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giovedì 3 novembre 2016

Il riassunto della stagione 2016: Lotus Cup Italia

La Lotus Cup Italia 2016, organizzata come sempre dalla PB Racing di Stefano D'Aste, si è conclusa dopo un bel duello al vertice tra Stefano Pasotti e Lorenzo Pegoraro. Pasotti, pilota del team LG Motorsport, è salito in cima alla classifica fin dalle prime battute stagionali e non è più sceso, grazie anche alle 6 vittorie conquistate e ai pochissimi errori commessi in un campionato che è sempre piuttosto imprevedibile.




Prima dell'inizio della stagione era stato posto un obiettivo minimo di 15 vetture a gara e effettivamente a Monza e al Mugello quel numero è stato raggiunto. L'altra faccia della medaglia dice invece che a Magione e Imola le macchine in pista sono state rispettivamente 10 e 11. Bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto per un monomarca che resta in ogni caso divertente e con un budget da 70mila Euro, cifra in linea con campionati simili.




Il campionato 2016 si può dividere in due fasi distinte. La prima ha visto Pasotti in grande stile, con vittorie e piazzamenti di rilievo che gli hanno permesso di prendere punti preziosi. La seconda è invece stata favorevole a Lorenzo Pegoraro, con un recupero di prestazioni e la conquista di due vittorie che hanno protratto la sfida alle gare finali di Imola, nelle quali ha colto un'ulteriore successo anche se ormai ininfluente dal punto di vista della classifica. I punti da colmare erano comunque tanti e sarebbe servita molta più fortuna per dare un clamoroso scacco matto.




Dietro i due sfidanti, il detentore del titolo 2015 Franco Nespoli è giunto sul terzo gradino del podio finale. Lo svizzero ha vinto con autorità gara 1 a Monza, ma non è mai stato in lotta per il titolo visti i troppi punti persi soprattutto a inizio stagione.

Da segnalare positivamente la stagione di Vito Utzieri (ADV Motorsport), campione stagionale over 50. Il monegasco ha concluso al settimo posto finale dimostrando una grande costanza di rendimento. Utzieri ha battuto Enrico Riccardi nella classifica over 50, nonostante il pilota della Elitcar sia arrivato davanti a lui nel ranking assoluto.




Per il debuttante Andrea Baiguera (che avevo intervistato all'inizio della stagione) non è alla fine arrivata la vittoria, ma il quarto posto finale è sicuramente incoraggiante. Nelle prime gare Baiguera ha pagato la mancanza d'esperienza nella serie, ma una volta capita meglio la vettura è rimasto costantemente con i primi in classifica. Nell'ultimo weekend di Imola per lui c'è stato un cambio di casacca: dal team di famiglia all'Aggressive Team Italia, in seguito a una precisa scelta strategica in relazione alla lotta per il titolo dei team.



L'ingaggio di Baiguera ha bilanciato l'arrivo per la sola Imola di Nicola Larini nel team LG Motorsport. L'ex F1 ha partecipato in modo trasparente ai fini della classifica piloti, ma non per la classifica dei team - nella quale le sue prestazioni (una vittoria e un quarto posto) hanno marcato punteggio. Seppur con qualche polemica, il campionato si è chiuso con la vittoria della LG Motorsport, comunque nettamente superiore ai team rivali con le 6 vittorie di Pasotti (una delle quali "ereditata" da Larini) e le 2 di Pierluigi Veronesi.







La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Stefano Pasotti (LG Motorsport) 248 (6)
Lorenzo Pegoraro (Aggressive Team Italia) 221 (3)
Franco Nespoli (Cipriani) 175 (1)
Andrea Baiguera (Brixia Horse Power) 138
Enrico Riccardi (Elitcar) 115
Vito Utzieri  (ADV Motorsport) 85
Francesco Guerra (Aggressive Team Italia) 84
Stefano Zerbi (Aggressive Team Italia) 82
Pierluigi Veronesi (LG Motorsport) 80 (2)
Luca Flaccadori (Aggressive Team Italia) 69
Paolo Ferraresi (Cipriani) 59
Cristiano Pica (LG Motorsport) 50
Filippo Manassero (Elitcar) 45
Giacomo Stratta (Elitcar) 44
Fabio Rezzonico (Cipriani) 36
Marco Fumagalli (Johnny Rapina) 32
Mauro Guastamacchia (Aggressive Team Italia) 31
Francesco Liberatore (Cipriani) 28
Nicolò Castello (Aggressive Team Italia) 26
Mario Minella (LG Motorsport) 18
Andrea Morandini (Race Event) 17
Giampaolo Benedini 8
Emanuele Benedini 7

