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mercoledì 23 novembre 2016

Il riassunto della stagione 2016: TCR International Series

È andato contro tutti i pronostici pre Macao e ha vinto di nuovo il TCR International, bissando il successo del 2015. Stefano Comini si è inventato un'altra stagione da incorniciare, ma più sudata rispetto alla precedente e certamente più imprevedibile. In un campionato nel quale non è fondamentale vincere più gare degli altri, Comini ha costruito la stagione sulla costanza di risultati e - strano a dirsi, per molti - sulla pazienza. All'inizio della stagione la Golf del team WRT non era la vettura migliore del lotto: sul dritto perdeva terreno e aveva bisogno di migliorie un po' in tutti i campi, essendo una debuttante. Il valzer delle zavorre (balance of performance più success ballast) ha colpito tutti nel corso della stagione, ma più che per questa regola Comini ha perso punti per strada in quattro particolari occasioni, due volte per contatti molto discussi - in Bahrein (con Grachev) e in Malesia (con Sirtrai) - e due volte per problemi tecnici.




Un ruolo fondamentale per le sorti del campionato è stato giocato dallo slovacco Mat'O Homola, suo malgrado protagonista del crash che ha nettamente favorito Comini nei confronti di James Nash, rivale che prima di Macao era in testa alla classifica con un vantaggio non sufficiente ma rassicurante. In gara 1 a Macao Homola stava combattendo per migliorare la propria posizione in classifica quando si è trovato di fronte proprio Nash, in difesa ma ancora ben piazzato per dire la sua nel campionato. Il tentativo di sorpasso dello slovacco non è andato a buon fine, con Nash costretto a indietreggiare per la rottura di una sospensione. Questo decisivo inconveniente ha condizionato gara 2, con l'inglese costretto a recuperare dal fondo della griglia fino a un inutile quarto posto, non sufficiente a recuperare i punti accumulati da Comini (1° in gara 1 con punteggio dimezzato e 4° in gara 2). Prima di Macao Nash aveva corso una stagione eccellente, salvo il doppio zero di Imola che ha pesato anch'esso non poco sul punteggio finale.


James Nash

Va detto che le gare di Macao non sono state per nulla ben gestite, fin dal momento delle iscrizioni. La decisione di permettere la partecipazione ai piloti del CTCC ha portato un numero fin troppo elevato di vetture in pista. E in un tracciato come questo sono ovviamente fioccate bandiere gialle e rosse. Uno spettacolo non degno della categoria, che nel resto dell'anno è stata invece capace di regalare gare divertenti e soprattutto non scontate.




Comini ha ringraziato pubblicamente il compagno di squadra Jean-Karl Vernay (3° nella classifica finale), partito in pole in gara 1 a Macao e fedele guardia del corpo dello svizzero dopo una partenza non felice. Il pilota francese non ha negato il suo desiderio di provare a inserirsi nella lotta per il titolo, ma la sua condotta professionale ha portato alla Volkswagen un titolo che non era apparso possibile dopo le prime gare dell'anno. È stata una bella lotta con Seat (confermatasi competitiva) e con Honda (veloce ma talvolta incostante).


Una promessa mantenuta: il taglio della barba dopo aver vinto il campionato...

In questa stagione, come del resto nella precedente, sono stati tanti i piloti a salire sul gradino più alto del podio. Undici diversi vincitori, quattro dei quali presenti nella serie solo con programmi part-time. Sono stati sedici invece i piloti in grado di conquistare almeno un terzo posto; tra i cinque non vittoriosi spicca il nome dell'altissimo serbo Dusan Borkovic, che ha chiuso la stagione con tre amarissimi secondi posti e altrettanti terzi posti.


Dusan Borkovic

Hanno vinto almeno una gara Pepe Oriola (4° alla fine e costantemente competitivo), Mat'O Homola (ancora giovanissimo ma già parecchio veloce), Gianni Morbidelli (sempre combattivo ma quest'anno coinvolto troppe volte in contatti - al netto dei numerosi problemi tecnici che ha patito), Aku Pellinen (talento cristallino che ha dimostrato di valere molto più del suo budget risicato), Kevin Gleason (primo a Sepang dopo una gara rocambolesca), Roberto Colciago (imperatore del TCR italiano e gran piede pesante anche a livello internazionale) e Tiago Monteiro (che ha coronato il sogno di vincere a Macao).




