopra al resto del gruppo. L'estone classe '98 ha curiosamente totalizzato lo stesso numero di punti del vincitore dell'anno scorso, il canadese Lance Stroll. Rispetto a Stroll, Aron ha comunque conquistato più vittorie e nonostante qualche battuta a vuoto ha conquistato il titolo con largo anticipo, precedendo per altro il compagno di squadra Guan Yu Zhou, pilota della Ferrari Driver Academy. L'obbiettivo di Aron è di diventare il primo pilota estone a correre in F1, un traguardo che darebbe alla piccola nazione una nuova prospettiva del motorsport visto che da anni i suoi migliori talenti sono maggiormente legati ai rally.

Ralf Aron e Guan Yu Zhou

Oltre a Shwartzman e Beckmann, alfieri del team Mucke e protagonisti anche nella F4 tedesca, si sono fatti notare anche molti altri piloti. Ad esempio l'argentino classe '96 Marcos Siebert ha conquistato due vittorie (al Mugello e a Misano - l'ultima in calendario), collezionando una striscia positiva di nove risultati in top 10 consecutivi, un piccolo record condiviso solo con Shwartzman.

Marcos Siebert

L'israeliano Bar Baruch ha invece concluso la sua seconda stagione nella serie mostrando netti miglioramenti, culminati in due podi e altri quattro piazzamenti nella top 5. Con Yarin Stern e Alon Day forma un trio che può davvero portare in alto il movimento motoristico israeliano.

Bar Baruch 

Anche il colombiano Kevin Kanayet ha avuto un momento di gloria, a Imola, quando ha vinto la gara partendo dalla pole position. Nonostante una partenza non felice, il pilota della Campos Driver Academy ha ripreso la testa della gara sfruttando poi a proprio vantaggio una lunga permanenza in pista della safety car.

Per quanto riguarda gli italiani, Diego Bertonelli è stato di gran lunga il più competitivo. La sua stagione ha subito una bella accelerazione all'ultimo appuntamento stagionale, nel quale è andato vicino alla vittoria in tutte e tre le manches. Matteo Desideri e Simone Cunati hanno conquistato entrambi un arrivo a podio, e il non essere stati presenti a tutti gli appuntamenti ha privato loro di una migliore posizione in classifica. Riccardo Ponzio ha invece gareggiato per quasi tutta la stagione nella parte bassa della classifica, salvo poi centrare l'obiettivo punti andando a conquistare un bel sesto posto nell'ultimo appuntamento di Misano Adriatico. 

Diego Bertonelli

Tra gli altri, Kikko Galbiati ha conquistato un solo punto, mentre Mattia Ferrari, Federico Malvestiti e Riccardo Pollastri non sono mai riusciti ad entrare nella top 10. Diverso il discorso per l'australiano di origine italiana Alex Peroni, in grado di conquistare due secondi posti in una stagione comunque contrassegnata da diversi alti e bassi.

La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):

Ralf Aron (EST - Prema) 331 (9)
Guan Yu Zhou (CHN - Prema) 223 (3)
Robert Shwartzman (RUS - Mucke) 212 (3)
David Beckmann (GER - Mucke) 176 (3)
Marcos Siebert (ARG - Jenzer) 112 (2)
Diego Bertonelli (ITA - RB Racing) 83
Bar Baruch (ISR - Israel F4) 83
Joao Vieira (BRA - Antonelli) 81
Nico Rindlisbacher (SWI - Jenzer) 69
Marino Sato (JAP - Sospiri) 62
Lando Norris (GBR - Mucke) 51
Mauricio Baiz (VEN - Sospiri) 48
Giuliano Raucci (BRA - Prema) 45
Alex Peroni (AUS - Torino Squadra Corse) 43
Kevin Kanayet (COL - Malta Formula Racing) 41 (1)
Lucas Mauron (SWI - Jenzer) 37
Raul Guzman (MEX - Malta Formula Racing) 30
Matteo Desideri (ITA - Antonelli) 29
Simone Cunati (ITA - Sospiri) 18
Mike Ortmann (GER - Mucke) 16
Ye Yifei (CHN - RB Racing) 10
Riccardo Ponzio (ITA - Teramo Racing Team) 8
Yan Leon Shlom (RUS - Mucke) 7
Arlind Hoti (GER - Jenzer) 4
Moritz Muller-Crepon (SWI - Jenzer) 4
Tim Zimmermann (GER - Prema) 2
Kikko Galbiati (ITA - Antonelli) 1

martedì 13 ottobre 2015

Il riassunto della stagione 2015: Pro Mazda & US F2000

Mentre la Indy Lights fatica a trovare una propria dimensione, le altre serie del percorso "Mazda Road to Indy" sembrano godere di una migliore salute complessiva. Il Pro Mazda Championship e la US F2000 non hanno dei numeri da capogiro, ma le loro griglie sono certamente più affollate e piene di prospetti interessanti.

La Pro Mazda a Indy per la gara nel road course

L'uruguaiano Santiago Urrutia (Team Pelfrey) è stato il vincitore del Pro Mazda Championship di quest'anno, successo arrivato con merito e soprattutto con la costanza di rendimento. Il sudamericano ex GP3 ha colto tre vittorie, una in meno dello statunitense Alberico e del malese Tan; ma i suoi piazzamenti non sono stati replicati da nessuno, con ben quindici top 10 in sedici gare e in totale dieci arrivi a podio. Per Urrutia è stato un salto di qualità niente male, considerando che in GP3 aveva corso praticamente sempre nelle retrovie.

Santiago Urrutia

Il californiano Neil Alberico (Cape Motorsports/Wayne Taylor Racing) ha colto i frutti della già positiva stagione 2014, migliorando il piazzamento finale (l'anno scorso 3°, nel 2015 2°) e soprattutto cogliendo 4 vittorie tra le quali le prime due del campionato a St.Petersburg. Dietro di lui il canadese Garett Grist (Juncos) e il malese Weiron Tan (Andretti) hanno mostrato grandi doti, e non sono stati gli unici visto l'equilibrio delle forze in campo; un fattore che ha permesso a 6 piloti diversi di vincere e a 11 di salire almeno una volta sul podio.

Weiron Tan

Per i piloti americani c'è stato poco spazio. Oltre ad Alberico, solo Will Owen (Juncos) ha colto risultati di rilievo con due secondi posti nella parte centrale della stagione. Per il Canada è andata meglio, con il già citato Grist e con Kellett e Burkett, entrambi a podio nel corso dell'anno.