Riassunto delle stagioni precedenti: 2014

martedì 19 aprile 2016

Intervista a Andrea Baiguera: Passione vera e voglia di lottare

Parlando con Andrea Baiguera ho sentito, oltre alla sempre coinvolgente cadenza bresciana, il calore del vero appassionato. In effetti Andrea, nato nel 1992 e in pista dal 2010, è cresciuto in mezzo a tanto motorsport, grazie alla passione del papà Angelo e alle assidue frequentazioni dei paddock italiani ed europei. Una vita nomade che Andrea, studente di architettura, ha sempre preso con il gusto dell'avventura, e che si accinge a continuare anche nel 2016 con l'approdo nella Lotus Cup italiana, gestita come sempre da Stefano d'Aste.




Partiamo dal presente, Andrea. Il progetto Lotus Cup procede bene...
«Sì, finalmente ho trovato un campionato interessante che si adatta bene al mio budget! Mio padre e Stefano si conoscevano per altro da molti anni e spesso ho corso in concomitanza con la Lotus Cup in passato, quindi è un ambiente che conosco. La Elise sembra addirittura un formula, e con il motore posteriore è molto divertente anche da guidare. Attualmente speriamo di poter dire la nostra con le risicate risorse che ci possiamo permettere, ma la macchina va forte e ovviamente vogliamo essere competitivi. Spero di aver fatto la scelta giusta!»




Non è la tua prima esperienza con le ruote coperte, in realtà.
«La prima volta assoluta è stata con la Megane Trophy, quando mio padre, alla sua ultima corsa nel 2011, volle gareggiare dividendo il volante con me. Eravamo a Barcellona, e io all'epoca non conoscevo né la macchina né la pista, ma fu divertente. Poi ho fatto un test con la Porsche Carrera Cup nel 2014 per me molto positivo. E pensare che all'arrivo mi ero chiesto del perché fossi lì: c'erano Fumanelli, Agostini, Ceccon... Insomma, nomi più altisonanti del mio! In ogni caso è stata una bella giornata, e devo ancora ringraziare Antonelli Motorsport e pure Stefano Comini per i consigli che mi aveva dato per l'occasione. Lui è uno che va forte».




Puoi vantare tanti anni d'esperienza nella F.Renault che potrebbero tornarti utili anche quest'anno. Che cambiamento ti aspetti nel passaggio dalle ruote scoperte a quelle coperte?
«Come cambiameno mi aspetto contatti e sportellate! In realtà la guida della Lotus ricorda molto quella della F.Renault, e quindi non penso che dovrò cambiare troppo lo stile di guida. Ripeto, credo che sarà un lotta più di muscoli ed è un fattore positivo perché io sono cresciuto guardando il Superturismo, dove tutti erano sempre con il coltello tra i denti. Noi siamo tutti veramente carichi e non vediamo l'ora di girare insieme agli altri».

La tua passione è nata con il Superturismo, quindi.
«Le gare turismo le ho sempre seguite, fin da quando avevo tre anni. Seguivo mio padre nel CIVT e per me era il paradiso. Mi ricordo che nel team ufficiale Audi avevano messo insieme una macchina elettrica per tirare le gomme con le fattezze dell'A4 dell'epoca, e io diventavo scemo ogni volta che la vedevo. Ora mi piace molto il TCR e infatti durante l'inverno mi sono interessato per un'eventuale partecipazione al Campionato Italiano che poi non si è concretizzata. Per altro questo campionato è il futuro: a quanto ho capito costa un quarto rispetto a una vettura per il WTCC, è più facile da gestire e di conseguenza è alla portata di molti più piloti. Inoltre le macchine sono gestite da privati e quindi tutti i team hanno delle possibilità, cosa che magari non accade con le case ufficiali. Se sapranno far valere il prodotto metteranno in seria difficoltà il WTCC».