Menzione speciale per il russo Mikhail Grachev, solo 8° in classifica generale ma detentore (insieme a Pepe Oriola) del record di vittorie stagionali, ben quattro. Non solo: è stato l'unico pilota a vincere delle gare in weekend consecutivi (Imola e Salzburgring), impresa non facile per nessuno per via del success ballast. Tuttavia i suoi migliori risultati sono da contrapporre a pesanti tonfi, tra ritiri e arrivi fuori dalla zona punti; ecco spiegata quindi la sua posizione finale.

Tra i modelli la Seat Leon è stata ancora una volta superiore, non solo come risultato complessivo ma anche a livello numerico sulla griglia. Nonostante il titolo di Comini, Volkswagen è arrivata seconda in questa classifica con una vittoria in meno (sei contro le sette della casa spagnola), mentre addirittura Honda ha concluso 3° con ben 9 vittorie all'attivo. Dopo le tre "grandi" del campionato ecco Alfa Romeo, con la Giulietta preparata da Romeo Ferraris; i punti sono arrivati ma c'è ancora da lavorare per essere competitivi. La presenza continuativa nel campionato ha permesso al glorioso marchio nostrano di precedere in classifica Opel, Peugeot, Subaru e Ford.




Il TCR non è comunque esente da alcuni problemi, da risolvere presto per garantire un futuro a un format che ha avuto successo e che si sta espandendo tramite una rete di serie nazionali - alcune ottimamente frequentate. La coesistenza con il WTCC fa ancora male e la guerra fredda fra le due serie non è ancora finita, sebbene sia evidente che un'unione converrebbe a tutti - soprattutto dal punto di vista del numero di iscritti. Entrambe le serie hanno infatti avuto problemi a mettere insieme più di 15 vetture, e considerando i disimpegni di alcune case nel 2017 soprattutto il WTCC potrebbe subirne pesantemente le conseguenze. Il TCR, dal canto suo, ha bisogno di almeno cinque iscrizioni full-time (quest'anno sono stati solo 11 i piloti con questo status) per poter risolvere il problema della presenza o meno di piloti una tantum - soluzione che potrebbe non essere sempre percorribile.




La classifica finale (tra parentesi il numero di vittorie):
Stefano Comini (SUI/Leopard Racing/VW) 267.5 (3)
James Nash (GBR/Craft-Bamboo Lukoil/Seat) 264 (2)
Jean-Karl Vernay (FRA/Leopard Racing/VW) 246 (3)
Pepe Oriola (SPA/Craft-Bamboo Lukoil/Seat) 241.5 (4)
Mat'O Homola (SVK/B3 Racing/Seat) 175 (1)
Gianni Morbidelli (ITA/West Coast/Honda) 174 (1)
Dusan Borkovic (SER/B3 Racing/Seat) 173
Mikhail Grachev (RUS/VW+Honda) 145 (4)
Sergei Afanasiev (RUS/Craft-Bamboo Lukoil/Seat) 141
Davit Kajala (GEO/Engstler/VW) 80
Attila Tassi (HUN/B3 Racing/Seat) 68
Aku Pellinen (FIN/West Coast/Honda) 63 (1)
Kevin Gleason (USA/West Coast/Honda) 46 (1)
Roberto Colciago (ITA/Target/Honda) 30 (1)
Antti Buri (FIN/VW+Seat) 30
Tiago Monteiro (POR/West Coast/Honda) 23 (1)
Jordi Oriola (SPA/Opel+Seat) 17
Jordi Gené (SPA/Engstler/VW) 16
Petr Fulin (CZE/Mulsanne/Alfa Romeo) 15
Loris Hezemans (NED/Baporo/Seat) 10
Kantadhee Kusiri (THA/Eakie BBR Kaiten/Honda) 10
Niklas Mackschin (GER/Engstler/VW) 6
Hari Proczyk (AUT/West Coast/Honda) 5
Josh Files (GBR/Target/Honda) 4.5
Andy Yan (HKG/Engstler/VW) 4.5
Altri piloti a punti: Tin Sirtrai, Andrea Belicchi, Luigi Ferrara, Michela Cerruti, Florian Janits, Francisco Mora, Rafael Galiana, Salman Al Khalifa, Carlotta Fedeli, Pierre-Yves Corthals, Alain Menu, Alessandra Neri, Vladimir Sheshenin.

