mercoledì 9 dicembre 2015

Stefano Comini: ve lo do io il Motorsport!

Ero presente alla festa organizzata da Stefano Comini per celebrare la vittoria nel TCR, e non nego di essermi divertito parecchio. L'atmosfera creata dal padrone di casa, con un bidone colmo di legna da ardere, un albero di Natale composto esclusivamente da lattine di birra e un tris di simulatori di guida pronti all'uso per chi ne avesse voglia, mi ha fatto riflettere su un personaggio che spesso richiamiamo direi abusivamente: James Hunt. Ecco, la festa di Comini non era in stile James Hunt; gli anni settanta sono finiti da un pezzo. La festa di Comini era dannatamente... Cominiana. Come del resto lo è l'intervista che segue.



Avevi detto: vinco e dimostro l'ingiustizia nel motorsport. Ora hai vinto il TCR, un campionato internazionale con piloti e team di spicco. Il motorsport è ancora ingiusto?

«Adesso vediamo. Vediamo l'anno prossimo come andrà. In ogni caso vinco lo stesso... Se non avrò un ingaggio dimostrerò nuovamente l'ingiustizia nel motorsport. Se invece sarò nel torto, allora nel 2016 avrò tra le mani un contratto soddisfacente».

In Ticino c'è chi ti definisce una testa calda. Un matto.

«Prima di tutto dobbiamo definire cosa significa essere "matti". Sono matto perché non seguo le regole del motorsport? Allora sì, sono matto. Perché sostanzialmente non vivo di questo? Perché non faccio la faccia da c*lo dopo ogni gara e dopo ogni intervista dicendo le solite cose e ringraziando cani e porci? Allora sì, sono matto. In realtà posso risultare matto ma ti dico che non lo sono. Se no non sarei più in questo mondo.
Tutto quello che dico e tutto quello che faccio non è frutto di casualità. E infatti lo si è visto durante tutta questa stagione. Ricordo ad esempio le mie dichiarazioni contro Morbidelli, nel post-gara a Monza, quando dissi che mi sarei fatto giustizia da solo. Ecco, questo non l'ho detto a caldo, ma sei ore dopo la gara. Una dichiarazione ben calcolata. Perché l'ho fatto? Perché la psicologia è un fattore estremamente importante. Estremamente. Questo campionato l'ho vinto con la psicologia, mi viene da dire. E infine vorrei anche aggiungere che sono matto perché questo sport non ha bisogno di gente falsa. Ha bisogno di gente vera, sincera, terra terra... Insomma, normale».

Secondo te agli organizzatori piace avere una figura come la tua nei loro campionati?

«Onestamente... Che gli piaccia o meno i fan sono aumentati. Credo sia accaduto anche grazie a me. Credo che la gente si immedesimi di più in me, perché sono uno di loro».

Stefano con Marcello Lotti, patron del TCR

Baratteresti una misura di sicurezza in meno per andare un secondo più veloce in pista?

«Fi*a, sicuro! Credo che qualsiasi pilota vero accetterebbe una cosa del genere!»

Cosa pensi dei momenti che vengono definiti tra i più emozionanti del motorsport, cioé partenza e sorpassi?

«Il sorpasso è una cosa talmente istintiva e talmente razionalizzata... Va così tutto talmente veloce che non hai il tempo di percepire sensazioni particolari. La partenza invece non è mai stata un problema. So che è un rischio e fa parte del gioco, ma in realtà in quel momento io fremo, fremo dalla voglia di cominciare a correre».

Cosa ne pensi del Balance of Performance e del Succest Ballast?

«Allora, il succest ballast è una cagata. Lo dico in tutti i casi, anche se va a mio favore. Tutti quei chili in più di penalità si sentono, lo posso assicurare. E poi non ha senso. Non ha senso usare il succest in macchine che in teoria sono già state messe in pari con il balance of performance. A tal proposito, credo che il balance of performance in una serie come il TCR sia una buona cosa. Se si dovesse togliere, allora andremmo a cadere nello stesso minestrone del WTCC dove chi ha più soldi va più forte e agli altri rimangono le briciole».

I campionati europei e internazionali farebbero bene secondo te a proporre, un po' in stile NASCAR, una narrazione migliore delle rivalità tra i piloti e a dare più spazio alle singole personalità in gioco?

«...La Nascar è uno show e basta. In ogni caso la gente è stufa. Mi sembra stufa di sentire i piloti dire ogni volta le stesse cose. Pensa che quest'anno se ne sono accorti anche in F1. Le press conferences della F1 ora sono più divertenti. Con Vettel che spara stronzate e Hamilton che ride mentre prendono in giro Rosberg è tutto un altro discorso. Se guardi le visualizzazioni su Facebook diventa evidente di cosa stiamo parlando. Le persone vogliono vedere queste cose, sono stufi di vedere la solita fuffa. Basta! Per troppo tempo abbiamo visto soldatini facilmente intercambiabili ai quali non è permesso dire nulla perché danneggia il marchio, il prodotto che si deve vendere. In realtà tutti vogliono vedere il carattere, vogliono vedere qualcuno che esce dalla macchina sfogandosi e parlando diretto».

Ti piace la vita nel paddock?

«Il bello del motorsport è che non esiste solamente quello che capita in pista, ma conta anche quello che succede fuori. Tuttavia non vale per tutti. Ci sono piloti che ad esempio non sanno vivere il paddock. Parliamo ad esempio di Pepe Oriola, che è un pilota che stimo veramente tanto. Un tipo corretto, aggressivo al punto giusto. Però lui scende dalla macchina, fa quello che deve fare con il suo ingegnere e torna appena può in albergo. Sarà anche perché lui va in alberghi a 5 stelle ogni volta e io mi becco le stamberghe nei posti che costano di meno, per carità. Ma al contrario farei lo stesso, cioè sarei vicino all'atmosfera della pista anche potendo approfittare delle comodità.

Io credo che il paddock sia la cosa bella del motorsport, sia per i fan, sia per chi ci lavora. Per me il paddock è la mia famiglia. È la mia vita, è la mia casa. E mi diverto».

Stefano con Pepe Oriola

Come a singapore?

«Già! Dopo la gara notturna ci siamo trovati là in quattro: io, mio padre e altri miei due amici. La notte è passata tra le bevute e le goliardate e in sostanza abbiamo fatto festa, rigorosamente da soli perché tutti gli altri, compresi i meccanici, erano andati a dormire. Tanta gente dice che Comini è matto, Comini è pericoloso, Comini beve prima delle gare... Io sfido chiunque a farmi il test dell'alcool prima di ogni gara. Troverete uno zero virgola zero. E per altro tutto ciò va contro ai miei interessi, perché oltre al succest ballast mi devo portare dietro anche ben 7 chili di beer ballast...»

Ci sono evidentemente troppi campionati in giro. Tu come organizzeresti il mondo del motorsport?

«Sì, ci sono troppi campionati e troppa dispersione dei piloti. Ciò va a discapito dello show, perché puoi trovare dei campionati con 15 piloti o 10 piloti. Una roba inguardabile, non dovrebbero nemmeno correre. Anche per questo credo nel progetto TCR, perché semplificherà la vita in molte situazioni».

A proposito... Il TCR e il WTCC si sono pestati i piedi in modo palese, nel loro primo anno di convivenza e soprattutto nelle prime gare, con griglie appena sufficienti. Se solo fossero assieme ci sarebbero oltre 30 vetture tutte insieme e probabile visibilità aggiuntiva. Cosa ne pensi?

«Si sono pestati i piedi alla grande, hai ragione. Ma sai perché mi sento ottimista? Perché il TCR sarà il futuro. Il TC1, che è il WTCC, è una categoria che non sta né in cielo né in terra, mi dispiace. Al fan a casa - riflessione mia personale - della macchina che va un secondo più veloce o più lenta non gliene sbatte un ca**o. Il fan vuole lo spettacolo, vuole le sportellate, i sorpassi. Questa è una cosa che ti permette il TCR, mentre nel WTCC è più complicato. Malgrado tutto se le danno, non lo nego, ma se perdi un'appendice alare nel WTCC è un problema perché la macchina ne risente molto. Sono dei prototipi e i piloti ci pensano due volte a fare troppi danni. Tranne nel caso di Hugo Valente, vabbèh, perché lui non ha freni...