Prima della F.Renault non hai vissuto momenti kartistici significativi...
«Parlavi di passione, prima? Ecco, ho rischiato di perderla all'età di 4 anni, quando mio padre mi mise sul kart in un piazzale di un supermercato. Lui ebbe la brutta idea di farmi sedere con il kart già acceso, e una volta seduto accelerai immediatamente, senza avere idea di come funzionassero i freni. Non so come ma riuscii a schivare le macchine parcheggiate, colpii inutilmente due panettoni spartitraffico e tornai indietro, fermandomi infine contro un cancello di ferro, nonostante il tentativo di placcaggio da parte di mio padre. Non andò bene: lui si ruppe un polso e io presi una bella botta in testa... Mia madre non fu contenta, diciamo... e quindi di conseguenza, salvo fare qualche garetta ogni tanto tra amici, non sono praticamente più salito sul kart. Ho esordito direttamente in F.Renault una volta compiuto 18 anni».


Andrea Baiguera in vettura, al suo fianco papà Angelo


La F.Renault rischia seriamente di scomparire. Non c'è già più la ALPS, chiusa quest'anno. Al contrario, la F4 prospera in tutta Europa. Tu come la vedi?
«Mah, in sostanza sta cambiando il mercato. Ci sono dei cicli. Mi ricordo ad esempio la F.Abarth, con oltre 50 iscritti e nemmeno lo spazio in griglia per farli stare; ora quella serie non esiste più. Auguro a quelli della F4 di non fare gli stessi errori. L'Alps è morta proprio per l'ascesa della F4, che attualmente è molto visibile, ha dei premi interessanti ed ha anche un maggior peso in termini di punti per la superlicenza. Anche la F3 Europea ne ha risentito, ma con l'appoggio della FIA potrà sopravvivere ancora.
La F4 è un buon prodotto, ma gli organizzatori devono evitare di mangiarci sopra, altrimenti faranno appunto la fine della F.Abarth. Loro alzarono i prezzi seguendo la richiesta, con aumenti anche ogni weekend, costi salatissimi per le gomme e tante altre storture che non sono andate giù ai team che rischiavano di saltare per aria. Alla fine poi cosa è rimasto di questa voglia di guadagno? Una marea di macchine da vendere e tante figuracce...»




Ci lamentiamo spesso, noi italiani, che non ci sono nostri connazionali in F1 e che nei nostri campionati non ci siano abbastanza macchine. Qual è il tuo pensiero?
«Da ogni punto guardi la questione, c'è sempre una motivazione economica. I piloti stranieri, molti dei quali sono davvero forti, hanno semplicemente più budget e quindi possono trovare sedili più validi. In GP2 abbiamo dei talenti come Giovinazzi, che è uno con un bel piede, ma anche lui farà fatica senza i soldi giusti. Il mercato del motorsport, in generale, fatica. Penso solo al già citato Stefano Comini: quanta fatica ha fatto per approdare finalmente a un ingaggio?
Per quanto riguarda i nostri campionati credo che alla fine abbiamo troppi campionati con poche macchine. Io correrò in un monomarca e la speranza è di arrivare almeno a 15 vetture, ma salvo il Campionato Italiano GT sono tutti in queste condizioni. O sfoltiamo un po', oppure vanno aggregate categorie che possono stare bene assieme, come nel caso di ACI e Peroni che fanno correre magari le stesse macchine, 10 di qua e 10 di là...»

La nuovissima generazione di piloti ha un approccio diverso rispetto al passato, e tu sembri far parte più della categoria dei piloti vecchio stile.
«Le ultime generazioni sono davvero molto diverse. A me piace molto fare squadra, stare con i meccanici, girare per il paddock e gustarmelo fino in fondo. Ho la fortuna di avere un padre che conosce bene o male tutti, e quindi me ne ha presentate tantissime. Alcuni mi dicono addirittura che si ricordano di quando ero un bambino piccolo, quando ti dicono "eri alto così"... Per me correre è anche una questione di stacco: attacco il carrello al fuoristrada, vado nel paddock, monto la tenda, aiuto i meccanici e poi faccio quello che mi piace, cioè scendere in pista. Invece i miei colleghi dell'ALPS non li vedevo praticamente mai nel paddock. Sono giovanissimi ma hanno già un obiettivo in testa, e infatti vanno in pista, poi stanno con l'ingegnere, poi vanno sul camion, e poi in albergo o con il preparatore atletico. Sono professionisti, per carità, ma se poi perdono il divertimento è inutile!»