Stagione tra alti e bassi, invece, per il vincitore della US F2000 dell'anno scorso Florian Latorre (Cape Motorsports/Wayne Taylor Racing). Il francese è comunque riuscito a togliersi la soddisfazione della vittoria (in gara-1 a Toronto), ma senza brillare nella maggioranza delle altre occasioni, tant'è che Will Owen è riuscito a sopravanzarlo nella classifica generale (quando invece l'anno prima aveva concluso in 12° posizione nel campionato vinto appunto da Latorre).


La classifica del Pro Mazda Championship (tra parentesi il numero di vittorie):

Santiago Urrutia (URU) - 355 (3)
Neil Alberico (USA) - 302 (4)
Garett Grist (CAN) - 294 (3)
Weiron Tan (MAL) - 282 (4)
Timothé Buret (FRA) - 281 (1)
Patricio O'Ward (MEX) - 250
Will Owen (USA) - 243
Florian Latorre (FRA) - 222 (1)
Josè Gutierrez (MEX) - 216
Dalton Kellett (CAN) - 187
Daniel Burkett (CAN) - 176
Raoul Owens (GBR) - 166
Alessandro Latif (GBR) - 140
Kyle Connery (USA) - 122
Bobby Eberle (USA) - 101
Victor Franzoni (BRA) - 91
Parker Nicklin (USA) - 78
Jay Horak (USA) - 58
Michael Johnson (USA) - 31
Scott Hargrove (CAN) - 21
Bryson Schutte (CAN) - 21
Bob Kaminsky (USA) - 12
Kevin Davis (USA) - 6
Carlos Conde (PRI) - 2

Nella US F2000, al contrario di quanto accaduto per la serie superiore, le posizioni da podio sono state occupate per quasi tutto il campionato da soli tre piloti. Si tratta del francese Nico Jamin, autentico mattatore in quanto a vittorie (10 su 16 appuntamenti), e degli statunitensi Jake Eidson (4 vittorie e secondo in campionato - migliorandosi rispetto al 2014 quando concluse 3°) e Aaron Telitz (1 vittoria).

Nico Jamin

Oltre a loro ci sono stati solamente altri tre piloti in grado di salire sul podio: gli australiani Anthony Martin e Luke Gabin e soprattutto il brasiliano Victor Franzoni. L'alfiere del team Afterburner Autosport ha corso solo le prime sei gare (vincendone una), prima di passare al Pro Mazda Championship.

La US F2000 a Laguna Seca

In generale la serie ha avuto buoni numeri in griglia, anche se non a livello dei campionati di F.Renault 2,0 organizzati in Europa. Questi campionati - nei quali corrono praticamente le stesse cilindrate - non hanno nulla a che vedere gli uni con gli altri, e a livello europeo le griglie sono raddoppiate. L'elemento più interessante della serie americana è la possibilità di imparare a guidare sugli ovali, una skill che può tornare utile nella carriera di un giovane pilota.


La classifica della US F2000 (tra parentesi il numero di vittorie):

Nico Jamin (FRA) - 457 (10)
Jake Eidson (USA) - 385 (4)
Aaron Telitz (USA) - 348 (1)
Anthony Martin (AUS) - 300
Parker Thompson (CAN) - 221
Luke Gabin (AUS) - 194
Yufeng Luo (CHN) - 193
Nikita Lastochkin (RUS) - 193
Garth Richards (USA) - 186
Ayla Agren (NOR) - 186
Keyvan Andres Soori (GER) - 177
Max Hanratty (USA) - 151
James Dayson (CAN) - 116
Victor Franzoni (BRA) - 98 (1)
Augie Lerch (USA) - 69
Jordan Lloyd (AUS) - 62
Sennan Fielding (GBR) - 38
Andrew List (USA) - 32
Jack Mitchell (USA) - 30
Peter Portante (USA) - 26
Sam Chastain (USA) - 25
Bill Abel (USA) - 23
Tyler Hunter (USA) - 20
Alex Mayer (USA) - 19
Robert Alon (USA) - 18
Clint McMahan (USA) - 15

sabato 10 ottobre 2015

Il riassunto della stagione 2015: Indy Lights

La Indy Lights stenta a decollare. Nonostante le grandi potenzialità del campionato, in sostanza una sorta di GP2 all'americana, le griglie di partenza continuano ad essere desolatamente mezze vuote. Per trovare un parco partenti appena sufficiente bisogna andare al 2010, quando erano stabilmente presenti almeno 16-17 vetture a ogni appuntamento in calendario.



I numeri non mentono: con un massimo di 13 vetture e un minimo di 11 lo spettacolo ne risente enormemente. Nonostante le cifre risibili, c'è un trend impercettibilmente positivo rispetto ad esempio a due anni fa, quando in certe gare non si arrivava nemmeno alla doppia cifra. Dallara ha introdotto in questa stagione un nuovo chassis e ciò potrebbe aver contribuito - solo il futuro lo dirà - a un maggior interesse a lungo termine per la Indy Lights. L'ingresso del team britannico Carlin è stato certamente positivo e ha reso il campionato meno USA-centrico. Tuttavia, sembra che nemmeno i premi finali riescano ad attrarre più competitor: va ricordato che quest'anno il vincitore Spencer Pigot ha vinto un assegno da un milione di dollari... Evidentemente la serie costa più di quanto possa sembrare (...come detto, è una sorta di GP2 anche in questo), e anche molti piloti europei non possono accedervi per via della cronica insufficienza di budget.



Purtroppo tutto questo mette un poco in ombra quanto di buono c'è nella serie. Prima di tutto il livello dei partecipanti è ottimo, con piloti di spicco e pronti a fare il grande salto. Come Spencer Pigot: il californiano bissa il successo del 2014 in Pro Mazda con una stagione ricca di successi (ben 6) anche condita con alcuni colpi a vuoto. Infatti il britannico Jack Harvey ha concluso in seconda posizione a poca distanza, nonostante abbia colto solo due vittorie nelle 16 gare disputate, perdendo il titolo proprio nelle due gare finali a Laguna Seca.


Spencer Pigot

Harvey ha comunque conquistato l'importante gara sul catino di Indianapolis, confermando la sua bravura anche sugli ovali. Forse gli resterà un po' di amaro in bocca per il secondo posto in campionato consecutivo perso sul filo di lana, ma la sua velocità non si discute.

