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lunedì 13 giugno 2016

Sharon Is Back: Episodio 3, Silverstone

Terzo appuntamento stagionale per Sharon Scolari (#177) nella Lotus Cup Europe! Stavolta il campionato torna a casa, a Silverstone, su un circuito ricco di storia sia dell'automobilismo sia del marchio coniato da Colin Chapman. Sharon disputa il miglior weekend dall'inizio della serie con due secondi posti e un ritmo gara very improved... che la fa balzare in testa alla classifica della propria categoria!





Terzo Round, Silverstone 4-5 Giugno 2016.

Gara 1 - 2° posto classe Open
Gara 2 - 2° posto classe Open
Classifica assoluta - 1° classe Open, 18° assoluta

Due medaglie d'argento

Quasi non ci potevo credere! Dall'inizio del campionato è stato un vero e proprio crescendo. Questi due secondi posti mi rendono estremamente felice, perché sono arrivati dopo due ottime prestazioni. Nella prima gara, che mi è piaciuta di più dal punto di vista della battaglia, ho guidato il gruppo della mia categoria per la metà dei giri. È stata fondamentale in questo senso la mia buona partenza. Poi Harry Woodhead è riuscito a passarmi e ho tagliato il traguardo a pochissima distanza. In gara 2 io e Woodhead abbiamo invece subito distanziato gli avversari diretti, mantenendo le posizioni sino al traguardo. La prestazione in qualifica stavolta è stata ottima e questo mi rinfranca. Per molti dei miei avversari è stato un weekend difficile, con tanti guasti meccanici.




Silverstone, un luogo magico

Prima di tutto va detto che abbiamo corso sul tracciato Grand Prix, che è lo stesso utilizzato in F1. Questo fatto mi ha dato una carica ancora maggiore, perché per un appassionata come me correre sulle stesse curve percorse da i vari Hamilton e Vettel è semplicemente fantastico. La pista è molto tecnica, davvero insidiosa in alcuni punti e spreme le vetture molto più che altrove. Rispetto a Le Castellet avevo più punti di riferimento e comunque ogni curva è un pezzo unico della storia del motorsport. Esperienza bellissima, davvero.




This is England

Era la prima volta che andavo in Inghilterra e già solo questo mi rendeva euforica. Siamo partiti da S.Antonino con il camper e dopo 24 ore di viaggio siamo arrivati a Silverstone. Un viaggio da ricordare, senza dubbio. Abbiamo dormito credo 4 ore, non di più, in quel di Calais prima di entrare nell'Eurotunnel. E quando abbiamo posteggiato nei paddock vecchi ci siamo sentiti davvero alla grande, nonostante la fatica del viaggio.

London's Calling

Abbiamo fatto una gara al sabato e una alla domenica mattina. Quest'ultima si è conclusa alle 11, quindi ci siamo detti: perché non fare una gita a Londra? Ebbene, credo che questa città diventerà un appuntamento fisso, perché è meravigliosa. Abbiamo visitato Buckingham Palace, girato nei pressi del Big Ben, al London Eye e fino a Piccadilly Street. La cosa divertente è che abbiamo parcheggiato con il camper a cinque minuti da Buckingham Palace. Rido al solo pensarci!




L'evento

Questa volta condividevamo il weekend con tutti i campionati legati al marchio MG. In Inghilterra l'amore per i marchi storici è tangibile e anche stavolta è stato confermato. Rispetto al Paul Ricard, dove era tutto mescolato, in questo caso gli eventi MG e Lotus non si sono mai sovrapposti e di conseguenza non c'è stata la ressa di pubblico che abbiamo visto in Francia.
Per quanto riguarda le nostre corse, non è stato un weekend con gare ravvicinate, ma almeno non abbiamo avuto problemi tecnici. Abbiamo lavorato però tantissimo sulla macchina per variare gli assetti in modo da adattarci alle condizioni meteo, mutevole e tipicamente inglese.




Supereroi

Questa volta la festa a tema era legata ai costumi dei film, ed è stato parecchio divertente. Io ero Captain America, come si può vedere nella foto nella quale c'è anche Jonathan Packer in veste di Ironman. C'è chi ha puntato sui Flintstones, chi a Star Wars. C'era anche Crudelia De Mon... Dopo tre gare ho stretto amicizia con credo il 70% dei piloti iscritti al campionato, e con tanti altri membri dei vari team. Nell'ambiente si respirano rispetto e pace, senza invidie o ingratitudine. Non sono mai stata così felice di aver scelto questo campionato e ora sono pure in testa alla classifica... Meraviglioso!