Un atteggiamento, il tuo, che si sposa con la nostalgia di molti.
«Vero, sono nostalgico anch'io. Voglio dire che è bello arrivare con il bilico in circuito, non lo nego, ma certe esperienze alcuni non le vivranno mai. Come quella volta che siamo andati a Spa, 1000 km con una multipla, tutti i bagagli dietro e io schiacciato come una sardina per tutto il viaggio. A Barcellona una volta ci rubarono il furgone, un'altra volta presero il camper. In una di queste occasioni corsi con il casco di Christian Pescatori e la tuta e i guanti prestati da altri ancora. A Nogaro ci rubarono pure la macchina, una Clio con la quale dovevamo correre l'Europeo: mai più trovata... Senza contare anche tutti quei momenti positivi passati insieme semplicemente sotto la tenda del paddock».

In che epoca automobilistica ti sarebbe piaciuto vivere?
«Nei primi anni '90. C'era l'ITCC, il Superturismo nel suo picco, la F1 con il cuore in gola. In quell'epoca mi sarebbe piaciuto correre sia in Italia sia fuori, con quelle macchine straordinarie. Credo che in F1 nei primi anni '90 ci siano stati i più grandi campioni: Mansell, Prost, Piquet, Senna, Schumacher e Hakkinen, per cui avevo una predilezione. C'erano i motori liberi, V12, V10 e V8 tutti insieme e tutti in grado di vincere i GP. E poi c'era più umanità: altrimenti come avrebbe fatto Minardi a costruire una squadra di qualità con 4 spiccioli?»

mercoledì 25 marzo 2015

Luca Lorenzini, veloce per davvero

Quante volte abbiamo sentito dire dalle nostre mamme e dai nostri papà la frase "piantala di giocare con i videogiochi e vai a studiare, che è meglio"? A questa affermazione si può rispondere che videogiocando si possono realizzare dei desideri altrimenti improbabili.

Nel motorsport la GT Academy, messa in piedi da quei geniacci di Gran Turismo e da Nissan, ha reso professionisti piloti affermati come Ordonez e Mardenborough, e ha dato opportunità ad altri ragazzi di scendere in pista a ben figurare.

Il nostro Luca "Giagua" Lorenzini, classe '83, fa parte di questa ristretta cerchia di piloti passati dalla console alla pitlane, per altro con merito. Luca è campione in carica della Lotus Cup Italia e presenza fissa attorno alle poisizioni da podio più o meno in tutti i campionati in cui ha partecipato (tra cui il Maserati Trofeo, la Green Hybrid Cup, il campionato inglese Britcar). Nonostante un inizio di stagione travagliato, con la partecipazione alla 12 Ore del Mugello resa impossibile da guai tecnici (problemi che hanno per altro sollevato un enorme discussione su Facebook che si è trascinata per settimane), Luca ha mantenuto l'ottimismo e l'umiltà che lo contraddistinguono.



Cosa farai nel 2015 dopo un 2014 davvero positivo?
"Attualmente sto lavorando per mettere insieme un programma più ambizioso. Mi sembra giusto, dopo alcuni anni nei monomarca, provare una sfida nuova. Ci sono tanti campionati interessanti, come ad esempio l'Italiano GT, dove potrei essere competitivo. Arrivo inoltre da una annata nella quale mi sono divertito moltissimo. Avevo scelto la Lotus Cup per due motivi: uno, i costi erano accessibili; due, essendo "allergico" alle trazioni anteriori ho subito apprezzato le doti della Elise appena l'ho provata. Inizialmente, tuttavia, non era nei piani gareggiare tutta la stagione. Grazie all'aiuto della famiglia Fiore ho potuto completare il tutto, vincendo il titolo all'ultimo respiro e prendendomi delle belle soddisfazioni, come battagliare con piloti forti come Ivan Capelli".



Il mantovano di Acquanegra sul Chiese ha un'officina meccanica - lavoro di famiglia - e si differenzia dai colleghi piloti per via del diverso background...
"La passione per i motori, con l'officina di famiglia, era facile da prevedere! Non avendo le risorse per correre con i kart e con le monoposto - potevo solamente fare qualche gara di autocross qua e là - da qualche parte dovevo comunque sfogare la voglia di competere. Così ho cominciato a darmi da fare con i simulatori di guida. Nel 2005 vinsi il primo campionato italiano di Gran Turismo, e a soli 22 anni mi arrivò a casa un premio pazzesco, una 350Z! Purtroppo a quell'epoca non potevo permettermi di mantenerla, così fu messa in vendita... Poi arrivò la finale europea nel 2008 e la vittoria nel 2010".