Il riassunto delle stagioni precedenti: 2015

mercoledì 9 dicembre 2015

Stefano Comini: ve lo do io il Motorsport!

Ero presente alla festa organizzata da Stefano Comini per celebrare la vittoria nel TCR, e non nego di essermi divertito parecchio. L'atmosfera creata dal padrone di casa, con un bidone colmo di legna da ardere, un albero di Natale composto esclusivamente da lattine di birra e un tris di simulatori di guida pronti all'uso per chi ne avesse voglia, mi ha fatto riflettere su un personaggio che spesso richiamiamo direi abusivamente: James Hunt. Ecco, la festa di Comini non era in stile James Hunt; gli anni settanta sono finiti da un pezzo. La festa di Comini era dannatamente... Cominiana. Come del resto lo è l'intervista che segue.



Avevi detto: vinco e dimostro l'ingiustizia nel motorsport. Ora hai vinto il TCR, un campionato internazionale con piloti e team di spicco. Il motorsport è ancora ingiusto?

«Adesso vediamo. Vediamo l'anno prossimo come andrà. In ogni caso vinco lo stesso... Se non avrò un ingaggio dimostrerò nuovamente l'ingiustizia nel motorsport. Se invece sarò nel torto, allora nel 2016 avrò tra le mani un contratto soddisfacente».

In Ticino c'è chi ti definisce una testa calda. Un matto.

«Prima di tutto dobbiamo definire cosa significa essere "matti". Sono matto perché non seguo le regole del motorsport? Allora sì, sono matto. Perché sostanzialmente non vivo di questo? Perché non faccio la faccia da c*lo dopo ogni gara e dopo ogni intervista dicendo le solite cose e ringraziando cani e porci? Allora sì, sono matto. In realtà posso risultare matto ma ti dico che non lo sono. Se no non sarei più in questo mondo.
Tutto quello che dico e tutto quello che faccio non è frutto di casualità. E infatti lo si è visto durante tutta questa stagione. Ricordo ad esempio le mie dichiarazioni contro Morbidelli, nel post-gara a Monza, quando dissi che mi sarei fatto giustizia da solo. Ecco, questo non l'ho detto a caldo, ma sei ore dopo la gara. Una dichiarazione ben calcolata. Perché l'ho fatto? Perché la psicologia è un fattore estremamente importante. Estremamente. Questo campionato l'ho vinto con la psicologia, mi viene da dire. E infine vorrei anche aggiungere che sono matto perché questo sport non ha bisogno di gente falsa. Ha bisogno di gente vera, sincera, terra terra... Insomma, normale».

Secondo te agli organizzatori piace avere una figura come la tua nei loro campionati?

«Onestamente... Che gli piaccia o meno i fan sono aumentati. Credo sia accaduto anche grazie a me. Credo che la gente si immedesimi di più in me, perché sono uno di loro».

Stefano con Marcello Lotti, patron del TCR

Baratteresti una misura di sicurezza in meno per andare un secondo più veloce in pista?

«Fi*a, sicuro! Credo che qualsiasi pilota vero accetterebbe una cosa del genere!»

Cosa pensi dei momenti che vengono definiti tra i più emozionanti del motorsport, cioé partenza e sorpassi?

«Il sorpasso è una cosa talmente istintiva e talmente razionalizzata... Va così tutto talmente veloce che non hai il tempo di percepire sensazioni particolari. La partenza invece non è mai stata un problema. So che è un rischio e fa parte del gioco, ma in realtà in quel momento io fremo, fremo dalla voglia di cominciare a correre».

Cosa ne pensi del Balance of Performance e del Succest Ballast?