Festa in maschera! Sharon Scolari con il collega Jonathan Packer

martedì 26 agosto 2014

I circuiti che la F1 non deve abbandonare

La Formula 1 é un universo in espansione geografica da sempre. Nascono e muoiono circuiti da gran premio praticamente ad ogni stagione.

Tuttavia, ci sono dei luoghi simbolo dove la F1 dovrebbe essere insostituibile, tracciati nei quali assegnare il doppio punteggio non sarebbe una bestemmia. Ricordiamo questa massima: gli sceicchi portano il grano e non il pubblico...

Tra questi che vedremo, Monza é ancora piú simbolico degli altri. Aleggia la presenza della passione per la Ferrari in ogni angolo, c'é la velocità, ci sono collegamenti infiniti che portano agli albori dell'automobilismo.

Vediamoli meglio, però, questi luoghi da pelo sullo stomaco...

1. Monza. A forma di scarpa nel paese dello stivale, trattasi di una serie praticamente di rettilinei interrotti da tre chicane (due lente e una veloce, la Ascari) e due curve a 90° un tempo velocissime (Lesmo). Bastano poche righe per descrivere il circuito, ma molte di più servono per spiegare perché non dovrebbe mai essere abbandonato. Il grande cuore rosso dei ferraristi, l'invasione di pista, il caos che regna sovrano tutto attorno al nastro d'asfalto (a cercar parcheggio ti incazzi molto ma vivi di sicuro un'avventura), i muri, le stradine, le costruzioni che riportano a origini ormai antiche, la vecchia parabolica, il bosco del Parco. E soprattutto, le grandi vittorie dei campioni: Schumacher, Piquet, Berger, Ascari, Fangio, Regazzoni, Scarfiotti, Moss, Peterson...

Alberto Ascari, Monza 1951

2. Montecarlo. Il principato del Glamour, degli yacht, del tunnel e dei commissari, i più veloci al mondo a spostare auto incidentate e a riparare il tracciato. La pista spauracchio dei debuttanti e degli scavezzacollo è un anacronistico appuntamento col rischio: guai a toglierlo dal calendario!

John Surtees, Montecarlo 1963

3. Silverstone. Non più tempio della velocità all'inglese, ma fascinoso tracciato capace di far innamorare i tifosi con le iniziative oltre alla gara di F1. Schumacher e Mansell ci hanno vinto e pianto, mentre la Ferrari ha conquistato qui la sua prima vittoria. Il simbolo dei costruttori inglesi in un luogo in mezzo alla campagna, dove una volta atterravano aerei da guerra.

James Hunt davanti a tutti, Silverstone 1977
4. Spa. In mezzo ai boschi, con condizioni meteo in continuo cambiamento, veloce in modo pazzesco e luogo fatato per chi ha del talento da vendere. Qui Alonso andava fortissimo già in F3000, Raikkonen ci ha vinto con macchine pessime, mentre Schumacher non lasciava spazio a nessun'altro. Ma ognuno di questi piloti, insieme a tutti gli altri, hanno passato nelle Ardenne momenti difficili, tra incidenti al via, guai tecnici e testacoda pericolosissimi in mezzo agli acquazzoni.

Spa 1992, Berger e Mansell
5. Montreal. Il muro dei campioni attende le sue vittime con la infima scritta "Benvenuti in Quebec", e la Safety Car lavora più del solito: due verità fondamentali del circuito canadese dedicato a Gilles Villeneuve. Veloce e assassino con i freni, è una pista che difficilmente può cambiare la sua conformazione, essendo stato costruito su un'isola artificiale in mezzo al fiume St.Lawrence. L'isola di Notre Dame era nata per ospitare attrazioni legate all'expo 1967. Altro che Rho Fiera...

Montreal 1994, dall'alto
6. Interlagos. Il gp del Brasile è un miscuglio impossibile da decifrare di passione, terrore, tensione e gioia. Soprattutto da quando è stato spostato a fine stagione, il gran premio offre gare interessanti e mai banali, con tanti colpi di scena, sorpassi e improvvisi cambiamenti climatici. I piloti brasiliani trovano energie mai viste mentre i team devono approntare misure di sicurezza elevate contro i probabili tentativi di furti e rapine...