Luca Lorenzini (al centro) premiato nel 2005 per la vittoria nel Campionato Italiano Gran Turismo 4

L'edizione 2010 ha dato il là alla tua carriera.
"Fu incredibile. Io e gli altri aspiranti piloti ci siamo trovati in questo ambiente fantastico, con istruttori come Johnny Herbert, Eddie Jordan e Sabine Schmitz. Gente abituata a vedere talenti in pista da anni, mentre noi avevamo a disposizione solo il manettino della Playstation. Tuttavia li abbiamo spesso sorpresi per la capacità di adattamento in un clima competitivo. Mi ricordo che in pochi giorni imparammo una quantità di cose enorme, e anche dopo le finali il team e gli istruttori non mancarono mai di dare consigli e di seguire le nostre gare. I giorni delle gare in Inghilterra rimarranno indimenticabili".


Jordan Tresson e Luca Lorenzini sul podio a Snetterton

Un percorso formativo del genere può essere indigesto per i puristi, non credi?
"Di solito, al primo impatto, i colleghi non si accorgono molto della differenza. Non sono in tanti a sapere per filo e per segno cosa ho fatto nella mia carriera e da dove vengo, ma i risultati confermano che non sono un fermo. In passato è capitato che chiedessero informazioni a fine gara e io rispondevo che fino a qualche tempo primo giocavo con la Playstation. In effetti è una risposta spiazzante. Io credo però che sia la pista a dare il verdetto, in fin dei conti, e non le gare fatte o non fatte in passato".

Ti sei mai interessato al mondo delle corse online statunitensi - quelle ufficiali di iRacing - dove ci si può ritrovare in pista con piloti che corrono realmente in Nascar, in Indycar o nel Tudor United Sportscar Championship?
"Non ho mai provato a correre online da quelle parti, ma di sicuro negli Stati Uniti si è formato un ambiente interessante e in continua crescita. Loro con la comunicazione e con il marketing sanno fare delle cose bellissime e i piloti veri, quelli con la P maiuscola, vanno a fare le corse online anche con discreti risultati. Tutto è in funzione di un maggior coinvolgimento degli appassionati nelle corse e in ciò che gira attorno ad esse".

E noi abbiamo ancora molto da imparare.
"Negli States sanno fare le cose in grande online, ma nella realtà è ancora meglio, con tutto il pubblico che portano sulle piste e con le iniziative che mandano avanti, ad esempio in Nascar. Tutto questo porta a una riflessione amara: è evidente che da noi non è ancora stata trovata la formula giusta. Andare in un autodromo italiano, sia come pilota sia come spettatore, e vedere le tribune quasi deserte è davvero una cosa triste. Va tutto ripensato per coinvolgere di più il pubblico, perché ci sarebbero vantaggi indubbi per tutti".


venerdì 26 dicembre 2014

Il riassunto della stagione 2014: Lotus Cup Italia

Talvolta i monomarca non offrono delle griglie numericamente straordinarie, ma nel caso della Lotus Cup Italia questo fattore non ha sminuito le qualità delle auto e dei piloti presenti.

Le Lotus Elise protagoniste del campionato, preparate dalla PB Racing di Stefano D'Aste (grande protagonista del WTCC per molte stagioni) e dalla Hexathron Racing Systems, sono leggerissime e maneggevoli, ideali per formare delle gare combattute con i piloti ravvicinati tra loro. Nel 2014 questo è stato possibile solo in parte: il numero talvolta ridotto delle vetture iscritte ai singoli appuntamenti del campionato non ha permesso la formazione di una griglia a parte. Il contenitore per la Lotus Cup è stata quindi la Coppa Italia (altro campionato del Gruppo Peroni Race), una soluzione che ha accontentato tutti.



La serie merita più partecipazione, soprattutto se inserita in un - sospiro... - ipotetico percorso formativo per i giovanissimi che vogliono portare avanti la loro carriera nelle ruote coperte.