Ci sono stati altri due ragazzi che, per motivi diversi, hanno impressionato rimanendo in lizza per il campionato fino alla fine. Ed Jones aveva vinto trionfalmente le prime tre gare del campionato, ma successivamente non è riuscito a ripetersi, mentre il super-rookie RC Enerson (classe '97, arrivato direttamente dalla US F2000 saltando la Pro Mazda) ha dimostrato ampiamente di meritare un posto nella categoria con una vittoria e tante gare consistenti. Ecco cosa mi ha detto RC a riguardo di questa stagione:

Mi aspettavo di essere nella top 5, forse non fin da subito come invece è poi accaduto. Non ho risentito del doppio salto, visto che tra la US F2000 e la Indy Lights ci sono delle similarità; di conseguenza è stata sicuramente la decisione giusta. Purtroppo la griglia non è stata per niente numerosa, ma ti posso assicurare che era formata da piloti molto competitivi, con esperti della serie, campioni di F3 e un pilota di F1... Si è visto davvero un forte gruppo di piloti tutti molto vicini tra loro. Nessuno ha mai tirato i remi in barca! Sono soddisfatto della stagione; oltre alla vittoria in gara-1 a Mid-Ohio, mi piace ricordare gara-2 a Indy: dopo una partenza che mi aveva fatto precipitare in fondo al gruppo, sono riuscito a recuperare fino alla seconda posizione. Peccato per l'incidente di Toronto, sicuramente il peggior momento dell'anno...
RC Enerson

Grande stagione anche per lo statunitense Sean Rayhall. Nonostante abbia corso solo 9 gare, il pilota della Georgia ha colto due vittorie e due secondi posti. Con RC Enerson e Kyle Kaiser forma il trio di piloti più giovani della serie, a dimostrazione che la maturità arriva sempre più in fretta nel motorsport visti i risultati da loro ottenuti.

E infine, due parole sulla vecchia conoscenza del Circus iridato, cioè Max Chilton. L'inglese ex Marussia ha coronato il suo... passo indietro nella Indy Lights con una sola vittoria, donando però al team Carlin anche l'esperienza tecnica acquisita durante gli anni in F1.



La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):

Spencer Pigot (USA - Juncos) 357 (6)
Jack Harvey (GBR - Schmidt Peterson) 330 (2)
Ed Jones (UAE - Carlin) 324 (3)
RC Enerson (USA - Sam Schmidt) 295 (1)
Max Chilton (GBR - Carlin) 258 (1)
Kyle Kaiser (USA - Juncos) 237
Felix Serralles (PRI - Belardi) 225 (1)
Juan Piedrahita (MEX - Belardi) 223
Scott Anderson (USA - Schmidt Peterson) 219
Shelby Blackstock (USA - Andretti) 218
Ethan Ringel (USA - Schmidt Peterson) 197
Sean Rayhall (USA - 8Star) 188 (2)
Matt Brabham (USA - Andretti) 35
Scott Hargrove (CAN - 8Star) 34
Nelson Piquet, Jr (BRA - Carlin) 28
Heamin Choi (KOR - Schmidt Peterson) 19

venerdì 9 ottobre 2015

Il riassunto della stagione 2015: Boss GP

Se la F1 odierna sembra poco rumorosa, c'è un campionato che può raggiungere i livelli di decibel di un tempo. Si chiama Boss GP, ed è - a grandi linee - una sorta di campionato di F1/GP2 destinato a vetture altrimenti costrette a diventare pezzi da museo. Lo spettacolo è assicurato non solo dalle vetture presenti ma anche da un buon livello complessivo dei partecipanti.


La classifica della stagione 2015, come ormai d'uso, è stata suddivisa in tre raggruppamenti. La classe Open è riservata alle F1 costruite dopo il 1997, e pure alle Champ Car e alle ex A1GP (per decisione dell'organizzazione); la classe Formula è destinata alle GP2 e alle Panoz che corsero nella Superleague Formula; la classe Masters prevede l'utilizzo delle Dallara costruite per le World Series by Renault.

L'elemento top del campionato è sicuramente il calendario. Quest'anno le vetture della Boss GP hanno corso sui circuiti classici del motorismo europeo: Hockenheim, Paul Ricard, Monza, Zolder, Assen, Brno e Digione. Un'annata fortunata anche dal punto di vista dei partecipanti, con non meno di 15 vetture in griglia e punte oltre i 20 iscritti. Ci sono due gare a ogni weekend, entrambe sprint.

La classe Open è stata vinta dall'imprenditore olandese Klaas Zwart, fondatore della casa costruttrice Ascari, gestore del circuito spagnolo Race Resort Ascari e incredibile appassionato di corse. Con il proprio team ha vinto la Boss GP guidando una Jaguar R5, modello guidato da Webber e Klien in F1 nel 2004. Zwart ha vinto per 4 volte, sia nella sua classe, sia nella classifica generale.

Klaas Zwart

Molte delle fortune di questo campionato dipendono dagli sforzi di Zwart, che con il suo team restaura e mette a disposizione altre F1 pronte a gareggiare nella serie. La Boss GP è un micromondo nel quale non solo le vetture hanno una nuova vita, ma addirittura possono essere modificate a dipendenza delle risorse economiche dei loro proprietari. Ad esempio, qualora qualcuno volesse farlo, potrebbero essere montate delle sospensioni attive sia sulle vetture Open sia su quelle Formula...

Passando alla classe Formula, la vittoria è andata (per un solo punto) all'austriaco Johann Ledermair, vecchia conoscenza della F.Renault 2.0 NEC. Seguito dal suo team personale, Johann ha portato in pista una Dallara GP2/08 vincendo per 4 volte la assoluta e per 7 volte la sua classe. Johann ha battuto anche il monegasco Stephane Richelmi, grande esperto della categoria e presente una tantum al Paul Ricard.

Dalla Repubblica Ceca l'unica pilota donna della serie: Veronika Cicha

Nella classe Masters è stato il tedesco Hans Laub con una Dallara T08 (ex World Series 3.5) a vincere.