Interlagos, 1979
7. Hungaroring. Fosse per il disegno del tracciato, il circuito ungherese non meriterebbe probabilmente di stare in calendario. Ci sono piste più veloci e più emozionanti. Però, grazie alla sua conformazione, questa pista mette il pilota in condizione di doversi inventare qualcosa... Il risultato sono gare splendide, con strategie dei team da kamikaze e sorpassi inimmaginabili come quello di Piquet su Senna anno 1986:


8. Red Bull Ring. Il circuito austriaco è stato un successone, in questo anno di grazia 2014, soprattutto per il pubblico e per le nuove regole, con più incertezza in pista. Un giro di giostra da poco più di un minuto in mezzo alle colline dove di regola dovrebbero pascolare le mucche. Evviva i saliscendi di questo tracciato (ma potrebbero benissimo riasfaltare la parte vecchia, non credo che sarebbe meno sicura di questa configurazione).



9. Suzuka. L'unico tracciato a 8, un mix di curve di diversissimo raggio e fattezza. Un settore fatto di curve e controcurve, un altro con tornantini e curve a 90°, l'ultimo velocissimo e infido. La Honda lo ha costruito per testare al meglio le proprie auto e moto, ma ora questa pista è diventata un bene comune. E anche i ferraristi ci sono affezionati, visto che qui Schumacher ha interrotto il digiuno di titoli mondiali piloti nel 2000.


10. Menzione speciale: Imola, Zandvoort, Nurburgring e Hockenheim. Per diversi motivi, questi circuiti (Imola e Zandvoort non sono più in calendario, i due tedeschi si alternano di anno in anno) dovrebbero essere un punto fisso per la F1. Purtroppo non possono più, davvero, farne parte. Imola, dopo la tragedia di Ratzenberger e Senna, è stata snaturata e resa purtroppo noiosa. Anche le recenti modifiche non hanno permesso al tracciato del Santerno di ritornare agli antichi splendori. In più, mancano gli sceicchi. Zandvoort è un circuito davvero storico per la F1 ma per tornare in calendario dovrebbe subire grosse modifiche per le strutture. Le vie di fuga non sono abbastanza ampie per la F1 e anche la zona box non è all'altezza della sontuosità dei tracciati moderni. Il Nurburgring - quello corto - è un bel circuito, anche divertente, ma non ha la stessa verve (mi pare quasi ovvio) del Nordschleife. Che, dal canto suo, non può ospitare gare con vetture a ruote scoperte per la mancanza palese di sicurezza in quasi ogni suo punto. E Hockenheim, punto dolente, oltre a perdere il suo cuore e il suo cervello con la distruzione dei rettilinei che lo contraddistinguevano, quest'anno ha perso anche tutto il suo pubblico. Nonostante la Mercedes domini il campionato!

Spero che Bernie legga e ne tenga conto. (LOL)

giovedì 10 luglio 2014

I trofei dei Gran Premi di F1: meglio tornare al passato

Sul podio del Gran Premio di Gran Bretagna 2014 il vincitore Lewis Hamilton si è ritrovato ad alzare al cielo una "coppa" non propriamente memorabile. Come lui stesso ha sottolineato, il simil-trofeo composto da materiale plastico e banalmente realizzato in base al logo dello sponsor del Gran Premio (Santander) si è praticamente deformato semplicemente prendendolo in mano. Senza parlare dell'intrinseca bruttezza... Hamilton, comunque, non si è tirato indietro dagli "obblighi" di rito e ha baciato il trofeo...


...Ma alla conferenza stampa ha criticato la scelta di portare quel pezzo di plastica sul podio, dicendo che non sono questi i trofei che sognava di vincere da piccolo. Lo ha affermato davanti alla vera coppa, che effettivamente è tutta un'altra storia. Portando quell'obbrobrio firmato Santander, gli organizzatori del GP hanno interrotto una tradizione che proseguiva da decenni.



Purtroppo i trofei realizzati dagli sponsor non sono una novità in F1. Santander è senz'altro recidiva, come dimostrato dalla coppa per il GP di Germania del 2010:


In altre occasioni, sia a fini celebrativi, sia per mancanza di creatività, sono stati portati sul podio oggetti che non fanno per niente bella figura nella bacheca dei piloti. Sono più fortunati i calciatori (la coppa del Mondo, il trofeo della Champions dalle grandi orecchie), i tennisti (la coppa di Wimbledon, l'insalatiera della Davis), i velisti (il trofeo della Coppa America)... Guardiamo ad esempio, in sequenza, il trofeo del GP di Monaco 2013 e il volante stilizzato del GP d'Ungheria in confronto alla stupenda Coppa consegnata ai vincitori della NBA




Sarebbe forse meglio tornare alle care vecchie coppe, perché fanno parte dei sogni dei piloti e dei tifosi, perché sono parte delle tradizioni di corse straordinarie. Meglio sollevare in cielo un trofeo con il quale già festeggiarono Lauda, Andretti, Stewart, Senna, Mansell, oppure ritrovarsi in mano un fantoccio colorato fatto con lo stesso materiale delle borse della spesa?