La stagione si è conclusa a Vallelunga, dopo 12 gare corse sui maggiori circuiti nazionali. E il vincitore non è un tizio qualunque. Trattasi infatti di Luca "Giagua" Lorenzini, classe '83, pilota che ha esordito nell'automobilismo che conta grazie alla GT Academy. Nell'edizione 2010 della scuola pilotaggio, nata sotto l'egida di Nissan e del videogioco "Gran Turismo", Lorenzini aveva favorevolmente impressionato, meritandosi una sponsorizzazione per correre in alcune serie britanniche. Dopo il ritorno alla terra natìa, "Giagua" ha partecipato (e vinto) nella Green Scout Cup, nel trofeo Maserati e nella Ginetta Cup, facendosi quindi la fama di super esperto dei campionati monomarca. La vittoria 2014 è quindi per tutti una conferma delle sue capacità e della sua adattabilità.

Podio di Monza (Gara 2): Coldani (2°), Lorenzini (1°), Manassero (3°)

Al secondo posto, con soli 5 punti di svantaggio, si è posizionato lo svizzero Fabrizio Scolari. Dopo una seconda parte di stagione davvero entusiasmante con 5 podi consecutivi, l'ultimo dei quali nella penultima gara a Vallelunga (unica vittoria dell'anno), Fabrizio Scolari si era ritrovato in testa alla classifica. Un errore in gara-2, con annesso capottamento multiplo, lo ha però privato della gioia del titolo, mentre Lorenzini si avviava alla vittoria sia finale, sia di tappa.

Fabrizio Scolari

Fabrizio Scolari ha corso insieme alla figlia Sharon, di cui ho già parlato qui. Sharon ha condiviso la vettura numero 77 con il padre per buona parte della stagione, anche se ha dovuto saltare alcuni appuntamenti per problemi fisici. Il team ScoRace, formato da questi due piloti ticinesi, ha concluso al terzo posto nella classifica riservata alle squadre, dietro a Coldani-Capelli-Caprotti del Siliprandi Racing e ai trionfatori del team Flower Power Racing-Essecorse, ovvero Lorenzini, Fiorello Fiore e Marco Fiore.

Sharon Scolari

I due Fiore: anch'essi svizzeri, anch'essi padre e figlio. Fiorello, nato nel 1958, è ovviamente il senatore del trio Flower Power. Mentre Marco, classe '95, è un giovanissimo che spera di poter proseguire con profitto la carriera da pilota.

La #88 di Marco Fiore e Lorenzini a Monza

Il campionato ha potuto fregiarsi della partecipazione dell'ex pilota di F1, commentatore Rai e ora presidente dell'ACI Milano Ivan Capelli. Il pilota milanese si tiene in forma partecipando ogni tanto ai monomarca, e in questa stagione è riuscito a vincere due gare (senza poter prendere punti nella classifica piloti per via del suo status di guest star). Tra gli altri fuori classifica, Franco Nespoli ha vinto in due occasioni mentre Marco Coldani è salito 3 volte sul podio.

Oltre a Sharon Scolari ha corso e convinto anche la pilota di Roccaraso Luli Del Castello. La Del Castello ha vinto la sfida tra le donne della Lotus Cup e ha concluso al 4° posto il campionato piloti. Davvero un'ottima stagione per lei, con tanti piazzamenti a podio e un buon feeling con la vettura fin dal primo appuntamento di Adria.

Luli Del Castello

Ecco la classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Luca Lorenzini 169 (4)
Fabrizio Scolari 164 (1)
Mauro Guastamacchia 139 (2)
Luli Del Castello 132
Filippo Manassero 116
Vito Utzieri 103
Alberto Grisi 77
Andrea Agazzi 71
Marco Fiore 62
Sharon Scolari 61
Gabriele Pieralisi 54
Marco Fumagalli 43
Stefano Caprotti 39
Carlo Mantori 33 (1)
Pablo Biolghini 23
Davide Stabellini 21
Mario Minella 21
Davide Vettori 20
Gianluca Geminiani 18
Giacomo Stratta 17
Claudio Paraschiv 16
Andrea Rota 8