Penso fermamente che il TCR sia il futuro. Ha qualcosa in più, è interessante per le case. Con la stessa macchina del campionato nazionale, fai l'Europeo e fai l'Internazionale. Questo è un pilastro fondamentale».
 
Secondo te la Ferrari è un bene o un male per l'intero mondo del motorsport?

«Fammi un'altra domanda...»

Dai, rispondi...

«Personalmente della Ferrari non mi interessa nulla. Però penso che quando si parla di fan tante volte si parla dell'Italia, mentre invece se si parla di appassionati ci si riferisce a tutto il resto del mondo...»

Nonostante la conquista del titolo per te il 2015 è stato difficile. La mancanza di budget ti ha tenuto sul filo per molto tempo.

«Quando corri con l'idea di non avere abbastanza soldi è dura. Devi stare attento alla macchina, ai voli, a qualsiasi cosa. Per me è stato un anno di ascensori psicologici a manetta. Il 2015 è stato gratificante ma allo stesso tempo durissimo, perché sono arrivato prima di Singapore a non credere più nel motorsport e a non volere più fare del motorsport la mia vita. Sono una persona estremamente manuale e sono ingegnoso, perciò nel periodo più lontano dalle corse ho sviluppato altri progetti e altre idee che avrei portato avanti per tappare un eventuale buco.

Ho pensato che avrei corso le ultime tre gare dell'anno con passione e basta, una volta certo della mia presenza a Singapore, Buriram e Macao. Mi sono detto "Se non troverai un ingaggio per il 2016 almeno avrai finito in bellezza". In ogni caso posso dire con orgoglio che mi sono messo in gioco, nonostante avessi già dimostrato tanto e a tanti. Devo ringraziare Target Competition perché ha investito in me e ha fatto sacrifici - come me - per correre senza budget.

Quando avevo vinto il Megane Trophy - con una macchina difficile e tanti avversari veloci - pensavo che sarebbe saltato fuori qualcosa di buono. Non solo, ero anche andato in Giappone a provare la Nissan GT-R girando 8 decimi più velocemente di Krumm, cosa che poi comunque hanno imboscato. E invece... ho corso due stagioni di transizione, saltando da una macchina a un'altra e toccando il punto più basso, quella Clio Cup Bohemia di cui non sento affatto la mancanza. Non voglio sembrare arrogante, ma ovunque ho messo il c*lo sono andato forte, ma non ho mai avuto un vero ingaggio. Il mio primo contratto, per altro verbale, con Target consisteva nel fornirmi una cassa di birra a ogni gara disputata. E la cosa assurda è che dissi di sì. Ora però posso dire che io e Target Competition siamo cresciuti insieme, ed è un motivo di orgoglio.

C'è anche un'altra cosa che mi ha dato estremamente fastidio, in questa stagione: il fatto che molta gente si è accorta di me solo ora...»

Oltre al budget anche un serio infortunio ha messo in pericolo il 2015 di Comini.
Non è stato sufficiente però per impedirgli di essere competitivo

Sei soddisfatto dell'esposizione mediatica ticinese riguardo al titolo?

«L'esposizione mediatica in Ticino è scandalosa, anche dopo il mio titolo. Hanno avuto il coraggio di dire che il TCR era una sorta di campionato cadetto del WTCC, cioè in pratica hanno provato a sminuire ancora di più quello che avevo fatto. Probabilmente è ignoranza, ma allora piuttosto è meglio che non parlino di queste cose. Perché è assurdo dedicare solo dei mini trafiletti per uno dei pochissimi campioni del mondo che hanno in Ticino. Le bocce invece hanno sempre due paginone belle visibili. Dai, ca**o, non si può fare».



Raccontami della tua peggiore e della tua miglior prestazione dell'anno.

«La peggiore giornata è stata gara 2 al Salzburgring, dove ho fatto jump start. Credo sia stato il mio primo jump start in tutta la mia vita. Errore mio. Ed era da tanto che non facevo errori.
Il momento migliore è stato a Monza in gara 2, malgrado tutto. Ho fatto una bella rimonta, mi sono divertito. E poi Monza è casa mia. Per quanto si possa dire che ci fossero piloti italiani io potevo davvero dormire a casa... anche se poi sono stato nel camper con mio padre, nel paddock. Passando per altro momenti fantastici, come la sera prima delle gare, quando abbiamo offerto da bere agli operatori tv inglesi. Siamo stati con loro ed è giusto così, in fondo meritano attenzione perché fanno parte di uno staff eccezionale».

Il 2016?

«Spero che l'anno prossimo io possa decidere per me, e che nessuno possa decidere qualcosa al mio posto. E con questo chiudo».

Il riassunto della stagione 2015: WRX

Il campionato del mondo Rallycross è già entrato nella fase di maturazione, e promette bene. Il mondiale che d'ora in poi chiameremo per semplicità "WRX" ha vissuto la sua seconda stagione espandendo la propria base di iscritti abituali e mantenendo la sua innata caratteristica: l'imprevedibilità. Infatti ben 8 piloti diversi hanno vinto almeno una gara nel 2015!



A dire il vero, in molti avevano scommesso nel bis di Petter Solberg, l'asso norvegese che già nel 2014 aveva sbaragliato la concorrenza. Chi lo ha fatto ha avuto ragione! Quest'anno l'ex campione WRC 2003 ha portato a casa il titolo con sole tre vittorie e soprattutto con una costante presenza sul podio, conquistato per 9 volte su 13 appuntamenti.

Petter Solberg

Solberg, con la sua Citroen DS3, ha messo in fila una serie di piloti decisamente più giovani. Il secondo classificato Timmy Hansen (Peugeot 208) ha eguagliato le vittorie del capoclassifica (3) ma rimanendo un gradino più sotto con il resto delle altre prestazioni. Lo svedese è nato nel 1992, quindi avrà tempo di rifarsi in una categoria che gli calza a pennello. D'altronde arriva da una famiglia di crossisti: il padre Kenneth è stato 14 volte campione europeo Rallycross, la madre ha conquistato nel 1994 la classifica 1400cc mentre il fratello Kevin, nato nel 1998, ha anche lui partecipato in questo campionato cogliendo un fantastico 5° posto in Argentina!

Timmy Hansen

Un altro svedese, Johan Kristofferson (Volkswagen Polo), ha messo a frutto la possibilità di avere una stagione full-time, conquistando la vittoria nel primo appuntamento stagionale in Portogallo. Kristofferson è anche lui figlio d'arte (il padre Tommy colse un 3° posto nell'Europeo 1993 ed è attualmente suo team principal nel WRX), ma ha meno esperienza di Hansen avendo cercato in precedenza di intraprendere una carriera con le vetture turismo (dove andava per altro fortissimo).

Johan Kristofferson

Il primo pilota non scandinavo in classifica è il francese Davy Jeanney (Peugeot 208), vittorioso in Germania e in Canada. Con il suo fondamentale apporto alla causa, il Team Peugeot-Hansen ha vinto la classifica riservata alle scuderie. Timmy Hansen e Jeanney hanno vinto infatti in 5 occasioni, accumulando un buon vantaggio sui secondi classificati Reinis Nitiss e Andreas Bakkerud, alfieri del Ford Olsbergs MSE. In questo caso Solberg (team SDRX) si è accontentato "solo" di un terzo posto, visto che il compagno di squadra Liam Doran non ha colto grandi risultati.

Davy Jeanney

Ottima stagione anche per Mattias Ekstrom, in grado di vincere una gara e di finire per due volte secondo. Lo svedese ha dimostrato di poter coniugare la guida sporca del Rallycross con quella più precisa del DTM, gareggiando ad alti livelli in entrambi i campionati. Tuttavia il DTM è rimasto comunque l'obiettivo primario, visto che è stato preferito al WRX nelle due occasioni in cui i calendari si sono incrociati.