Sono stati tre gli italiani a partecipare alla serie. Salvatore De Plano è stato il migliore dei tre con la sua multicolore Dallara GP2/05, grazie anche a due podi di classe a Digione. In pista pure Giuseppe Cipriani (con una Dallara GP2/08) e Armando Mangini (che ha corso con la Dallara poi utilizzata da De Plano e una volta anche con una Lola B02/50 (ex F3000).

Salvatore De Plano

Quest'anno hanno partecipato anche due F1 recentissime, come la Toro Rosso STR1 dell'austriaco Ingo Gerstl (2006, ex Liuzzi e Speed) e la Williams FW33 guidata dal francese Didier Sirgue (2011, ex Barrichello e Maldonado).


Ecco la classifica 2015 (tra parentesi il numero di vittorie assolute)

Open Class

Klaas Zwart (NED) 140 (4)
Peter Milavec (AUT) 126
Ingo Gerstl (AUT) 97 (3)
Philippe Haezebrouck (FRA) 76
Frits Van Eerd (NED) 67
Didier Sirgue (FRA) 18

Formula Class

Johann Ledermair (AUT) 278 (4)
Jakub Smiechowski (POL) 277 (2)
Florian Schnitzenbaumer (DEU) 168
Wolfgang Jaksch (DEU) 158
Christopher Brenier (FRA) 142
Henk de Boer (NED) 135
Christian Eicke (SWI) 132
Veronika Cicha (CZE) 132
Salvatore De Plano (ITA) 76
Jens Renstrup (DEN) 67
Gilles Brenier (FRA) 60
Armando Mangini (ITA) 58
Stephané Richelmi (MCO) 47 (1)
Philippe Bourgois "Tintin" (BEL) 46
Ingo Gerstl (AUT) 43
Giuseppe Cipriani (ITA) 42
Phil Stratford (USA) 32
David Moretti (FRA) 28
Wolfgang Jordan (DEU) 26
Bruno Navarette (FRA) 19
Peter Gollner (SWI) 9
Alain Girardet (SWI) 8

Masters Class

Hans Laub (DEU) 276
Karl-Heinz Becker (DEU) 269
Walter Steding (DEU) 217
Martin Kindler (AUT) 88
Philippe Haezebrouck (FRA) 74
Wolfgang Jordan (DEU) 64
"Peter" (FRA) 60
Peter Gollner (SWI) 56
Philippe Bourgois "Tintin" (BEL) 50
Frank Thomas (BEL) 38
Stuart Wiltshire (GBR) 34
Christian Eicke (SWI) 28

giovedì 8 ottobre 2015

Il riassunto della stagione 2015: Formel 4 ADAC

Il primo campionato di Formula 4 tedesca, patrocinato da ADAC, è stato uno dei più floridi dell'intero panorama europeo 2015. In tempi di crisi - anche nel settore motorsport - è raro vedere delle griglie con oltre 35 vetture. Uno spettacolo incredibile che ha le sue radici in Italia, grazie al lavoro di Tatuus, che riesce a portare in pista vetture competitive a prezzi altrettanto abbordabili, e allo sforzo di Abarth per quanto riguarda lo sviluppo di motori di ottimo livello.



La serie ha visitato i maggiori circuiti tedeschi, con l'aggiunta di una tappa al Red Bull Ring e a Spa. Le gare disputate sono state in tutto 24, con sei diversi vincitori e ben 15 piloti a podio. Nel numero incredibile di iscritti a ogni singola gara, possiamo trovare tre piloti che hanno costantemente mostrato doti eccezionali, spartendosi 20 dei 24 appuntamenti. Si tratta del campione della categoria Marvin Dienst, tedesco classe '97, dello svedese Joel Eriksson ('98) e dell'australiano Joey Mawson ('96). A loro bisogna aggiungere due talenti cristallini che si sono fatti notare anche se non hanno disputato tutto il campionato: l'inglese classe 1999 Lando Norris (che in 8 partenze ha collezionato una vittoria, altri 5 podi, un 4° e un 5° posto) e l'estone del '98 Ralf Aron (trionfatore nella serie italiana e in Germania capace di ottenere una vittoria e altri tre podi).

Marvin Dienst

Per leggere il profilo di Marvin Dienst sul sito dell'ADAC, clicca qui.

Alla serie tedesca ha partecipato, seppur con un programma ridotto ai primi tre weekend, il nostro Mattia Drudi. Il riminese ha confermato le doti velocistiche mostrate l'anno precedente nella F4 italiana, correndo stabilmente nella top ten e conquistando anche un terzo posto nella prima gara di Oschersleben. Mattia ha poi trasferito baracca e burattini nella Porsche Carrera Cup Italia continuando a cogliere ottimi risultati.


La F4 tedesca è competitiva" - dice Mattia - "Il livello è molto alto. I distacchi, sia in qualifica sia in gara, sono ridottissimi. La F4 è una serie nella quale puoi spingere per tutta la gara, e quindi l'approccio è totalmente diverso da quello che appronto per gareggiare nella Porsche Carrera Cup, dove invece è necessario essere in grado di risparmiare le gomme. Dei piloti con i quali ho gareggiato credo che potranno fare molta strada Dienst, Eriksson, Shwartzman e anche Ralf Aron visto le gare che ha fatto...

Mattia Drudi

Anche tra le scuderie c'è stata una presenza italiana. Prema Powerteam ha partecipato al campionato andando a punti con il forte Aron e con il cinese Guan Yu Zhou, quest'ultimo facente parte dell'Academy Ferrari. Entrambi hanno ben figurato pur partecipando solo in parte al campionato, avendo come focus la serie italiana nella quale hanno largamente dominato.

Discorso a parte va fatto per i due piloti che mediaticamente hanno fatto più parlare della F4 by ADAC. Mick Schumacher e Harrison Newey hanno disputato un campionato discreto, con qualche acuto soprattutto da parte di Mick con la vittoria in gara-3 a Oschersleben. Harrison ha avuto maggior successo nella serie britannica, nella quale è giunto secondo assoluto con due vittorie. Le suggestioni sono tante, ma i due figli d'arte devono lavorare ancora molto. Oltre a loro, Jonathan Cecotto (figlio di Johnny Sr e fratello di Johnny Jr...) ha completato il trittico di giovani imparentati. Il venezuelano ha colto come miglior risultato un 5° posto.