Gli altri riassunti della stagione 2014 by Piloti e Motori:
WEC - WTCC - WRC - World RX - GP2 - GP3 - Auto GP/FA1 - Super Formula - F3 European Championship - Euroformula Open - DTM - BTCC - V8 Supercars - Euro V8 - Super GT - Stock Car Brasil - Turismo Carretera - Nascar Sprint Cup - Nascar Nationwide Series - Nascar Camping World Truck Series - Nascar Whelen Euro Series - F.Renault 3.5 (WSR) - F.Renault 2.0 Eurocup - F.Renault 2.0 NEC - F.Renault 2.0 Alps - F.Renault 2.0 UK - United Sportscar Championship (USC) - ELMS - Asian Le Mans Series - Blancpain Endurance Series - Blancpain GT Sprint - International GT Open - Indycar - Indy Lights - Pro Mazda - US F2000 - Mobil 1 Porsche Supercup - Super Trofeo Lamborghini Europe - Trofeo Maserati - Eurocup Clio - European Rally Championship (ERC) - African Rally Championship (ARC) - Middle East Rally Championship (MERC) - Asia-Pacific Rally Championship (APRC) - Codasur South America Rally Championship - North America and Central America Rally Championship (NACAM) - CIVM - CITE - Campionato Italiano Prototipi - Campionato Italiano Rally - F4 Italia - Carrera Cup Italia - Clio Cup Italia - Green Hybrid Cup

giovedì 2 ottobre 2014

Sharon Scolari, orgoglio al femminile della Lotus Cup Italia

L'intervista a Sharon Scolari, pilota della Lotus Cup Italia, realizzata per la rivista ticinese Sportiamo.


Quello dell'automobilismo è un ambiente a maggioranza maschile, da sempre. Gli uomini hanno monopolizzato per anni i box e gli autodromi, in quasi tutti i ruoli. Le donne, purtroppo, sono state a lungo considerate una presenza folkloristica nei paddock. Pochissime al volante, quasi zero in ruoli di responsabilità all'interno dei team e delle società organizzatrici dei campionati.

Ora, finalmente, la tendenza si è evoluta in positivo. Monisha Kalternborn è alla guida della Sauber in F1, come anche Claire Williams nel team fondato da suo padre. E crescono sempre di più le presenze femminili al volante, grazie a Simona De Silvestro, Susie Wolff, Michela Cerruti, Katherine Legge, Jutta Kleinschmidt, Danica Patrick... e Sharon Scolari.

Sharon Scolari, #77
La nostra Sharon è ancora giovanissima, ma si sta già facendo valere in un campionato competitivo e spettacolare: la Lotus Cup Italia. La sua guida ha già fatto cambiare idea a molti scettici, mentre la sua forza mentale è in continuo rafforzamento. Una corazza che le serve per combattere contro tutti gli addetti ai lavori che ancora non vedono di buon occhio la presenza delle donne in pit lane e in pista. Parlando con lei di motori si nota subito l'enorme passione per questo sport, una passione contagiosa e genuina, che ha fin da quando era... neonata!
 “Mio padre (Fabrizio Scolari) correva già in macchina (gare in salita, slalom e anche in pista) quando ero piccola, quindi il primo ricordo che ho del mondo delle corse è legato a lui. Saliva sul podio e mi portava con sé: era il mio eroe. A 11 anni mi portò a provare un go kart a noleggio. Io ero già appassionata, ma non avevo un kart mio. Da quel momento non mi sono più fermata. A 14 anni ho deciso di dire ai miei genitori che avrei voluto cominciare con le auto da corsa. Mio padre fece i salti di gioia, mentre mia madre... fu un po' meno contenta. Ma ora si è abituata”.

Sharon ha già corso in due campionati esigenti dal punto di vista fisico e tecnico. Oltre alla Lotus Cup, ha infatti anche partecipato alla Legends Car Cup, risultando essere la migliore debuttante nel 2013. Le auto della Legends hanno 140 cavalli e un telaio simile a quello delle macchine anni '30-'40, ma sono dotate di un'accelerazione brutale che mette alla prova i piloti meno esperti. Sharon ha però dovuto adattarsi, per quest'anno, a un modello del tutto diverso. Si tratta della Lotus Elise preparata dalla P.B. Racing di Stefano D'Aste e da Hexathron.
 “Dalla Legends alla Lotus è stato un bel salto. Sono stata sorpresa di come siano riusciti a mettere a punto l'Elise, perché fin dalla prima volta che l'ho guidata mi sono trovata benissimo. La Legends è molto più vendicativa: se sbagli qualcosa lo paghi subito. La Lotus perdona di più ed è molto maneggevole. Allo stesso tempo, però, raggiunge velocità molto maggiori, anche grazie alle gomme slick. L'Elise è una macchina che ti fa dire “Uao!” fin dal primo giro”.