Ancora pochissime le occasioni nelle quali i campioni del Global Rallycross (il campionato Statunitense) si sono affacciati nel WRX. Quest'anno solo Tanner Foust ha partecipato al WRX in quattro occasioni, per altro cogliendo un terzo posto in Canada. Per la cronaca Foust ha concluso al terzo posto anche nel Global Rallycross, campionato vinto dall'ex F1 Scott Speed! Sarebbe molto interessante, anche per mettere insieme i grandi nomi delle due serie, un'ipotetica finale mondiale. Nel Global Rallycross quest'anno hanno partecipato anche Ken Block, Travis Pastrana, Nelson Piquet Jr, Jeff Ward, Joni Wiman...

Tornando al WRX, alcune guest star d'eccezione hanno gareggiato solitamente una tantum. Tra di loro Patrick Carpentier, Francois Duval, Niclas Grönholm (figlio di Marcus), Andrew Jordan, Dave Mirra, Yvan Muller, Tommy Rustad, Timo Scheider, Henning Solberg. Tommy Rustad ha per altro vinto il Campionato Europeo Rallycross.

Tra gli italiani al via una nota di merito va a Davide Medici, 8° nella classifica riservata alle Super 1600. Gigi Galli, Christian Giarolo, Gianni Morbidelli e Mirko Zanni hanno anche loro apposto il loro nome nelle liste d'iscrizione, senza tuttavia ottenere risultati di rilievo. La brutta notizia è però un'altra: nel 2016 non ci sarà in calendario la gara di Franciacorta, e non ci sono all'orizzonte probabili ritorni in tempi brevi. Un vero peccato per un'altra gara non F1 che poteva fare breccia nel nostro strano Paese...



La classifica finale del WRX - Primi 25 (tra parentesi il numero di vittorie):
Petter Solberg (NOR – Citroën/SDRX) 301 (3)
Timmy Hansen (SWE – Peugeot/Hansen) 275 (3)
Johan Kristoffersson (SWE – VW/Team Sweden) 234 (1)
Andreas Bakkerud (NOR – Ford/Olsbergs MSE) 232 (1)
Davy Jeanney (FRA – Peugeot/Hansen) 201 (2)
Mattias Ekström (SWE – Audi/EKS RX) 201 (1)
Reinis Nitišs (LAT – Ford/Olsbergs MSE) 167
Robin Larsson (SWE – Audi/Larsson Jernberg) 147 (1)
Toomas Heikkinen (FIN – VW/Marklund) 137 (1)
Timur Timerzyanov (RUS – Ford/Olsbergs MSE) 105
Manfred Stohl (AUT – Ford/WRX Team Austria) 82
Anton Marklund (SWE – VW/EKS RX) 78
Per-Gunnar Andersson (SWE – VW/Marklund) 70
Tord Linnerud (NOR – VW/Team Sweden) 49
Tanner Foust (USA – VW/Marklund) 44
Liam Doran (GBR – Citroën/SDRX) 35
Jean-Baptiste Dubourg (FRA – Citroën) 24
Tommy Rustad (NOR – VW/HTV Racing-Marklund) 24
Ole Christian Veiby (NOR – VW/Team Sweden) 19
Janis Baumanis (LAT – Peugeot/Hansen Talent Development) 18
Alx Danielsson (SWE – Audi/Münnich) 17
Kevin Hansen (SWE – Ford/Olsbergs MSE) 16
Guy Wilks (GBR – Mini/JRM Racing) 14
Andrew Jordan (GBR – Peugeot/Hansen) 13
Henning Solberg (NOR – Ford & VW) 12

martedì 8 dicembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: Porsche Supercup

Se cercate un campionato che da anni presenta una griglia di grande livello, colma all'inverosimile e le cui gare sono altamente spettacolari, allora "Porsche Supercup" è la risposta giusta.



L'edizione 2015 è stata vinta dall'austriaco Philipp Eng, trionfatore per altro anche nella Carrera Cup tedesca. A differenza di questo trofeo nazionale, conquistato a mani basse, la vittoria nella Porsche Supercup è stata in dubbio fino all'ultima gara di Austin. In effetti Eng è salito sul gradino più alto del podio due volte in questa stagione, a differenza del secondo in classifica finale Sven Müller, in grado di vincere in 4 occasioni (due delle quali a Monza).

Philipp Eng

Il diretto rivale di Eng, cioé Christian Engelhart, aveva comunque poche speranze dopo la cancellazione della prima gara di Austin a causa della pioggia torrenziale. Il tedesco avrebbe dovuto rimontare ben 17 punti da Eng, e con la vittoria pesata a 20 punti sarebbe stato possibile accoppiare gara e titolo solamente se l'austriaco fosse arrivato non meglio del 13 posto. Alla fine è stato proprio Engelhart a concludere tredicesimo nel round conclusivo, con un capitombolo che gli è costato non solo il secondo ma anche il terzo posto finale.

L'annata del team Market Leader by Project 1 è stata davvero trionfale, perché oltre al titolo assoluto di Eng è arrivato anche il primato nella classifica per i rookie, conquistata dal nostro forte talento Matteo Cairoli. I soldi della scolarship sono stati ben spesi, visto che Matteo ha subito dimostrato di essere in grado di essere in lizza per le posizioni di vertice, veleggiando nella top ten praticamente sempre. I due secondi posti di Monza hanno sancito l'ingresso di Cairoli tra i big della serie, ma all'epoca di quei risultati il primato finale era ancora da raggiungere.

Il team Market Leader by Project 1 ha festeggiato così la vittoria finale di Eng

Il suo più fiero avversario, il francese Côme Ledogar, aveva infatti tre punti di vantaggio alla vigilia di Austin. Il sorpasso di Cairoli ai suoi danni è avvenuto grazie a un sudatissimo undicesimo posto! Ledogar ha perso la testa della classifica riservata ai rookie per soli due punti, ma anche lui come Cairoli ha dato prova di avere grande potenziale.

La vettura di Ledogar

Non è evidente un altro dato a favore di Cairoli: nei primi dieci è nettamente il più giovane, essendo nato nel 1996. Due anni prima rispetto a Riberas (che ha vinto una gara) e Schmidt, piazzatosi terzo nella classifica dei rookie.


La classifica dei team è stata vinta dal Lechner Racing Middle East, grazie alle prestazioni di Müller e Ammermüller. Complessivamente è anche stato il team più vincente, con 5 gare conquistate sulle 10 effettivamente disputate.

Vanno citati infine alcuni protagonisti occasionali. Jaap Van Lagen ha vinto la gara di Monaco una tantum, prima di tornare a gareggiare nella serie a Spa e a Monza. Proprio a Spa si sono visti anche Sebastien Loeb (13° in gara 1, ottimo risultato) e Patrick Dempsey (desolatamente in fondo al gruppone). Tra gli italiani a partecipare con wild card, Agostini, Drudi e Cerqui hanno colto i migliori piazzamenti rispettivamente con un 10°, un 11° e un 12° posto a Monza. Peccato invece per il 51enne Glauco Solieri, che ha gareggiato per tutto il campionato senza mai concludere a punti.



La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Philipp Eng (AUT - Market Leader by Project 1) 145 (2)
Sven Müller (GER - Lechner Racing Middle East) 126 (4)
Michael Ammermüller (GER - Lechner Racing Middle East) 124 (1)
Christian Engelhart (GER - MRS GT-Racing) 124
Álex Riberas (SPA - The Heart of Racing by Lechner) 122 (1)
Christopher Zöchling (AUT - Fach Auto Tech) 93 (1)
Matteo Cairoli (ITA - Market Leader by Project 1) 83
Côme Ledogar (FRA - Martinet by Alméras) 81
Ben Barker (GBR - MOMO Megatron) 69
Jeffrey Schmidt (SWI - The Heart of Racing by Lechner) 67
Kuba Giermaziak (POL - VERVA Lechner) 63
Connor De Phillippi (USA - VERVA Lechner) 53
Robert Lukas (POL - Förch Racing) 51
Philipp Frommenwiler (SWI - Fach Auto Tech) 40
Jaap van Lagen (NED - Fach Auto Tech/MOMO Megatron) 29 (1)
Richard Goddard (AUS - MRS GT-Racing) 21
Sam Power (AUS - MOMO Megatron) 21
Ryan Cullen (GBR - VERVA Lechner) 10
Patrick Eisemann (GER - Förch Racing) 7
Cameron Twynham (GBR - MOMO Megatron) 5
Jonathan Summerton (USA - MOMO Megatron) 3
Carlos Rivas (LUX - Speed Lover & Allure) 2
Chris Bauer (GER - Förch Racing) 1

lunedì 7 dicembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: GP3

Per l'Italia del motorsport è stata una stagione di GP3 dolce e amara allo stesso tempo. Il lato dolce è stato rappresentato dalle ottime prestazioni di Luca Ghiotto, Antonio Fuoco e Kevin Ceccon, rispettivamente secondo, sesto e settimo in campionato. Rimane però un retrogusto amaro, perché le cinque vittorie di Ghiotto non sono bastate contro l'unica vittoria e la regolarità di Esteban Ocon, alla fine laureatosi campione.