Ottima la stagione anche per il quindicenne tedesco David Beckmann. Il suono del suo nome e del suo cognome ricorda da vicino quello di David Beckham, e pare che anche a livello di talento ci siano somiglianze! Beckmann, oltre a vincere una gara, è infatti stato il miglior pilota "del terzo millennio" iscritto alla serie, primato che gli è valso il titolo di best rookie.

David Beckmann


La classifica finale 2015 (tra parentesi le vittorie)

Marvin Dienst (DEU - HTP Junior Team) 347 (8)
Joel Eriksson (SWE - Motopark) 299 (7)
Joey Mawson (AUS - Van Amersfoort Racing) 297 (5)
Robert Shwartzman (RUS - ADAC Berlin-Brandenburg) 167
David Beckmann (DEU - ADAC Berlin-Brandenburg) 166 (1)
Tim Zimmermann (DEU - Neuhauser) 152
Janneau Esmeijer (NED - HTP Junior Team) 136
Lando Norris (UK - ADAC Berlin-Brandenburg) 131 (1)
Ralf Aron (EST - Prema Powerteam) 120 (1)
Mick Schumacher (DEU - Van Amersfoort Racing) 92 (1)
Michael Waldherr (DEU - Motopark) 83
Mike Ortmann (DEU - ADAC Berlin-Brandenburg) 78
Kim-Luis Schramm (DEU - Neuhauser) 70
Mattia Drudi (ITA - SMG Swiss Motorsport) 48
Guan Yu Zhou (CHN - Prema Powerteam) 45
Harrison Newey (UK - Van Amersfoort Racing) 42
Marek Bockmann (DEU - Jenzer Motorsport) 33
Jannes Fittje (DEU - Motopark) 22
Jason Kremer (DEU - Team Timo Scheider) 19
Jonathan Cecotto (VEN - Motopark) 18
Thomas Preining (AUT - ADAC Berlin-Brandenburg) 16
Toni Wolf (DEU - Piro Sports) 14
Giorgio Maggi (SWI - SMG Swiss Motorsport) 8
Cedric Piro (DEU - Piro Sports) 6
Kami Laliberté (CAN - Van Amersfoort Racing) 5
Lucas Mauron (SWI - Race Performance) 4
Yan Leon Shlom (RUS - Team Timo Scheider) 2
Benjamin Bailly (BEL - RS Competition) 2
Moritz Muller-Crepon (SWI - Jenzer Motorsport) 1
Alain Valente (SWI - Race Performance) 1

mercoledì 7 ottobre 2015

Il riassunto della stagione 2015: Indycar Series

Sarebbe stata una stagione da incorniciare, non fosse accaduto. Sarebbe stata una stagione indimenticabile in positivo, ma è rimasto l'amaro in bocca. La morte di Justin Wilson, per un assurdo incidente a Pocono (penultima gara della stagione) ha sconvolto la comunità della Indycar e dell'intero universo del motorsport.

Una foto pubblicata da IndyCar Series (@indycar) in data:
Per fare una donazione alla famiglia Wilson, cliccate qui.


Con tremendo rispetto per lui e anche per chi ha corso e lottato in questo campionato, vado a commentare una stagione di Indycar risoltasi all'ultima gara e con tanti vincitori differenti (ben 9!). Un equilibrio davvero interessante che ha scombussolato spesso le convinzioni degli esperti.



Scott Dixon ha vinto il suo quarto titolo nella serie sfruttando al massimo l'opportunità, concessa dal regolamento, di racimolare il doppio punteggio nell'ultima gara in campionato, disputata a Sonoma. Il neozelandese era arrivato a giocarsi il titolo insieme a Montoya, Power (entrambi del team Penske), al redivivo Graham Rahal, Castroneves e Newgarden. Montoya era in testa alla classifica, Rahal 2°, Dixon 3° e Power 4°, mentre Castroneves e Newgarden erano più indietro, con poche probabilità di successo.

A Sonoma solamente Dixon riuscì a tirare fuori il meglio dalla propria vettura, vincendo alla grande la gara. Le speranze di Montoya naufragarono nel momento in cui speronò inavvertitamente il compagno di squadra Power. Finiti nelle retrovie, i due si lanciarono in una rimonta rivelatasi impossibile da completare. Da dimenticare anche la gara di Rahal, tamponato da Bourdais mentre cercava di recuperare terreno.

Fondamentale anche la strategia in casa Ganassi. Montoya avrebbe conquistato il titolo se fosse arrivato 5° a Sonoma, anziché 6°. A precederlo ben due compagni di squadra di Dixon, cioè Kanaan e Kimball. Con questa vittoria finale Dixon conferma un'impressionante statistica: è dal 2007 che il neozelandese arriva nei primi tre alla fine del campionato. Inoltre, con le sue tre vittorie stagionali, raggiunge la ragguardevole quota di 37 vittorie nella serie, conquistate dal 2003 a oggi con un solo anno di digiuno (il 2004).

Scott Dixon

Inutile dire che la delusione di Montoya è stata cocente. Il colombiano avrebbe certamente meritato il titolo, perché la sua stagione è stata consistente dall'inizio alla fine. Se non ci fosse stato lo stop in Iowa Juan Pablo sarebbe arrivato a Sonoma con un vantaggio maggiore, potendo affrontare la gara con meno tensione; la sconfitta nel campionato è tutta in questo dato. Tuttavia non è certo una stagione da buttare per lui: la sua seconda vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis è stata emozionante, conquistata con il suo stile da attaccante nato.

Oltre a lui, anche Graham Rahal (insieme al team Rahal Letterman Lanigan Racing) è finalmente arrivato a competere stabilmente per le posizioni di vertice. Il figlio di Bobby non aveva mai davvero convinto negli ultimi anni, ma grazie a una maggiore fiducia nei propri mezzi (ed evidentemente galvanizzato dai risultati) ha decisamente rilanciato la propria carriera.

Il colombiano Gabby Chaves (Bryan Herta Autosport) ha conquistato il titolo di Rookie of the Year, nonostante abbia vissuto una stagione senza particolari acuti. A differenza del più esplosivo e propositivo Sage Karam, per altro criticato aspramente dai colleghi per alcune manovre poco ortodosse in pista, Gabby ha lavorato sodo nelle retrovie puntando sulla costanza di rendimento. Dovesse essere confermato nella serie anche per il 2016 il colombiano dovrà fare il salto di qualità, con tanti arrivi in top 5 e in top 10. Ho chiesto a Gabby se sia soddisfatto della sua stagione, e questa è stata la sua risposta: "Penso che non abbiamo raggiunto i risultati a portata del nostro potenziale. Avremmo potuto essere almeno un paio di volte nella top 5, senza contare che avremmo potuto vincere a Pocono senza il guasto al motore, a 3 giri dalla fine, che ci ha privato della momentanea leadership della gara. In ogni caso da inizio stagione i progressi sono stati evidenti e ne sono felice".