La Lotus Cup Italia è cruciale nella carriera automobilistica di Sharon, con un impegno almeno biennale nel quale dovrà mostrare tutte le sue doti velocistiche.
“Dopo questa prima stagione di assestamento, il programma è quello di continuare qui almeno un altro anno. In questa stagione mi sto impegnando a conoscere tutti i segreti della macchina, a capire le dinamiche del campionato, a girare su circuiti per me del tutto inediti. Dall'anno prossimo voglio raccogliere i frutti di questa fase di “studio”. In futuro mi piacerebbe provare a correre nella Formula Renault 2.0. Ho avuto la fortuna di vederli in pista e devo dire che è emozionante vedere 34 piloti darsi battaglia per tutta la gara... Un'altra competizione che vorrei assolutamente provare è la 24 Ore di Le Mans. Diciamo che è un mio pallino... Il massimo sarebbe guidare la Audi, la dominatrice degli ultimi anni; è una macchina talmente fuori di testa da sembrare quasi una nave spaziale”.

La questione della disparità di genere, nel mondo dei motori, è un tema di cui dobbiamo parlare, soprattutto in presenza di una donna da corsa come Sharon.
“Fuori dalla pista vado d'accordo con i colleghi maschi, soprattutto in questo 2014 visto che c'è un bel gruppo di piloti che si rispettano reciprocamente. In pista, però, è il doppio più difficile del normale. Nel momento in cui ti trovi davanti ai maschi, loro pensano: “Non possiamo farci battere da una donna”; di conseguenza danno il 200% per superarti. Questo meccanismo l'ho provato sulla mia carrozzeria soprattutto durante gli anni della Legends. Essere una donna in quel campionato è stata la cosa più difficile che mi sia mai capitata. In un certo senso è servito, perché mi ha dato la forza per continuare. Hanno cercato di buttarmi fuori, hanno fatto manovre maliziose e pronunciato cattiverie gratuite che ho dovuto farmi scivolare alle spalle; dopo aver passato momenti di questo tipo posso resistere a tutto”.

Fabrizio Scolari (il papà), Franco Bobbiese, Sharon Scolari e Ivan Capelli

A Sharon dissero, agli esordi, di tornare a fare le lavatrici.
“Questo è stato il mio inizio disastroso con il mondo tutto al maschile dell'automobilismo... Era da pochi mesi che guidavo in pista, a 16 anni di età. Oltre a quella frase, mi dissero anche che la mia presenza lì era inutile. Insomma, non ero gradita ai box. Ma quando ho cominciato a correre forte e battere i maschi, le stesse persone che mi criticavano erano a bordo pista a fare il tifo per me. Una bella rivincita!"

Alcuni osservatori credono che per una donna possa essere più facile trovare gli sponsor necessari per correre a buoni livelli. Sharon non la pensa allo stesso modo.
“Se una donna riesce a conquistare abbastanza sponsorizzazioni per una o più stagioni, vuol dire che va forte. Lo sponsor non ti supporta solo perché sei una ragazza che vuole correre; ti segue se ottieni risultati e se ha un ritorno in visibilità, proprio come succede per gli uomini. Ci sono anche ragazze, come Danica Patrick e Vicky Piria, che hanno fatto addirittura dei calendari, ma io non farò mai come loro. Non mi interessa fare la ragazza immagine, voglio che per me parli il cronometro. In questo senso apprezzo tanto quanto hanno fatto Simona de Silvestro e Michela Cerruti, colleghe veloci che si fanno rispettare in pista”. 

Com'è la gara ideale per Sharon Scolari?
“Se parti in prima fila vuol dire che sei nettamente in forma e in grado di vincere; basta mantenere la calma e la gara viene da sé. Io però penso sia più divertente partire in mezzo al gruppo e recuperare posizioni nel corso della gara, come è accaduto nella gara di quest'anno a Monza. Ho effettuato tanti sorpassi alla Parabolica e non credo mi scorderò mai quei momenti, anche se non ho vinto la gara”.

Sharon, oltre al padre, ha un altro punto di riferimento.
“Michael Schumacher è il mio idolo. Ho avuto modo tante volte di vederlo a Monza; le sue manovre, dal vivo, ti sapevano trasmettere emozioni. Il modo in cui si inseriva in curva, le sue staccate, il suo comportamento impeccabile fuori dalla macchina erano punti di forza assoluti”.