«Allora, il succest ballast è una cagata. Lo dico in tutti i casi, anche se va a mio favore. Tutti quei chili in più di penalità si sentono, lo posso assicurare. E poi non ha senso. Non ha senso usare il succest in macchine che in teoria sono già state messe in pari con il balance of performance. A tal proposito, credo che il balance of performance in una serie come il TCR sia una buona cosa. Se si dovesse togliere, allora andremmo a cadere nello stesso minestrone del WTCC dove chi ha più soldi va più forte e agli altri rimangono le briciole».

I campionati europei e internazionali farebbero bene secondo te a proporre, un po' in stile NASCAR, una narrazione migliore delle rivalità tra i piloti e a dare più spazio alle singole personalità in gioco?

«...La Nascar è uno show e basta. In ogni caso la gente è stufa. Mi sembra stufa di sentire i piloti dire ogni volta le stesse cose. Pensa che quest'anno se ne sono accorti anche in F1. Le press conferences della F1 ora sono più divertenti. Con Vettel che spara stronzate e Hamilton che ride mentre prendono in giro Rosberg è tutto un altro discorso. Se guardi le visualizzazioni su Facebook diventa evidente di cosa stiamo parlando. Le persone vogliono vedere queste cose, sono stufi di vedere la solita fuffa. Basta! Per troppo tempo abbiamo visto soldatini facilmente intercambiabili ai quali non è permesso dire nulla perché danneggia il marchio, il prodotto che si deve vendere. In realtà tutti vogliono vedere il carattere, vogliono vedere qualcuno che esce dalla macchina sfogandosi e parlando diretto».

Ti piace la vita nel paddock?

«Il bello del motorsport è che non esiste solamente quello che capita in pista, ma conta anche quello che succede fuori. Tuttavia non vale per tutti. Ci sono piloti che ad esempio non sanno vivere il paddock. Parliamo ad esempio di Pepe Oriola, che è un pilota che stimo veramente tanto. Un tipo corretto, aggressivo al punto giusto. Però lui scende dalla macchina, fa quello che deve fare con il suo ingegnere e torna appena può in albergo. Sarà anche perché lui va in alberghi a 5 stelle ogni volta e io mi becco le stamberghe nei posti che costano di meno, per carità. Ma al contrario farei lo stesso, cioè sarei vicino all'atmosfera della pista anche potendo approfittare delle comodità.

Io credo che il paddock sia la cosa bella del motorsport, sia per i fan, sia per chi ci lavora. Per me il paddock è la mia famiglia. È la mia vita, è la mia casa. E mi diverto».

Stefano con Pepe Oriola

Come a singapore?

«Già! Dopo la gara notturna ci siamo trovati là in quattro: io, mio padre e altri miei due amici. La notte è passata tra le bevute e le goliardate e in sostanza abbiamo fatto festa, rigorosamente da soli perché tutti gli altri, compresi i meccanici, erano andati a dormire. Tanta gente dice che Comini è matto, Comini è pericoloso, Comini beve prima delle gare... Io sfido chiunque a farmi il test dell'alcool prima di ogni gara. Troverete uno zero virgola zero. E per altro tutto ciò va contro ai miei interessi, perché oltre al succest ballast mi devo portare dietro anche ben 7 chili di beer ballast...»

Ci sono evidentemente troppi campionati in giro. Tu come organizzeresti il mondo del motorsport?

«Sì, ci sono troppi campionati e troppa dispersione dei piloti. Ciò va a discapito dello show, perché puoi trovare dei campionati con 15 piloti o 10 piloti. Una roba inguardabile, non dovrebbero nemmeno correre. Anche per questo credo nel progetto TCR, perché semplificherà la vita in molte situazioni».

A proposito... Il TCR e il WTCC si sono pestati i piedi in modo palese, nel loro primo anno di convivenza e soprattutto nelle prime gare, con griglie appena sufficienti. Se solo fossero assieme ci sarebbero oltre 30 vetture tutte insieme e probabile visibilità aggiuntiva. Cosa ne pensi?