Gabby Chaves

Sebastien Bourdais (KV Racing) ha messo il suo sigillo su due gare del campionato, una delle quali a Milwaukee. Corsi e ricorsi storici: proprio Bourdais aveva conquistato sul Milwaukee Mile, nel 2006, l'ultima gara su ovale della defunta serie Champ Car.

Alla Indycar è mancata la presenza gioviale e competitiva di James Hinchcliffe. Nonostante sia stato rimpiazzato discretamente il suo posto in Schmidt (con Daly e Briscoe per la precisione), è stato un vero peccato non poter vedere il canadese per tutta la stagione, soprattutto vista la gara conquistata al NOLA Motorsport Park. Il suo infortunio a Indianapolis - raccapricciante, con una sospensione che lo ha trafitto agli arti inferiori - è arrivato purtroppo in un momento di forte crescita. La speranza è che possa tornare a correre agli stessi livelli raggiunti prima dell'incidente, se non meglio.



Sono stati due gli italiani a partecipare al campionato. Mentre Francesco Dracone (Dale Coyne), in quanto rookie, ha pagato lo scotto dell'inesperienza, Luca Filippi (CFH Racing) ha ampiamente dimostrato di meritare un posto nella categoria. Il suo secondo posto a Toronto, dietro al compagno di team Josef Newgarden, è stato il punto più alto di una stagione corsa a cavallo della top ten. Peccato per le ultime due gare, dove il potenziale è rimasto del tutto inespresso.

Luca Filippi

Con 19 piloti finiti sul podio nel corso della stagione la Indycar conferma la sua natura. Un campionato quasi monomarca nel quale la supremazia tecnica dei team più grandi (Penske, Ganassi e Andretti) non pregiudica le opportunità per realtà minori o che schierano solo una vettura (come Rahal, CFH, KV, AJ Foyt e Schmidt). Per quanto riguarda i motori la sfida si è chiusa a favore della Chevrolet, con dieci vittorie contro le sei di Honda.


La classifica finale 2015 (tra parentesi le vittorie; in corsivo i rookie):

Scott Dixon (NZL - Ganassi) 556 (3)
Juan P. Montoya (COL - Penske) 556 (1 + Indy 500)
Will Power (AUS - Penske) 493 (1)
Graham Rahal (USA - Rahal) 490 (2)
Hélio Castroneves (BRA - Penske) 453
Ryan Hunter-Reay (USA - Andretti) 435 (2)
Josef Newgarden (USA - CFH)  431 (2)
Tony Kanaan (BRA - Ganassi)  431
Marco Andretti  (USA - Andretti) 428
Sébastien Bourdais (FRA - KV)  406 (2)
Simon Pagenaud (FRA - Penske) 384
Charlie Kimball (USA - Ganassi) 371
Carlos Muñoz (COL - Andretti) 349 (1)
Takuma Sato (JAP - AJ Foyt) 323
Gabby Chaves (COL - Bryan Herta) 281 (Rookie of the Year)
James Jakes (USA - Schmidt) 257
Jack Hawksworth (UK - AJ Foyt) 256
Ryan Briscoe (AUS - Schmidt) 205
Stefano Coletti (MON - KV) 203
Sage Karam (USA - Ganassi) 197
Luca Filippi (ITA - CFH) 182
Tristan Vautier (FRA - Dale Coyne) 175
James Hinchcliffe (CAN - Schmidt) 129 (1)
Justin Wilson (UK - Andretti) 108
Sebastián Saavedra (COL - Ganassi) 95
Rodolfo Gonzalez (VEN - Dale Coyne) 94
Ed Carpenter (USA - CFH) 88
Conor Daly (USA - Dale Coyne) 81
Pippa Mann (USA - Dale Coyne) 76
Simona De Silvestro (SUI - Andretti) 66
J. R. Hildebrand (USA - CFH) 57
Oriol Servià (SPA - Andretti) 46
Mikhail Aleshin (RUS - Schmidt) 40
Francesco Dracone (ITA - Dale Coyne) 38
Townsend Bell (USA - Dreyer & Reinbold) 32
Carlos Huertas (COL - Dale Coyne) 31
Alex Tagliani (CAN - AJ Foyt) 27
James Davison (AUS - Dale Coyne) 10
Bryan Clauson (USA - Jonathan Byrd's) 10

lunedì 5 ottobre 2015

Cronache Monzesi in un weekend senza F1

Domenica 4 ottobre 2015.

Sono a Monza per gustarmi un giorno intero di motorsport, dalla mattina alla sera, respirandone i profumi e vivendone i suoni. Nel menù ci sono Radical European Masters, International GT Open, Euroformula Open, Seat Leon Eurocup e Formula Junior. Il circuito di Monza è un ristorante che ha sempre la stessa atmosfera epica e veloce, le portate sono buone - anche se le quantità non sono abbondantissime. Eppure manca la cosa fondamentale: i commensali.

Fa sempre parecchio male arrivare a un evento in autodromo e scoprire che le tribune sono rimaste mezze vuote, che nel paddock non ci sono assembramenti attorno agli stand, che appena fuori dal circuito non ci sono cartelloni, né avvisi, né attività promozionali.

Questo è uno dei classici weekend senza F1 e senza Rally Show. Neanche il biglietto gratis - capirai, fosse stato quindici euro non sarebbe stato un furto, anzi - ha attirato il pubblico che mi aspettavo. Insisto a dire che attorno al motorsport, in Italia, c'è un problema culturale profondo. Non può esistere solo la F1, non possono esistere solo le grandi star. Ci sono team, piloti, giovani talenti che hanno bisogno di tribune colme per farsi conoscere e per dare spettacolo...

E infatti lo spettacolo c'è stato. Come nella Seat Leon Eurocup, gara combattuta a suon di sportellate. Nonostante un momento di comica, quando un mezzo di recupero si è arenato nella sabbia provocando l'ingresso della safety car e poi addirittura la sospensione della corsa con bandiera rossa, ho visto sorpassi e manovre aggressive. Se televisivamente sarà stato uno spettacolo, immaginate vederlo dal vivo. La gara è stata vinta dallo spagnolo Pol Rosell.