Esteban Ocon, pilota in orbita Mercedes classe '96, ha debuttato in GP3 forte della vittoria nel 2014 nella F3 Europea. Quest'anno ha vinto solo in un'occasione, cioè nella primissima stagionale a Barcellona. Non si può comunque dire che non abbia meritato il campionato, perché essere praticamente sempre nella Top 3 non è facile in GP3 visto che bastano pochi decimi per essere catapultati indietro in classifica. Problemi che evidentemente Ocon non ha vissuto, visto che ha concluso a podio in 14 occasioni su 18 gare. Curiosa anche una statistica che lo riguarda: il francese ha concluso al secondo posto in classifica in nove occasioni consecutive, dalla sprint race a Silverstone fino alla sprint race di Sochi.

Ocon insieme a Toto Wolff


Le speranze di Ghiotto si sono infrante nell'ultimo appuntamento di Abu Dhabi, nel quale il pilota veneto non è riuscito a finire davanti a Ocon in nessuna delle due gare disputate. In realtà a pesare è stato il ritiro nella feature race di Monza, quando Luca partiva in pole. Quello stallo sulla griglia di partenza lo costrinse a partire dal fondo nella sprint race, finita comunque al terzo posto dopo una rimonta sensazionale. Quel mancato bottino di punti ovviamente è mancato a Ghiotto, visto che tra lui e Ocon il distacco finale è stato di soli 8 punti (equivalenti a un sesto posto in una feature race...).

Luca Ghiotto

Come anticipato, anche Fuoco e Ceccon hanno disputato un'ottima stagione. Antonio Fuoco, pilota della Driving Academy Ferrari, ha concluso per due volte al secondo posto ma ha passato anche una parte centrale di stagione molto... focosa, con alcuni incidenti determinati spesso dalla troppa foga. Kevin Ceccon ha colto due successi ma la sua stagione non è stata lineare a causa purtroppo di alcuni contatti e di altre sfortune che non lo hanno messo nelle condizioni giuste per lottare. Mentre Ceccon a fine stagione è andato un po' calando, Fuoco ha invece trovato i migliori risultati.

Kevin Ceccon

Terzo, come nel 2014, il tedesco Marvin Kirchhöfer. Alla pari di Ghiotto come numero di vittorie (cinque), il pilota sassone ha dato il suo pesante contributo nella vittoria di Art Grand Prix per il titolo riservato ai team. L'accoppiata con Ocon è stata impareggiabile, visto che l'unica scuderia che poteva sperare nella lotta, cioè l'italiana Trident, ha potuto contare solo sui punti di Ghiotto, con il polacco Janosz spesso in difficoltà e con la terza vettura passata tra le mani di 4 piloti diversi (troppi, a mio modo di vedere).

Alla fine di quest'anno due team cesseranno l'attività per quanto riguarda la GP3. Si tratta del Carlin e della Status GP, e coincidenza ha voluto che i due team in questione siano stati i peggiori della serie rispetto al 2014. Tuttavia, mentre Fuoco e Mardenborough hanno comunque mantenuto le vetture del Carlin in posizioni consone al prestigio del loro team, lo stato di forma della Status ha decisamente tagliato le gambe a un trio di piloti (Fontana, Morris e Stuvik) che potenzialmente poteva raggiungere buoni risultati.

L'esordiente team Campos ha invece siglato la sua prima vittoria nella serie nell'ultima sprint race annuale, corsa ad Abu Dhabi, grazie alla prestazione del classe '97 Alex Palou, promessa dell'automobilismo spagnolo.

Alex Palou

Per il 2016 ci sarà un grosso cambiamento tra le forze in campo, perché i team diventeranno solamente sette e dovranno schierare 4 vetture ciascuno, per altro le nuove Dallara GP3/16. Vedremo se questa tattica sarà sostenibile anche a lungo termine.

La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Esteban Ocon (FRA - ART) 253 (1)
Luca Ghiotto (ITA – Trident) 245 (5)
Marvin Kirchhöfer (GER – ART) 200 (5)
Emil Bernstorff (GBR - Arden) 194 (2)
Jimmy Eriksson (SWE - Koiranen) 118 (1)
Antonio Fuoco (ITA - Carlin) 88
Kevin Ceccon (ITA - Arden) 77 (2)
Matt Parry (GBR - Koiranen) 67
Jann Mardenborough (GBR - Carlin) 58
Álex Palou (SPA - Campos) 51 (1)
Ralph Boschung (SWI - Jenzer) 28
Alfonso Celis Jr. (MEX - ART) 24
Mathéo Tuscher (SWI - Jenzer) 22
Artur Janosz (POL - Trident) 20
Óscar Tunjo (COL - Trident) 17 (1)
Alex Fontana (SWI - Status) 16
Sandy Stuvik (THA - Status) 7
Seb Morris (GBR - Status) 6
Pål Varhaug (NOR - Jenzer) 5
Aleksander Bosak (POL - Arden) 4
Matevos Isaakyan (RUS - Koiranen) 2
Mitchell Gilbert (AUS - Carlin) 1

venerdì 4 dicembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: European Truck Racing Championship

Per gli appassionati dei mezzi pesanti, questo è IL campionato. L'European Truck Racing Championship è il più importante a livello europeo, con un calendario da urlo e un parterre di specialisti della categoria. In barba a qualsiasi considerazione ecologica, il campionato è ovviamente rumoroso, ingombrante e altamente spettacolare.



Dicevamo del calendario: nel 2015 l'ETRC ha corso a Valencia, al Red Bull Ring, a Misano, a Nogaro, al Nurburgring, a Budapest, a Most, a Zolder, a Jarama e sul circuito Bugatti di Le Mans. In ognuno di questi tracciati i camion hanno corso 4 gare da 45 minuti più un giro, per un totale quindi di 40 appuntamenti. Gare brevi ma compresse in soli due giorni di attività in pista.


A vincere è stato l'ungherese Norbert Kiss, già campione nel 2014 e quindi confermatosi come protagonista assoluto. Un ruolino di marcia incredibile per il 30enne: 19 gare conquistate (praticamente la metà); 17 pole su 20 (le qualifiche determinano la griglia di gara 1 e di gara 4, mentre le restanti gare seguono l'ordine d'arrivo delle precedenti); 599 punti conquistati e il "weekend perfetto", con il dominio assoluto al Red Bull Ring (4 vittorie e 2 pole, cioè tutto). Kiss ha esordito nel 2011 dopo una buona carriera vissuta tra i monomarca del suo Paese natale.

Norbert Kiss

Il secondo classificato è il ceco Adam Lacko, classe '84. Per lui è arrivato l'ennesimo piazzamento (Ha già ottenuto due terzi posti finali in passato), con 6 vittorie totali. In passato Lacko ha corso con le GT e anche nel WTCC stagione 2005 (guidando per altro una Alfa Romeo e piazzandosi 12° a Monza).

Il 41enne tedesco Jochen Hahn, un pilota tra quelli di maggior successo nella storia della serie, ha vinto in 4 occasioni e ha strappato per tre volte la pole a Norbert Kiss, concludendo alla fine dell'anno in una onorevole terza posizione.