GP Brasile 1985

GP d'Italia 1982

GP Giappone 1989

GP Monaco 1991

GP San Marino 1987




venerdì 4 luglio 2014

Nigel Mansell, il Leone d'Inghilterra


I tatuaggi di Hamilton, le carte da gioco di Alonso, gli incidenti di Maldonado, la sfiga di Massa, i capelli di Rosberg... Sulla griglia di partenza del GP di Silverstone 2014 non mancheranno i piloti dalla personalità e dal look unico.

Tuttavia, mancherà un pilota grintoso ma allo stesso tempo pessimista, generoso e geloso... come Nigel Mansell. Nigel, con e senza baffi, è stato uno dei grandi protagonisti delle epiche battaglie degli anni '80 e dei primi anni '90, infiammando non solo gli appassionati di tutta l'Inghilterra, ma anche d'Italia (nonostante qualche screzio con Prost che ha contribuito alla sconfitta Ferrarista nel mondiale 1990). Mansell è l'unico pilota ad aver vinto consecutivamente il Mondiale di F1 (1992) e quello di Formula Indy (1993), e si può vantare di aver corso solamente per grandi scuderie: Lotus, Williams, Ferrari, Mclaren e il team Newman-Haas, all'epoca il migliore sulla piazza in F.Indy e ora purtroppo non più in attività.

Mansell era capace, con una sola manovra, o con un solo pasticcio, di rendere la giornata di corse memorabile. I suoi sorpassi sono tra i migliori mai visti in F1! Ecco qualche video per rinfrescarci la memoria...

1. In pole position a Silverstone, 1990, con la Ferrari. Commento di James Hunt


2. L'epico sorpasso a Berger, Messico 1990


3°. L'ancor più epico sorpasso a Senna (Ungheria 1989), sfruttando un doppiaggio


4°. Le battaglie con Emerson Fittipaldi in Formula Indy


5°. Il suo "big crash" nel BTCC (1993)



6°. Il suo incredibile incidente con la Minardi a due posti. Tamponò Alonso...



7°. Mansell sbaglia l'ingresso al pit e si becca la bandiera nera per manovra pericolosa. Estoril 1989



8° Mansell tenta di spingere la vettura rimasta senza benzina al traguardo del GP di Detroit del 1984, ma... sviene stremato dal caldo infernale.

giovedì 3 luglio 2014

Silverstone: la storia, i nomi

Ecco una delle piste del Mondiale che Ecclestone farebbe bene a non rimuovere dal calendario: Silverstone. Un tracciato già in calendario nel primo campionato di F1, nel 1950. Insieme a Monza, Monaco e a Spa è uno dei luoghi simbolo dell'automobilismo sportivo.

Ora i circuiti permanenti nascono dalle mani esperte di ingegneri e architetti, dotati di un bel pezzettone di terreno sul quale rovesciare tonnellate di asfalto, modellando salite, discese e paddock imperiali. Silverstone, invece, era una pista d'atterraggio della RAF sulla quale i primi aerei da guerra atterrarono nel 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale. Ecco com'era, in bianco e nero, questo aeroporto: 3 lunghi vialoni attorno ai quali erano stati costruiti, ramificati tra loro, gli hangar.


La guerra finì due anni dopo, lasciando l'aeroporto inutilizzato fino all'arrivo del Royal Automobile Club, che ne prese praticamente il controllo. La prima gara fu disputata nel 1948 su questa configurazione presto abbandonata:


Nel 1949 si corse già sulla linea perimetrale dell'aeroporto. Questo rese il tracciato più scorrevole e dannatamente più veloce (nel 1985 Keke Rosberg conquistò la pole a 259 km/h di media).


Nel 1950 arrivò la F1, e nel 1951 la Ferrari vi celebrò la prima vittoria, con José Froilan Gonzalez (foto).


Dal 1950 al 2009 la pista ha subito alcune trasformazioni, di piccola e media entità. L'anno più "prolifico" in questo senso è stato il 1991, con la modifica sostanziale di Maggotts e Becketts (rese più tecniche), il rallentamento di Stowe, l'aggiunta di una chicane prima della curva Club e l'aggiunta di un settore lento prima di Woodcote. Nella foto sotto, la versione 2009...