La Leon di Edina Bus, che si è fatta vedere aggressivamente in gara 2

La Seat vincitrice in gara 2 con Pol Rosell

L'Euroformula Open era già mitica prima ancora della partenza. Mai vista una griglia così etnicamente eterogenea! C'erano tra gli altri indiani, polacchi, italiani, spagnoli, thailandesi, un giapponese, un israeliano, un guatemalteco e Ahmad Al Ghanem, dal Kuwait. Il pilota romano del team italiano RP Motorsport Damiano Fioravanti ha ottenuto una perentoria vittoria, mentre dietro sono state innumerevoli le staccate al limite.

Musetti delle Dallara F312 usate nell'Euroformula Open


L'International GT Open ha rappresentato la nota dolente del weekend. Le poche macchine in pista hanno regalato meno emozioni del previsto, anche se i duelli non sono mancati. La concorrenza del WEC, delle serie targate Blancpain e un impoverimento generale delle classi GT a livello nazionale hanno pesato sulla griglia di questo campionato. L'Italia ha sorriso ancora con la vittoria di Raffaele Gianmaria e dell'argentino Ezequiel Perez Companc, a bordo di una Ferrari 458 Italia GT3 gestita dalla AF Corse.

Il campionato Radical European Masters e la Formula Junior hanno fatto vedere delle corse degnissime dimostrando che non è necessario spendere vagonate di milioni per dare un po' di spettacolo.

La Radical SR8 di Jeremy Ferguson e Alex Kapadia

Una Formula Junior del Team Covir

Mi piacerebbe trovare un modo, magicamente magari, per far comparire spettatori sulle tribune per applaudire i piloti e le scuderie di questi campionati. L'unica cosa che posso fare, in realtà, è scriverne e sperare che qualcuno si ravveda e che la prossima volta muova le chiappe per farsi un giro in autodromo. Non importa quale. Non importa per che campionato.

Ci arrabbiamo, discutiamo e leggiamo migliaia di articoli sulle gabole tra Ecclestone e l'autodromo di Monza, ma il legame più in discussione è quello con la base del motorsport nazionale. Le schiere di piloti senza grandi sponsor che devono faticare per trovare sedili reclamano visibilità. I gridi d'allarme si sentono da tempo, ma in superficie i soccorsi vanno a rilento.

L'anno prossimo porterò mio figlio (ora ha 3 anni) in autodromo. Chissà, forse è solo una questione di generazione.

martedì 25 agosto 2015

Cockpit chiusi? Voto a favore



1 maggio 1994: un braccetto di una sospensione trafigge mortalmente Ayrton Senna. Sul suo casco rimangono i segni dell'impatto.
15 ottobre 1995: il brasiliano Marco Campos si ribalta e striscia con il casco sul muretto di contenimento prima del tornantino a Magny-Cours.
14 luglio 1996: sul cittadino di Toronto Jeff Krosnoff impatta in una rete di protezione dopo il decollo della sua vettura. Le ferite alla testa gli sono fatali.
31 ottobre 1999: Greg Moore perde la vita dopo un terribile scontro con il muretto interno dell'ovale di Fontana.
22 ottobre 2003: Tony Renna, durante dei test sul catino di Indianapolis, muore per le ferite a testa e all'addome dopo un violentissimo crash.
19 luglio 2009: Henry Surtees viene colpito alla testa da una gomma che carambolava in mezzo al tracciato, a seguito di un incidente occorso a Jack Clarke.
16 ottobre 2011: Dan Wheldon muore a causa di ferite fatali alla testa dopo aver colpito con il cockpit la rete di protezione dell'ovale di Las Vegas.
5 ottobre 2014: Jules Bianchi impatta con la testa contro un trattore in quel di Suzuka.
24 agosto 2015: Justin Wilson muore dopo essere stato colpito sul casco da un pezzo di musetto.
Questo elenco, cinico e purtroppo mortale, si è purtroppo aggiornato una volta visto l'incidente occorso a Justin Wilson nella gara Indycar di Pocono. Wilson è stato colpito alla testa da un grosso detrito - un pezzo di muso - rimbalzato dalla vettura di Sage Karam, andata a muro qualche secondo prima.

Justin Wilson è stato in coma per un giorno, ha lottato ma non ce l'ha fatta. Troppo gravi, le sue ferite. Forse è arrivato il momento di riflettere su questa ennesima avvisaglia. Nei venti anni tra la morte di Senna e l'incidente di Bianchi a Suzuka la sicurezza attiva e passiva nel motorsport ha fatto enormi passi. Abbiamo piste più sicure, auto più sicure, commissari meglio addestrati e tanta professionalità. Quello che purtroppo manca nei campionati a ruote scoperte è la sicurezza per un punto fondamentale del nostro corpo: la testa.

Quanto tempo ancora sarà necessario per convincere gli addetti ai lavori che qualcosa va fatto? Intendo, qualcosa che vada oltre alle protezioni laterali ai lati del casco.

Spero che accada qualcosa di rivoluzionario. E per qualcosa di rivoluzionario intendo una protezione sopra la testa dei piloti, un cupolino che li protegga da urti subdoli. Un cupolino resistente e in grado di essere estratto facilmente dalla sua sede. Oppure qualcosa d'altro, che riduca al minimo il rischio di essere intrappolati nel caso di ribaltamenti o incendi.

Brian Hart al Nurburgring nel 1967 con un cupolino artigianale.

I piloti cominciano a essere attratti da queste idee. Ryan Hunter-Reay ne ha parlato diffusamente. Anche il campione Nascar Brad Keselowski ha invocato l'uso di un cupolino. Il pilota GP3 Seb Morris è favorevole. E il pilota di dragster Tony Schumacher ne usa uno già dal 2012.




Se mai qualcosa dovesse essere fatto in questa direzione, io sarò d'accordo. Prevedo però che molti potrebbero storcere il naso per un cambiamento epocale anche in fatto di estetica delle vetture. Meglio però conservare una tradizione stilistica che perdura da decenni oppure mantenere in vita le serie a ruote scoperte senza essere obbligati ad aggiornare l'elenco dei traumi e delle morti in pista?

sabato 27 giugno 2015

La Formula E approderà a Lugano!