Altri 5 piloti hanno vinto almeno una gara. Trattasi degli ex campioni Antonio Albacete (spagnolo, 50 primavere) e David Vrsecky (ceco, 39 anni); di René Reinert, Anthony Janiec e soprattutto di Stephanie Halm.

Antonio Albacete

Bando ai prevenuti, se parliamo dell'ETRC. Già, perché a differenza di quanto si possa immaginare, questo campionato offre ben due presenze femminili. Le donne possono competere ad alto livello nel motorsport? Certo. Le donne possono guidare pesanti mezzi in assetto corsa? Assolutamente sì, e chi pensa il contrario deve farsi fare certamente un check up mentale. Stephanie Halm e Ellen Lohr hanno concluso un'altra stagione da protagoniste, con la Halm capace di vincere a Budapest e di salire altre due volte sul podio, e con la Lohr stabilmente nella top ten.

Stephanie Halm festeggia la vittoria all'Hungaroring. Insieme a lei sul podio Vrsecky (2°) e Kiss (3°)


Vale la pena ricordare che Ellen Lohr è attualmente l'unica donna ad aver vinto una gara nella storia del DTM.



Tra le curiosità statistiche di questo 2015 va annoverata l'intera stagione di David Vrsecky. Il pilota ceco è l'unico ad aver completato tutte e 40 le gare in programma, andando sempre a punti, con due vittorie come miglior risultato e un 9° posto come peggior prestazione annuale. Inoltre, anche se forse non è esattamente una ricorrenza felice, Vrsecky ha ottenuto 18 quarti posti.

Per quanto riguarda le marche, la lotta tra Man e Freightliner è stata vinta dalla prima, forte dell'apporto di Norbert Kiss. La Man è comunque la marca più presente in questo 2015. Iveco ha potuto festeggiare i 4 podi di Gerd Körber, 52 enne tedesco che già nel 1991 fu capace di vincere l'allora classifica riservata alla Classe C. Oggi è ancora competitivo, come del resto lo sono Albacete e Vojtisek (che di anni ne ha 54). Scania, Mercedes, Renault e DAF non hanno ottenuto risultati di rilievo.

Nonostante le griglie di siano ristrette, il campionato gode di un buon seguito. La speranza è che si possano di nuovo raggiungere i numeri di qualche anno fa, perché a differenza di altre serie automobilistiche e motociclistiche, non ci sono né ora né all'orizzonte sostituti all'altezza.


TRO offers you the European Truck Racing Championship full season highlights. This video was presented last Sunday during the FIA Prize-Giving Ceremony in Le Mans. Enjoy, like and share!



La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Norbert Kiss (HUN - MAN) 599 (19)
Adam Lacko (CZE - Freightliner) 447 (6)
Jochen Hahn (GER - MAN) 434 (4)
David Vrsecky (CZE - Freightliner) 405 (2)
Antonio Albacete (ESP - MAN) 385 (5)
René Reinert (GER - MAN) 278 (2)
Anthony Janiec (FRA - MAN) 191 (1)
Stephanie Halm (GER - MAN) 139 (1)
Gerd Körber (GER - Iveco) 124
Ellen Lohr (GER - MAN) 109
Sascha Lenz (GER - MAN) 28
Frankie Vojtisek (CZE - MAN) 23
Erwin Kleinnagelvoort (NED - Scania) 15
Jeremy Robineau (FRA - MAN) 13
Roland Rehfeld (GER - Mercedes-Benz) 12
Ryan Smith (GBR - MAN) 12
Jose Rodrigues (POR - Renault) 11
Eduardo Rodrigues (POR - MAN) 5
Markus Altenstrasser (AUT - Iveco) 4
Jose Teodosio (POR - Renault) 3
David Felipe Plaza (SPA - MAN) 2
Pedro Garcia (SPA - Iveco) 1

giovedì 3 dicembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: Blancpain Sprint Series

Potere ai giovani, nella Blancpain Sprint Series! La serie dedicata alle GT sorella della più affollata versione endurance ha regalato agli appassionati un finale di stagione incerto e combattuto, nonostante appunto delle griglie di partenza abbastanza ridotte.



La vittoria finale è andata alla Bentley del team HTP guidata dalla coppia Abril/Buhk. Vincent Abril è nato nel 1995 ma può vantare già una discreta esperienza sulle ruote coperte, avendo esordito a 16 anni nella Leon Supercopa francese (andando per altro subito forte). Nel 2013 è diventato uno dei più giovani di sempre a vincere una gara nel FFSA GT Tour, una delle peculiarità che gli hanno permesso di diventare un assistito di un manager che conosciamo bene: Olivier Panis. Per Maximilian Buhk si tratta di una conferma in una luminosa e giovane carriera. Buhk è nato nel 1992, ma attualmente può già vantare nel suo palmares un campionato europeo FIA GT3 e la vittoria nella Blancpain Endurance Series 2013.

Buhk e Abril, i vincitori


I due poco più che ventenni hanno comunque dovuto fare i conti fino all'ultima gara con un altro grande talento, cioè Robin Frijns. L'olandese, dopo aver perso il treno della F1, non ha abbandonato la speranza trovando subito un sedile in Formula E e pure in questo campionato, dove insieme a Vanthoor e alla Audi del team WRT ha vinto ben in 5 occasioni. Tuttavia nulla ha potuto contro la Bentley vincitrice, in quel di Zandvoort teatro dell'ultima gara del campionato. Le due vetture contendenti avevano solo un punto di differenza alla vigilia della main race olandese, e hanno concluso al primo e al secondo posto, con Abril/Buhk davanti.

Va comunque ricordato che, in realtà, Frijns e Vanthoor hanno perso il titolo - che sarebbe stato meritato - nel pazzesco incidente di Misano, dove Vanthoor ha subito una frattura alla gamba sinistra e un trauma cranico.


A proposito di Italia, la nostra presenza nel campionato è stata piuttosto ridotta. Dal punto di vista delle vetture, la Ferrari ha potuto conquistare due vittorie con il team belga Rinaldi e i piloti Norbert Siedler e Marco Seefried, mentre la Lamborghini del Reiter Engineering ha vinto la qualifying race a Mosca con Nick Catsburg e Albert Maria Lamoral Miguel Johannes Gabriel, XII Principe della casata Thurn und Taxis. L'aristocratico, già vincitore del GT ADAC 2010, ha finalmente conquistato la prima gara in uno dei due campionati Blancpain, serie che frequenta spesso.

La Lamborghini Gallardo LP 560-4 R-EX di Catsburg e Albert von Thurn und Taxis

Per quanto riguarda i piloti Marco Bonanomi ha corso - con la sua casa d'elezione, la Audi - in coppia con Salaquarda, ma purtroppo non è mai arrivato il podio, cosa che invece è accaduta per ben due volte (su due gare disputate) a Mirko Bortolotti. L'ex test driver Ferrari e Williams è arrivato secondo e terzo a Misano in coppia con il finlandese Kujala e a bordo della Lamborghini del team austriaco Grasser Racing.

Marco Bonanomi


Il titolo per le scuderie è andato al Belgian Audi Club Team WRT, capace di vincere 6 gare in totale ma soprattutto presente in massa con 4 Audi R8 LMS Ultra che hanno partecipato a tutti gli appuntamenti, a differenza degli altri team attivi con le classiche due vetture.