Dal 2011 Silverstone è un circuito completamente rinnovato. Il paddock è stato spostato dopo la Club, con l'aggiunta di un tratto interno medio-veloce che ha mandato definitivamente in pensione la curva Bridge. Nonostante l'arrivo della modernità, la pista è rimasta un classico, soprattutto per quanto riguarda il nome delle curve. I nuovi tracciati sono noiosamente tutti uguali: curva 1, curva 2, eccetera... vogliamo mettere con questi?

Abbey: dedicato all'Abbazia di Luffield, le cui rovine furono ritrovate vicinissime al circuito;
Wellington Straight: questo nome era stato assegnata a una delle piste d'atterraggio dell'aeroporto;
Brooklands: dedicata al mitico ovale di Brooklands, primo circuito della storia costruito a scopo esclusivamente sportivo nel 1907, ora in disuso;
Luffield: proprio qui sorgeva un borgo del quale non è rimasta alcuna traccia;
Woodcote: la sede RAC, nel Surrey, è immersa nel Woodcote Park;
Copse: deriva da un bosco ceduo in precedenza vicino alla curva;
Maggotts: Maggotts Moor, la brughiera accanto;
Becketts/Chapel: dedicata alle rovine della vicina Cappella di San Tommaso Becket;
Hangar Straight: il rettilineo dove erano situati gli hangar dell'aeroporto;
Stowe: in direzione sud si trova la cittadina di Stowe;
Club: nominata così in onore del Royal Automobile Club.



mercoledì 2 luglio 2014

Neil Horan, il prete pazzo di Silverstone

È il 20 Luglio 2003. Si corre il GP di Gran Bretagna, sul mitico circuito di Silverstone. Dopo una partenza senza incidenti, Barrichello (Ferrari) si porta in prima posizione dopo aver superato Kimi Raikkonen (Mclaren). La gara è molto promettente dal punto di vista dello spettacolo, con sorpassi e differenti strategie.

Però nessuno si aspetta ciò che sta per accadere.

All'11° giro, il prete Cornelius "Neil" Horan, irlandese di fede cattolica, fa il suo ingresso epocale nella storia della F1. Ha con sè due cartelli, recanti le scritte "Leggete la Bibbia" e "La Bibbia ha sempre ragione"; indossa un kilt e, soprattutto, ha pessime intenzioni. Dopo aver oltrepassato le recinzioni attorno al circuito, il prete pazzo s'introduce in mezzo alla pista mentre sopraggiungono le vetture di metà classifica. Raikkonen lo nota mentre scende dal muretto, con un furtivo sguardo allo specchietto sinistro. Gli altri piloti lo evitano per poco, costretti a fare brusche e pericolose deviazioni. Entra la safety car. Nel goffo ed estremo tentativo di guadagnare un poco di celebrità, Horan rallenta il passo e viene placcato da un eroico commissario di pista, Stephen Green.


Lo squilibrato viene arrestato (sarà poi condannato dal tribunale di Northampton a due mesi di prigione). La gara, nel frattempo, diventa ancor più appassionante, con l'inaspettato Cristiano Da Matta (Toyota) al comando. Alla fine vince Barrichello.

Purtroppo i due mesi di prigione non convincono Horan a tenersi lontano dai guai. Alle Olimpiadi di Atene, nel 2004, rovina la Maratona del brasiliano Vanderlei de Lima, spingendolo e facendolo cadere mentre è al comando (a causa di Horan, finirà terzo). Una cosa senza senso. Le autorità giudiziarie greche lo condannano a 3000 Euro di ammenda e a 5 anni di prigione, ma la pena viene sospesa in quanto Horan ha seri problemi di instabilità mentale.


Nel 2009 Horan ritorna sulle scene grazie a British's Got Talent. Nel famoso programma il prete inscena uno scatenato balletto che gli permette di avanzare nel programma (verrà comunque giustamente eliminato in seguito).


Il prete ballerino, nato nel 1947, ha anche scritto un libro, intitolato "La Trinità è una falsa dottrina". Per questo e per i motivi di cui sopra, Horan è stato ridotto allo stato laicale dalla Chiesa Cattolica. E sono certo che anche commissari di pista e polizia stradale di pattuglia attorno al circuito di Silverstone vorrebbero ridurlo in uno stato pietoso, soprattutto se provasse a ritornare a farsi pubblicità... in pista.