«Si sono pestati i piedi alla grande, hai ragione. Ma sai perché mi sento ottimista? Perché il TCR sarà il futuro. Il TC1, che è il WTCC, è una categoria che non sta né in cielo né in terra, mi dispiace. Al fan a casa - riflessione mia personale - della macchina che va un secondo più veloce o più lenta non gliene sbatte un ca**o. Il fan vuole lo spettacolo, vuole le sportellate, i sorpassi. Questa è una cosa che ti permette il TCR, mentre nel WTCC è più complicato. Malgrado tutto se le danno, non lo nego, ma se perdi un'appendice alare nel WTCC è un problema perché la macchina ne risente molto. Sono dei prototipi e i piloti ci pensano due volte a fare troppi danni. Tranne nel caso di Hugo Valente, vabbèh, perché lui non ha freni...

Penso fermamente che il TCR sia il futuro. Ha qualcosa in più, è interessante per le case. Con la stessa macchina del campionato nazionale, fai l'Europeo e fai l'Internazionale. Questo è un pilastro fondamentale».
 
Secondo te la Ferrari è un bene o un male per l'intero mondo del motorsport?

«Fammi un'altra domanda...»

Dai, rispondi...

«Personalmente della Ferrari non mi interessa nulla. Però penso che quando si parla di fan tante volte si parla dell'Italia, mentre invece se si parla di appassionati ci si riferisce a tutto il resto del mondo...»

Nonostante la conquista del titolo per te il 2015 è stato difficile. La mancanza di budget ti ha tenuto sul filo per molto tempo.

«Quando corri con l'idea di non avere abbastanza soldi è dura. Devi stare attento alla macchina, ai voli, a qualsiasi cosa. Per me è stato un anno di ascensori psicologici a manetta. Il 2015 è stato gratificante ma allo stesso tempo durissimo, perché sono arrivato prima di Singapore a non credere più nel motorsport e a non volere più fare del motorsport la mia vita. Sono una persona estremamente manuale e sono ingegnoso, perciò nel periodo più lontano dalle corse ho sviluppato altri progetti e altre idee che avrei portato avanti per tappare un eventuale buco.

Ho pensato che avrei corso le ultime tre gare dell'anno con passione e basta, una volta certo della mia presenza a Singapore, Buriram e Macao. Mi sono detto "Se non troverai un ingaggio per il 2016 almeno avrai finito in bellezza". In ogni caso posso dire con orgoglio che mi sono messo in gioco, nonostante avessi già dimostrato tanto e a tanti. Devo ringraziare Target Competition perché ha investito in me e ha fatto sacrifici - come me - per correre senza budget.

Quando avevo vinto il Megane Trophy - con una macchina difficile e tanti avversari veloci - pensavo che sarebbe saltato fuori qualcosa di buono. Non solo, ero anche andato in Giappone a provare la Nissan GT-R girando 8 decimi più velocemente di Krumm, cosa che poi comunque hanno imboscato. E invece... ho corso due stagioni di transizione, saltando da una macchina a un'altra e toccando il punto più basso, quella Clio Cup Bohemia di cui non sento affatto la mancanza. Non voglio sembrare arrogante, ma ovunque ho messo il c*lo sono andato forte, ma non ho mai avuto un vero ingaggio. Il mio primo contratto, per altro verbale, con Target consisteva nel fornirmi una cassa di birra a ogni gara disputata. E la cosa assurda è che dissi di sì. Ora però posso dire che io e Target Competition siamo cresciuti insieme, ed è un motivo di orgoglio.

C'è anche un'altra cosa che mi ha dato estremamente fastidio, in questa stagione: il fatto che molta gente si è accorta di me solo ora...»

Oltre al budget anche un serio infortunio ha messo in pericolo il 2015 di Comini.
Non è stato sufficiente però per impedirgli di essere competitivo

Sei soddisfatto dell'esposizione mediatica ticinese riguardo al titolo?

«L'esposizione mediatica in Ticino è scandalosa, anche dopo il mio titolo. Hanno avuto il coraggio di dire che il TCR era una sorta di campionato cadetto del WTCC, cioè in pratica hanno provato a sminuire ancora di più quello che avevo fatto. Probabilmente è ignoranza, ma allora piuttosto è meglio che non parlino di queste cose. Perché è assurdo dedicare solo dei mini trafiletti per uno dei pochissimi campioni del mondo che hanno in Ticino. Le bocce invece hanno sempre due paginone belle visibili. Dai, ca**o, non si può fare».



Raccontami della tua peggiore e della tua miglior prestazione dell'anno.