La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Vincent Abril/Maximilian Buhk (FRA/GER – Bentley/HTP) 135 (4)
Robin Frijns (NED – Audi/WRT) 127 (5)
Laurens Vanthoor (BEL – Audi/WRT) 109 (5)
Norbert Siedler (AUT – Ferrari/Rinaldi) 95 (2)
Marco Seefried (GER – Ferrari/Rinaldi) 92 (2)
Stéphane Ortelli/Stéphane Richelmi (MCO/MCO – Audi/WRT) 76 (1)
Átila Abreu/Valdeno Brito (BRA/BRA – BMW/Team Brasil) 74
Christopher Mies (GER – Audi/WRT) 62
Markus Winkelhock/Nikolaus Mayr-Melnhof (GER/AUT – Audi/Phoenix Racing) 48
Enzo Ide (BEL – Audi/WRT) 44
Átila Abreu/Valdeno Brito (BRA/BRA – BMW/Team Brasil) 40
Albert von Thurn und Taxis (GER – Lamborghini/Reiter) 39 (1)
Nick Catsburg (GER – Lamborghini/Reiter) 35 (1)
Maxime Martin/Dirk Müller (BEL/GER – BMW/Team Brasil) 31 (1)
Craig Dolby/Sean Walkinshaw (GBR/GBR – Nissan/MRS GT + Always Evolving) 31
Marco Bonanomi/Filip Salaquarda (ITA/CZE – Audi/ISR) 26
Rob Bell/Kévin Estre (GBR/FRA – Mclaren/Attempto) 22
Mirko Bortolotti/Patrick Kujala (ITA/FIN – Lamborghini/Grasser) 21
Nicki Thiim/Frédéric Vervisch (DEN/BEL – Audi/WRT) 21
Jules Szymkowiak (NED – Bentley/HTP) 18
James Nash/Frank Stippler (GBR/GER – Audi/WRT) 17
Max van Splunteren (NED – Bentley/HTP) 10
Tom Dillmann (FRA – Bentley/HTP) 8
Marko Asmer (EST – Mercedes/GT Russian) 8
Aleksey Karachev (RUS – Mercedes/GT Russian) 7
Roman Mavlanov (RUS – Mercedes/GT Russian) 6
Bernd Schneider (GER – Mercedes/GT Russian) 4
Peter Kox (NED – Lamborghini/Reiter) 4
Aleksey Vasilyev (RUS – Mercedes/GT Russian) 4
Jeroen Bleekemolen (NED – Ferrari/Rinaldi) 3
Christophe Bouchut (FRA – Mercedes/GT Russian) 3
Indy Dontje (NED – Mercedes/GT Russian) 2

mercoledì 2 dicembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: GP2

La GP2 ha avuto un solo dominatore, in questo 2015. Si tratta di un pilota trasformato in un rullo compressore che ha raccolto un impressionante filotto di 21 piazzamenti a punti su 21 gare, che ha vinto in 7 occasioni e che è salito sul podio altre 9 volte. E così facendo ha stracciato tutti i precedenti record della serie.



Il suo nome è Stoffel Vandoorne, e il suo destino è legato alla Mclaren-Honda, un team nel quale è già test driver e dove probabilmente esordirà come titolare fra non molto tempo. Il belga classe 1992 non sarà pilota ufficiale nel 2016, ma il rischio di cadere nell'effetto Pantano è ridottissimo. Grazie alle straordinarie performance, Vandoorne ha contribuito a portare il titolo dedicato ai team alla ART Grand Prix, anche quest'anno succursale della Mclaren-Honda avendo piazzato, oltre al belga, anche il giapponese Nobuharu Matsushita (vincitore della F3 giapponese e quest'anno trionfatore nella sprint race in Ungheria).

Stoffel Vandoorne

Solo un pilota ha provato a tenergli testa. Alexander Rossi, nel frattempo anche impegnato in F1 con la Manor Marussia, ha tentato di mantenere vive le speranze di agguantare Vandoorne, ma il vantaggio del belga era già troppo grande. Il titolo è stato assegnato a Sochi, con ancora 4 gare (poi diventate 3 a causa della cancellazione della sprint race di Abu Dhabi) da correre. Rossi aveva dato prova di aver trovato un soddisfacente stato di forma, con una vittoria a Spa, a Monza e in Russia, comunque le uniche della sua stagione.

Alexander Rossi

Purtroppo non è stata una buona annata per l'unico italiano presente in griglia, cioé Raffaele Marciello. Zero vittorie, zero pole position, zero giri veloci e soltanto 4 podi, in una stagione che si prospettava molto diversa alla vigilia della prima gara in Bahrain. Le speranze di vederlo esordire in F1 si sono ridotte al lumicino, con la Sauber votata ai due attuali piloti paganti e il team Haas occupato da piloti più esperti.

Raffaele Marciello

Ottima stagione invece per Sergey Sirotkin, russo che ha mosso i primi passi nelle monoposto in Italia. Al suo debutto nella serie ha subito centrato il terzo posto finale con uno stupendo hat-trick nella feature race di Silverstone. Non era certo la prima volta per lui con delle macchine così potenti, avendo guidato a lungo in Auto GP e nella F.Renault 3.5, ma ha comunque lasciato un'ottima impressione.

A un solo punto di distanza dal podio finale si è posizionato l'indonesiano Rio Haryanto. Rio ha finalmente fatto il salto di qualità alla sua quarta stagione completa nella serie. Per lui sono arrivate tre vittorie, tutte ottenute in occasione delle sprint race. In generale, a parte i pessimi weekend a Monaco, Spa e Monza, l'indonesiano classe '93 ha sempre navigato nella top ten. Grazie allo sponsor Pertamina - la compagnia petrolifera statale indonesiana - Rio può vantare un budget sufficiente per esordire in F1, e grazie ai risultati di quest'anno non sarebbe nemmeno una brutta idea considerando che i già presenti Ericsson, Stevens e Merhi hanno conseguito in carriera risultati simili ai suoi (se non peggiori).

Rio Haryanto


Anche per Alex Lynn (ora parte dello junior team Williams dopo aver partecipato a quello Red Bull) è stato un bell'esordio, con due vittorie e il sesto posto finale in classifica. Il francese Pierre Gasly (Red Bull Junior Team) ha vissuto invece una stagione altalenante, con svariate pole position soprattutto nelle gare finali ma nessuna vittoria all'attivo.

Pierre Gasly

Per i tre team italiani presenti (Rapax, Trident e Lazarus) è stata una stagione vissuta prevalentemente nella pancia del gruppo. Rapax ha vinto con Sirotkin, mentre Trident ha fatto qualche visita al podio con Marciello. Per il team Lazarus è stata l'ultima stagione nella serie e sarà sostituita nel 2016 dalla corazzata Prema Powerteam.

In generale la GP2 ha confermato le sue peculiarità, con 15 piloti saliti sul podio sui 36 che hanno calcato le piste del campionato almeno una volta. Purtroppo la serie ha perso nel corso della stagione l'Hilmer Motorsport, team che ha cambiato la line up praticamente a ogni appuntamento, e anche altri hanno cambiato piloti creando una girandola che ritengo eccessiva e che fa riflettere. Questa serie è davvero propedeutica o è in realtà una sorta di F1-bis nella quale la compravendita di sedili è fin troppo aggressiva? Il dubbio permane, in attesa di un 2016 più combattuto nelle posizioni di vertice.

Ecco la classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Stoffel Vandoorne (BEL – ART) 341.5 (7)
Alexander Rossi (USA - Racing Engineering) 181.5 (3)
Sergey Sirotkin (RUS - Rapax) 139 (1)
Rio Haryanto (INA - Campos) 138 (3)
Mitch Evans (NZL - Russian Time) 135 (2)
Alex Lynn (GBR - DAMS) 110 (2)
Raffaele Marciello (ITA - Trident) 110
Pierre Gasly (FRA - DAMS) 110
Nobuharu Matsushita (JAP - ART) 68.5 (1)
Richie Stanaway (NZL - Status) 60 (2)
Arthur Pic (FRA - Campos) 60
Jordan King (GBR - Racing Engineering) 60
Artem Markelov (RUS - Russian Time) 48
Julián Leal (COL - Carlin) 38
Sergio Canamasas (SPA - MP Motorsport/Lazarus/Hilmer) 27
Nathanaël Berthon (FRA - Lazarus) 27
Robert Visoiu (ROM - Rapax) 20
Norman Nato (FRA - Arden) 20
Nick Yelloly (GBR - Hilmer) 19
André Negrão (BRA - Arden) 5
Oliver Rowland (GBR - MP Motorsport/Status) 3
René Binder (AUT - Trident/MP Motorsport) 2
Daniël de Jong (NED - MP Motorsport/Trident) 1
Dean Stoneman (GBR - Carlin) 1
Gustav Malja (SWE - Trident/Rapax) 1

martedì 1 dicembre 2015

Le irridenti pagelle della stagione 2015 della F1

Evviva le pagelle! Questo strumento innovativo è ancora di moda e anche il glorioso blog Piloti e Motori vuole utilizzarlo per attirarsi nuove antipatie! La F1 è lo sport (!!) adatto per una sontuosissima pagella piena di considerazioni intelligenti e di simpatici numerini a fianco del nome dei protagonisti. Cominciamo, allora..