La Formula E sta concludendo la sua prima stagione con un bilancio positivo in termini di visibilità e competizione. Non è stata un'annata fortunata per i colori italiani, con Trulli, Cerruti e Liuzzi spesso fuori dai punti (anche se Trulli è stato in grado di firmare una pole position).

Eppure, sembra che presto la Formula E sarà più vicina a noi.

Chiariamo: l'Italia non avrà una tappa nel prossimo futuro. Tuttavia potremo accontentarci di un luogo vicino ai nostri confini: Lugano. La città ticinese ha siglato un accordo esclusivo con Alejandro Agag, patron della serie, per candidarsi a organizzare la corsa già nel 2016.

Alejandro Agag e il sindaco di Lugano Borradori firmano l'accordo

La concorrenza di Zurigo e Losanna non ha spaventato la candidatura di Lugano, in grado di porsi subito al centro dell'attenzione invitando dapprima Agag ad Aprile a visionare la città, e poi presenziando alle ultime gare a Londra con il primo cittadino, Marco Borradori.

L'amicizia dei dicasteri luganesi con Trulli, proprietario di un team, uno scenario geografico all'altezza e la prontezza nel buttarsi sulla proposta prima degli altri sono elementi che hanno giocato decisamente a favore della città ticinese.

Il percorso è già stato studiato, con passaggi sul lungolago e a cavallo del fiume Cassarate (dove dovrebbero posizionarsi i box e il paddock). Per il sì definitivo occorrerà comunque che la FIA approvi il tracciato e che la Confederazione Svizzera permetta (con una deroga) di scavallare il divieto per le gare di velocità in vigore fin dal 1955.


Una bozza del percorso

Per la parte economica si parla di un budget di 10 milioni di franchi da completare, con attese sponsorizzazioni provenienti sia dal Ticino sia dalle multinazionali con sede in Italia. Il Team Trulli e i vari dicasteri luganesi hanno già confermato che l'opportunità di avere la gara in città darà modo alle aziende operanti nel campo dell'energia alternativa e alle università di fare ricerca (e forse anche di creare qualche posto di lavoro in più).

La Formula E è un approdo abituale per i piloti svizzeri e anche questo fattore fa sì che la serie sia interessata a espandere la propria influenza su questo territorio. Nell'ultima tappa di Londra ne sono scesi in pista 4: Fabio Leimer, Buemi, la De Silvestro e Alex Fontana. Proprio Alex potrebbe essere la star del futuro ePrix di casa. Infatti Jarno Trulli, dopo un lunghissimo corteggiamento, è riuscito a portare Alex a bordo delle sue vetture.

Interessi che si intersecano e speranze diventate realtà. L'Italia sta a guardare, cosciente di essere la nazione della Ferrari e consapevole che il campionato elettrico non è nelle corde degli amanti del Cavallino.

domenica 14 giugno 2015

Hulkenberg: il coltello nelle piaghe della F1

La vittoria della Porsche a Le Mans non è un fatto banale, cominciamo con questa verità. Il progetto endurance ha già dato i suoi frutti già al secondo anno, con una doppietta ottenuta (sulle Audi) in modo perentorio ma abbondantemente sudata in un confronto ravvicinatissimo.



L'altra notizia molto importante sfornata dalla 24 Ore è relativa all'equipaggio vincitore. Nick Tandy, Earl Bamber e Nico Hulkenberg hanno corso una gara impeccabile dal primo all'ultimo giro, impressionando gli addetti ai lavori.

Nick Tandy era l'unico dei tre ad aver già partecipato alla gara francese: due prestazioni (dal punto di vista dei risultati) non memorabili a bordo di vetture GT. Sia per lui, sia per il neozelandese Earl Bamber, questo è sicuramente il miglior risultato in carriera.



E lo è anche per Nico Hulkenberg. La sua vittoria è la più splendente dimostrazione di quanto il mondo della F1 sia talvolta sopravvalutato in quanto a meritocrazia. Molti, nell'ambiente, saranno felici di una prestazione che rende giustizia al suo talento; altri storceranno il naso copiosamente.



Mediaticamente, e lo scrivo soprattutto per quelli che il motorsport lo seguono con costanza, la giornata di oggi è funerea per i vertici della F1. Da mesi la serie è sotto attacco per le ragioni più disparate: i costi crescenti, i team in crisi, la troppa politica, la mancanza di ricambio nelle classifiche, le gare troppo ingessate... La F1 è sempre la F1, ma di fronte a una 24 Ore come quella di quest'anno non si può che rimanere scioccati: una lotta pazzesca dal primo all'ultimo minuto, raccontata usando quei toni epici che il glamour del Circus non riesce attualmente a sostenere. 

La vittoria di Hulkenberg darà quindi un ulteriore scossone (in negativo) a un campionato che sta facendo fatica a rimanere nel cuore dei giovani appassionati.

Pensiamoci bene: un pilota dal talento cristallino, vittorioso in quasi tutte le categorie minori nelle quali ha corso, arriva in F1 e si installa a metà classifica. Una metà classifica raggiunta portando a punti auto non eccezionali e costruita battendo spessissimo i propri compagni di team. Una metà classifica mantenuta a suon di gran rifiuti, soprattutto dalla Ferrari - team che non ha mai avuto il coraggio di dargli un sedile nonostante i tanti abboccamenti. Insomma, un grande incompiuto. Eppure, con la vittoria assoluta a Le Mans, entra nella storia alla sua prima partecipazione a una gara di 24 Ore sfoderando una grinta e una precisione degne del miglior Kristensen.

Pensiamoci bene, sì. Ricordando che la F1 non è - ultimamente - il campionato dove viene maggiormente premiato il talento. Anche se Hulkenberg non porta comunque sponsor alla Force India, suo team attuale, la sua presenza sulla griglia non conta molto di più di quella di Ericsson. Ed è un peccato.



Nico dovrebbe presto telefonare ad Arrivabene e dirgli "Sai, se Raikkonen non ti sta bene, io ho appena vinto una 24 Ore di Le Mans". Ma ho l'impressione che neanche un trofeo del genere potrebbe smuovere un posto in un top team in F1. E allora perché non abbandonarla, questa F1 spocchiosa e irriconoscente? Abbandonala, Nico, verso altre 24 Ore, o magari verso la 500 Miglia di Indianapolis.