«La peggiore giornata è stata gara 2 al Salzburgring, dove ho fatto jump start. Credo sia stato il mio primo jump start in tutta la mia vita. Errore mio. Ed era da tanto che non facevo errori.
Il momento migliore è stato a Monza in gara 2, malgrado tutto. Ho fatto una bella rimonta, mi sono divertito. E poi Monza è casa mia. Per quanto si possa dire che ci fossero piloti italiani io potevo davvero dormire a casa... anche se poi sono stato nel camper con mio padre, nel paddock. Passando per altro momenti fantastici, come la sera prima delle gare, quando abbiamo offerto da bere agli operatori tv inglesi. Siamo stati con loro ed è giusto così, in fondo meritano attenzione perché fanno parte di uno staff eccezionale».

Il 2016?

«Spero che l'anno prossimo io possa decidere per me, e che nessuno possa decidere qualcosa al mio posto. E con questo chiudo».

lunedì 23 novembre 2015

Il riassunto della stagione 2015: TCR International Series

Quando Marcello Lotti decise che nel 2015 sarebbe partita l'avventura del TCR, molti alzarono il sopracciglio. "Come possono esserci due campionati internazionali per vetture turismo in contemporanea?", pensarono alcuni. "C'è già il WTCC e fatica a superare la soglia delle 20 vetture per appuntamento, come potranno coesistere i due palcoscenici?", dissero altri.



Eppure si può dire che la scommessa del TCR è stata vinta, soprattutto guardando le gare extraeuropee. Il campionato - il cui nome completo è TCR International Series - ha veleggiato per le prime due gare asiatiche (Sepang e Shanghai) e per le gare europee attorno alla quindicina di unità per appuntamento. Un numero discreto per una nuova serie ma non eccezionale, fatte salve le considerazioni sulla qualità degli iscritti, che è innegabile.

Poi è cambiato qualcosa negli ultimi tre appuntamenti stagionali (Singapore, Buriram e soprattutto la regina Macao): gli iscritti hanno superato la soglia psicologica delle venti unità e la battaglia in pista è diventata intensissima, con un campionato piloti da assegnare e il primo nome sull'albo d'oro da imprimere.

La battaglia tra Comini e Pepe Oriola

Il vincitore di questa lotta a suon di ruotate è stato il ticinese Stefano Comini, personaggio indiscutibilmente riconoscibile sia in pista (per la grinta) sia fuori (per la sua libertà d'espressione talvolta scomoda). E manco a dirlo è stato il mitico circuito di Macao a rappresentare l'ago della bilancia tra lui e lo spagnolo Pepe Oriola, sempre protagonista e molto bravo a gestire la stagione a dispetto dell'età anagrafica (è giovanissimo, classe 1994!). Comini ha affrontato momenti difficili con il rischio di rimanere appiedato per la mancanza di budget, e con un brutto infortunio alla vigilia di Buriram (rottura del menisco e dei legamenti anteriori del ginocchio sinistro).

Stefano Comini

Prima di Macao lo svizzero aveva due punti di vantaggio sullo spagnolo. Ma il vento del weekend è stato a favore di Comini, con un terzo posto in gara 1 (vinta da Huff, con Oriola 4°) e la vittoria in gara 2 segnata dal gigantesco incidente allo start (tipico di Macao, per altro). La statistica conferma: con sei vittorie e 11 piazzamenti a podio su 22 gare Comini ha dimostrato di saper cogliere le giuste occasioni, nonostante Oriola sia arrivato nei primi tre più spesso (12 volte). Oriola ci ha comunque provato, sportellando in più occasioni con il capoclassifica fino al ritiro che ha chiuso ogni speranza di rimonta.



In generale sono stati molti i piloti e i team competitivi, con 10 diversi vincitori e 4 marche differenti sul gradino più alto del podio (Seat, Honda, Audi e Volkswagen). La marca più presente è stata comunque Seat, anche se in maniera non ufficiale in quello che in realtà è un campionato "indipendenti". Sono scese in pista pure marche come Opel (con la Astra OPC), Ford (Focus) e Subaru (con un'Impreza STi, gestita dall'italiana Top Run Motorsport, purtroppo tormentata da problemi tecnici).