Lewis Hamilton, voto 9
Non gli è importato un accidente di vincere il mondiale contro le altre mezze seghe che ci sono in pista. C'è stata solo una cosa importante nell'annata di Lewis: la fi*a. Palate di f*ca in formazione da valanga scese su di lui indifferentemente dal risultato raggiunto in pista. Meglio del migliore Irvine, ma con un filino di catenoni d'oro in più.

Sebastian Vettel, voto 9
Il voto è esclusivamente relativo alle enormi trollate che ci ha regalato in questa stagione, soprattutto nei momenti in cui perculava il duo Hamilton/Rosberg. Facendoci per altro scoprire che Rosberg è un permalosone. Ha vinto anche tre gare, ma secondo la teoria del complotto che impera sulle nostre teste è stato solamente un favore della Mercedes fatto a Ecclestone per mantenere vivo l'interesse bla bla bla bla.



Alexander Rossi, voto 9
Macché Valentino e Marc Marquez, qui c'è molto di più da dire! Alexander Rossi, l'americano più osteggiato dalle future scuderie americane, è arrivato in F1 e le ha suonate al più esperto compagno di scuderia, cioè... Bèh, ora mi sfugge il nome... Non so, mi verrà in mente. Comunque Rossi è andato più forte, ecco.

Kimi Raikkonen, voto 5
Essere diventato padre lo ha reso diverso. Non potendo rischiare di scambiare la vodka con il biberon, Kimi ha buttato in qualche lago la sua riserva alcolica. La depressione del ragazzo non ha trovato sfogo sulle piste del mondiale, contribuendo alla sua nuova dimensione astemia. Il fatto di essere andato bene solo nelle gare mediorientali ha aggravato il tutto. Dategli il Martini di Bottas (anzi, meglio di no).

Pastor Maldonado, voto 8
Il mitico Pastorone ha fatto notare a più riprese che a differenza del solito i ritiri determinati da cause esterne (avversari impazziti e guasti) sono stati maggiori delle cagate commesse personalmente. Un grande salto in avanti per l'eroe dei carrozzieri. Stagione comunque sfortunata, a tal punto che Calimero si è sentito in dovere di andare a rincuorare il buon Pastor e chiedergli una sponsorizzazione PDVSA.



Roberto Merhi, voto 7
Nonostante sia stato costretto a farsi da parte per qualche GP visto l'arrivo di Alexander Rossi, lo spagnolo ha fatto vedere ottime cose, soprattutto quando si è messo ad andare più forte di... Dai, Coso lì... Come si chiama? Proprio non ricordo, forse comincia per G? Giedo Van der Garde? No, lui è quello che ha reclamato perché aveva firmato cento contratti con l'inchiostro trasparente. Vabbèh, sono sicuro che prima o poi lo troveremo, eh?

Romain Grosjean, voto 6
Erano tutti molto preoccupati per questo suo cambiamento di personalità, che lo aveva portato ad essere uno dei piloti più precisi e prestazionali del Circus. Fortunatamente, però, è tornato in lui con l'incidente di Sochi. Bentornato, Romain! La Haas ha bisogno di te!

Sergio Perez, voto 8
Ora, a bocce ferme, possiamo dirlo: a inizio anno Perez estrae a sorte il carattere mentale da portare in pista durante la stagione. Quest'anno è andata bene, avendo selezionato il modello "freddo calcolatore consistente e rilassato", ma per il 2016 è ancora tutto da decidere.

Nico Hulkenberg, voto 4
Avrà anche vinto a Le Mans, ma non è certo stata una stagione esaltante per l'uomo che, con la sola imposizione del trofeo francese, ha determinato a domino lo spostamento universale dei calendari automobilistici che presto farà cadere nello stesso giorno il GP di Montecarlo, la 24 Ore di Le Mans, la Indy 500, la tappa più estrema della DAKAR, il 1000 Laghi, la 24 Ore di Daytona, la Bathurst 1000 e la rievocazione storia della Mille Miglia.

Daniel Ricciardo, voto 5
L'idolo delle folle 2014 è stato detronizzato a favore del nuovo idolo delle folle 2015, e questo ha minato un po' il suo sorriso. E i continui raid del vicino di casa Massa, accompagnato da quel furbacchione di suo figlio, non hanno certo aiutato l'australiano a riprendersi.

Felipe Massa, voto 7
Ha vinto la sfida con Ricciardo (perché i suoi adesivi erano più grandi) e ha cominciato a ritirarsi un po' dalla F1, mostrando suo figlio ovunque potesse in cerca di prematuri contratti. In pista ha dato del suo meglio ma è in odore di Barrichellite, con tutto il rispetto.



Daniil Kvyat, voto 8
Il russo ha cominciato la stagione un po' in sordina, ma dopo metà anno è uscito fuori il lato romanesco che c'è in lui. Da quel momento zero seghe mentali, testa bassa e un sacco di insulti all'italiana.

Max Verstappen, voto 8
Il nuovo idolo delle folle 2015 ha effettivamente incantato tutti con i suoi sorpassi, rendendo la visione di suo padre ai box un po' meno pesante. Da lui ci si aspetta, ovviamente, un 2016 spettacolare con almeno 8 vittorie, 12 pole position e sorpassi in retromarcia.



Carlos Sainz, voto 7
Il voto va alla pazienza dello spagnolo, che ha dovuto sopportare la presenza di un minorenne ai box e la riluttanza di Renault nel fornirgli un motore decente.

Felipe Nasr, voto 6
L'altro Felipe ha fatto una gara della madonna in Australia, decidendo in seguito di abbandonare le competizioni dopo aver raggiunto tutti i suoi obiettivi. La stagione è infatti proseguita semplicemente per inerzia.

Marcus Ericsson, voto 5
Lo stesso discorso di Nasr vale anche per Ericsson, considerato a tutti gli effetti "IL" pilota pagante per eccellenza, e vincitore in quella che ogni anno viene definita "la corsa a perdifiato e stracciassegni verso l'Ambito secondo sedile Sauber che ha un motore Ferrari e che ha livree abbondantemente disponibili".

Fernando Alonso, voto 1
Fernando ha battuto ogni record in questo 2015: ha fatto incazzare chiunque si trovasse a tiro, ha provocato in lungo e in largo e per la prima volta si è fatto battere dal compagno di squadra. I piloti di carattere esistono, in questa F1: solo che nel suo caso è come trovarsi di fronte a una bomba con migliaia di fili, per altro tutti identici...



Jenson Button, voto 6
Con la pazienza zen ha accumulato una discreta serie di gare nelle retrovie. Ma non è stato sopraffatto dalla sindrome del "brucia di più arrivare secondi che tredicesimi". Con il rinnovo del contratto ha prolungato la sua permanenza in F1, con il dichiarato obiettivo di rimanerci fino al 2030.

Nico Rosberg, voto 5
Si è svegliato dopo Austin, con l'errore che gli è costato la gara. Il problema è capire quando si è addormentato, con tutta quella fi*a nel box a fianco al suo! Il 2016 sarà comunque roseo, visto che durante le prime gare Hamilton dovrà sicuramente fare i conti con il post-sbronza.

Valtteri Bottas, voto 5
La lotta intestina con Raikkonen lo ha leggermente fatto chiudere in sé stesso e trasformandolo quindi definitivamente in una pietra inanimata. Valtteri è riuscito nell'impresa di concludere il mondiale in 5° posizione, cioè primo dei non marziani, senza farsi notare praticamente mai.

Bernie Ecclestone, voto 9
Il capo della baracca ha dimostrato di non aver ancora bisogno della badante, soprattutto quando ha dato dei bambini ai proprietari dei team. A Monza non si è fatto convincere dalle pressioni di Renzi e di Ivan Capelli, colpendo alle spalle soprattutto quest'ultimo con un regalo inaspettato: la raccolta fotografica ufficiale della stagione 1992 vista dalla prospettiva dei muretti di contenimento quell'anno tanto coccolati.

Jean Todt, voto 2
La FIA non sa più cosa pensare e allora il signor Todt ha deciso di scrivere un regolamento nuovo per la F1, con regole come il sorteggio dei punti da assegnare nella classifica finale e la distribuzione casuale dei motori. Tale regolamento è ovviamente consultabile grazie al pratico volume da 462 pagine stilato in linguadoca.




Toto Wolff, voto 1
Il voto è basso per non aver dato a Susie un sedile. Ma che marito sei? Non solo le hai fatto cambiare cognome, ma hai anche distrutto il sogno della sua vita. Senza cuore!

Helmut Marko, voto 3
Portavoce ufficiale dei voleri del patron Red Bull, Marko ha declamato con costanza e con apparente casualità le misure che il team di Milton Keynes avrebbe intrapreso per combattere questa situazione di ingiustizia che si respira in F1. Ha minacciato il ritiro della Red Bull e della Toro Rosso, ha sfanculato tutti i costruttori presenti, ha messo in dubbio i regolamenti e deriso Ecclestone e Todt per il loro immobilismo. Risultati? Bèh, l'anno prossimo la Red Bull scenderà in pista e tutti rimarranno al loro posto. "Helmut Marko: l'uomo che scherzò più volte".

Il pilota di cui non mi ricordo il nome, voto 5
Le ha prese da Rossi e da Merhi, si è fatto insultare da Alonso, si è fatto crescere la barba... Un pilota che sarà ricordato per sempre. Si chiama... Ce l'ho sulla punta della lingua... Però niente. Forse parliamo di Montermini? Di Yamamoto? Firman? Ide? Pic? Eric Van de Poele? Johnny Dumfries? No, niente da fare. Facciamo così, appena mi viene in mente ve lo dico.

Jules Bianchi e Justin Wilson, voto 10
Perché rimarranno nel nostro cuore, come eroi senza tempo e senza macchia.

Il riassunto della stagione 2015: WTCC

Qualcosa non quadra in questo WTCC. Un campionato che personalmente amo, per la varietà di team e piloti, per la scelta dei tracciati, per la tipologia stessa di vetture che gareggiano. Tuttavia nel 2015 c'è stata un'ulteriore spinta verso il basso per quanto riguarda la quantità di iscritti. Sicuramente l'arrivo del TCR non ha aiutato, perché alcune scuderie hanno scelto di aderire alla serie fondata dall'ex Marcello Lotti.



C'è una considerazione fondamentale da fare: qui ci sono le case ufficiali, mentre nel TCR no (o non ancora). Le case ufficiali portano prestigio, investono soldi, ingaggiano piloti di spessore e in generale determinano la fortuna della serie (se sono tante). Sull'altro piatto della bilancia gravano però i vuoti lasciati dalle case ufficiali che invece se ne vanno, il divario di competitività che può mettere in ginocchio speranze e portafoglio degli indipendenti, e in generale la quasi assoluta certezza di sapere chi vincerà il campionato più o meno già a partire dal primo appuntamento.

Dopo l'addio di Alfa Romeo, la dismissione del programma ufficiale di Seat e il disimpegno di BMW e Chevrolet si aggiungerà anche un ulteriore addio da parte di Citroën. Le vetture francesi rimarranno gestite da privati dal 2017, mentre rimarranno il Team Jas, in grado di vantare un rapporto di ufficialità con la casa madre Honda, e la russa Lada. Nel 2016 ci sarà l'arrivo di Volvo a dare una rinfrescata, ma ci sarebbe bisogno anche di altri ingressi indipendenti che possano dare un altro tipo di anima al campionato.

La Volvo S60 che debutterà nel WTCC 2016


Tornando al 2015, ha vinto ancora una volta la Citroën. Anzi, ha stravinto. Per i francesi è andata ancora meglio del 2014: 21 gare vinte (su 24), dieci delle quali da José Maria Lopez, l'ormai consacrato pilota argentino che ha riportato in alto i colori di una nazione innamorata delle corse. Per lui è il secondo titolo consecutivo.

José Maria Lopez, dieci vittorie nel 2015

Con 6 vittorie Yvan Muller ha mantenuto la seconda piazza, anche se solo per un punto. Sarebbe stata una bella soddisfazione, per Sébastien Loeb, superare il maestro. D'improvviso, però, la Citroën ha "licenziato" Loeb, confermando i soli Lopez e Muller per il 2016 e facendo svanire il suo obiettivo: conquistare il WTCC entro tre anni dal suo debutto. Un vero peccato.



Dietro le imprendibili francesi si è posizionata la Honda, grazie alla costanza di Tarquini, al talento dell'ungherese Michelisz (1 vittoria, in casa) e agli spunti di Monteiro, che ha ottenuto due vittorie. Sarebbero potute essere tre, per il portoghese, non fosse stato per la squalifica rimediata a Buriram (irregolarità tecniche).

Norbert Michelisz ha per altro vinto la classifica riservata agli indipendenti, con soli 4 punti di vantaggio sul marocchino Mehdi Bennani (pilota del team di Sébastien Loeb). I due hanno spesso lottato ravvicinati e hanno distanziato di molto gli altri indipendenti.



Qualche sprazzo di competitività anche per la Lada, grazie ai due podi ottenuti da Robert Huff. Il fatto che i suoi compagni di squadra (salvo Catsburg, capace di raggiungere il 4° posto due volte) abbiano faticato un po' di più significa due cose, che la Lada è ancora acerba e che Huff è attualmente superiore (come spunto) agli altri.

Rob Huff


Buon debutto, praticamente sempre in top ten, per l'ex formulista Nicolas Lapierre. Il francese, considerato un buon prospetto per la F1 prima che arrivassero Grosjean, Bianchi e Vergne, si è riciclato nelle categorie a ruote coperte, e con un programma full time in WTCC potrebbe dire la sua.

Per la pattuglia italiana, a parte Tarquini, va senz'altro citata l'annata appena sufficiente del Roal Motorsport. Grazie a un secondo posto di Tom Coronel e a un terzo di Tom Chilton in Ungheria la stagione è stata salvata, ma non è comunque arrivata la vittoria come nel 2014. Stefano D'Aste non ha infine colto grandi risultati nel corso dell'anno, rimanendo spesso intruppato nelle retrovie e faticando a trovare il feeling con la Cruze (vettura che non aveva mai guidato negli anni precedenti).

La gara più attesa della stagione, quella del Nurburgring versione Nordschleife, è stata un successo dal punto di vista della copertura mediatica, ma non ha comunque attratto molte wild card come succede per la classica di Macao (quest'anno evento topico del TCR). Sabine Schmitz, la tedesca grande esperta del tracciato di casa, ha conquistato il suo unico punto stagionale in gara 1 dando un pizzico di rosa alla serie.



La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
José Maria Lopez (Citroën) 475 (10)
Yvan Muller (Citroën) 357 (6)
Sébastien Loeb (Citroën) 356 (4)
Ma Qing Hua (Citroën) 241 (1)
Gabriele Tarquini (Honda/Jas) 197
Norbert Michelisz (Honda/Zengo) 193 (1)
Tiago Monteiro (Honda/Jas) 177 (2)
Mehdi Bennani (Citroën/Loeb) 127
Hugo Valente (Chevrolet/Campos) 120
Robert Huff (Lada/Rosneft) 103
Tom Chilton (Chevrolet/Roal) 96
Nick Catsburg (Lada/Rosneft) 41
Tom Coronel (Chevrolet/Roal) 39
Stefano D'Aste (Chevrolet/Munnich) 28
Jaap Van Lagen (Lada/Rosneft) 16
Nicolas Lapierre (Lada/Rosneft) 8
James Thompson (Lada/Rosneft) 6
John Filippi (Chevrolet/Campos) 6
Néstor Girolami (Honda/Nika) 5
Grégoire Demoustier (Chevrolet/Craft Bamboo) 5
Rickard Rydell (Honda/Nika) 4
Tin Sritrai (Chevrolet/Campos) 3
Sabine Schmitz (Chevrolet/Munnich) 1