L'Italia da corsa (assieme alla Spagna) ha dato un grosso contributo alla riuscita della prima annata del TCR. Il team Target Competition, da Bolzano, ha vinto il titolo piloti con Comini e anche quello dei team (con 9 vittorie totali). Dal punto di vista dei piloti, Gianni Morbidelli è stato il più vittorioso (tre successi) ma ha vissuto una seconda parte di stagione un po' sottotono. Ottima stagione anche per Andrea Belicchi, con una vittoria all'attivo e tanti risultati utili; certamente un bilancio positivo dopo i tanti anni trascorsi nell'endurance con vetture e gare completamente diverse. A punti anche Michela Cerruti e Antonio D'Amico, quest'ultimo con la scuderia B.D. Racing.

Andrea Belicchi

Molto positiva anche la stagione del non ancora ventenne Lorenzo Veglia. Il piemontese classe 1996 sta procedendo a passi spediti verso un grande futuro con le vetture a ruote coperte; quest'anno è quasi sempre stato nella top ten, con il miglior risultato conseguito in Portogallo (3°).

Lorenzo Veglia

Questo è stato anche il campionato delle meteore, anche se già affermate. Ben tre piloti hanno partecipato a un solo weekend vincendo anche una delle due gare in programma; trattasi infatti di Nicki Thiim, di Rob Huff e di Pol Rosell, molto esperti e in grado di acclimatarsi in fretta all'atmosfera TCR. In aggiunta a loro, anche altri grandi nomi hanno partecipato al campionato concludendo a punti, come Fernando Monje, Franz Engstler, Robb Holland, Oscar Nogues, Tom Boardman e Aleksey Dudukalo.

Rob Huff (e Giancarlo Bruno)

In conclusione, dopo la prima annata c'è grande attesa per una seconda stagione che possa narrare ancora altre belle storie di automobilismo. La speranza, tuttavia, è che nel 2016 ci siano più piloti in grado di presenziare a tutti gli appuntamenti (quest'anno sono stati solamente sette) e che venga aggiunta almeno una data in Nordamerica o in Sudamerica.




Classifica finale - Primi 25 (tra parentesi il numero di vittorie):
Stefano Comini (SWI - Seat/Target Competition) 342 (6)
Pepe Oriola (SPA - Seat/Craft-Bamboo Lukoil) 312 (2)
Jordi Gené (SPA - Seat/Craft-Bamboo Lukoil) 285 (3)
Gianni Morbidelli (ITA - Honda/WestCoast) 243 (3)
Kevin Gleason (USA - Honda/WestCoast) 226 (2)
Andrea Belicchi (ITA - Seat/Target Competition) 186 (1)
Sergey Afanasyev (RUS - Seat/Craft-Bamboo Lukoil) 134
Mikhail Grachev (RUS - Audi/Seat/VW/Liqui Moly Engstler) 105
Michel Nykjær (DEN - Seat/Target Competition) 100 (2)
Lorenzo Veglia (ITA - Seat/VW/Liqui Moly Engstler) 85
René Munnich (GER - Honda/WestCoast) 34
Loris Hezemans (NED - Seat/Target Competition) 32
Nicki Thiim (DEN - Audi/Liqui Moly Engstler) 30 (1)
Robert Huff (GBR - Honda/WestCoast) 30 (1)
Pol Rosell (SPA - VW/Liqui Moly Engstler) 27 (1)
Fernando Monje (SPA - Opel/Campos) 26
Thomas Engstrom (SWE - Seat/Liqui Moly Engstler) 21
Franz Engstler (GER - Audi/Liqui Moly Engstler) 16
Jordi Oriola (SPA - Seat/Target Competition & Opel/Campos) 14
José Monroy (POR - Seat/Veloso Motorsport) 14
Kelvin van der Linde (SAF - Audi/Liqui Moly Engstler) 13
Rodolfo Avila (MAC - Seat/Asia Racing) 10
Igor Skuz (UKR - Honda/WestCoast & Opel/Seat/Campos) 10
Zsolt Szabo (HUN - Seat/Zengo) 10
Bas Schouten (NED - Seat/Bas Koeten) 10